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L’eredità di Ennio Flaiano: come ha cambiato il modo di raccontare Roma

Nell’ambito della formazione professionale dedicata dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio al Giornalismo culturale si terrà giovedì prossimo, 17 luglio, a Roma, nei locali della Biblioteca Nazionale Centrale (BNCR) in viale Castro Pretorio 105, il corso dal titolo “L’eredità di Ennio Flaiano: come ha cambiato il modo di raccontare Roma”.

Realizzata in collaborazione con la Direzione Generale Biblioteche e diritto d’autore del Ministero della cultura (MiC), l’attività in questione è destinata esclusivamente a giornalisti professionisti o pubblicisti regolarmente iscritti all’Ordine ed avrà la durata di 4 ore (ore 9-13).

Il focus del corso sarà sul rapporto della figura prismatica e sempre attuale del giornalista, scrittore, sceneggiatore, critico teatrale e cinematografico con la città di Roma. Nato a Pescara nel 1910, infatti, Flaiano si trasferì nella Capitale da bambino, nel 1922, arrivando a considerare i ritmi, i protagonisti, la cultura e le bellezze della Città Eterna, nella quale morì nel 1972, come indissolubili nella sua vita non solo privata ma anche professionale e culturale.

Flaiano si distinse nel secondo dopoguerra nel panorama culturale e artistico in quasi ogni ambito. Con il suo sguardo acuto e lo stile sempre ironico, ha scritto per il Mondo di Mario Pannunzio (1910-1968), per il Corriere della Sera, l’Europeo e l’Espresso. Vinse il primo Premio Strega nel 1947 con il suo unico romanzo “Tempo di uccidere”, ma è stato autore di altre opere pubblicate sia in vita (“Una e una notte” del 1959, “Il gioco e il massacro” de 1970 e “Le ombre bianche” del 1972) sia postume, come ad esempio “La solitudine del satiro” (1973). Firmò come sceneggiatore anche i più importanti film del dopoguerra, tra cui “La dolce vita” e “Otto e mezzo” di Federico Fellini.

Roma lo ricorda in particolare per il testo teatrale “Un marziano a Roma”, con il quale gli scrittori che vogliono raccontare la capitale continuano a confrontarsi per la sua attualità, mentre la sua città natale dal 1973 lo omaggia ogni anno con il Premio Flaiano, uno dei riconoscimenti più importanti per la produzione di “fatti” letterari, teatrali, cinematografici e televisivi.

Scritto nel 1954 “Un marziano a Roma” racconta con surreale naturalezza il singolare quanto imprevisto atterraggio sulla terra, precisamente a Villa Borghese, di una aeronave da cui sbarcava un essere proveniente da Marte. A questo racconto poi, nel 1960, Flaiano fece seguire una più suggestiva versione teatrale edita dall’editore Einaudi.

Messo in scena per la prima volta con Vittorio Gassman protagonista, “Un marziano a Roma” venne accolto dal pubblico con fischi e pernacchie. Flaiano, pur nello stordimento di una circostanza così avversa riuscì a commentare con il suo stile sardonico e squisitamente anticonformista: «L’insuccesso mi ha dato alla testa».

Il corso organizzato alla BNCR dedicato a questo grande scrittore mittel-abruzzese che ha pienamente colto però il “segreto di Roma”, avrà come relatori – fra gli altri – lo sceneggiatore, produttore cinematografico e regista romano Enrico Vanzina, il giornalista e scrittore Fabio Isman e, infine, l’attore, sceneggiatore e assistente alla regia Fabrizio Corallo. L’iniziativa rientra in un ciclo di incontri di formazione, avviati nel 2023 dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Guido D’Ubaldo, ospitati nei luoghi stessi della cultura. Incontri che hanno avuto il valore aggiunto di riportare la formazione professionale nei musei, nelle biblioteche storiche e persino su molti set cinematografici.

La Biblioteca Apostolica compie 140 anni

Un’udienza speciale del Papa, al mattino, e nel pomeriggio un incontro dei docenti e degli allievi alla Pontificia Università Urbaniana. Sono i due momenti salienti con i quali lunedì 13 maggio si celebreranno due anniversari: i 140 anni della Scuola di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, creata da papa Leone XIII, e dei 90 anni della Scuola di Biblioteconomia, voluta da papa Pio XI, come ha sottolineato mons. Angelo Vincenzo Zani, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, presentando l’iniziativa nella presentazione della Biblioteca Apostolica:

“La Biblioteca Apostolica, creata da Niccolò V nel 1451, e l’Archivio da Paolo V nel 1610, sono i necessari ponti che connettono passato e futuro, esercitando quel servizio culturale che, per usare le parole dedicate da papa Francesco ad esse, permette di ‘tenere vive le radici’ e ‘coltivare la memoria’. Collocate all’interno delle due istituzioni, le scuole formano e qualificano professionisti dedicati alle preziose funzioni di salvaguardia, illustrazione, tutela, studio e valorizzazione dei documenti e materiali archivistici, seguendo il profilo di istituti di specializzazione post universitaria”.

