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Mons. Pighin: un manuale per conciliare scienza e teologia

Nei scorsi mesi è uscita in libreria una nuova opera di mons. Bruno Fabio Pighin, professore ordinario della Facoltà di Diritto Canonico di Venezia e di bioetica nello Studio Teologico in Pordenone, consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede, dedicata alla bioetica teologica, ‘Bioetica teologica. Manuale di sintesi globale’, che affronta le ‘questioni più scottanti sulla vita umana:dalla procreazione artificiale alla maternità surrogata, all’ingegneria genetica alla piaga dell’aborto, dalla sterilizzazione al cambio di sesso, dal trapianto di organi all’uso delle cellule staminali, dall’eutanasia al suicidio ‘assistito, dall’omicidio agli orrori delle guerre, dalla legittima difesa alla pena di morte’.

Il primo capitolo costituisce il grande portale di accesso a tutta la trattazione successiva perché si trovano descritti, in forma chiara e documentata, i principi fondativi della bioetica teologica. Gli altri 15 capitoli scandiscono le tematiche inerenti alla vita umana. Non solo un manuale su temi bioetici, già difficili per i complessi rapporti tra medicina, etica e diritto, ma anche sulla scienza teologica, ambito del sapere non meno articolato, perché richiede competenze sulla Bibbia, sulla storia della Chiesa, sulle correnti filosofiche e le dottrine sociali, sul diritto canonico ed ecclesiastico, sul vasto tesoro del magistero della Chiesa:

“L´idea di realizzare una sintesi globale sulla bioetica teologica mi è sorta più di 20 anni fa. Mi fu suggerita dall´editrice Edb di Bologna, la quale era interessata a una mia pubblicazione del genere. Da allora raccolsi molta documentazione aggiornandola continuamente al progresso biomedico e agli sviluppi psicosociali e giuridici. Gli interventi del papa mi hanno stimolato a portarla a termine. E’ noto, infatti, l´assillo del pontefice per le questioni bioetiche. Egli invoca continuamente la fine dei sanguinosi conflitti bellici che stanno provocando orrendi massacri. Ripete con insistenza che ogni guerra tra popoli è una sconfitta per tutti. Ricorda pure altre guerre più subdole che causano un numero spaventoso di vittime nel mondo”.

Perché un libro che tratta la bioetica dal lato teologico?

“Ho inteso colmare un vuoto nella bibliografia in materia, che è abbondantissima, ma spesso è datata, parcellare e priva di sistematicità. La nuova opera fornisce una sintesi aggiornata e globale, come è precisato dal suo sottotitolo. E’ una specie di ‘mosaico’ unitario che evita il rischio di presentare temi scollati tra loro. Perciò la pubblicazione assume la veste di ‘manuale’ che affronta in forma critica la riflessione sull’intero arco della vita umana: la problematica alla sua origine, la cura della salute e delle malattie e il dramma del fine-vita terrena”.

Teologia e bioetica: quali sono i punti di ‘contatto’?

“La bioetica non è chiusa in sé stessa. Per sua natura, ha un carattere interdisciplinare e transculturale, oggi spesso trascurato, perché viene privilegiata la specializzazione spinta a scapito dei molti aspetti nel quadro generale della vita. Il nuovo volume gode di una originalità in direzione opposta: riflette sulla persona dal suo concepimento alla sua morte naturale mettendo in dialogo le scienze biomediche con le norme giuridiche italiane e internazionale, le risultanze socioculturali con le risonanze psicologiche.

Questo ampio respiro viene sempre illuminato dalla fede cristiana che offre un apporto enorme ed insostituibile. I punti di contatto tra teologia e bioetica sono tantissimi, perché emergono dal loro rapporto intrinseco. Basti pensare ai seguenti principi che innervano la trattazione: il rispetto per la dignità assoluta della persona che trascende l’orizzonte terreno; la gestione responsabile di sé di fronte alla propria coscienza e a Dio; la solidarietà umana e cristiana nella famiglia universale”.

E’ possibile tutelare la vita di fronte alle scoperte scientifiche?

