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Con suor Chiara Grazia Centolanza alla scoperta di Audite poverelle

“Audite, poverelle dal Signore vocate, ke de multe parte et provincie sete adunate: vivate sempre en veritate ke en obedientia moriate. Non guardate a la vita de fore, ka quella dello spirito è migliore. Io ve prego per grand’amore k’aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore. Quelle ke sunt adgravate de infirmitate et l’altre ke per loro suò adfatigate, tutte quante lo sostengate en pace Ka multo venderi(te) cara questa fatiga, ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria”: lo scorso anno è ricorso l’ottavo centenario delle ‘Parole con melodia’ che san Francesco scrisse per santa Chiara e le sue sorelle conosciuto come ‘Audite poverelle’, rinvenuto nel 1976  tra i codici conservati dalle Clarisse di Novaglie, in provincia di Verona.

A 50 anni dalla scoperta da suor Chiara Grazia Centolanza, sorella povera di santa Chiara del monastero ‘Santissima Trinità’ di Gubbio, ci facciamo raccontare l’importanza di questo testo francescano: “Degli Scritti del padre san Francesco tre sono redatti in volgare umbro, la ‘Preghiera davanti al Crocifisso’ risalente al tempo della conversione, il ‘Cantico di frate Sole’ ed ‘Audite, poverelle’. Quest’ultima, conosciuta anche come ‘Parole con melodia per le Signore Povere del monastero di San Damiano’, è, come il più famoso ‘Cantico di frate Sole’, una prosa ritmica liberamente assonanzata, un’esortazione in forma di laude. Di entrambe le laude Francesco compose non solo il testo ma anche la melodia, che purtroppo non è stata annotata ed è quindi andata perduta.

Oltre alla lingua questi tre scritti hanno in comune il luogo di composizione, la chiesetta di san Damiano, ubicata poco fuori le mura di Assisi, e le sue adiacenze, luogo familiare e, potremmo dire, originario nell’esperienza spirituale di Francesco. Dopo l’incontro con i lebbrosi, che aveva segnato la svolta decisiva e quel rovesciamento di mentalità per cui egli aveva cominciato ‘progressivamente a non fare più alcun conto di se stesso’ muovendo i primi passi alla sequela del Cristo incominciando a fare penitenza, lì aveva ricevuto la missione di riparare la Chiesa in rovina: ‘Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restaurala per me’.

Era trascorso un tempo di nascondimento dall’ira paterna finché, ormai rafforzato nella lotta, davanti al Vescovo si era spogliato delle vesti restituendole al padre insieme al denaro: ‘Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho fatto proposito di servire Dio, gli rendo il denaro per il quale era irritato e tutti i vestiti avuti dalla sua sostanza, e d’ora in poi voglio dire: Padre nostro che sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone’.

Era così ritornato a san Damiano iniziandone il restauro, secondo quell’ascolto obbedienziale che lo caratterizzerà per tutto l’arco della sua vita. Mendicava per le vie di Assisi: ‘Chi mi darà una pietra, avrà una ricompensa; chi me ne darà due, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!’ Tema quello della ricompensa, che ritornerà frequentemente nella sua esperienza e ritroveremo esplicito nell’Audite, poverelle.

Infine, dopo un periodo vissuto nella solitudine e nell’incomprensione dei suoi concittadini, era arrivato Bernardo di Quintavalle, ‘Minorum Ordinis prima plantula’ seguito poi dai primi fratelli. Dopo alcuni anni, tra il 1211 e il 1212, Chiara, giovane donna appartenente alla nobiltà di Assisi, aveva lasciato tutto, suscitando non poco scandalo e scalpore, affascinata e conquistata da quel Gesù che Francesco le annunciava con la vita e la parola: ‘Sempre le predicava che se convertisse ad Iesu Cristo’, racconta l’amica Bona di Guelfuccio al Processo di canonizzazione. Chiara stessa nel suo Testamento ricorderà con stupore e riconoscenza come l’altissimo Padre celeste si era degnato, poco dopo la conversione del beatissimo padre Francesco, di illuminare il suo cuore perché per il suo esempio e insegnamento facesse penitenza, divenendone ‘plantula’.

E dietro a lei altre giovani erano corse per abbracciare la forma della povertà e dell’umiltà di nostro Signore e della sua Madre poverella. Dopo essere state per poco tempo in altro luogo, Francesco le portò proprio a San Damiano, secondo una profezia di cui ci narrano le biografie del santo e Chiara stessa: ‘Quando lo stesso santo, infatti, che non aveva ancora né fratelli né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, stava edificando la chiesa di san Damiano, totalmente visitato dalla consolazione divina, fu spinto fortemente ad abbandonare del tutto il mondo, per la grande letizia e per l’illuminazione dello Spirito Santo profetò a nostro riguardo quello che poi il Signore adempì.

chiesaSalendo infatti in quel tempo sul muro di tale chiesa, a certi poveri che si trovavano lì appresso diceva a voce spiegata e in lingua francese: ‘Venite ed aiutatemi nell’opera del monastero di San Damiano, perché qui tra poco ci saranno delle signore e dalla cui esistenza degna di fama e dal cui santo tenore di vita sarà glorificato il Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa’.   

Non si trattava più di restaurare una chiesa di mattoni, ma di edificare un tempio di pietre vive. Chiara e le sue sorelle, con la loro vita di santa unità e altissima povertà dedicata a Dio solo, custodirono questo luogo (ed il Crocifisso che aveva parlato al serafico padre) e ciò che esso significava per Francesco e per la prima fraternità nata da lui e con lui.  In loro essi potevano vedere specchiata la forma di Maria, che Francesco cantava palazzo, tabernacolo e casa della Trinità ed ad immagine della quale ogni fratello e ogni sorella erano chiamati a costruire un’abitazione e una dimora permanente al Signore Dio onnipotente.