In conclusione ha affermato l’efficacia di tali corsi: “Nel corso degli anni, una lunga schiera di qualificati paleografi, archivisti e bibliotecari, diplomati presso le due scuole, ha conseguito ruoli di rilievo in importanti istituzioni culturali di vari Paesi: si tratta di una significativa conferma dell’efficacia dei corsi e della loro elevata portata formativa, ma anche il risultato del loro progressivo adeguamento alle novità e alle istanze via via emerse nell’ambito della gestione dei beni librari e documentari.

Archivio e Biblioteca, attraverso professionalità qualificate, da luoghi di studio si fanno luoghi di trasmissione non solo di tesori unici, ma anche di conoscenze preziose, venute dalla consuetudine della cura e della valorizzazione di libri e carte, ma anche dal continuo dialogo con altre analoghe istituzioni”.

Mons. Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano e direttore della Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, ha raccontato di alcuni studiosi che erano abituati a frequentarla: “La Scuola non solo ha accolto molti di coloro che sono diventati famosi nel campo della ricerca storica, ma anche qualche celebre letterato.

La presenza di Carlo Emilio Gadda in Vaticano è ben nota: vi si trovava fin dal 1931 per via del suo impiego presso i Servizi tecnici del Vaticano come reggente della sezione tecnologica dell’Ufficio centrale. In tale veste allestì la centrale elettrica voluta da Pio XI. Meno noto è che nel 1936 Gadda si iscrisse alla Scuola e, seppure brevemente, frequentò i corsi di Archivistica e di Diplomatica.

Verosimilmente voleva prepararsi, con la consueta pignoleria, all’incarico di ricerca sulla Spina di Borgo che stava venendo demolita proprio in quegli anni e sulla quale era stata progettata una pubblicazione commemorativa. Quando il progetto dell’opuscolo sfumò, Gadda abbandonò il corso. La Scuola era citata ad esempio dal celebre Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo (pubblicato postumo nel 1958), quando presentava un sacerdote molto all’avanguardia”.

Infine don Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana e direttore della Scuola Vaticana di Biblioteconomia, ha descritto le discipline di insegnamento: “Ecco le discipline che attualmente vengono insegnate: Bibliografia e reference; Bibliologia; Biblioteca digitale; Il libro manoscritto antico, medievale e moderno; Ordinamento generale e servizi di Biblioteca; Conservazione e restauro del libro; Storia delle Biblioteche; Teoria e tecniche della catalogazione e della classificazione”.

Ed ha indicato le prospettive del bibliotecario: “Se guardiamo alle prospettive della Scuola, all’interno dello scenario socioculturale che è stato prima descritto, emerge anzitutto il fatto che la cura degli studi specialistici in scienze biblioteconomiche è un campo fertile in cui esercitare ‘l’interdisciplinarità forte’, esercitandosi ad una ‘visione d’insieme’…  

Il bibliotecario di oggi e domani sa dell’importanza della dimensione umanistica e della coltivazione della memoria, a servizio delle future generazioni; è un operatore di ‘diplomazia culturale’ in un clima di alta qualità relazionale e professionale. La Scuola contribuisce pertanto a farlo crescere in modo non riduttivo ma integrale, nella sua pluridimensionalità; infatti tanto più è grande il patrimonio librario di un’Istituzione, quanto più grande deve essere il ‘patrimonio umano’ di chi in essa vi opera”.

Don Bosco in terra d’Islam

‘Ah ecco… una casa che accoglie, una scuola che educa, una parrocchia che evangelizza, un cortile che coltiva amicizia!’ Sono i quattro pilastri del carisma salesiano. Ve li enumera con fare entusiasta padre Alex, salesiano spagnolo, settantenne con l’energia di un ventenne. Il suo sorriso deciso sembra ricordarvi la massima di don Bosco: ‘La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio. Dopo l’amore’. Padre Alex convinto vi aggiunge subito: ‘Tutti e quattro i pilastri si trovano qui, a Kenitra!’

Colsalvatico: un ‘giusto tra le Nazioni’ con la passione dell’umorismo

“Non riuscendo a vederne i limiti, neghiamo l’esistenza di Dio”: così scriveva negli anni ’60 Tullio Colsalvatico nel libro di aforismi ‘L’uomo, il tempo e l’amore’. Tullio Pascucci, nome anagrafico di Colsalvatico, nacque a Colvenale, tra Camporotondo e Tolentino (Mc), il 21 agosto 1901. Nel 1919 pubblicò presso la Tipografia Filelfo di Tolentino, con lo pseudonimo di Baronetto Sofia, la prima raccolta di prose e poesie alla quale negli anni successivi ne seguirono altre.

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