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Soul, il Mistero come canto del Mondo, a Milano l’arte e la spiritualità
Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza. Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it e per partecipare agli eventi è necessario registrarsi.
Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre (Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska) ed ai Maestri di mistero (Meister Eckhart e Carl Gustav Jung), le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio ‘L’Antidote’ nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.
SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3, con un ringraziamento a Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.
Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro ‘Senza alcun dubbio’ con Javier Cercas all’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che prendendo le mosse dalle pagine de ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’, dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita con l’accompagnamento musicale del violoncellista Issei Watanabe.
E’ inoltre confermato l’appuntamento con ‘SOUL Young’, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro.
Per comprendere meglio questa terza edizione abbiamo chiesto al curatore di ‘Soul Festival di Spiritualità’, Armando Buonaiuto,di spiegarci il motivo per cui Soul interroga il mistero: “Abitiamo tempi che preferiscono la superficie alla profondità, la luce meridiana al fremito della penombra, come se interrogare il mistero significasse celebrare l’oscurità o rinunciare alla ragione. Ma questa edizione di Soul nasce da un’intuizione diversa: il mistero non è una lacuna nella conoscenza, non è un difetto del sapere o un residuo di tenebra da allontanare. Piuttosto, è ciò che trascende ogni ambizione di possesso e di calcolo. E che, nel far questo, restituisce alla ragione umana il senso del suo limite. Se, pur vivendo immersi in definizioni e libretti d’istruzioni, quel che davvero occupa il centro delle nostre vite (l’amore, il dolore, la nascita, la morte, il desiderio…) continua a eccedere ogni spiegazione, allora vale la pena volgerci ai nostri non so”.
In quale modo il mistero è il ‘canto del mondo’?
“Accostarsi al mistero è il miglior modo per sentire il canto della realtà. Rainer Maria Rilke, in una poesia che per noi è stata di ispirazione, scrive ‘io temo tanto la parola degli uomini’. Perché? Perché la parola umana rende le cose ‘rigide e mute’. Cioè, con la pretesa di catalogare e spiegare tutto, fa sì che il mondo non ci parli più. Invece, pensare al mondo come alla fonte di un canto, significa riconoscere che ciò che esiste non è affatto sostanza inerte.
Ogni cosa custodisce un’intensità segreta che non si lascia esaurire nella sua funzione. Proprio come fa il canto, che non si spiega ma si ascolta; non si possiede ma si accoglie. Ecco allora che il mistero diventa una vibrazione a cui accordarsi. Risuonare con ciò che ci circonda, invece di ridurlo a schema o a risorsa da sfruttare, è un esercizio di consapevolezza: accettare che il reale non si esaurisca in ciò che di lui possiamo dire, ma continui a cantare oltre le nostre definizioni.
Cosa è il mistero?
“Il mistero non è ciò che ancora non sappiamo, ma ciò che non potremo mai catturare in una formula. E’ la profondità del reale che resiste alla semplificazione perché, ogni volta che crediamo di averla colta, si ritrae un poco oltre. E da lì ci interpella con la stessa voce limpida della campanella che, a teatro, annuncia l’apertura del sipario. Un richiamo ai sensi e allo spirito”.
Mistero come trascendenza: in quale modo la fede può aiutare nella prova del dubbio?
“La fede non elimina il dubbio, non offre una visione totalizzante e rassicurante. Anzi, spesso è più scossa tellurica che ansiolitico. Anche quando si presenta come luce, la via dello spirito conserva una qualità notturna poiché, per sua stessa natura, è interrogazione, turbolenza, rimodulazione di sé. ‘Mistico è chi non può smettere di camminare’, diceva Michel De Certeau, e per camminare bisogna sfidare lo squilibrio. In questo senso, ciò che la fede può fare è aiutarci a rimodulare il nostro approccio al ‘dubbio’: non spegnere le inquietudini, ma imparare a camminare dentro il non-sapere senza che, a spegnersi, sia il nostro cuore.
In quale modo le arti raccontano il mistero?
