Tag Archives: Beatificazione
Quattro giovani frati francesi riconosciuti martiri dell’apostolato cattolico: beatificazione di Gérard Cendrier, Roger Le Ber, Louis Paraire e Xavier Boucher
Il Convento di San Francesco a Parigi ha risuonato per tutto il fine settimana al fianco della Chiesa di Francia, per la beatificazione dei frati francescani Gérard Cendrier, Roger Le Ber, Louis Paraire e Xavier Boucher. Insieme ad altri 46 fedeli, per lo più laici (membri della Gioventù Operaia Cristiana e scout), sono stati riconosciuti come martiri dell’apostolato cattolico, ovvero uccisi dai nazisti per aver fornito clandestinamente sostegno spirituale ai giovani francesi deportati al Servizio di Lavoro Obbligatorio. Il Ministro generale Fr. Massimo Fusarelli, accompagnato dal Postulatore generale Fr. Gianni Califano e da Fr. Jürgen Neitzert (Provincia di S. Elisabetta, in Germania), è giunto da Roma per condividere la gioia dei frati della Provincia del Beato Giovanni Duns Scoto di Francia-Belgio.
I festeggiamenti sono iniziati la sera di venerdì 12 dicembre con una conferenza storica, intesa come momento di ricordo e preghiera. Fr. Luc Mathieu, memoria vivente della Provincia che conobbe questi frati, ha parlato dal punto di vista dei suoi cento anni, insieme alla storica Caroline Langlois, raccontando nei dettagli le loro vite davanti a un pubblico attento.
La storia narra che nel 1943 dodici giovani francescani in formazione arrivarono al campo della Deutsche Reichsbahn di Colonia; da lì, a settembre, furono deportati nel campo di concentramento di Buchenwald. I due relatori hanno sottolineato la loro determinatezza a vivere insieme e a riorganizzare la loro vita comunitaria in mezzo ai bombardamenti incessanti. Furono scoperti a prendersi cura dei malati, a cantare durante le riunioni sociali, a mobilitare i loro compagni per vestire e nutrire prigionieri ucraini e russi, a sabotare attrezzature, ad aiutare i prigionieri a fuggire, a sostituire compagni sull’orlo dello sfinimento sul lavoro, a impegnarsi nell’Azione Cattolica – la cappellania all’epoca vietata e clandestina – poi picchiati, condannati all’ergastolo e a combattere epidemie di tifo e dissenteria. L’assemblea si è commossa all’ascolto della lettura delle loro testimonianze, permeate di amore per la spiritualità francescana, a cui avevano dedicato la loro vita: “San Francesco, al mio posto, non avrebbe agito diversamente”, ripeteva Fr. Gérard Cendrier.
Un aspetto che ha profondamente colpito Fr. Massimo: “Penso che la loro testimonianza sia di grande attualità oggi, soprattutto per i fratelli più giovani dell’Ordine. Sono rimasti uniti tra loro e con le persone che servivano in modo molto concreto, condividendo le loro domande e la loro vita quotidiana. Credo che la loro testimonianza possa dare molta forza e luce al nostro presente oscuro. Il martirio non riguarda l’essere forti, quello è eroismo pagano. Il martirio cristiano riguarda l’essere deboli – e lo erano! – ma, chiamati da Dio, hanno trovato la forza di amarlo fino in fondo”. In risposta, Fr. Massimo ha confidato di aver inviato quella mattina stessa una lettera ai suoi confratelli nelle zone di guerra in Ucraina, Siria, Haiti, Guinea-Bissau e Congo orientale.
Sabato 13 dicembre la celebrazione ha assunto una dimensione molto speciale con la grande Messa solenne di beatificazione nella Cattedrale di Notre-Dame, a Parigi. In questo luogo iconico, la liturgia ha riunito più di quaranta vescovi provenienti da Francia e Germania.