Alla comunità di sorelle riunite in San Damiano egli indirizzò diversi scritti. Ne possediamo tre: la Forma vivendi, agli inizi dell’avventura clariana, l’Ultima voluntas, la cui stesura risale agli ultimi tempi della vita di Francesco, e l’Audite, poverelle, che si può ritenere come il suo testamento alle poverelle. Quest’ultimo è quindi una consegna, l’eredità che un padre lascia alle sue figlie. Possiamo immaginare che al compiersi dell’esistenza tutto si essenzializzi intorno a ciò che solo conta e che si vuol trasmettere come prezioso e fondamentale”.

(Tratto da Aci Stampa)

In Lombardia il museo diffuso del Cantico delle Creature

Nello scorso novembre la Commissione per i centenari francescani in Lombardia e la Fondazione ‘Terra Santa’, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura di Regione Lombardia, hanno presentato il progetto ‘800 anni di san Francesco – Tutto Canta il Creato’, un’iniziativa di Museo diffuso che, per il terzo anno, coinvolge un nutrito numero di musei e gallerie d’arte della Lombardia.

Nell’anno dedicato alla celebrazione del Cantico delle Creature, cuore pulsante del cammino dei centenari francescani verso l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, dodici istituzioni museali in Lombardia si uniscono in un progetto corale che intreccia arte e spiritualità. Il ‘Cantico di Frate Sole’, scritto da Francesco tra il 1224 e il 1226, è considerato il primo testo poetico in volgare italiano, ma la sua forza va ben oltre il dato letterario. E’ preghiera che diventa poesia. E’ poesia che si fa visione. E’ visione che si trasforma in gesto di lode.

Il Museo diffuso, attraverso sedi di diverse città della Lombardia, custodisce opere antiche e contemporanee che si lasciano ispirare dal Cantico e dalla spiritualità francescana. Dipinti, sculture, installazioni, manoscritti, opere di arte sacra e arte ambientale dialogano con i temi che san Francesco consegna alla storia: la lode al Creatore attraverso le creature, la fraternità cosmica, la bellezza come via spirituale.

Il ‘Cantico delle Creature’ è intriso di bellezza; una bellezza che è rivelazione, preghiera: “Per Francesco, la bellezza non è un fatto estetico, ma teologico. Ogni creatura è bella perché segno della bontà del Creatore. E proprio nella bellezza si annida la lode. Le opere esposte nei musei che aderiscono all’iniziativa del Museo diffuso raccolgono questa eredità: non illustrano il Cantico, ma lo prolungano.

Non raccontano la natura, ma ne condividono la voce. L’arte diventa allora una forma di spiritualità concreta, una via per abitare il mondo con occhi di stupore e cuore di gratitudine. Visitare le opere esposte nei Musei aderenti significa allora riscoprire la lode come stile di vita, la bellezza come atto spirituale, la cura come responsabilità condivisa. Significa lasciarsi toccare da un testo del XIII secolo che parla con la forza profetica di chi ha saputo vedere lontano”.

Queste le 12 istituzioni museali della Lombardia che mettono in particolare evidenza, e tra loro in rete, opere delle collezioni permanenti e di esposizioni temporanee legate al messaggio di san Francesco d’Assisi: Museo d’arte e cultura sacra di Romano di Lombardia (Bergamo); a Brescia Museo diocesano e Museo Santa Giulia; Museo Don Luigi Guanella di Como; Museo Civico di Crema; a Milano Museo della basilica di Sant’Eustorgio e della cappella Portinari, Museo dei Cappuccini, Museo diocesano Carlo Maria Martini, Museo Popoli e Culture (Pime) e Pinacoteca ambrosiana; Museo diocesano di Pavia; Museo della Collegiata di Castiglione Olona (Varese). Tale progetto di ‘Museo diffuso’ si conclude oggi.

Al giornalista Giuseppe Caffulli, coordinatore della Commissione dei Centenari francescani in Lombardia, chiediamo spiegazione di un museo diffuso su san Francesco di Assisi in Lombardia: “Si tratta prima di tutto della terza edizione di una esperienza che ha preso piede a partire dal 2023, anno dedicato al presepe di Greccio e alla Regola francescana. L’abbiamo riproposta l’anno scorso, dedicandola al tema delle Stimmate, e quest’ano, con il Cantico. Il francescanesimo innerva la cultura italiana, in ogni suo aspetto. Ci sembrava utile rimarcare che in ogni città di Lombardia, in ogni museo (ecclesiastico e non) c’è un’opera che richiama san Francesco e il suo insegnamento. Oggi sono 12 i musei aderenti all’iniziativa. Ci sono grandi istituzioni (come la Pinacoteca ambrosiana di Milano) e realtà più piccole (come il Museo di Romano di Lombardia. Bergamo)”.

Ma in Lombardia san Francesco è stato presente?
“Certamente. San Francesco d’Assisi passò in Lombardia nei primi decenni del XIII secolo, durante i suoi viaggi di predicazione che lo portarono attraverso molte regioni dell’Italia settentrionale. Le fonti non sempre permettono di ricostruire un itinerario preciso, ma la tradizione racconta che egli abbia attraversato città come Milano, Brescia, Bergamo e Como, lasciando ovunque un forte impatto spirituale”.

In quale modo è stata diffusa la presenza dei francescani in Lombardia?
“Ovunque Francesco incontrò persone comuni, predicò il Vangelo con il suo stile semplice e diretto, e incoraggiò piccoli gruppi di seguaci a vivere secondo l’ideale della povertà evangelica. Nacquero fin da subito presenze e comunità di suoi seguaci. Anche senza testimonianze dettagliate, la memoria del suo passaggio è rimasta viva nei secoli, tanto che molte comunità lombarde rivendicano ancora oggi un legame con lui. Il suo viaggio nel Nord non fu soltanto uno spostamento geografico, ma un momento fondamentale di diffusione del messaggio francescano, che proprio in quegli anni iniziò a prendere forma e a radicarsi nelle città più importanti dell’area”.

