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Papa Leone XIV invita a combattere la povertà
“Saluto il Presidente, i Dirigenti e tutti voi, dipendenti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, compresi quanti sono collegati via internet dalle sedi locali. Il vostro è un ruolo sociale e istituzionale importante, che vi chiama a farvi carico dei bisogni di molte persone fragili attraverso meccanismi di equa distribuzione della ricchezza, con un’attenzione particolare alle situazioni di criticità. Ciò vi dà la possibilità di agire in modo efficace nella promozione di una responsabilità sociale che coniughi sviluppo economico e coesione comunitaria, orientando le scelte al bene comune”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto i dirigenti dell’Inps con l’invito agli enti assistenziali di ‘non dimenticare l’uomo’ e ad impegnarsi nella difesa del lavoratore e della dignità umana.
Nel discorso il papa ha evidenziato l’aumento della povertà: “Nel mondo c’è complessivamente molta ricchezza, tuttavia i poveri aumentano. Molte centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta sono immerse nella povertà estrema e non dispongono di cibo, alloggio, assistenza medica, scuole, elettricità, acqua potabile e servizi sanitari indispensabili. Eppure ci sono ricchezze sproporzionate che rimangono nelle mani di pochi”.
Per questo il papa ha criticato questo meccanismo: “e’ uno scenario ingiusto, di fronte al quale non possiamo non interrogarci e non impegnarci a cambiare le cose. Non esiste un determinismo che ci condanni alla sperequazione. Alla base delle disparità non c’è una mancanza di risorse, ma la necessità di affrontare problemi risolvibili relativi a una loro più equa distribuzione, da realizzare con senso morale e onestà”.
Quindi ha sottolineato la funzione dell’Inps: “In questo ambito, in Italia, un ruolo di attore principale va senza dubbio riconosciuto al vostro Istituto, che orienta la sua opera in diverse direzioni, attuando politiche previdenziali generative e di effettivo sviluppo sociale, a partire dalla tutela dei più deboli e dall’investimento sui giovani. Per questo, pur di fronte alla necessità di garantire la sostenibilità del sistema, il vostro impegno deve essere sempre volto anche a salvaguardarne il tessuto solidaristico e l’equità, sia a livello pensionistico che di accompagnamento del lavoratore durante il suo percorso professionale”.
In precedenza il papa ha ricevuto i vescovi della Chiesa caldea di Baghdad con le parole di sant’Efrem: “La vostra Chiesa affonda le sue radici nella primitiva Chiesa apostolica, rappresentando una tradizione antichissima e feconda che, intimamente legata ai luoghi sorgivi della salvezza, seppe portare il Vangelo oltre i confini dell’Impero romano, sviluppando una cristianità ricca di fede, di cultura e di spirito missionario, fino all’India e alla Cina. Siete custodi di una memoria viva e nobile, di una fede trasmessa nei secoli con coraggio e fedeltà”.
Per questo ha ricordato anche le sofferenze di questa Chiesa: “La vostra storia è gloriosa, ma segnata anche da prove durissime: guerre, persecuzioni, tribolazioni che hanno colpito le vostre comunità e disperso molti fedeli nel mondo. E proprio in queste ferite risplende la testimonianza luminosa della fede, perché se la vostra Chiesa porta impresse le cicatrici della storia, è proprio il Signore risorto a mostrarci come le ferite più dolorose possono diventare in Lui segni di speranza e di vita nuova”.
Ecco il motivo della vicinanza del papa: “Alla luce degli eventi che, negli ultimi anni, hanno segnato la vostra Chiesa, avverto con particolare intensità la responsabilità del momento che state vivendo. E vorrei dirvi: sono con voi. Le prove che attraversate vi interpellino a offrire una risposta illuminata dalla fede e improntata alla comunione, anche nei riguardi dei cristiani appartenenti ad altre confessioni, veri fratelli e sorelle nella fede con cui è bene instaurare rapporti di autentica condivisione. Così sarete di grande esempio e incoraggiamento anche per il vostro caro e ammirevole popolo, che porto nel cuore e per il quale prego”.
E’ un invito ad essere un segno di speranza: “Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi”.