“I progressi della biomedicina vanno considerati con grande favore per i singoli e per l’umanità. Consentono di sostituire organi malati con il trapianto. La nuova era della genetica e quella delle cellule staminali aprono orizzonti di vita prima insperati. Tuttavia gli interventi tecnologici d’avanguardia e non possono essere utilizzatati in forma ambivalente, talvolta a sfregio della dignità assoluta della persona umana. Inoltre, ogni conquista biomedica va incontro alla sicura sconfitta della morte. Questa viene spesso esorcizzata ignorando l’esigenza del paziente inguaribile in condizioni critiche di essere accompagnato con le ‘cure palliative’, senza renderlo bersaglio dell’accanimento terapeutico o porlo sulla china dell’eutanasia e del suicidio assistito, che rappresentano una sconfitta per tutti”.  

Ragione e rivelazione cristiana sono ‘inconciliabili’?

“Le conquiste della ragione sono un bene essenziale. Esse però pongono interrogativi ai quali non riescono a dare una risposta, che la rivelazione offre in abbondanza, senza sostituirsi alla scienza, ma stabilendo con essa un’alleanza. In ambito bioetico la fede cristiana scongiura la caduta in catastrofi, come sono i conflitti bellici tra popoli. Ma ci sono pure altre ‘guerre’ più subdole da evitare. Assumono vari nomi: aborto e omicidio volontari, incidenti stradali e infortuni sul lavoro, eutanasia e suicidio, pena capitale ed eventi climatici disastrosi, favoriti da politiche dissennate. E’ innegabile quindi l’apporto della fede per la vita delle persone e dell’intera umanità”. 

Dalla filosofia (classica) alla politica: ‘Le serate di San Pietroburgo, oggi’. La collana demaistriana sarà presentata domani pomeriggio a Roma

La collana di saggistica “Le serate di san Pietroburgo, oggi”, a cura del giornalista e saggista Giuseppe Brienza, s’inserisce nel solco ideale della più nota opera del filosofo cattolico Joseph de Maistre (1753-1821) “Le serate di San Pietroburgo, o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza” (1821). Con intento divulgativo e la Presentazione del politologo francese Alain de Benoist, il terzo volume appena pubblicato per le Edizioni Solfanelli (Chieti 2025, pp. 182, € 15) ha come sottotitolo “Proposte, autori, idee e battaglie per le culture avverse” e sarà presentato domani pomeriggio, a partire dalle ore 17.30, nella Libreria-Caffè Letterario Horafelix di Roma (via Reggio Emilia 89), alla presenza del curatore, dell’editore Marco Solfanelli, del giornalista storico Pierangelo Maurizio e di Alain de Benoist in videocollegamento dalla Francia.

L’opera, suddivisa in 10 aree tematiche (dalla Bioetica alla Famiglia – educazione – scuola,  dal Conservatorismo, Europa e Occidente a Italia: storia politica e identità culturale e Santi per il XXI secolo) contiene 40 contributi, firmati oltre che dallo stesso Brienza da studiosi cattolici di esperienza come Andrea Bartelloni, don Gian Maria Comolli, Raffaele Iannuzzi, Matteo Orlando, Enrico Pagano, Andrea Rossi, Mino Russo, Vincenzo Silvestrelli, p. Enzo Vitale icms e suor Daniela Del Gaudio, direttrice dell’Osservatorio sulle apparizioni e i fenomeni mistici dellaPAMI (Pontificia Academia Mariana Internationalis). Per scorrere l’Indice completo del volume si può cliccare QUI.

Legato alla sua epoca – il periodo dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese – il testo ottocentesco di Joseph de Maistre al quale si ispira il libro a cura di Brienza è ancora d’interesse in quanto affronta problemi sociali perenni come ad esempio: perché la giustizia non si afferma fra gli uomini? come nasce e quali caratteristiche dovrebbe avere la Costituzione di uno Stato? come nasce e si consolida una istituzione politica? che cosa fa sì che una legge sia buona?

Durante la Rivoluzione del 1789, per la prima volta nella storia, l’élite di una nazione aveva cercato di rifondare la società a tavolino, fino a cambiare il calendario e imporre un irrealistico “culto della Ragione”. Contro tale approccio che oggi diremmo woke il conte de Maistre ricorda alcune verità. Anzitutto che la storia propria a ciascuna nazione è un percorso al di fuori dalla portata degli uomini, i quali possono certamente intervenire tramite la propria libertà, ma sempre all’interno di dati di fatto – storici, culturali, economici, geografici etc. -, che richiamano il concetto di governo temporale della Provvidenza divina, che guida le nazioni e interagisce con le azioni umane armonizzandole e conducendole al Fine ultimo.