Quali sono gli ‘obiettivi’ di questa mostra diffusa?
“Attraverso mostre, percorsi tematici, laboratori e eventi, il progetto vuole coinvolgere cittadini di tutte le età, stimolando una partecipazione attiva e creando un legame tra la comunità e i luoghi della cultura. In particolare, nel contesto del Museo Diffuso legato a San Francesco e all’ottavo centenario del ‘Cantico delle Creature’, si cerca di valorizzare il patrimonio francescano, diffondere i suoi valori di fratellanza, cura del creato e spiritualità, e far dialogare opere storiche e creazioni contemporanee.

Un altro obiettivo importante è creare una rete tra musei e territori, dando visibilità anche alle istituzioni culturali minori e promuovendo collaborazioni tra città diverse. In questo modo la cultura diventa uno strumento di rigenerazione e sviluppo locale, capace di attrarre visitatori, rafforzare l’identità dei luoghi e favorire la coesione sociale. In sostanza, il Museo Diffuso non vuole essere solo una serie di mostre, ma un’esperienza complessiva che unisce arte, storia, spiritualità e partecipazione, facendo della Lombardia un territorio dove la cultura è viva, condivisa e accessibile a tutti”.

In quale modo gli artisti hanno rappresentato il Cantico di frate Sole?
“Per secoli il ‘Cantico delle Creature’ di san Francesco è rimasto in gran parte dimenticato o relegato agli ambiti strettamente religiosi e francescani, e solo in epoca moderna ha iniziato a emergere come fonte di ispirazione per artisti e creativi.

Per questo motivo, molte delle opere contemporanee legate al ‘Museo Diffuso’ non riproducono direttamente il testo o scene specifiche del ‘Cantico delle Creature’, ma ne offrono allusioni, suggestioni e interpretazioni simboliche. Gli artisti cercano di catturare lo spirito del ‘Cantico delle Creature’ (la celebrazione della natura, la fraternità tra gli esseri viventi, la lode a Dio attraverso le creature) attraverso materiali, colori, installazioni e linguaggi contemporanei.

In altre parole, il ‘Cantico delle Creature’ non viene ‘illustrato’ in senso tradizionale: è più che altro un filo invisibile che attraversa le opere, un’eco poetica che ispira, provoca riflessione e invita chi osserva a percepire il mondo con lo stesso stupore e rispetto che san Francesco provava di fronte alla creazione. Questo approccio permette di rendere l’opera antica attuale e di farla dialogare con sensibilità artistiche moderne, creando un ponte tra passato e presente”.

Per quale motivo il surrealista Joan Mirò si cimentò nell’illustrare questo Cantico?
“Riprendo le parole della direttrice del Museo dei Cappuccini, la storica dell’arte Rosa Giorgi. Joan Miró si sentiva affine e vicino allo spirito francescano poiché da tempo viveva legame con la terra, un ruralismo che non era solo nazionalismo, ma soprattutto poesia. Vedeva nell’immagine della terra una fonte di rigenerazione della vita: ‘Un’inclinazione che vedeva tutte le creature come manifestazioni di un potere generante illimitato, un attributo divino di una teologia che tendeva al panteismo.

Tale visione, manifestata apertamente da Mirò, nella sua pittura, può essere collegata senza difficoltà al francescanesimo esplicito di Gaudí e agli insegnamenti di Torra si Bages’. Di questo pensiero il ‘Cantic del Sol’, l’opera di Mirò presentata al Museo dei Cappuccini di Milano, conserva ancora tracce profonde. Miró era già in sostanza pronto a dare immagine alla poetica francescana”.

(Tratto da Aci Stampa)

La beatificazione di Raymond Cayré, Gérard-Martin Cendrier, Roger Vallée, Jean Mestre e dei loro 46 compagni

Sabato 13 dicembre la Messa presieduta dal Cardinal Jean-Claude Hollerich per la beatificazione di 50 religiosi, seminaristi e fedeli laici morti nel 1944 e 1945. Con semplicità hanno dato il loro tutto al Signore: questo nel 1945 fecero dei giovani frati Minori che saranno beatificati a Parigi.

Un loro compagno di prigionia si salvò, ossia frate Éloi Leclerc, e ha trasmesso la testimonianza dei suoi confratelli in ‘La Fraternità come testamento: la mia vita con Francesco d’Assisi’, un libro da leggere per la sua profondità, che risalta anche alla sola lettura di poche pagine.

Nel momento in cui il 26 aprile 1945 frate Louis Paraire morì, ricorda Leclerc, intonarono il Cantico delle creature; infatti, ‘il cielo si era aperto, eravamo guidati da una forza invisibile: era quella a cantare in noi’. Questo ci fa scoprire che realmente vi è una grazia sovrannaturale, una presenza che genera vita nuova. Lo stesso che accadde a s. Francesco quando compose il Cantico delle creature.

Il martirio di questi frati è importantissimo per la storia francescana recente; infatti, la loro vicenda è all’origine della prima raccolta della traduzione in francese di tutte le fonti francescane. Tale pubblicazione è diventata modello per le altre lingue, comprese le Fonti Francescane in italiano.

Il Ministro generale, p. Massimo Fusarelli, dopo aver già condiviso con i frati l’importanza del riconoscimento canonico del loro martirio in una delle sue riflessioni mensili, parteciperà alla loro beatificazione e il giorno successivo, ossia domenica 14 dicembre, celebrerà una Messa di ringraziamento presso il Convento di San Francesco in Parigi.