“Da Michelangelo a Rodin, tanti grandi artisti hanno spiegato che il cuore del loro processo creativo consisteva non tanto nell’inventare, quanto nel ‘liberare’: arrivare al compimento di una forma che era già lì, ma soffocata da troppa pesantezza. Credo che la spiritualità lavori sullo stesso piano, liberando in noi la preziosità di una forma nascosta. Arte e spiritualità, insomma, si misurano entrambe con le frontiere del visibile e al contempo si sporgono, pazienti e appassionate, verso qualcosa che pulsa più in là. Sono aperture di potenza immaginativa, visioni intensive della realtà che possono assistersi reciprocamente”.
Come si rapportano con il mistero i giovani?
“La parola ‘giovani’ va usata con cautela. Chi comprende? Un diciottenne ed un trentenne, entrambi ‘giovani’, abitano traiettorie lontanissime. Però, forzando una diversità che resta decisiva, si può intravedere qualche linea comune, come il vivere in un tempo segnato dalla trasparenza lucida del digitale, dove tutto è esposto e dichiarato: la vita come qualcosa da mostrare. Ma accanto al profilo visibile, resta una zona che non si lascia tradurre in contenuto, una parte di sé che non trova linguaggio nei canali mediatici.
Credo che lì il mistero continui a operare, di volta in volta come domanda aperta, disagio senza nome, possibilità di trasformazione… Non un enigma astratto, ma una tensione viva in cui si decide chi si diventa. Tensione che il festival esplora nella sezione ‘Soul Young’, laboratorio di pensiero progettato da under 30 per esplorare, con linguaggi diversi, il doppio fondo del mondo”.
(Tratto da Aci Stampa)
SOUL Festival di Spiritualità Milano: ‘Mistero, il canto del mondo’
Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.
Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it. Per partecipare agli eventi è necessario registrarsi (prenotazioni aperte da domenica 1° marzo).
Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Si riconfermano momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, che trasformano la tavola in luogo di relazione e nutrimento spirituale, con don Paolo Alliata e Cristina Arcidiacono, e la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, guidata da mons. Mario Delpini con letture di Lino Guanciale, per una contemplazione che abbraccia la città nel passaggio tra notte e giorno, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.
Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’Arcivescovo di Algeri card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre – Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska – e ai Maestri di mistero – Meister Eckhart e Carl Gustav Jung –, le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio L’Antidote nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.
Presentando il festival l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha sottolineato la dimensione del silenzio: “Il silenzio: ecco la pratica dimenticata di cui ha bisogno la città, per non trasformarsi in una città di folli. La musica: ecco la disponibilità di cui ha bisogno la città, per non ridursi in una città del rumore. La poesia: ecco l’audacia di cui ha bisogno la città, per non presentarsi come un tabulato di numeri e statistiche. Il mistero: ecco l’inquietudine di cui ha bisogno la città, per non vivere disperata.
SOUL è il dono che alcuni testimoni del mistero vogliono fare a Milano. Sono voci che parlano da molti campi del sapere, del pregare, del cercare. Tutti però sono in cammino verso una rivelazione, perché il silenzio non è un enigma indecifrabile. E’ piuttosto un invito e una promessa”,
Anche la prof.ssa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato il tema del mistero: “Il patto di collaborazione tra Diocesi, Comune di Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore offre ancora una volta un’occasione per fermarsi. La terza edizione del Festival ci invita a entrare nel mistero, un’esperienza di particolare valore in una società che tende a trattare tutto come un problema. Il mistero infatti non è un problema che attende una soluzione; è una presenza in cui siamo immersi e che ci interroga.
Una rassegna dedicata al mistero sollecita un pensiero che non sia solo consolatorio, ma che scuota la coscienza. E’ un invito all’umiltà intellettuale e, allo stesso tempo, allo stupore profondo. In tal senso, il mistero diventa un’inquietudine creativa, un’occasione per esplorare la dimensione spirituale dell’umanità, per lasciarsi sorprendere, per cercare insieme. Questo in fondo è anche lo spirito che anima un’università”.
SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.
Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro Senza alcun dubbio con Javier Cercas presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Prendendo le mosse dalle pagine de Il folle di Dio alla fine del mondo, lo scrittore spagnolo dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.
Dopo l’evento inaugurale seguirà alle ore 21.00 in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, illuminata dall’installazione artistica di Dan Flavin, il concerto di canto gregoriano Cantare il mistero, a cura dell’Ensemble Audi Filia della Schola Gregoriana della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, diretto da Riccardo Zoia e accompagnato dall’organo di Matteo Galli.