Negli intervalli nei quali il delirio di onnipotenza rivoluzionario è imposto prescindendo da Dio non si ottengono che disastri, come scrive de Maistre: «l’uomo, in rapporto al suo Creatore, è sublime e la sua azione creatrice: al contrario, non appena si separa da Dio e agisce solo, non cessa di essere potente, poiché questo è un privilegio della sua natura; ma la sua azione è negativa e non ha altro esito che la distruzione».

Dopo oltre due secoli di bagni di sangue perpetrati per «distruggere tutto, per ricostruire tutto», senza Dio o contro Dio, l’approccio filosofico del conte savoiardo meriterebbe quindi ben più attenzione di quanta, pur con lodevoli eccezioni, abbia finora ottenuto.

I Centri Aiuto alla Vita compiono 50 anni: a colloquio con Marina Casini

Oggi i volontari del Movimento per la Vita hanno festeggiato la loro festa con un messaggio di papa Francesco letto dal card. Pietro Parolin, segretario di stato, in occasione dei 50 anni dalla nascita del primo Centro aiuto alla vita, a Firenze: lo ha annunciato la presidente nazionale del Movimento per la vita, dott.ssa Marina Casini, docente di ‘Bioetica e Biodiritto’ presso la sezione di Bioetica e Medical Humanities dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Roma, nello scorso novembre al convegno nazionale di Mogliano Veneto:

“Ci sono momenti e ricorrenze che hanno una forza espansiva tale da non coinvolgere soltanto i diretti interessati, ma (come in questo caso) un intero popolo: il popolo della vita. Mezzo secolo fa fu gettato il primo seme a Firenze, e da lì è partita un’avventura straordinaria (un vero e proprio movimento per la vita!) che in questi dieci lustri ha scritto pagine di luce nel libro della storia attraversato dalle oscurità di una cultura generatrice di morte”.

Quindi i Centri Aiuto alla Vita compiono 50 anni: quale aiuto offrono e come operano?

“Tutto quello di cui c’è bisogno. Accoglienza, ascolto, condivisione, sostegno, amicizia sono le parole chiave dell’attività dei CAV i cui programma sin dal 1975 è: ‘le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà’. E’ stato scritto dal sociologo Giuliano Guzzo che ‘il servizio alla vita nascente offerto dal Movimento per la Vita tramite i Centri, le Case d’Accoglienza  Sos Vita e progetto Gemma è qualcosa di semplicemente grandioso, senza pari per bellezza e valore e, soprattutto, fondamentale per salvare, nel vero autentico e non retorico della parola, decine di migliaia di vite’.

E papa Francesco ricevendo il Direttivo del Movimento per la Vita Italiano, il 2 febbraio 2019, disse: ‘dinanzi a varie forme di minacce alla vita umana, vi siete accostati alle fragilità del prossimo, vi siete dati da fare affinché nella società non siano esclusi e scartati quanti vivono in condizioni di precarietà. Mediante l’opera capillare dei Centri di Aiuto alla Vita, diffusi in tutta Italia, siete stati occasione di speranza e di rinascita per tante persone’.

Questo solo per dare una idea dell’importanza e della bellezza di questo volontariato appassionato e non appariscente come è stato detto. In sostanza si tratta di stare accanto alle donne che si trovano di fronte a una gravidanza problematica o inattesa, offrendo una reale prevenzione dell’aborto a concepimento avvenuto. Questa prevenzione si realizza mediante la condivisione delle difficoltà, la rimozione delle cause, l’offerta di alternative, la liberazione dai condizionamenti che spingono la donna a non far nascere il figlio. E purtroppo i condizionamenti e le pressioni che soffocano la libertà di accogliere il figlio. Quante donne parlano di ‘costrizione’ all’aborto! E quanta libertà viene conquistata dalla donna quando lei stessa (accolta, mai giudicata, sostenuta ed accompagnata) dice ‘sì’ al suo bambino o alla sua bambina!”

In quale modo il CAV può offrire ‘libertà’ alla madre?