“Qualunque sia la nostra vocazione, la nostra professione, la nostra responsabilità, siamo impegnati, come discepoli di Cristo, al servizio dei nostri fratelli e sorelle, in qualunque posto Dio, nella Sua Provvidenza, ci abbia posto. […] La fede non è mai privata; deve trovare espressione nel servizio concreto dei nostri fratelli e sorelle. […] Questa beatificazione ci invita a guardare al presente e a preparare il futuro. […] Stiamo vivendo, abbiamo vissuto, una riconciliazione dei popoli. È un’opera che non finisce mai e che ogni generazione deve continuare. […]
Tutti voi giovani, che forse non andate in chiesa, di Francia e d’Europa, voi che non vedete più il senso della vostra vita, guardate a Cristo, Principe della Pace, Principe dell’amore e non dell’odio, imparate da Lui come i vostri fratelli e sorelle maggiori, martiri, beatificati oggi, imparate da Lui a impegnarvi per il bene dei vostri fratelli e sorelle!”, ha esortato il Cardinale Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo, nella sua omelia. Momento clou della celebrazione: la lettura ad alta voce dei cinquanta nomi dei martiri e la scoperta dell’opera di Nicolas de Palmaert che rappresenta i 50 martiri – ora beati – che ascendono simbolicamente al cielo attorno alla croce di Cristo.
Il fine settimana si è concluso con una Messa di ringraziamento presieduta da Fr. Massimo presso il convento di Rue Marie Rose. Nella Domenica Gaudete, il Ministro ha invitato i fedeli a meditare sulla figura di Giovanni Battista nella sua vulnerabilità e nei suoi dubbi, gli stessi dubbi sicuramente vissuti dai quattro martiri i cui ritratti erano esposti nella cappella. «Il vero profeta non è un indovino, ma colui che, in tempi di carestia e disperazione, ci fa guardare al futuro e rende presente la speranza e la gioia: diventa sacramento della presenza di Dio!
Quanto è visibile e tangibile questo nella vita dei nostri giovani fratelli! […] Anche la loro fede è stata messa a dura prova. E forse anche per loro, l’oscurità e il freddo della notte hanno reso difficile pensare alla speranza e alla gioia… Ciononostante, hanno deciso di rimanere uniti, anche di fronte alla possibilità della morte, cioè della vita offerta per Cristo. Non importa quanto amara possa sembrare la realtà, o quanto grande possa essere la nostra perdita; è pur sempre vero che il Signore viene! Questo è il grande messaggio dell’Avvento, questo è il grande messaggio dei nostri fratelli e sorelle».
(Tratto da Ofm.org)
Le reliquie del beato Giovanni Merlini presso il Santuario della Madonna della Misericordia a Rimini
Il Santuario della Madonna della Misericordia a Rimini si prepara a vivere quattro giornate di spiritualità in occasione del 175° anniversario della sua dedicazione e della peregrinatio delle reliquie del beato Giovanni Merlini, primo beato del Giubileo.
Sabato 15 novembre alle 18.00 è prevista la Messa solenne con l’accoglienza delle reliquie del beato, presieduta da don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Seguirà, alle 19.00, la presentazione del nuovo quadro dedicato al Merlini e dell’opera Il Beato Giovanni Merlini, con l’intervento dell’autore Stefano Lazzari della Bottega Tifernate.
Domenica 16 novembre alle 18.00 si terrà la Messa con il rito dell’Unzione degli infermi e la preghiera di intercessione guidata da don Giovanni Francilia, vice Provinciale. In serata, alle 20.45, si terrà una veglia di preghiera presieduta dal vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, durante la quale la famiglia Cefalo offrirà la propria testimonianza sul miracolo che ha condotto alla beatificazione del Merlini.
Lunedì 17 novembre, nel giorno del 175° anniversario della dedicazione del Santuario, alle 11.00 sarà celebrata la Santa Messa presieduta da don Benedetto Labate, con la Supplica alla Madonna della Misericordia. Nel pomeriggio, alle 18.00, avrà luogo una celebrazione guidata da don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario, in occasione del 15° anniversario della fondazione del gruppo di preghiera Mater Misericordiae.
Il programma si concluderà martedì 18 novembre alle ore 18.00. Don Giovanni Francilia presiederà la Messa conclusiva, al termine della quale le reliquie ripartiranno alla volta di Cesena.
Il 12 gennaio 2025, nell’Arcibasilica Papale di San Giovanni in Laterano e davanti a circa tremila fedeli, il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, ha proclamato beato il Servo di Dio Giovanni Merlini, terzo Moderatore Generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue e guida spirituale di santa Maria De Mattias, fondatrice delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo.
«L’evento è stato emozionante, significativo e incoraggiante», afferma don Benedetto Labate, Direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue. «Per questo la Postulazione ha proposto alle varie realtà delle Province italiane dei Missionari e delle Suore Adoratrici di accogliere le reliquie del beato, così da promuoverne la venerazione e far conoscere la figura di quest’uomo santo nei luoghi in cui i consacrati servono il popolo di Dio».