Per ulteriori informazioni cfr. https://dioceseparis.fr/-beatification-de-raymond-cayre-.html 

A Tolentino un viaggio dal Medioevo alla Cina con ‘Il Cantico di frate Sole’

Venerdì 31 ottobre, al Politeama di Tolentino, dalle ore 9.30 si svolgerà l’incontro ‘Il Cantico di frate Sole. Dall’Italia medievale alla Cina: storia, scambi culturali e traduzioni’,  promosso dal Comitato ‘Beato Tommaso da Tolentino’ insieme alla Fondazione internazionale ‘Padre Matteo Ricci’, all’Università di Macerata, alla Pontificia Università Antonianum e all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con il patrocinio del comune di Tolentino.

Il convegno esplorerà il dialogo tra spiritualità francescana e cultura cinese, che mira a tracciare un percorso affascinante che dal cuore dell’Umbria e delle Marche giunge fino alla Cina, seguendo le tracce del messaggio di San Francesco.

Il Cantico è una lode a Dio ed alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fraternità fra l’uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal distacco e disprezzo per il mondo terreno: la creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.

Il cuore del convegno sarà l’approfondimento di come il messaggio francescano ed il ‘Cantico di Frate Sole’ abbiano attraversato secoli e culture, arrivando fino alla Cina, aperto dai saluti istituzionali dell’arch. Franco Casadidio, presidente del Comitato Beato Tommaso da Tolentino, del prof. Dario Grandoni, presidente della Fondazione internazionale ‘Padre Matteo Ricci’, del sindaco Mauro Sclavi e del vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazzareno Marconi. L’introduzione musicale, a cura di p. Lorenzo Del Bene e la Compagnia delle Laudi, farà da suggestivo preludio agli interventi accademici.

P. Lorenzo Turchi, docente alla Pontificia Università Antonianum di Roma,affronterà l’origine ed il significato del testo sacro con l’intervento ‘La nascita del Cantico di Frate Sole’, mentre il prof. Roberto Lambertini, docente all’Università di Macerata, analizzerà il contesto storico e religioso con ‘Laudato sì, mii Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore: Francesco e i Frati Minori di fronte ai conflitti della società medievale’.

L’intervento più atteso, che getta un ponte tra Occidente e Oriente, sarà a cura della dott.ssa Raissa De Gruttola, ricercatrice all’Università Cà Foscari  di Venezia, che con la relazione ‘Esperienze di traduzione del Francescani in Cina e la versione contemporanea del Cantico di Frate Sole’, illustrerà come i missionari francescani abbiano operato in Estremo Oriente e come il celebre inno di San Francesco sia stato recepito e tradotto nella lingua e cultura cinese.

Il convegno, moderato da p. Lorenzo Turchi, si configura non solo come un evento di studio, ma come un’occasione per riflettere sulla forza universale di un testo che, pur nato nel XIII secolo in Italia, continua a ispirare e a unire culture apparentemente distanti.

Ad Amelia al via  la quarta edizione del Festival dell’Ecologia Integrale: ‘Stupirsi ancora’

Torna ad Amelia, nelle suggestive sale del Convento della Santissima Annunziata, l’atteso appuntamento con il Festival dell’Ecologia Integrale ‘Madre Terra Sorelle Stelle’, giunto alla sua quarta edizione. Due giornate – sabato 27 e domenica 28 settembre 2025 – dedicate al dialogo tra scienza, spiritualità, arte e cultura, con l’obiettivo di riscoprire il legame profondo tra l’uomo, il creato e le stelle.

Il Festival nasce per far dialogare la ricerca accademica, scientifica e imprenditoriale in un’ottica di ecologia integrale: concerti, momenti conviviali, osservazioni astronomiche e passeggiate spirituali diventano così occasioni di incontro e di crescita. Nel solco del messaggio di san Francesco d’Assisi, il percorso proposto intende promuovere una conversione ecologica inclusiva e fraterna, dove ognuno possa sentirsi parte di una comunità aperta e accogliente.

Sabato 27 settembre il Festival si aprirà alle ore 18.00 con il Concerto al tramonto di Fra Alessandro Brustenghi e Fra Davide Boldrini, seguito da un’apericena conviviale dal titolo ‘Fratello Pane e Sorella Allegria’. A partire dalle ore 21.30 il cielo sarà protagonista con l’apertura del planetario e l’osservazione astronomica guidata da telescopi, accompagnata da videoproiezioni a cura di Grazia Genovese e Paul Harden.

Domenica 28 settembre l’appuntamento è alle ore 8.30 con la passeggiata ‘Il Cantico delle Creature’, un itinerario immerso nella natura per aprirsi allo stupore e alla contemplazione del creato. Seguiranno la Santa Messa (ore 12.00) e un pranzo comunitario sotto i tigli (ore 13.00).

Il Festival dell’Ecologia Integrale non è solo un evento, ma una vera e propria esperienza per riscoprire la bellezza del creato, il valore della fraternità e la possibilità di uno sguardo nuovo sul futuro. Tutte le iniziative sono su prenotazione: info@madreterrasorellestelle.org; tel. 392 3170428.