“Ci sono testimonianze bellissime a riguardo. Il motore di questo volontariato è questo abbraccio che viene rivolto contemporaneamente alla mamma ed al bambino che porta in grembo. Lo sguardo del cuore non è rivolto soltanto al figlio, ma anche alla madre. L’inabitazione dell’uno nell’altra determina una situazione del tutto irripetibile, per cui la vita del figlio è di fatto affidata, come mai in altri momenti, alla madre. Nessuno può difenderlo più di sua madre, ma è quasi impossibile salvarlo se la madre non vuole. La difficoltà della ‘prevenzione’ sta proprio in questo: che bisogna necessariamente passare attraverso la sua mente e il suo cuore. Nella mente e nel cuore di lei la nuova vita induce per lo più pensieri di gioia. Ma a volte essa pesa con l’ingombro insostenibile di problemi che sconvolgono programmi, ingigantiti dalla fantasia, resi angosciosi dal carattere improvviso dell’evento sopraggiunto, dalla scarsità del tempo a disposizione per riflettere, molto spesso nella solitudine.

Non esistono difficoltà materiali specie economico-sociali, che non possono essere vinte, ma la pressione dell’ambiente è talora così soverchiante che sembra impossibile per una donna già gravata da reali problemi resistervi. E’ appunto per restituire a lei la libertà insieme al coraggio dell’accoglienza che lo sguardo del cuore dei servizi alla vita deve riconoscere la donna come donna e la madre come madre penetrando così nella sua mente e nel suo cuore. Il rapporto non è di giudizio, ma di amicizia. Si tratta di salvare il figlio non contro di lei, ma con lei e per lei. La rete dei CAV protegge la vita nascente con il metodo della condivisione e del sostegno. Non ‘contro’, ma ‘per’; non in ‘antagonismo’, ma in ‘alleanza’; non accompagnamento generico, ma personalizzato.

Uno specifico stile di mitezza e discrezione, di rifiuto del giudizio sulle persone, di ottimismo, di empatia e di dialogo, di disponibilità e di fiducia, di valorizzazione di tutto ciò che è positivo anche nelle situazioni più complicate, caratterizza l’attività dei CAV. Per questo nei CAV si realizzano storie di amicizia che continuano dopo la nascita del bambino. Quello dei CAV è un volontariato culturalmente preparato, collegato ai servizi SOS Vita e Progetto Gemma, che vuole essere espressione di una intera comunità che accoglie rendendo un grande servizio alla società. Perché, infatti, non considerare questa esperienza un modello ripetibile su più larga scala come esperienza che tutta la società deve seguire”.

Suo padre fu fondatore del primo Centro Aiuto alla Vita: quanto è stato importante Carlo Casini per la trasmissione della cultura della vita?

“Direi che il suo contributo è stato senza dubbio fondamentale e lo è ancora. Anche su questo potremmo soffermarci a lungo. Il suo non è stato un impegno come un altro, un’attività tra le tante, ma una vera e propria vocazione, una missione, che si è sviluppata in più ambiti: giuridico, sociale, culturale, politico. Una vocazione profondamente animata da una forte spinta spirituale vissuta in comunione con santi come papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta. Basta conoscere la sua storia, leggere quanto lui ha scritto e le tante testimonianze che sono state scritte su di lui e che continuano ad arrivare; basta ripercorrere le tappe del suo totalizzante impegno, chiamare a raccolta le numerose iniziative che per decenni ha promosso in Italia e in Europa. Il tutto sempre con positività, propositività, fiducia e speranza.

Sono in molti a ravvisare il carattere profetico del suo pensiero e delle sue opere. In effetti è evidente l’attualità dei suoi scritti, anche di quelli più datati.  Tra e tante cose che si potrebbero dire, sottolineo per esempio la sua convinzione che la questione del diritto alla vita non sia una questione periferica e di retroguardia ma centrale, fondamentale e di avanzamento per costruire un umanesimo sempre più pieno e più vero, come è spiegato molto bene nel suo libro intitolato ‘Vita nascente prima pietra del nuovo umanesimo’ (San Paolo 2016), tradotto in spagnolo lo scorso anno, che in qualche modo va a completare un altro suo basilare testo intitolato ‘Le cinque prove dell’esistenza dell’uomo. Alle radici della bioetica e della biopolitica’ (Edizioni San Paolo, 2010), tradotto in inglese un paio di anni fa.