La peregrinatio è iniziata il 26 gennaio nella Cattedrale di Benevento, città natale dell’uomo miracolato. È poi proseguita a Spoleto, città natale del beato, e ad Albano Laziale, dove Merlini svolse a lungo il ministero di formatore e consigliere generale dell’Istituto, raggiungendo durante il corso di quest’anno tutte le comunità della Provincia Italiana.
A Modena chiusa la fase diocesana di beatificazione di Enzo Piccinini
“Ciò che oggi celebriamo, ed è la prima cosa che vorrei dire, ci rende infatti, ancora più profondamente e consapevolmente grati per il dono del carisma ricevuto attraverso don Giussani. Oggi infatti, per la prima volta, un suo figlio nella fede, un membro della Fraternità e nostro carissimo amico, compie un passo decisivo che pone il suo percorso verso la santità ancor più nelle mani della Chiesa, corpo vivo di Cristo e garante del nostro cammino. Un percorso verso la santità che oggi, come sapete, vede coinvolti anche altri appartenenti alla nostra storia, a cominciare dallo stesso don Giussani. Quanta grazia ci è accordata in questo momento storico!”
Con queste parole il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, Davide Prosperi, nei saluti al termine della celebrazione, ha ricordato Enzo Piccinini nella chiusura della fase diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione: “La seconda cosa, che capisco essere all’origine della nostra gioia, sta nel legame profondissimo che univa in vita, e unisce tuttora, Enzo e Giussani. Enzo ci ha comunicato in modo travolgente ‘la passione per l’uomo e la passione per Cristo come compimento dell’uomo’, per usare le parole di papa Francesco su don Giussani. Passioni che in Enzo sorgevano dallo strabordare dell’avvenimento di Cristo nella sua vita, attraverso il legame con don Giussani e l’appartenenza alla compagnia sorta attorno a lui”.
Mentre mons. Erio Castellucci, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, nell’omelia nel Duomo di Modena ha espresso gratitudine per la chiusura diocesana di questa causa di beatificazione: “La gratitudine che supera il ‘dovuto’ non è data automaticamente con la fede in Cristo; la si guadagna con la fede in Cristo vivo”. Molti nel movimento di Comunione e Liberazione ricordano ancora oggi Enzo per una frase, quasi un ‘testamento’ od ‘una lettera d’amore’, come l’ha descritta mons. Castellucci: “E’ una gratitudine che caratterizza la mia vita, perciò non ho paura di darla tutta’.
Quella gratitudine che era già ‘nel profondo’ della ‘passione, indomabile, debordante e talvolta esagerata’, della vita di Piccinini, come ben documentano la sua biografia: “Ho fatto tutto per essere felice e il più recente Amico carissimo. Giussani, in quell’episodio, ‘spostando l’asse del rimprovero’, riesce a fargliela riscoprire, ma con una consapevolezza forse nuova: ‘Ci credi che Cristo è vivo?’, gli aveva detto. A lui che quella gratitudine ‘per Cristo vivo e per la Sua Chiesa’ già la viveva, ‘per il Signore nella sua vita, per la sua sposa, per i suoi figli, per una compagnia in cammino, per gli eventi di ogni giorno’. E’ questa la testimonianza di Enzo che la Chiesa locale riconosce come evangelica e consegna al discernimento della Chiesa universale”.
(Foto: Fondazione Enzo Piccinini)
Per un giubileo veramente cattolico
La Porta santa è stata aperta e così anche il Giubileo ordinario del 2025 in cui un ruolo non secondario avranno i mezzi di comunicazione. Ora aprendo l’edizione in lingua italiana del sito ufficiale, ossia www.iubileum2025.va, la notizia in home page è ‘Acutis e Frassati santi nel Giubileo della Speranza: i riti il 27 aprile e il 3 agosto’.
Due canonizzazioni che certamente saranno momenti fortemente caratterizzanti il Giubileo visto anche il loro abbinamento con il l’incontro degli adolescenti per il primo e quello dei giovani per il secondo. Non c’è che da rallegrarsi, ma pure da augurarsi che nella medesima celebrazione siano elevati anche altri alla gloria degli altari se si vuole efficacemente proporre un modello esemplare ai partecipanti e mostrare la dimensione cattolica, ossia universale della Chiesa.