Quindi di nuovo un monito contro la guerra: “Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato. Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”.
(Foto: Santa Sede)
Audizione della FISH: coerenza tra LEA, Progetto di Vita e assistenza protesica
Si è svolta nelle settimane scorse alla XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, l’audizione informale sull’Atto n. 370, relativo alle modifiche al Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017. L’audizione ha riguardato il provvedimento di aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che definiscono le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket.
Nell’intervento, la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha ribadito la necessità di un cambio di paradigma che metta al centro la dignità della persona, superando un approccio meramente prestazionale. In particolare, la Federazione ha sottolineato l’importanza che il decreto contenga richiami espliciti alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e al decreto legislativo n. 62/2024, al fine di garantire la coerenza tra LEA, valutazione multidimensionale e progetto di vita individuale.
FISH ha chiesto il riconoscimento di reali margini di flessibilità nella prescrizione e nell’erogazione degli ausili, anche in deroga agli elenchi standard, qualora la valutazione multidimensionale evidenzi bisogni complessi. Per gli ausili ad alta personalizzazione, la Federazione propone la sottrazione, o una forte limitazione, delle procedure di gara, privilegiando modalità di fornitura che garantiscano qualità, adattabilità e libertà di scelta, elementi essenziali per l’efficacia degli interventi.
E’ stata, inoltre, sollecitata una revisione dei tempi minimi di rinnovo degli ausili, affinché siano coerenti con l’usura reale dei dispositivi e con l’evoluzione dei bisogni delle persone nel tempo, come ha sottolineato il presidente della FISH Vincenzo Falabella: “Non stiamo chiedendo semplici concessioni tecniche, ma il riconoscimento del diritto a vivere una vita autonoma. L’aggiornamento dei LEA non può restare un esercizio burocratico o un’operazione di pura compensazione della spesa.
Gli ausili non sono una merce, sono il mezzo che permette a una persona con disabilità di studiare, lavorare e partecipare attivamente alla società. Se vogliamo davvero parlare di inclusione, il Servizio Sanitario deve parlare la lingua del ‘Progetto di Vita’, garantendo che la tecnologia sia al servizio delle persone”.
Un ulteriore profilo di criticità che è stato evidenziato riguarda la determinazione delle tariffe delle prestazioni protesiche e ortopediche. Tariffe non correlate ai costi reali di produzione rischiano di compromettere la qualità delle prestazioni e di ridurre l’offerta sul territorio. In tal senso assume rilievo la sentenza del TAR Lazio n. 16400/2025, che ha chiarito la necessità di fondare la determinazione tariffaria su istruttorie adeguate e sui costi effettivi di produzione, in coerenza con l’art. 8-sexies del d.lgs. 502/1992. Tale orientamento deve costituire un riferimento imprescindibile per l’aggiornamento dei LEA e del nomenclatore tariffario, evitando un trasferimento indiretto dei costi sulle famiglie.
La Federazione ha anche richiesto l’attivazione di un monitoraggio specifico dell’assistenza protesica e degli ausili nell’ambito del sistema di verifica dei LEA, con una lettura degli esiti orientata a valutare la reale accessibilità e fruizione delle prestazioni, in particolare da parte delle persone con bisogni complessi.
Infine, FISH ha ribadito la necessità di un cambio di metodo: il coinvolgimento delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità deve essere strutturale e continuativo nei processi di aggiornamento degli elenchi, delle tariffe e delle modalità di erogazione. Solo il contributo diretto di chi vive quotidianamente la disabilità può rendere le norme realmente efficaci, appropriate e coerenti con i diritti delle persone.
Attilio Momi è il nuovo Presidente del Consiglio Centrale di Vittorio Veneto – Società di San Vincenzo De Paoli ODV
Cambio al vertice per il Consiglio Centrale di Vittorio Veneto Società di San Vincenzo De Paoli ODV. Attilio Momi è stato ufficialmente nominato nuovo Presidente, assumendo un incarico di grande responsabilità all’interno di un’organizzazione che, da anni, opera silenziosamente a fianco delle persone più fragili del territorio.