Scriveva già nel 1979: ‘Ci occupiamo specificamente dell’aborto perché è in gioco la vita dell’uomo; ce ne occupiamo specificamente non per ignorare gli altri problemi umani ma, al contrario, perché non vogliamo annacquare la gravità del problema creandoci degli alibi con più vasti impegni puramente verbali. Tutto l’uomo, in tutto l’arco del suo sviluppo, però ci interessa, ma oggi la ricostruzione di una cultura che ponga al suo centro l’uomo trova sul tema dell’aborto il banco di prova, il luogo di verifica’. ‘Uno di noi, ha scritto molti anni dopo, non deve essere soltanto il nome di eventi esauriti, ma l’affermazione costante ed inesauribile della dignità umana proiettata verso il futuro’.

Ha vissuto tutta la sua totalizzante vocazione a difendere e promuovere la vita umana, amando ogni persona che incontrava ‘non si può essere per la vita, e quindi contro l’aborto, per amore dell’uomo, se non si ama ogni uomo’, diceva. Il 23 marzo 2025 saranno trascorsi 7 anni dalla sua nascita al Cielo. In questi anni gli sono state dedicate alcune trasmissioni televisive e radiofoniche, sono stati pubblicati numerosissimi interventi sparsi sui giornali e riviste e diversi libri che lo riguardano. In particolare, ricordo la newsletter di Avvenire”.

Ci indica alcuni libri per favorire la conoscenza di questo testimone di impegno a favore della vita?

“Parto da quelli pubblicati dopo la sua nascita al Cielo, ricordando che il suo ultimo libro, bellissimo, recentemente tradotto in inglese, si intitola ‘La dimensione contemplativa nella difesa della vita umana’ (Edizioni Movimento per la Vita, 2019). Ecco, dunque, in ordine cronologico dal 2020 le varie pubblicazioni: il numero speciale di ‘Sì alla vita’ con moltissime testimonianze e fotografie (Edizioni Movimento per la Vita, 2020); Paola Binetti, Carlo Casini, amico e maestro (Edizioni Movimento per la Vita, 2020); Anna e Alberto Friso (a cura di), ‘Ecce homo… lo avete fatto a me’ (Edizioni Movimento per la Vita, 2020); Renzo Agasso (a cura di), ‘Sperare contro ogni speranza’ (Edizioni Movimento per la Vita, 2021); Marina Casini-Domenico Mugnaini (a cura di), ‘Il pensiero e l’azione di Carlo Casini nelle pagine di Toscana Oggi dal 1979 al 2016: articoli, interviste, riflessioni’ (Edizioni Toscana Oggi, 2021), Stefano Stimamiglio (a cura di), ‘Guardando con fiducia al futuro. In preghiera con Carlo Casini’ (Edizioni Toscana Oggi, 2021); Carlo Casini, ‘Per ritrovare speranza. La Giornata per la vita: il concepito è uno di noi, Vol. 1 e Vol. 2’, a cura di Marina Casini, Elisabetta Pittino, Giovanna Sedda (Edizioni Movimento per la Vita 2022); Marco Caponi (a cura di), ‘Un pensiero di Carlo’ (Edizioni Movimento per la Vita, 2022); Unione Giuristi Cattolici Italiani-Prato (a cura di), ‘Il pensiero giuridico di Carlo Casini. Il diritto alla vita, il diritto per la vita’ (Edizioni Toscana Oggi, 2023); Stefano Stimamiglio intervista Marina Casini, ‘Carlo Casini. Storia privata di un testimone del nostro tempo’ (Edizioni San Paolo, 2023); Francesco Ognibene (a cura di), ‘Di un Amore Infinito possiamo fidarci. Carlo Casini testimone profeta padre’ (Edizioni Cantagalli, 2023); Aldo Bova-Marina Casini, ‘Carlo Casini, testimone di misericordia’ (Organizzazione e Assistenza Editoriale Center Comunicazione e Congressi, 2023); Marco Caponi (a cura di), ‘Un pensiero di Carlo, Introduzioni e meditazioni per il Rosario del 23 – marzo 2022-febbraio 2023’, (Edizioni Movimento per la Vita, 2023); ‘Carlo Casini, La cultura della vita. Quarant’anni di pensiero per il rinnovamento della società’, a cura di Marina Casini (Edizioni Ares, 2023); ‘Carlo Casini, Lettere al popolo della vita, vol. 1’, a cura di Elisabetta Pittino e Soemia Sibillo (Edizioni Movimento per la Vita, 2024); Anna e Alberto Friso, ‘Percorsi in sintonia. Carlo Casini e il Movimento dei Focolari’ (Cantagalli, 2024); Carlo Casini, ‘Uno di noi. La persona al centro dell’Europa’, a cura di M. Casini, G. Grande, E. Pittino, S. Sibillo (Edizioni Movimento per la Vita, 2024). Altre pubblicazioni sono in cantiere”.