Così accanto al milanese Carlo Acutis potrebbe essere canonizzata la beata Laura Vicuña nata in Cile nel 1891, successivamente con la famiglia emigrata in Argentina dove muore nel 1904; venne beatificata da Giovanni Paolo II nel 1988. Ed assieme al torinese Piergiorgio Frassati ben apparirebbero ad esempio i congolesi Isidore Bakaja (1887-1909) beatificato nel 1994 e suor Maria Clementina Anuarite Nengapeta (1939-1964) da Giovanni Paolo II beatificata nel 1985.
Nulla vieta di aggiungere altri rappresentanti di ulteriori territori e culture. Certo questo comporta il problema della necessità di un ulteriore miracolo perché alla beatificazione faccia seguito la canonizzazione, ma si sa che il Papa può derogare a tale esigenza come ha fatto per il beato Giovanni XXIII così da poter procedere il 27 aprile 2014 al riconoscimento canonico della sua santità assieme a quella di Giovanni Paolo II.
In questo modo anche gli incontri degli adolescenti come quello dei giovani diverrebbero realmente momenti ecclesiali e non solo di singole categorie. Infatti, scorrendo il programma generale si vedono i grandi appuntamenti caratterizzati dalla convocazione di singole categorie quali i diaconi oppure le confraternite, i vescovi o i disabili e così via.
Tuttavia se si vuole vivere e mostrare la dimensione ecclesiale di ogni ministero e vocazione da privilegiare sono i pellegrinaggi delle comunità ecclesiali in cui camminano assieme tutti i membri dai sacerdoti agli sposi, dai giovani al vescovo, dai malati agli adolescenti.
In questo modo si evita anche che qualche categoria si percepisca esclusa (ad esempio il popolo non poco numeroso delle persone vedove) ma vi sia la reale inclusione ecclesiale fondata in Gesù Cristo di un popolo pellegrinante tra le prove della vita e le consolazioni del Signore.
(Tratto da Settimana News)
A Gerusalemme aperta la causa di beatificazione di suor Maria della Trinità
“Il 25 giugno 1942 moriva a Gerusalemme, all’età di 41 anni, la Serva di Dio Maria della Trinità (al secolo: Louisa Jaques), monaca professa dell’Ordine di Santa Chiara. Nata in Sudafrica in seno ad una famiglia missionaria protestante e cresciuta in Svizzera, la Serva di Dio abbracciò la fede cattolica dopo un lungo cammino. A 25 anni, nel cuore della giovinezza, visse una profonda crisi esistenziale e di fede, che culminò nella notte della conversione: nella sua disperazione entrarono la luce e un’attrattiva irresistibile per il chiostro. Attirata dal mistero dell’Eucaristia, ricevette il battesimo nella Chiesa cattolica il 19 marzo 1928”.
Con questa lettera ai fedeli il patriarca di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, venerdì 29 novembre (memoria liturgica di tutti i santi della famiglia francescana) ha aperto la causa di beatificazione di suor Maria della Trinità, offre una breve descrizione della sua vita: “Dopo innumerevoli tentativi vocazionali, la provvidenza la condusse a 37 anni nel monastero delle clarisse di Gerusalemme, dove Dio l’attendeva per unirla più strettamente al mistero della sua Pasqua.
Nei travagli, nella malattia e nelle sofferenze della vita, la Serva di Dio fu spinta alla ricerca della verità e del vero amore, vincendo il male con il bene, imparando ad ascoltare la voce di Dio. Senza far rumore, si donò senza riserve nella preghiera, nell’adorazione e nella carità fraterna, tendendo con tutte le forze all’unità dei cristiani, implorando il dono della pace. L’8 dicembre 1941 si offrì vittima a Gesù Eucaristia e pochi mesi dopo morì serenamente, lasciando dietro di sé una luminosa testimonianza di vita cristiana”.
Inoltre il patriarca di Gerusalemme nell’editto si è rivolto ai fedeli, affinché essi possano offrire notizie sulla Serva di Dio: “Essendo andata vieppiù aumentando, col passare degli anni, la sua fama di santità ed essendo stato formalmente richiesto di dare inizio alla Causa di Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio, nel portarne a conoscenza la Comunità ecclesiale, invitiamo tutti e singoli i fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al Patriarcato di Gerusalemme dei Latini (Latin Patriarchate Road, P.O.B 14152, Jerusalem 9114101 – chancellery@lpj.org) tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama di santità della detta Serva di Dio”.