Infine, la casa d’accoglienza della Santissima Annunziata, in occasione del festival “Stupirsi ancora”, mette a disposizione posti letto e servizio di prima colazione per i partecipanti all’evento, per facilitare l’esperienza e vivere tutte le varie iniziative comodamente, riposando in un luogo di estrema pace e familiarità. ​Per maggiori informazioni e prenotazioni, contattare il numero: 3480932459 o inviare una mail a: info@casaannunziata.org

Con fra Giulio Cesareo scopriamo l’edizione del Cortile di Francesco: ‘CreAzione’

Il Cortile di Francesco entra nel vivo dell’11^ edizione, dal titolo ‘CreAzione’ dopo i due appuntamenti di sabato 6 settembre con la tavola rotonda dal titolo ‘Come comunicare nuove energie creative’con il giornalista Carlo Verdelli, il regista Carlos Casas e l’imprenditore Antonio Romano; a cui è seguita la presentazione del calendario 2026 della rivista ‘San Francesco patrono d’Italia’, dal titolo ‘San Francesco vive’, in occasione dell’ottavo centenario dalla morte di san Francesco, con il fotografo Gianluigi Di Napoli:

“Per la prima volta nella loro storia i Frati del Sacro Convento hanno scelto di aprire le porte a uno sguardo fotografico autoriale, per raccontare la spiritualità e l’essenza francescana attraverso le immagini. E’ un gesto di apertura non scontato, che dimostra sensibilità e coraggio, e che ho accolto con molta gratitudine e senso di responsabilità. Il calendario nasce da un accesso straordinario, concesso in un momento altrettanto unico della storia di San Francesco e del mondo. Mi sono dunque messo in ascolto, con silenzio e presenza. Il mio intento è stato quello di evocare, assorbire e restituire qualcosa dell’invisibile che si respira in quei luoghi”.

A fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio Comunicazione del Sacro Convento di San Francesco, chiediamo il motivo per cui in quest’edizione il ‘Cortile di Francesco’ riflette sulla ‘CreAzione’: “Tutto il mondo francescano sta celebrando l’ottavo centenario del Cantico delle creature. Esso offre tanti spunti di approfondimento: la poesia, la mistica, l’ecologia. La nostra scelta è stata quella di dare risalto a ciò che ne ha permesso la scrittura e cioè la creatività. E’ questo il senso del ‘Cortile di Francesco’, che è appunto ‘CreAzione’. Celebrando la creatività, che è il dono di scoprire ed esprimere i significati nascosti nella realtà, in realtà ci rinnoviamo a vicenda nell’impegno a costruire delle relazioni improntate al bene comune e all’armonia”.

In quale modo la creazione genera la creatività?

“Direi piuttosto che la creatività è proprio l’azione con cui si crea (CreAzione). E creare non è di per sé dare sfogo all’immaginazione. Nella Bibbia Dio crea, perché ama e tutto ciò che Egli crea, siccome lo ama, è bello. In questo senso il dono straordinario che appartiene ad ogni persona è proprio quello di ri-scoprire che dentro le cose, sotto l’ovvietà di ogni giorno, se c’è amore, c’è anche bellezza e armonia.

Se c’è passione, impegno, interesse, le cose e le persone sbocciano e possono portare frutto. In un bouquet di fiori per la propria amata, tecnicamente ci sono semplicemente dei fiori: lei però sa bene che essi le comunicano l’amore: è un’esperienza di creazione, perché quel significato dei fiorì era nascosto, era sotto traccia: l’ha svelato e comunicato l’amore.  E quando questo succede la nostra vita e il mondo fanno un upgrade, sono nuovi e si vive a un altro livello”.

In quale modo san Francesco vive oggi?

“San Francesco non è un semplice uomo del passato. Nella fede sappiamo che Dio ha cura di tutti e per questo tutti vivono per Lui. Non si tratta però di una vita individuale, sganciata dagli altri: al contrario è proprio lo scoprirsi, come dice Gesù, ‘un’unica vigna’. La vita di san Francesco oggi è più che mai impastata con quella di coloro che gli appartengono: i suoi amici, discepoli, seguaci e anche noi frati che, pur non essendo all’altezza del nostro Padre, non per questo cessiamo di esserne la discendenza. In questo senso credo che gli 800 anni di storia del ‘Francesco dopo Francesco’ parlano in maniera eloquente di questa vita che continua tra noi e in noi”.

Allora, quanto è importante oggi il Cantico delle Creature?

“Il Cantico ha tanto valore, da molti punti di vista: qui mi permetto di ricordare come la preghiera e la lirica di un uomo semplice, malato e quasi completamente cieco (siccome parlava dal cuore ed ai cuori) continua ancora oggi a suscitare interesse, ispirazioni, speranza e adesione. Il Cantico delle Creature testimonia che non è importante essere geni, ma se comunichiamo la nostra autenticità per il bene comune e non per secondi fini, realizziamo un gesto che ha il sapore dell’eternità”.

Quale è l’eredità culturale di san Francesco?

“San Francesco è un uomo povero, eppure ricchissimo: la sua esperienza e la sua sensibilità sono, a dir poco, straordinarie: in questo senso ciascuno trova in lui ispirazioni e stimoli: come una sorgente che, mentre disseta tutti, non si inaridisce. Per noi frati tuttavia, la sua eredità culturale è proprio la fraternità, l’esperienza e la condivisione che è possibile una vita bella e realizzata non fondata sulla competizione e sull’affermazione di sé e dei propri vantaggi individuali (singolari o di gruppo), ma sull’accoglienza reciproca e sul servizio. E questo credo sia un messaggio così travolgente e significativo, semplicemente perché è proprio vero, concreto e attuale”.

Per il programma completo: www.cortiledifrancesco.it

(Tratto da Aci Stampa)

8cento: un concept album ispirato al Cantico delle Creature

Il Centro Laudato Si’ di Assisi, insieme ai Partner del progetto ASSISI Terra Laudato Si’ presenta il concept album dal titolo “8cento”. Un viaggio, attraverso vari linguaggi musicali, per leggere il Cantico delle Creature con occhi e orecchie nuove. Gli artisti per la Creazione hanno voluto rendere omaggio, con l’arte della musica, alla prima canzone italiana di cui si conosca l’autore. Non si tratta solo di una poesia stupenda, di una preghiera ispirata, ma anche di un’opera cantautorale, che proprio quest’anno compie 800 anni.