Quali altre iniziative legate a Carlo Casini sono in corso?

“A parte qualche iniziativa locale o qualche convegno, sono ad oggi principalmente due le iniziative principali. Dal 2021 ogni 23 del mese un nutrito gruppo di persone si ritrova a pregare online il ‘Rosario del 23 con e per Carlo Casini’. Il coordinatore è Marco Caponi che tutti i mesi organizza e prepara con cura questo momento di preghiera. Chi desidera partecipare può inviare una mail a: rosariodel23concarlo@gmail.com. Giorgio Medici con tanta dedizione segue gli aspetti tecnici del collegamento. Nel 2023 è nata la rete ‘Amici di Carlo Casini’, coordinata da Anna e Alberto Friso, una coppia di coniugi in gamba, motivati e pieni di entusiasmo, che ha conosciuto il babbo fin dagli anni Ottanta e che fa parte del Movimento dei Focolari. La porta è aperta e chi è interessato può scrivere a: amicidicarlocasini@gmail.com.

Il card. Giovanni Battista Re, incoraggiando la Rete ad andare avanti, ha scritto: ‘Quanto egli ha fatto in questo campo è un messaggio che non può cadere nell’oblio ed è una eredità che sprona all’impegno per l’accoglienza e la cura del bambino nella fase prenatale e della sua mamma. Il coraggio e la coerenza di Carlo Casini devono restare una guida. Il patrimonio intellettuale e spirituale che egli ha lasciato è prezioso’. Il 2 marzo 2024 la ‘Rete Amici di Carlo Casini’, in collaborazione con il Movimento per la Vita Italiano ha organizzato a Firenze una bellissima giornata di spiritualità dal tema: ‘In cammino con Carlo Casini. Giornata di spiritualità alla luce della sua testimonianza’ e quest’anno la giornata di spiritualità di svolgerà il 22 marzo a Roma presso l’Università Cattolica. Per iscriversi il rinvio è alla mail amicidicarlocasini@gmail.com alla quale fa riferimento anche l’associazione ‘Amici di Carlo Casini’, costituita il 9 luglio 2024”.

(Tratto da Aci Stampa)

‘Dignitas infinita’: il magistero della Chiesa per la tutela della dignità umana

“Nel Congresso del 15 marzo del 2019, l’allora Congregazione per la Dottrina della Fede decise di avviare ‘la redazione di un testo evidenziando l’imprescindibilità del concetto di dignità della persona umana all’interno dell’antropologia cristiana e illustrando la portata e le implicazioni benefiche a livello sociale, politico ed economico, tenendo conto degli ultimi sviluppi del tema nell’ambito accademico e delle sue ambivalenti comprensioni nel contesto odierno’.

Un primo progetto al riguardo, elaborato con l’aiuto di alcuni Esperti nel corso dell’anno 2019, venne ritenuto insoddisfacente da una Consulta ristretta della Congregazione, svoltasi l’8 ottobre dello stesso anno. Si procedette ad elaborare ex novo un’altra bozza del testo da parte dell’Ufficio Dottrinale, sulla base del contributo di diversi Esperti. La bozza venne presentata e discussa da una Consulta ristretta svoltasi il 4 ottobre del 2021. Nel gennaio 2022 la nuova bozza fu presentata nella Sessione Plenaria della Congregazione, durante la quale i Membri hanno provveduto ad abbreviare e semplificare il testo”.

Con queste parole introduttive il prefetto del dicastero per la Dottrina della Fede, card. Victor Manuel Fernandez, ha firmato la dichiarazione ‘Dignitas infinita’, che ricorda il 75^ anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, riaffermando ‘l’imprescindibilità del concetto di dignità della persona umana all’interno dell’antropologia cristiana’, dopo un lavoro durato cinque anni di lavoro con l’inclusione di alcuni temi portanti del recente magistero pontificio che affiancano quelli bioetici: violazioni della dignità umana, aborto, eutanasia, maternità surrogata, guerra, povertà, migranti, tratta delle persone, superando la dicotomia esistente tra chi guarda in modo esclusivo nella difesa della vita nascente o morente, e tra chi si concentra sulla difesa dei poveri e dei migranti.