Ed ha specificato anche le modalità: “Dovendosi, inoltre, raccogliere, a norma delle disposizioni legali, tutti gli scritti a lei attribuiti, ordiniamo, col presente Editto, a quanti ne fossero in possesso, di rimettere con debita sollecitudine alla Curia del Patriarcato qualsiasi scritto, che abbia come autore la Serva di Dio, qualora non sia già stato consegnato alla Postulazione della Causa. Ricordiamo che col nome di scritti non s’intendono soltanto le opere stampate, che peraltro sono già state raccolte, ma anche i manoscritti, i diari, le lettere ed ogni altra scrittura privata della Serva di Dio. Coloro che gradissero conservarne gli originali, potranno presentarne copia debitamente autenticata”.
Quindi il patriarca di Gerusalemme ha accolto ‘con grande gioia’ la richiesta delle Sorelle Povere di Santa Chiara di Gerusalemme di avviare il processo di canonizzazione di suor Maria della Trinità, che per quattro anni (1938-1942) ha fatto parte di quella comunità. Dopo aver reso noti i passaggi formali che hanno portato all’apertura della causa, il patriarca chiede ai fedeli di “accompagnare con la preghiera questo nuovo dono, che siamo certi porterà frutto non solo alla Chiesa di Gerusalemme ma anche a tutta la Chiesa universale”.
La fama di santità di suor Maria della Trinità si è diffusa nel mondo grazie alla pubblicazione del ‘Colloquio interiore’, che è un testo spirituale ancora letto e meditato in molte parti del mondo, facendo capire il motivo per cui la tomba di suor Maria della Trinità a Gerusalemme sia meta di gruppi di pellegrini che chiedono di poterla vedere, per sostarvi in preghiera, nei loro viaggi in Terra Santa.
Nella prefazione al testo del ‘Colloquio Interiore’ il teologo Hans Urs von Balthasar ha messo in risalto la sua spiritualità: “Il suo tema fondamentale è quello dell’ascolto interiore della voce del Signore. Questo ascolto è l’atto centrale della contemplazione cristiana e biblica, all’opposto di qualsiasi altra, che sia neoplatonica od asiatica. Per Gesù la parola biblica da cui ‘dipendono tutta la Legge ed i Profeti’ è lo ‘Shemà Israel’ che significa ‘Ascolta Israele’.
Dio infatti, l’Assoluto, è una Persona libera che si comunica e ci partecipa la sua volontà. Questa, che deve essere compresa, non è iscritta in anticipo nell’essenza costitutiva della creatura, in modo che quest’ultima, con una riflessione ‘trascendentale’ su se stessa, potrebbe arrivare ad una vera relazione con Dio… E’ il Cristo, mediatore tra noi ed il Padre, che effonde lo Spirito Santo nelle anime e che vive in noi come parola operante della Sapienza di Dio; è Lui che vuole e deve essere ascoltato. Per rendersene capace il cristiano deve fare silenzio in sé. Così Luisa Jaques se l’è sentita chiedere diverse volte”.
Ecco il motivo per cui il francescano Sylvère Van den Broeck, suo padre spirituale e confessore, ha incominciato da subito a raccogliere testimonianze e informazioni riguardo alla vita di suor Maria della Trinità. Morto precocemente, nel 1949, la sua opera è stata portata avanti da altri padri francescani: tra questi, padre Alain-Marie Duboin è riuscito a completare il racconto autobiografico della vocazione.
All’inizio degli anni ’90, padre Raphael Bonanno, Vice-Postulatore della Custodia di Terra Santa, si è occupato dell’iter canonico per aprire la Causa, ma senza iniziarla. Il suo successore, padre Sabino de Sandoli, ha visitato i luoghi in cui Louisa Jaques ha vissuto, pubblicando anche un dépliant con la preghiera per ottenere la beatificazione.
Nel 2013 ci sono stati i primi contatti tra clarisse di Gerusalemme e padre Gianni Califano, postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori. A dicembre 2022 la comunità delle clarisse di Gerusalemme, sollecitate da più parti, ha espresso al postulatore generale ‘il desiderio di prendere in mano seriamente e ufficialmente la Causa’. Nell’estate 2023 la comunità si è costituita ‘parte attrice’ (promotrice e sostenitrice) della Causa, affidando l’incarico di postulatore a padre Califano.