La manifestazione si conclude domenica 22 marzo alle ore 21.30 al Piccolo Teatro Strehler con ‘Un niente più grande’, rito sonoro di e con Mariangela Gualtieri, con la guida di Cesare Ronconi (produzione Teatro Valdoca), concepito per SOUL Festival di Spiritualità Milano come una pausa di abbandono, per ritrovare nel ritmo sospeso delle parole l’enigma nascosto nelle cose comuni.
Tra questi due momenti un palinsesto articolato e multidisciplinare indaga il tema del mistero attraverso molteplici dimensioni: dalla forza dell’arte, della musica e del cinema come chiavi per vedere con altri occhi la realtà, alle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica; dal mistero dell’inconscio e dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, al dialogo interreligioso su ospitalità e accoglienza.
Verranno affrontate alcune delle domande più radicali dell’esperienza umana come il rapporto tra il male e il bene, la giustizia e la colpa, il tema della morte (in un confronto che riunisce voci del cristianesimo, dell’ebraismo e del buddhismo) e della malattia, con un focus su cura, coraggio e dignità della persona.
Saranno inoltre approfondite tematiche quali il silenzio, la relazione con la natura (anche attraverso la figura di san Francesco) il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo, dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza. Ampio spazio verrà dato a scienza e medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della psiche e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche e con le trasformazioni tecnologiche in atto.
E’ inoltre confermato l’appuntamento con SOUL Young, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora quest’anno l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro. Tra gli appuntamenti, una visita guidata fra oggetti di design che hanno cambiato le nostre abitudini; un workshop ispirato alla visione artistica di Escher, una performance di Mariangela Di Santo, l’incontro con il cantautore Vasco Brondi e la proiezione di cortometraggi di Amir Ra, seguita da un dialogo con il regista.
(Foto: Soul)
Papa Leone XIV: la diplomazia è esercizio di speranza
“Il vostro pellegrinaggio attraverso la Porta Santa qualifica questo nostro incontro e ci permette di condividere la speranza che portiamo nell’animo e che desideriamo testimoniare al prossimo. Questa virtù, infatti, non riguarda un confuso desiderio di cose incerte, ma è il nome che la volontà assume quando tende fermamente al bene e alla giustizia che sente mancare”: nel discorso ai partecipanti al Giubileo della diplomazia italiana papa Leone XIV ha esortato a curare non solo bellezza e precisione dei discorsi, ma anzitutto onestà e prudenza.
Quindi nella diplomazia è importante l’esercizio della speranza: “La speranza mostra allora un prezioso significato per il servizio che svolgete: in diplomazia, solo chi spera davvero cerca e sostiene sempre il dialogo fra le parti, confidando nella comprensione reciproca anche davanti a difficoltà e tensioni. Poiché speriamo di capirci, ci impegniamo a farlo cercando i modi e le parole migliori per raggiungere l’intesa”.
E la speranza parla del cuore: “A riguardo, è indicativo che patti e trattati siano suggellati da un accordo: questa vicinanza del cuore (ad cor) esprime la sincerità di gesti, come una firma o una stretta di mano, altrimenti ridotti a formalità procedurali. Appare così un tratto caratteristico, che distingue l’autentica missione diplomatica dal calcolo interessato a tornaconti di parte o dall’equilibrio tra rivali che nascondono le rispettive distanze”.
E’ stata questa la testimonianza di Gesù: “Carissimi, per resistere a tali derive guardiamo all’esempio di Gesù, la cui testimonianza di riconciliazione e di pace brilla come speranza per tutti i popoli. A nome del Padre, il Figlio parla con la forza dello Spirito Santo, compiendo il dialogo di Dio con gli uomini. Perciò tutti noi, fatti a immagine di Dio, sperimentiamo nel dialogo, ascoltando e parlando, le relazioni fondamentali della nostra esistenza”.
Da qui deriva l’importanza delle parole nella costruzione della pace: “Le parole sono quel patrimonio comune attraverso le quali fioriscono le radici della società che abitiamo. In un clima multietnico diventa allora indispensabile aver cura del dialogo, favorendo la comprensione reciproca e interculturale come segno di accoglienza, di integrazione, di fraternità. A livello internazionale, questo stesso stile può portare frutti di cooperazione e di pace, a patto che perseveriamo a educare il nostro modo di parlare”.