Infatti nell’introduzione si richiama la definizione di persona: “Giova qui, infine, ricordare che la definizione classica della persona come ‘sostanza individuale di natura razionale’ esplicita il fondamento della sua dignità. Infatti, in quanto ‘sostanza individuale’, la persona gode della dignità ontologica (cioè a livello metafisico dell’essere stesso): essa è un soggetto che, ricevendo da Dio l’esistenza, ‘sussiste’, vale a dire esercita l’esistenza in modo autonomo. La parola ‘razionale’ comprende in realtà tutte le capacità di un essere umano: sia quella di conoscere e comprendere che quella di volere, amare, scegliere, desiderare”.

Ed il ‘razionale’ non costituisce un pericolo per la ‘natura’: “Il termine ‘razionale’ comprende poi anche tutte le capacità corporee intimamente collegate a quelle sopradette. L’espressione ‘natura’ indica le condizioni proprie dell’essere umano che rendono possibili le varie operazioni ed esperienze che lo caratterizzano: la natura è il ‘principio dell’agire’. L’essere umano non crea la sua natura; la possiede come un dono ricevuto e può coltivare, sviluppare e arricchire le proprie capacità. Nell’esercitare la propria libertà per coltivare le ricchezze della propria natura, la persona umana si costruisce nel tempo.

Anche se, a causa di vari limiti o condizioni, non è in grado di mettere in atto queste capacità, la persona sussiste sempre come ‘sostanza individuale’ con tutta la sua inalienabile dignità. Questo si verifica, per esempio, in un bambino non ancora nato, in una persona priva di sensi, in un anziano in agonia”.  

Dopo un breve excursus nel tempo il documento ha evidenziato il concetto di dignità: “Per chiarire meglio il concetto di dignità, è importante segnalare che la dignità non viene concessa alla persona da altri esseri umani, a partire da determinate sue doti e qualità, in modo che potrebbe essere eventualmente ritirata.

Se la dignità fosse concessa alla persona da altri esseri umani, allora essa si darebbe in modo condizionato e alienabile, e lo stesso significato di dignità (per quanto meritevole di grande rispetto) rimarrebbe esposto al rischio di essere abolito. In realtà, la dignità è intrinseca alla persona, non conferita a posteriori, previa ad ogni riconoscimento e non può essere perduta. Di conseguenza, tutti gli esseri umani possiedono la medesima ed intrinseca dignità, indipendentemente dal fatto che siano in grado o meno di esprimerla adeguatamente”.

Anche il magistero della Chiesa ha apportato un contributo alla definizione di dignità: “Lo stesso magistero ecclesiale ha maturato con sempre maggior compiutezza il significato di tale dignità, unitamente alle esigenze ed alle implicazioni ad esso connesse, giungendo alla consapevolezza che la dignità di ogni essere umano è tale al di là di ogni circostanza…

Questo principio nuovo nella storia umana, per cui l’essere umano è tanto più ‘degno’ di rispetto e di amore quanto più è debole, misero e sofferente, fino a perdere la stessa ‘figura’ umana, ha cambiato il volto del mondo, dando vita a istituzioni che si prendono cura delle persone che si trovano in condizioni disagiate: i neonati abbandonati, gli orfani, gli anziani lasciati soli, i malati mentali, le persone affette da malattie incurabili o con gravi malformazioni, coloro che vivono per strada”.

Quindi il documento del dicastero invita a non abusare della parola ‘dignità umana’: “… il concetto di dignità umana, a volte, viene usato in modo abusivo anche per giustificare una moltiplicazione arbitraria di nuovi diritti, molti dei quali spesso in contrasto con quelli originalmente definiti e non di rado posti in contrasto con il diritto fondamentale della vita, come se si dovesse garantire la capacità di esprimere e di realizzare ogni preferenza individuale o desiderio soggettivo. La dignità s’identifica allora con una libertà isolata ed individualistica, che pretende di imporre come ‘diritti’, garantiti e finanziati dalla collettività, alcuni desideri e alcune propensioni che sono soggettivi”.

La dignità umana si fonda su diritti e doveri: “Ma la dignità umana non può essere basata su standard meramente individuali né identificata con il solo benessere psicofisico dell’individuo. La difesa della dignità dell’essere umano è fondata, invece, su esigenze costitutive della natura umana, che non dipendono né dall’arbitrio individuale né dal riconoscimento sociale.