Il 2 febbraio 2024 il Postulatore ha nominato come Vice-Postulatore fr Ulise Zarza, della Custodia di Terra Santa. Il 19 marzo ha firmato il Supplex Libellus (la petizione per chiedere l’apertura della causa), che è stato consegnato al Patriarca. Il Dicastero delle Causa dei Santi ha confermato l’approvazione dell’apertura del Processo di canonizzazione il 14 ottobre 2024 e l’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa ha unanimemente votato a favore il 29 ottobre.
Infine nella lettera alla diocesi che accompagna l’editto, il patriarca latino di Gerusalemme ha spiegato che il Dicastero delle Cause dei santi ha dato il nulla osta all’apertura del processo di canonizzazione: “Chiedo ai vescovi e ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai consacrati e alle consacrate, a tutto il popolo di Dio della nostra Diocesi del Patriarcato latino di Gerusalemme di accompagnare con la preghiera questo nuovo dono, che siamo certi porterà frutto non solo alla Chiesa di Gerusalemme, ma anche a tutta la Chiesa universale. Possa l’intercessione di suor Maria della Trinità aiutare il nostro cammino per la pace e la riconciliazione in questa Terra Santa che lei ha tanto amato”.
(Foto: Monastero Clarisse di Gerusalemme)
Madre Martinez beata per la cura delle madri e dei figli
Domenica 25 giugno nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca è stata beatificata di madre Elisa Martinez, fondatrice dell’Istituto ‘Figlie di Santa Maria di Leuca’ con la celebrazione presieduta dal card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi, alla presenza della bambina miracolata per intercessione della beata con i suoi genitori, originari di Loreto (Ancona): il miracolo della bambina è consistito nella sua guarigione quand’era ancora nel seno materno da ‘trombosi e occlusione completa calcificata dell’arteria ombelicale sinistra fetale con esteso infarto placentare e plurifocali alterazioni dei villi come da ipossiemia’.
Il Vescovo Pasotto racconta Demetre da Tiflis e le missioni francescane
“…Et udito Cadì questo, mandò incontenente degli offiziali per loro; gli quali furono così raccolti dinanzi da lui; cioè, fue Frate Thomaso da Tolentino de la Marcha, Frate Iacopo da Padova, Frate Demedre (dalla Georgia), el quale era laico et sapea quelle lingue, et Frate Pietro da Siena. Et rimase Frate Pietro da Siena a casa per guardare le cose, et gli altri a quello Cadì andorono. Et essendo dinanzi da Cadì, quegli con loro cominciò di disputare de la fé nostra: et disputando così quegli non fedeli con gli nostri fedeli, dicevano che Cristo era solamente uomo et non Dio: et dicendo questo, quello Frate Thomaso provava per vere ragioni et argomenti, Christo esser vero Dio et huomo; et intanto avea confusi quelli Saracini, che non sapeano et non poteano dire lo contrario…
Nasce l’associazione Amici di Denise Cascasi
L’associazione aiuterà la famiglia e la chiesa nel processo della beatificazione di Denise Cascasi. Sì, mi guarderete strano, ma da Denise io ho avuto delle grazie. Sono io la testimone per voi. Credeteci. Sapete che non racconto storie. Non le racconterei mai su un argomento del genere. La prima grazia, quella che ricordo meglio perché incredibile, è quella in cui ho affrontato un viaggio affidandomi Chiara Badano e Denise Cascasi.
A Santa Maria di Leuca si apre l’inchiesta diocesana della causa di beatificazione del card. Agustoni
Nella serata di sabato 19 novembre, a Leuca nella Basilica Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, mons. Vito Angiuli, vescovo della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, presiederà la sessione di apertura dell’Inchiesta Diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio Card. Gilberto Agustoni, Prefetto Emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
Il card. Sandri invita gli armeni a non dimenticare Mechitar
Fino al 15 luglio scorso a Venezia presso il Monastero Abbaziale di San Lazzaro degli Armeni si è svolta l’Assemblea Generale della Congregazione Armena Mechitarista, convocata e presieduta da mons. Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi, a cui ha partecipato anche il prefetto del Dicastero Orientale, card. Leonardo Sandri, che in tal modo ha voluto confermare la premura e l’attenzione della Santa Sede per i monaci mechitaristi, custodi e depositari di un patrimonio spirituale e culturale tanto prezioso per l’intero popolo armeno.




