Nel suo primo intervento da neo eletto, il Presidente Momi ha voluto esprimere un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno riposto in lui fiducia e sostegno: “Sono ottimista e carico per il lavoro che ci apprestiamo a fare insieme ai membri dell’Ufficio di Presidenza e alle Conferenze della nostra Diocesi. Si tratta di un impegno prezioso, rivolto alle famiglie e alle persone in difficoltà, con una visione che considera l’aiuto non come semplice assistenza, ma come accompagnamento in un percorso di miglioramento e crescita”.
Parole che delineano chiaramente l’approccio che il nuovo Presidente intende promuovere in linea con il carisma della Società di San Vincenzo De Paoli: non solo fornire aiuti materiali, ma costruire relazioni di vicinanza e percorsi di rinascita per chi si trova in situazioni di disagio. Durante la cerimonia di nomina, Attilio Momi ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare anche alla Presidente Nazionale dell’Associazione, Paola Da Ros, e al Consigliere Spirituale, Don Andrea Forest, entrambi presenti.
“La loro presenza è stata per tutti noi un forte segno di comunione e sostegno”, ha sottolineato, evidenziando l’importanza della collaborazione tra i vari livelli dell’organizzazione e del sostegno spirituale che accompagna il servizio quotidiano dei volontari vincenziani. Con la nomina di Attilio Momi, il Consiglio Centrale di Vittorio Veneto si appresta dunque a intraprendere un nuovo inizio, nel solco dei valori dell’Associazione e con lo sguardo rivolto al futuro per continuare a essere un punto di riferimento concreto e umano per chi vive situazioni di solitudine, povertà o emarginazione e non solo.
Si intende contribuire alla costruzione di un tessuto sociale più giusto e inclusivo con progetti mirati che agiscono su diversi fronti. Spiccano due iniziative di particolare rilievo: il progetto sulla legalità nelle scuole ‘ScegliAmo Bene –Giornata per la legalità e per una comunità responsabile’ ed il corso di italiano per mamme straniere, ‘Italiano in Movimento’.
“Intendiamo abbracciare il progetto ‘ScegliAmo Bene – Giornata per la legalità e per una comunità responsabile’ promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli in collaborazione con il Settore Carcere e Devianze”, confida Attilio Momi. L’iniziativa è rivolta alle scuole italiane e attraverso incontri, dibattiti elaboratori, accompagna i giovani nella costruzione della propria identità civica, stimolandoli a riflettere sull’importanza delle scelte consapevoli, del rispetto delle regole e del bene comune.
“In un contesto sociale segnato da frammentazione e perdita di punti di riferimento, questa azione educativa rappresenta un seme di speranza per costruire una comunità più responsabile e coesa” ha specificato il Presidente Momi. Il progetto ‘Italiano in Movimento’ è stato avviato dalla Conferenza di Oderzo. Si tratta di un corso di lingua italiana rivolto a mamme straniere e rappresenta un importante strumento di integrazione, di sostegno concreto e personalizzato alle donne assistite. Il corso favorisce l’incontro tra culture diverse e sostiene le partecipanti nell’acquisizione di competenze linguistiche fondamentali per la vita quotidiana e l’inserimento sociale.
“Accanto ai progetti culturali ed educativi – dichiara Attilio Momi – il Consiglio Centrale di Vittorio Veneto intende proseguire nella valorizzazione del patrimonio costruito nel tempo insieme alle singole Conferenze. L’attenzione alla persona, nelle sue molteplici dimensioni e necessità, continuerà a rappresentare la nostra priorità. A tal fine verrà mantenuta una stretta collaborazione con le amministrazioni comunali, i benefattori locali e le realtà del volontariato.
Saranno inoltre promosse nuove iniziative rivolte in particolare alle giovani generazioni, come borse di studio e contributi per il trasporto scolastico, con l’obiettivo di sostenere concretamente il diritto allo studio e accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita personale e formativa”, conclude.
Un insieme di azioni e progetti che mettono in luce la varietà e la profondità dell’impegno quotidiano del Consiglio Centrale che opera nel segno di una solidarietà concreta. L’Ufficio di Presidenza e tutte le Conferenze della Diocesi guardano con fiducia al nuovo corso, certi che sotto la guida del neo Presidente si proseguirà nel cammino di servizio e dedizione che da sempre caratterizza questa storica realtà.