I doveri che scaturiscono dal riconoscimento della dignità dell’altro e i corrispondenti diritti che ne derivano hanno dunque un contenuto concreto ed oggettivo, fondato sulla comune natura umana. Senza un tale riferimento oggettivo, il concetto di dignità viene di fatto assoggettato ai più diversi arbitrii, nonché agli interessi di potere”.

Quindi è ripresa la concezione di dignità umana, che si fonda sulla libertà, come ha enucleato san Giovanni Paolo II: “La dignità umana, alla luce del carattere relazionale della persona, aiuta a superare la prospettiva riduttiva di una libertà autoreferenziale e individualistica, che pretende di creare i propri valori a prescindere dalle norme obiettive del bene e dal rapporto con gli altri esseri viventi.

Sempre più spesso, infatti, vi è il rischio di limitare la dignità umana alla capacità di decidere discrezionalmente di sé e del proprio destino, indipendentemente da quello degli altri, senza tener presente l’appartenenza alla comunità umana. In tale comprensione errata della libertà, i doveri e i diritti non possono essere mutuamente riconosciuti di modo che ci si prenda cura gli uni degli altri”.

Quindi la libertà è indispensabile: “Si tratta di una liberazione che dal cuore delle singole persone è chiamata a diffondersi e a manifestare la sua forza umanizzante in tutte le relazioni. La libertà è un dono meraviglioso di Dio. Anche quando ci attira con la sua grazia, Dio lo fa in modo tale che mai la nostra libertà sia violata.

Sarebbe pertanto un grave errore pensare che, lontani da Dio e dal suo aiuto, possiamo essere più liberi e di conseguenza sentirci più degni. Sganciata dal suo Creatore, la nostra libertà non potrà che indebolirsi e oscurarsi. Lo stesso succede se la libertà si immagina come indipendente da ogni riferimento che non sia se stessa e avverte ogni rapporto con una verità precedente come una minaccia. Di conseguenza, anche il rispetto della libertà e della dignità degli altri verrà meno”.

Il documento si conclude con un ‘forte’ richiamo al rispetto della dignità umana, condannando tutte le violenze contro di essa con un invito agli Stati di difenderla e tutelarla: “E’ in questo spirito che, con la presente Dichiarazione, la Chiesa ardentemente esorta a porre il rispetto della dignità della persona umana al di là di ogni circostanza al centro dell’impegno per il bene comune e di ogni ordinamento giuridico.

Il rispetto della dignità di ciascuno e di tutti è, infatti, la base imprescindibile per l’esistenza stessa di ogni società che si pretende fondata sul giusto diritto e non sulla forza del potere. Sulla base del riconoscimento della dignità umana si sostengono i diritti umani fondamentali, che precedono e fondano ogni civile convivenza…

Anche oggi, davanti a tante violazioni della dignità umana che minacciano seriamente il futuro dell’umanità, la Chiesa incoraggia la promozione della dignità di ogni persona umana quali che siano le sue qualità fisiche, psichiche, culturali, sociali e religiose. Lo fa con speranza, certa della forza che scaturisce dal Cristo risorto, il quale ha rivelato in pienezza la dignità integrale di ogni uomo e di ogni donna”.

(Foto: Vatican News)

La Chiesa polacca chiede di valutare gli effetti collaterali dei vaccini

I vaccini di AstraZeneca e di Johnson & Johnson stanno facendo molto discutere in queste settimane e molti Paesi sono divisi tra la preoccupazione dei possibili effetti collaterali dei due suddetti trattamenti e la paura di non riuscire a vaccinare la popolazione in tempi brevi. E pongono anche molti interrogativi, come ha scritto nel documento della conferenza episcopale polacca il presidente dell’equipe di esperi di bioetica, mons. Józef Wróbel SCJ.

Chiesa: rispetto per la vita

Qualche giorno fa la Pontificia Accademia per la Vita ha espresso un giudizio molto critico sulle linee guida diffuse il 13 agosto dal ministro della Salute, Roberto Speranza, sull’interruzione volontaria di gravidanza: le due novità rispetto alle regole del 2010 (la somministrazione in day hospital e l’estensione del limite di utilizzo dalla settima alla nona settimana di gestazione) vanno ‘nella direzione di un più forte confinamento nella sfera privata di un gesto di grande rilevanza emotiva, sociale e morale’, contenuti nella ‘Nota a proposito dell’annuncio di nuove linee guida sull’aborto farmacologico in Italia’.

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