‘Cum grande humilitate’. Con un ossimoro, con queste parole, si chiude il Cantico di San Francesco, e solo lui poteva accostare due parole così distanti: la grandezza e l’umiltà. In questo album, un gruppo di artisti sconosciuti, umili, ha intrapreso un’opera ambiziosa. Al Villaggio per la Terra, nella Terrazza del Pincio a Roma, gli artisti hanno potuto sperimentare in anteprima le vibrazioni del pubblico.

L’opera è raccontare il Cantico, ispirandosi a ciascuna strofa, con brani rock, ballate, musica jazz, una bossa nova, brani strumentali, musica pop, dance e RAP, e brani cantautorali. Varie lingue, vari linguaggi, per cantare il Creatore che ha voluto una creazione fatta di biodiversità. E la biodiversità è bellezza.

Escono con l’album, i primi tre brani, che rappresentano le anime di 8cento: ‘Tucte’, brano rap di OobyMajor, cerca di esplorare la ricchezza dell’espressione ‘cum tucte le tue creature’; ‘Sorella morte’ di Marco Mammoli ci aiuta con la musica dance a guardare con gli occhi gioiosi di Francesco anche la morte, come strumento di lode; ‘Salsabīl’ di Matteo Santini racconta sorella acqua con un brano strumentale, e con un titolo in arabo che rievoca la sorgente paradisiaca e il dialogo tra Francesco e il sultano, da cui dobbiamo imparare ancora oggi per costruire la pace, messaggio chiave di papa Leone XIV.

Un modo per celebrare anche il primo compleanno del progetto ‘ASSISI Terra Laudato Sì’, che è stato inaugurato il 22 aprile 2024, e che sta già portando tanti frutti nella città di san Francesco e Santa Chiara. Un ringraziamento agli artisti, a don Mimmo Iervolino, Luca Lencioni, Marco Mammoli, Matteo Manicardi, MoMa feat. Anna Silimbani, Diego Raiteri, Agostino Sammarco, Matteo Santini, Luca Terrana, OobyMajor. Il modo più bello per dire grazie per questo lavoro, è ascoltare la loro musica.

Da Modena mons. Castellucci invita a vivere con speranza la morte

“Dopo il ritorno, il forte paga il debito con la morte. L’asciutta scritta latina dell’ultima scena del bassorilievo di Wiligelmo, nell’architrave della Porta dei Principi del Duomo di Modena, commenta così la morte di San Geminiano, avvenuta il 31 gennaio del 397, al ritorno dal suo viaggio a Costantinopoli, dove ‘il forte’ aveva guarito la figlia dell’imperatore. Il vescovo, secondo la tradizione, aveva 84 anni, all’epoca un’età molto avanzata: di qui deriva quella scritta, che fa pensare ad un passaggio dovuto (‘debito’), ma ormai atteso e naturale, senza la drammaticità da cui spesso è segnato l’ultimo respiro”.

Così inizia la lettera alla città (‘Più forte della morte è l’amore. La speranza non delude’) del vescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci, in occasione della festa del patrono san Geminiano, diacono del vescovo Antonio al quale successe per scelta dei suoi concittadini. Nel 390 (o, secondo altre datazioni nel 393) fu presente al concilio dei vescovi dell’Italia settentrionale, presieduto da sant’Ambrogio per condannare l’eretico Gioviniano. Per questo fu molto impegnato, insieme con altri vescovi della Romagna (san Mercuriale di Forlì, san Rufillo di Forlimpopoli, san Leo di Montefeltro e san Gaudenzio di Rimini), a combattere l’eresia ariana, molto diffusa in quella zona.

Nella lettera mons. Castellucci ha sottolineato che nel giorno della sua morte i concittadini non avevano un volto ‘triste’, in quanto era considerato come una nascita: “I personaggi che attorniano Geminiano, nella scena, mostrano infatti volti tristi ma non disperati e sono intenti a compiere i riti funebri in modo pacato. D’altronde il giorno della morte di un martire o, come nel caso del nostro patrono, di un cristiano con la fama di santità, veniva chiamato il ‘dies natalis’, il giorno della nascita”.

Appunto, la lettera prende spunto dal significato della morte: “Nella nostra cultura occidentale, piuttosto efficientista, vige una sorta di censura della morte e del morire. Siamo certo convinti della fragilità della condizione umana, così come la dipinge la Bibbia: ‘come l’erba sono i giorni dell’uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce’;

eppure i meccanismi di difesa che si attivano di fronte all’ultima soglia sono parecchi: alcuni reagiscono al pensiero della morte cercando di scacciarlo, di distrarsi e magari anche di stordirsi; c’è chi cade nel cinismo, maturando un’indifferenza di tipo stoico che vorrebbe raggiungere l’insensibilità, così da evitare la sofferenza; e c’è chi rimanda la questione a tempi peggiori, auspicando di doverla affrontare il più tardi possibile, quando sarà purtroppo inevitabile, o affidandosi eventualmente alla scaramanzia o alle pratiche magiche e superstiziose”.

E’ un invito a vivere la morte senza angoscia, come ha fatto san Francesco o sant’Alfonso de’ Liguori: “Pochissimi, è vero, arriverebbero a definire la morte con l’affettuoso appellativo di ‘sorella’, come fece san Francesco d’Assisi otto secoli fa nel ‘Cantico delle creature’; e tuttavia molte persone la sostengono con dignità, senza cadere nella disperazione e, quando possibile, cercando di prepararsi. Uno dei libri più diffusi e letti per due secoli, da quando lo pubblicò nel 1758, è appunto ‘Apparecchio alla morte’ di sant’Alfonso Maria de’ Liguori: un manuale corposo, che offre tanti suggerimenti su come ci si possa avvicinare nella maniera più adeguata a questa soglia”.