(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)
Terremoto in Myanmar: ecco come aiutare
Venerdì 28 marzo un terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il Sud-est asiatico. L’epicentro è stato registrato in Myanmar, a 16 chilometri a nord-ovest della città di Sagaing, a una profondità di 10 chilometri. La situazione è drammatica e in continua evoluzione: subito dopo la prima scossa registrata intorno alle 12:50 ora locale (7:20 ora italiana) ne è stata registrata un’altra di magnitudo 6.5. Il terremoto in Myanmar ha avuto una magnitudo 300 volte superiore a quella del sisma di Amatrice del 2016 e 8 volte superiore alla più alta mai registrata in Italia (7.1 a Messina nel 1908).
Il terremoto ha avuto un forte impatto nelle principali città, tra cui Yangon, Mandalay, Naypyidaw, Sagaing, Aungpan, Bago, Kalay, Magway, Kyaukse, Muse e Yinmapin e alcune parti di Shan East e Taunggyi. Di conseguenza, ci sono stati danni significativi ai servizi pubblici e alle infrastrutture come monasteri, moschee, pagode, seminari e chiese, scuole, ospedali, banche, alberghi, aeroporti, edifici residenziali, ponti, strade ad alta percorrenza, nonché la fornitura di elettricità e le telecomunicazioni, interrotte in molte regioni del Paese, però Caritas Italiana è in contatto con Caritas Internationalis e segue con attenzione gli sviluppi e l’evolvere dell’emergenza. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza alla popolazione del Myanmar e alla Chiesa locale, così duramente colpite da questa nuova tragedia, assicura don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana.
Nel frattempo la Caritas nazionale del Myanmar (KMSS, Karuna Mission Social Solidarity) e gli uffici diocesani hanno attivato e mobilitato il team per assistere la diocesi di Mandalay che è la più colpita. L’ufficio nazionale KMSS si sta coordinando con la diocesi KMSS-Mandalay per il piano di valutazione e risposta rapida dei bisogni. Dopo quattro ore in cui le scosse si sono ripetute, KMSS è stata in grado di organizzare la sessione di orientamento alla valutazione rapida dei bisogni con la partecipazione di alcuni uffici diocesani:
“I team dei soccorritori sono riusciti ad arrivare a Mandalay, la zona più colpita dal sisma del Myanmar. Le difficoltà delle prime ore sono state le comunicazioni interrotte, non solo telefono e internet, ma anche quelle fisiche, con i ponti crollati e le strade inagibili. Ora è dunque cominciata la raccolta dei bisogni, per poi lanciare operazioni di risposta di primissima emergenza. Tutto questo mentre si scava a mani nude per salvare vite umane”.
Quindi è possibile contribuire agli interventi di Caritas Italiana per l’emergenza, utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario specificando nella causale ‘Emergenza Myanmar’ tramite: Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 24 C 05018 03200 00001 3331 111; Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT 66 W 03069 09606 100000012474; Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT 91 P 07601 03200 000000347013; UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063 119.
Anche le organizzazioni umanitarie italiane presenti nel Paese si stanno già riorganizzando per rispondere ai nuovi bisogni. Una lista delle campagne di raccolte fondi che si possono sostenere. Fondazione Avsi è presente nel Paese dal 2007 e dal 2021 è impegnata in progetti di emergenza e sviluppo nelle aree interessate dal conflitto: “Siamo in contatto con i nostri colleghi birmani, stiamo verificando come stanno i 600 bambini sostenuti a distanza da famiglie italiane, che terremo informate, e tutte le persone coinvolte nei nostri progetti implementati nell’area dell’epicentro del terremoto in Myanmar. Le comunicazioni con il Paese però sono molto difficili”, ha sottolineato Guido Calvi, responsabile progetti dell’Avsi, che ha aperto una raccolta fondi ‘Emergenza terremoto in Myanmar’ per supportare la popolazione.