La Parola è fondamento nella vita cristiana: “In particolare, il cristiano è sempre uomo della Parola: quella che ascolta da Dio, anzitutto, corrispondendo nella preghiera al suo appello paterno. Quando siamo stati battezzati, è stato tracciato sulle nostre orecchie il segno della Croce, dicendo: ‘Effatà’, cioè ‘Apriti’. In quel gesto, che ricorda la guarigione operata da Gesù, viene benedetto il senso attraverso il quale riceviamo le prime parole di affetto e gli indispensabili elementi culturali che sostengono la nostra vita, in famiglia e nella società”.
E la Parola non è mai doppiezza: “Sia essere autentici cristiani, sia essere cittadini onesti significa condividere un vocabolario capace di dire le cose come stanno, senza doppiezza, coltivando la concordia fra le persone. Perciò è nostro e vostro impegno, specialmente come Ambasciatori, favorire sempre il dialogo e tesserlo nuovamente, qualora si interrompesse”.
Nelle parole del papa riecheggia quelle pronunciate da papa san Paolo VI all’ONU: “Impegniamoci con speranza a disarmare proclami e discorsi, curandone non solo la bellezza e la precisione, ma anzitutto l’onestà e la prudenza. Chi sa cosa dire, non ha bisogno di molte parole, ma solo di quelle giuste: esercitiamoci dunque a condividere parole che fanno bene, a scegliere parole che costruiscono intesa, a testimoniare parole che riparano i torti e perdonano le offese. Chi si stanca di dialogare, si stanca di sperare la pace…
Sì, la pace è il dovere che unisce l’umanità in una comune ricerca di giustizia. La pace è l’intento che dalla notte di Natale accompagna tutta la vita di Cristo, fino alla sua Pasqua di morte e risurrezione. La pace è il bene definitivo ed eterno, che speriamo per tutti”.
In precedenza il papa aveva ricevuto artisti, organizzatori e sponsor dell’evento musicale di questa sera, sostenuto dalla Fondazione ‘Gravissimum Educationis’ per un progetto missionario nella Repubblica Democratica del Congo: “Il presente Concerto di Natale sostiene un progetto missionario salesiano nella Repubblica del Congo: la costruzione di una scuola primaria, capace di accogliere 350 bambini. Anche questo può farci riflettere, ricordandoci che la bellezza, quando è autentica, non rimane chiusa in sé stessa, ma genera scelte di responsabilità per la cura del mondo. Così la cultura diventa respiro per la dignità di tutti, specie dei più fragili.
Perciò vi invito a vivere questo momento come un pellegrinaggio interiore. In occasione del Natale, la musica sia luogo dell’anima: uno spazio in cui il cuore prende voce, avvicinandoci a Dio e rendendo la nostra umanità sempre più ispirata dal suo amore”.
Infatti Natale ricorda che Dio si è fatto uomo: “Il Natale, del resto, ci ricorda che Dio, per manifestarsi, sceglie una trama umana. Non si serve di scenografie imponenti, ma di una casa semplice; non si mostra da lontano, ma si fa vicino; non resta in un punto inaccessibile del cielo, ma ci raggiunge nel cuore stesso delle nostre piccole storie. Ci rivela, in questo modo, che la vita quotidiana, così com’è, può diventare il luogo dell’incontro con Lui”.