Per questo il cristianesimo invita a vivere la morte come segno di speranza: “La fede cristiana, da parte sua, offre una prospettiva di grande speranza: la morte non è un muro contro cui vanno ad infrangersi sogni, sacrifici, desideri, sofferenze e gioie, progetti e speranze; è piuttosto un ponte, alto e vertiginoso, che conduce a un’altra sponda, dove troverà pienezza ciò che è stato costruito giorno per giorno nella vita terrena. Tutti i germi di amore e di bene, tutti i gesti di solidarietà e di giustizia, avranno compimento. Cristo arriva a dire che nemmeno il dono di un bicchiere di acqua fresca resterà senza ricompensa”.

La morte si trasforma nella resurrezione: “Per chi crede nel Signore morto e risorto, la morte è ormai parola penultima: inquietante e tuttavia penultima. L’ultima parola è la vita, la risurrezione, l’amore che vince. La speranza nella vita eterna sostiene i credenti e apre prospettive per tutti, anche per le moltitudini che in questa vicenda terrena sono emarginate e scartate, subiscono angherie e ingiustizie, nascono e vivono in situazioni svantaggiate e degradate. Se la morte fosse davvero la fine di tutto, non ci sarebbe riscatto per loro e trionferebbero per sempre coloro che operano il male. Questa è la ‘grande speranza’ cristiana: non solo per se stessi e per i propri cari, ma per tutti gli esseri umani”.

Anche la diffusione delle cure palliative offre una visione più aperta ed il vescovo ha invitato a potenziare queste esperienze per sconfiggere la cultura di morte: “Queste esperienze devono essere potenziate: oggi il sostegno economico è insufficiente ed è ripartito in modo diseguale sul territorio italiano. Coloro che vi operano, attestano che l’accompagnamento alla morte, sia del malato sia dei familiari, dei volontari e degli stessi operatori sanitari, può assumere una qualità e una profondità impensabili.

Più si creano reti di relazione autentiche ed intense attorno alla persona che si sta avvicinando alla morte e nei suoi cari, meno si creano le condizioni per chiedere l’eutanasia o il suicidio assistito. Senza negare che certe sofferenze siano di per sé devastanti e difficilissime da sopportare (quindi senza mai cadere nei facili giudizi sulle scelte altrui) ciascuno di noi ha sperimentato come un dolore, anche forte, si possa attraversare evitando la disperazione, quando si è sostenuti da una mano amica”.

E’ stato un invito a creare reti di ‘prossimità’ in grado di formare i ‘pellegrini di speranza’: “Il nostro territorio modenese è ricchissimo di esperienze di prossimità, anche nell’ambito dell’accompagnamento di coloro che percorrono l’ultimo tratto di vita e dei loro cari.

Sono migliaia le case nelle quali un familiare è sostenuto premurosamente, sono centinaia le strutture di assistenza e di cura, non si contano le collaboratrici domestiche impegnate nell’aiuto agli anziani e agli ammalati ed è stupefacente la dedizione di tantissimi volontari, anche nelle nostre comunità cristiane, religiose e civili.

Non sarà mai sufficiente l’espressione della nostra gratitudine. In particolare desidero ricordare un’attività poco conosciuta delle parrocchie: la cura degli ammalati, delle persone sole e dei familiari di chi subisce lutti”.

All’Università Antonianum la festa dell’università

Giovedì 16 gennaio si è tenuta presso l’Auditorium Antonianum la tradizionale Festa dell’Università e del Gran Cancelliere: filologia, filosofia, musica, premi, recitazione, moderato dal prof. Ernesto Dezza.

L’appuntamento è stato aperto dal Quartetto Artemisia, che ha eseguito l’Aria sulla quarta corda dalla Suite n° 3 in re maggiore BWV 1068 e il Corale dalla Cantata BWV 147 di Johann Sebastian Bach. Dopo le parole di saluto del Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, prof. Agustín Hernández Vidales, spazio alla lettura del Cantico delle creature, affidata alla voce dell’attore Luca Lazzareschi; il prof. Roberto Antonelli, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, che è intervenuto su ‘Il Cantico delle creature’ o Cantico di Frate Sole;

la prof.ssa Flavia Marcacci, Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’, che ha affrontato il tema ‘Cielo e terra si incontreranno, natura e creazione si baceranno: dallo sguardo di Francesco allo sguardo dei filosofi della natura’.

Dopo una breve pausa e una nuova esecuzione musicale del Quartetto Artemisia, fr. Massimo Fusarelli, Gran Cancelliere della Pontificia Università Antonianum e Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, ha pronunciato le parole conclusive sulla giornata e consegnato i premi Studente dell’anno.

(Foto: Università Antonianum)

Assisi ricorda il Cantico delle Creature

Sabato scorso al Santuario di San Damiano di Assisi si è aperto ufficialmente l’VIII Centenario del Cantico delle creature’ alla presenza dei ministri generali del Primo Ordine e quelli del Terz’Ordine Regolare e Secolare, insieme alla Presidente della Conferenza delle Suore Francescane, presieduto da fra Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna. E’ seguita la lettura del testo ‘Compilazione di Assisi’ sulla composizione del Cantico al santuario di san Damiano.

La celebrazione è proseguita al Santuario della Spogliazione, dove fra Simone Calvarese, ministro provinciale dei Frati Minori cappuccini del Centro Italia ha guidato la seconda parte della preghiera con la lettura di due stralci della ‘Compilazione di Assisi’ inerenti alle ultime due strofe del Cantico, sul perdono e sulla morte.

