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Papa Leone XIV invita a preparare la Pasqua
“Ricorre oggi l’ottantesimo anniversario del bombardamento atomico della città giapponese di Hiroshima, e fra tre giorni ricorderemo quello di Nagasaki. Desidero assicurare la mia preghiera per tutti coloro che ne hanno subito gli effetti fisici, psicologici e sociali. Nonostante il passare degli anni, quei tragici avvenimenti costituiscono un monito universale contro la devastazione causata dalle guerre e, in particolare, dalle armi nucleari. Auspico che nel mondo contemporaneo, segnato da forti tensioni e sanguinosi conflitti, l’illusoria sicurezza basata sulla minaccia della reciproca distruzione ceda il passo agli strumenti della giustizia, alla pratica del dialogo, alla fiducia nella fraternità”: anche oggi al termine dell’udienza generale, dopo il messaggio inviato ieri, papa Leone XIV ha ricordato l’80^anniversario dei bombardamenti atomici sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, rivolgendo un appello alla comunità internazionale per la pace.
Mentre nell’udienza generale papa Leone XIV, sempre proseguendo il ciclo giubilare ‘Gesù Cristo nostra speranza’, ha iniziato un ciclo di catechesi dedicate al mistero della passione, morte e risurrezione, riflettendo sulla preparazione della Pasqua chiesta da Gesù ai discepoli dal Vangelo di Marco: “E’ una domanda pratica, ma anche carica di attesa. I discepoli intuiscono che sta per avvenire qualcosa di importante, ma non ne conoscono i dettagli. La risposta di Gesù sembra quasi un enigma: ‘Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua’. I dettagli si fanno simbolici: un uomo che porta una brocca (gesto solitamente femminile in quell’epoca), una sala al piano superiore già pronta, un padrone di casa sconosciuto”.
La minuziosa descrizione è segno dell’amore di Gesù verso gli apostoli: “E’ come se ogni cosa fosse stata predisposta in anticipo. In effetti è proprio così. In questo episodio, il Vangelo ci rivela che l’amore non è frutto del caso, ma di una scelta consapevole. Non si tratta di una semplice reazione, ma di una decisione che richiede preparazione. Gesù non affronta la sua passione per fatalità, ma per fedeltà a un cammino accolto e percorso con libertà e cura. E’ questo che ci consola: sapere che il dono della sua vita nasce da un’intenzione profonda, non da un impulso improvviso”.
Ed anche la ‘sala pronta’ indica la cura dei particolari per rendere bella l’accoglienza: “Quella ‘sala al piano superiore già pronta’ ci dice che Dio ci precede sempre. Ancor prima che ci rendiamo conto di avere bisogno di accoglienza, il Signore ha già preparato per noi uno spazio dove riconoscerci e sentirci suoi amici. Questo luogo è, in fondo, il nostro cuore: una ‘stanza’ che può sembrare vuota, ma che attende solo di essere riconosciuta, colmata e custodita”.
Però, nonostante che sia tutto pronto, Gesù chiede agli apostoli collaborazione: “La Pasqua, che i discepoli devono preparare, è in realtà già pronta nel cuore di Gesù. È Lui che ha pensato tutto, disposto tutto, deciso tutto. Tuttavia, chiede ai suoi amici di fare la loro parte. Questo ci insegna qualcosa di essenziale per la nostra vita spirituale: la grazia non elimina la nostra libertà, ma la risveglia. Il dono di Dio non annulla la nostra responsabilità, ma la rende feconda”.
Gesù propone la stessa cosa oggi nell’Eucarestia: “Non si tratta solo della liturgia, ma della nostra disponibilità a entrare in un gesto che ci supera. L’Eucaristia non si celebra soltanto sull’altare, ma anche nella quotidianità, dove è possibile vivere ogni cosa come offerta e rendimento di grazie. Prepararsi a celebrare questo rendimento di grazie non significa fare di più, ma lasciare spazio. Significa togliere ciò che ingombra, abbassare le pretese, smettere di coltivare aspettative irreali”.
Il papa ha sottolineato che i preparativi sono necessari per un incontro: “Troppo spesso, infatti, confondiamo i preparativi con le illusioni. Le illusioni ci distraggono, i preparativi ci orientano. Le illusioni cercano un risultato, i preparativi rendono possibile un incontro. L’amore vero (ci ricorda il Vangelo) si dà prima ancora che venga ricambiato. È un dono anticipato. Non si fonda su ciò che riceve, ma su ciò che desidera offrire. È ciò che Gesù ha vissuto con i suoi: mentre loro ancora non capivano, mentre uno stava per tradirlo e un altro per rinnegarlo, Lui preparava per tutti una cena di comunione”.
Perciò il papa ha invitato a vivere la Pasqua nella vita: “Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo invitati a ‘preparare la Pasqua’ del Signore. Non solo quella liturgica: anche quella della nostra vita. Ogni gesto di disponibilità, ogni atto gratuito, ogni perdono offerto in anticipo, ogni fatica accolta pazientemente è un modo per preparare un luogo dove Dio può abitare. Possiamo allora chiederci: quali spazi nella mia vita ho bisogno di riordinare perché siano pronti ad accogliere il Signore? Cosa significa per me oggi ‘preparare’? Forse rinunciare a una pretesa, smettere di aspettare che l’altro cambi, fare il primo passo. Forse ascoltare di più, agire di meno, o imparare a fidarmi di ciò che già è stato predisposto”.
E preparando si scoprono i segni: “Se accogliamo l’invito a preparare il luogo della comunione con Dio e tra di noi, scopriamo di essere circondati da segni, incontri, parole che orientano verso quella sala, spaziosa e già pronta, in cui si celebra incessantemente il mistero di un amore infinito, che ci sostiene e che sempre ci precede. Che il Signore ci conceda di essere umili preparatori della sua presenza. Ed, in questa disponibilità quotidiana, cresca anche in noi quella fiducia serena che ci permette di affrontare ogni cosa con il cuore libero. Perché dove l’amore è stato preparato, la vita può davvero fiorire”.
(Foto: Santa Sede)
6 agosto: due uomini per la pace
“La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana di oggi e di domani”: così disse papa Francesco a Nagasaki durante il viaggio apostolico in Giappone e Thailandia nel 2019.



