Ad inizio giornata il papa aveva incontrato i figuranti ed i presepisti del presepe vivente della basilica di santa Maria Maggiore: “Dalla grotta di Betlemme, dove stanno Maria, Giuseppe e il Bambino nella loro disarmante povertà, si riparte per cominciare una vita nuova sulle orme di Cristo. Voi lo testimonierete nel pomeriggio, con il corteo che si snoderà per le vie della città…
Il Presepe, carissimi, è un segno importante: ci ricorda che siamo parte di una meravigliosa avventura di Salvezza in cui non siamo mai soli e che, come diceva Sant’Agostino, ‘Dio si è fatto uomo perché l’uomo si facesse Dio… perché l’uomo abitatore della terra potesse trovare dimora nei cieli’. Diffondete questo messaggio e mantenete viva questa tradizione. Sono un dono di luce per il nostro mondo che ha tanto bisogno di poter continuare a sperare”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV alle corali: il canto esprime la lode a Dio
“Ho appreso con immensa tristezza le notizie dei rapimenti di sacerdoti, fedeli e studenti nella Nigeria e nel Camerun. Sento forte il dolore soprattutto per i tanti ragazzi e ragazze sequestrati e per le loro famiglie angosciate. Rivolgo un accorato appello affinché vengano subito liberati gli ostaggi ed esorto le Autorità competenti a prendere decisioni adeguate e tempestive per assicurarne il rilascio. Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e perché sempre e ovunque le chiese e le scuole restino luoghi di sicurezza e di speranza”: a conclusione dell’Angelus nella solennità di Cristo Re dell’universo, che ha concluso l’anno liturgico, papa Leone XIV ha rivolto un appello affinché siano liberati studenti e sacerdoti sequestrati nei giorni scorsi in Camerun ed in Nigeria. Mentre prima della recita dell’Angelus, il papa ha salutato anche i ‘fedeli provenienti da alcune diocesi dell’Ucraina’, raccomandando loro di ‘portare in patria l’abbraccio e la preghiera di questa piazza’.
Mentre nell’omelia della messa per la Solennità di Cristo Re, in occasione del Giubileo dei Cori e delle Corali e della ricorrenza diocesana della XL Giornata Mondiale della Gioventù, papa Leone XIV, riprendendo la Costituzione conciliare ‘Sacrosanctum Concilium’, il papa ha ricordato il ‘compito’ delle corali durante le celebrazioni eucaristiche: “Il vostro compito è quello di coinvolgerli nella lode a Dio e di renderli maggiormente partecipi dell’azione liturgica attraverso il canto. Oggi esprimete appieno il vostro ‘iubilum’, la vostra esultanza, che nasce dal cuore inondato dalla gioia della grazia”.
Nelle civiltà il canto è stato sempre molto importante: “Le grandi civiltà ci hanno fatto dono della musica affinché possiamo dire ciò che portiamo nel profondo del nostro cuore e che non sempre le parole possono esprimere. Tutto l’insieme dei sentimenti e delle emozioni che nascono nel nostro intimo da un rapporto vivo con la realtà possono trovare voce nella musica. Il canto, in modo particolare, rappresenta un’espressione naturale e completa dell’essere umano: la mente, i sentimenti, il corpo e l’anima qui si uniscono insieme per comunicare le cose grandi della vita”.
E sant’Agostino ha scritto che il ‘canto è proprio di chi ama’, perché: “colui che canta esprime l’amore, ma anche il dolore, la tenerezza e il desiderio che albergano nel suo cuore e, nello stesso tempo, ama colui a cui rivolge il suo canto”.
Quindi il canto e la musica liturgica sono ‘strumenti’ indispensabili per la lode a Dio; “Per il Popolo di Dio il canto esprime l’invocazione e la lode, è il ‘cantico nuovo’ che Cristo Risorto innalza al Padre, rendendone partecipi tutti i battezzati, come un unico corpo animato dalla Vita nuova dello Spirito. In Cristo diveniamo cantori della grazia, figli della Chiesa che trovano nel Risorto la causa della loro lode. La musica liturgica diviene così uno strumento preziosissimo mediante il quale svolgiamo il servizio di lode a Dio ed esprimiamo la gioia della Vita nuova in Cristo”.
Per questo sant’Agostino esorta a camminare con il canto: “Far parte di un coro significa, quindi, avanzare insieme prendendo per mano i fratelli, aiutandoli a camminare con noi e cantando con loro la lode di Dio, consolandoli nelle sofferenze, esortandoli quando sembrano cedere alla stanchezza, dando loro entusiasmo quando la fatica sembra prevalere. Cantare ci ricorda che siamo Chiesa in cammino, autentica realtà sinodale, capace di condividere con tutti la vocazione alla lode e alla gioia, in un pellegrinaggio d’amore e di speranza”.