E dopo la proclamazione del Cantico delle Creature da parte di Isabella Giovagnoli e fr. Luigi Giacometti, accompagnata dal clarinetto, i ministri Generali hanno commentato i passi del Cantico attraverso le creature che compongono la lode per cui fr. Mssimo Fusarelli, ha invitato a riflettere sulla prima creatura ‘su cui Francesco posa lo sguardo’ sul sole che ‘è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significazione’: “In queste parole troviamo una chiave di lettura che serve a capire tutto il Cantico: il sole e tutte le creature sono segno di Dio, di lui ‘portano significatione’, di lui ci parlano, se sappiamo guardarle con gli occhi giusti, illuminati dalla fede e fissi su Gesù Cristo, che è il sole di giustizia che sorge dall’alto”.

Poi fr. Tibor Kauser, ministro generale OFS ha posto l’accento su ‘sora Acqua’: la prima cosa che viene menzionata nel libro della Genesi, ancora prima della luce: quanto è preziosa, essendo stata scelta per dare spazio in alto allo Spirito di Dio! Questo stesso Spirito di Dio ha scelto noi non solo per librarsi sopra, ma per abitare in noi. Quanto sarebbe bello se potessimo correre insieme a lei e dare la vita”.

Fr. Carlos Alberto Trovarelli, ministro generale dell’Ordine dei frati minori conventuali, ha avuto il compito di ricordare ‘ciò che sta sotto il cielo’: “L’aria, l’acqua, la madre terra e il fuoco. Francesco vede nella creazione e nelle creature l’immagine stessa del Creatore. ‘Altissimo, onnipotente, bon Signore’, aiutaci a essere sensibili al respiro della Madre Terra, ai suoi cicli vitali, all’equilibrio tra consumismo e sobrietà. Concedici di riconciliarci, come fratelli e sorelle minori, con Dio e con le creature”.

Suor Frances Marie Duncan, presidente della Conferenza francescana internazionale dei fratelli e delle sorelle del Terzo Ordine regolare, ha offerto una riflessione sulla Madre Terra “della quale Francesco ci dice che è, insieme, sorella e madre: sorella come ogni altra creatura, ma anche madre perché ella ci nutre, producendo ‘diversi frutti con coloriti flori et herba’. Lo sguardo alla terra ci richiama ai problemi della distribuzione equa di quel cibo che la terra produce. Oggi viviamo ancora in situazioni di disuguaglianza che, invece di diminuire, continuano a crescere, con i molti poveri che diventano sempre più poveri e i pochi ricchi che diventano sempre più ricchi”.

Fra Amando Trujillo Cano, ministro generale del Terz’Ordine regolare, ha introdotto la tematica del perdono: “Il Cantico non parla solo della bellezza della Natura, ma anche delle difficoltà della storia umana: se c’è una lode per il perdono, vuol dire che ci sono colpe da perdonare, come pure infermità e tribolazioni”.

Il vicario dei Frati minori Cappuccini, fra Silvio do Socorro de Almeida Pereira, ha infine gettato lo sguardo sulla realtà ultima e per noi definitiva: la morte: “Perfino per la morte Francesco può dire ‘Laudato si’ mi’ Signore’. Che cosa spiega questa attitudine di Francesco, che riesce a lodare sempre? il suo segreto è la fede in un Dio che è ‘il bene, ogni bene, il sommo bene, che solo è buono’: solo tale fede può spiegare questa lode costante, che riconosce che da Dio tutto proviene e che a Lui restituisce ogni bene, nel rendimento di grazie e nella lode”.

Infine il vescovo di Assisi – Nocera Umbra e Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino ha concluso la celebrazione ricordando che le due ultime strofe del Cantico siano state concepite in Episcopio dove Francesco era ospite del vescovo Guido II: “La fatica del perdono: comandamento difficile ma sotto lo sguardo di Francesco, avviene il miracolo. Un vescovo e un podestà che sono in lite, spingendo la città stessa ad una ennesima guerra intestina, si riabbracciano: la grazia di Dio, propiziata da Francesco, fa cose davvero straordinarie. Questo miracolo di pace è anche il grande messaggio che ispira l’intero cantico”.

Commentando la giornata di sabato scorso il ministro della Provincia dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, fra Francesco Piloni, ha sottolineato che nel cantico francescano tutto è grazia: “Talvolta nel parlare del Cantico ci dimentichiamo di un dettaglio importantissimo ma che sta alla genesi dello scritto, e che ne svela la potenza: Francesco è cieco quando lo compone. Già malato, la sua vista esteriore ormai è scomparsa, ma la luce interiore gli fa vedere tutto come presenza, come traccia di Dio, e tutto gli rimanda il significato della presenza dell’Altissimo. Francesco vede tutto con gli occhi di Dio”.

E’ stato un invito ad essere figli della lode: “Ogni cristiano che celebra la liturgia delle ore inizia la sua preghiera con le lodi. La preghiera di lode è la preghiera di chi vuole prima di tutto riconoscere la positività della vita, il valore che va oltre ogni afflizione che ci può soffocare. La lode ci ricorda che tutto è un dono, tutto è grazia, tutto è possibilità.

Francesco ce lo dice da una condizione di infermo, in una notte tribolata, in una notte travagliata: lui passa dal travaglio alla lode, perché la lode è la potenza di una relazione da figli di Dio, certi di avere un Padre che è dalla nostra parte, ormai distanti dal veleno della negatività.

La lode ci sintonizza in modo corretto dandoci le giuste coordinate dentro il quale porci. Francesco fino all’ultimo, con tutte le fatiche degli ultimi suoi sei anni, ci racconta che noi siamo i figli della lode, che nasciamo da un Dio che quando ci guarda vede che tutto è molto buono, e loda per quelle creature che sono nate dal suo cuore innamorato”.

(Foto: OFM)

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