E, rivolgendosi alle corali, il papa ha sottolineato il loro indispensabile servizio: “Il vostro è un vero ministero che esige preparazione, fedeltà, reciproca intesa e, soprattutto, una vita spirituale profonda, che, se voi cantando pregate, aiutate tutti a pregare. E’ un ministero che richiede disciplina e spirito di servizio, soprattutto quando bisogna preparare una liturgia solenne o qualche evento importante per le vostre comunità. Il coro è una piccola famiglia di persone diverse unite dall’amore per la musica e dal servizio offerto”.
Per questo ha ricordato che le corali hanno il ‘compito’ di accompagnare i fedeli con il canto: “Ricordate, però, che la comunità è la vostra grande famiglia: non le state davanti, ma ne siete parte, impegnati a rendetela più unita ispirandola e coinvolgendola. Come in tutte le famiglie, possono sorgere tensioni o piccole incomprensioni, cose normali quando si lavora insieme e si fatica per raggiungere un risultato.
Possiamo dire che il coro è un po’ un simbolo della Chiesa che, protesa verso la sua meta, cammina nella storia lodando Dio. Anche se a volte questo cammino è irto di difficoltà e di prove, e ai momenti gioiosi se ne alternano altri più faticosi, il canto rende più leggero il viaggio e reca sollievo e consolazione”.
Infine ecco l’impegno per le corali: “Impegnatevi, dunque, nel trasformare sempre più i vostri cori in un prodigio di armonia e di bellezza, siate sempre più immagine luminosa della Chiesa che loda il suo Signore. Studiate attentamente il Magistero, che indica nei documenti conciliari le norme per svolgere al meglio il vostro servizio. Soprattutto, siate capaci di rendere sempre partecipe il popolo di Dio, senza cedere alla tentazione dell’esibizione che esclude la partecipazione attiva al canto di tutta l’assemblea liturgica.
Siate, in questo, segno eloquente della preghiera della Chiesa, che attraverso la bellezza della musica esprime il suo amore a Dio. Vigilate affinché la vostra vita spirituale sia sempre all’altezza del servizio che svolgete, così che esso possa esprimere autenticamente la grazia della Liturgia”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco ai Pueri Cantores: il canto aiuta a pregare
Otello Cenci: il Meeting di Rimini dà spettacolo
‘Così canto’: raccolta di brani per la Messa di Tiziana Manenti
Dal 22 febbraio è disponibile nelle piattaforme digitali ‘Così canto’, raccolta di brani per la Santa Messa nata da un’idea della Diocesi di Bergamo in collaborazione con la cantante Tiziana Manenti, il compositore Valerio Baggio e Elena Moriggia, autrice dei testi. Impegnata come ‘voce guida’ durante i pellegrinaggi in Terra Santa, Lourdes e altri luoghi della fede, ha ricevuto la proposta di interpretare il repertorio in occasione del 50º dell’ordinazione di mons. Roberto Amadei.
A Sanremo la Seconda Edizione Cristian Music Festival
Sono stati ultimati i preparativi per l’avvio della seconda Edizione del Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2023. Il Festival musicale si terrà nel pomeriggio, dalle ore 15.00 alle ore 19.30, nei giorni 9, 10 e 11 febbraio 2023, nello storico Teatro del palazzo dell’Antico Ospedale della Carità di Sanremo, in via Corradi e sarà trasmesso in diretta mondiale su Cristian Music TV Channel , sul sito www.sanremofestivaldellacanzonecristiana.it , e in diretta radiofonica su Radio Mater.
E fu Natale
Natale: tempo che sa di intimità, di casa e del suo calore. Festa per noi dall’aspetto ovattato, magico. Si snoda in un clima di luci, di dolci e di poesia. Ma all’origine non era così. Anzi, il suo contrario. Aveva il sapore duro e amaro del rifiuto. E delle sue sfide. ‘Per loro non c’era posto’, annota chiaramente il Vangelo.
Per Chi andiamo a messa: per il coro o per Cristo?
Sono sempre più convinta di una cosa: Dio ci chiama a convertirci ogni giorno. Perché ogni giorno – anche dopo averlo incontrato, scelto, amato – rischiamo di perderci e di dimenticarci di Lui. Oppure rischiamo di fissare lo sguardo su cose che non contano, di commettere peccati che ci inaridiscono, di guardare più alla forma che alla sostanza. A me capita: solitamente, proprio dopo aver creduto di toccare il cielo con un dito.






