I progetti di AVSI si sviluppano a 200 km dall’epicentro del terremoto: “Non c’è ancora un bilancio delle vittime e una stima dei danni. Ma già prima del terremoto la rete elettrica, le infrastrutture, i trasporti erano molto compromessi a causa del conflitto in corso. Il team aiuto umanitario di Avsi sta valutando l’impatto e le necessità, ma è già certo che migliaia di persone avranno bisogno di cibo, kit sanitari, beni di prima necessità, riparo e assistenza. In questo preciso momento è incredibilmente difficile raggiungere le comunità colpite e fare assessment” . Si può donare online sul sito di AVSI oppure con bonifico bancario intestato a FONDAZIONE AVSI presso Unicredit SPA IBAN: IT 22 T 02008 01603 000102945081 BIC (Swift code): UNCRITMM; con bollettino postale sul conto corrente postale n. 000000522474 intestato a FONDAZIONE AVSI ONLUS ONG.
Le scosse hanno causato ingenti danni anche in Thailandia e sono state avvisate altrove nella regione. Le scosse hanno causato ingenti danni anche in Thailandia e sono state avvisate altrove nella regione, come ha testimoniato Save the Children: “I primi rapporti presentano numerose vittime in entrambi i Paesi, sebbene i numeri esatti non possano essere verificati a causa delle strade bloccate e delle comunicazioni interrotte. I primi rapporti presentano numerose vittime in entrambi i Paesi, sebbene i numeri esatti non possano essere verificati a causa delle strade bloccate e delle comunicazioni interrotte. I primi rapporti presentano numerose vittime in entrambi i Paesi, sebbene i numeri esatti non possano essere verificati a causa delle strade bloccate e delle comunicazioni interrotte. In Myanmar sino 6,7 i milioni di bambini nelle aree del Paese interessato dal Sisma”.
L’ong lavora in Myanmar dal 1995, fornendo programmi salvavita di assistenza sanitaria, cibo e nutrizione, istruzione e protezione dell’infanzia. Per sostenere l’attività di Save the Children in emergenza: https://dona-ora.savethechildren.it/dona-anche-tu-emergenza-adesso.
Mentre Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana, annuncia un’azione di sostegno al Myanmar e ai territori interessati dal terremoto. Al link https://dona.cri.it/terremoto-myanmar la raccolta fondi della CRI per far fronte a questa grave crisi: “Siamo vicini alla popolazione del Myanmar colpita duramente dal terremoto di magnitudo 7,7 che stamattina ha distrutto vite, edifici e infrastrutture gettando nel panico un intero Paese. A questo scopo, per far sentire la nostra vicinanza davanti a questo drammatico evento, abbiamo aperto una raccolta fondi per sostenere le necessità di questa comunità e aiutare la Croce Rossa del Myanmar a far fronte ai bisogni del momento. Questa terribile scossa ha riportato ai nostri occhi il ricordo della devastazione seguita ai terremoti de l’Aquila e di Amatrice, due momenti che hanno segnato per sempre la recente storia del nostro Paese e che ci hanno visti impegnati in prima fila al fianco della popolazione, di chiunque fosse in difficoltà. Vi siamo vicini”.
Anche l’ong Azione Contro la Fame sta mobilitando le sue squadre per rispondere alla popolazione colpita e fornire acqua potabile, servizi igienico – sanitari, assistenza nutrizionale e supporto alle famiglie sfollate. A questo link donazioni.azionecontrolafame.it/emergenza-myanmar la campagna di raccolta fondi lanciata dall’organizzazione.
WeWorld ha avviato una raccolta fondi al link www.weworld.it/sostienici/campagne/emergenza-terremoto-myanmar per sostenere le attività che saranno messe in campo dal partner ChildFund presente nel Paese fin dal 2012. L’obiettivo, precisa l’ong è di essere al fianco «della popolazione del Myanmar per identificare i bisogni più urgenti e avviare i primi interventi di emergenza».
Anche le squadre di Fondazione Cesvi sono immediatamente intervenute per valutare i danni e rispondere ai bisogni urgenti della popolazione. Le zone di Mandalay e Shan State , già interessate da programmi Cesvi di educazione in emergenza e nutrizione a sostegno delle popolazioni sfollate dalla guerra civile, sono tra le più colpite, come ha dichiarato ha dichiarato Stefano Piziali , direttore Generale del Cesvi: “Le nostre squadre di soccorso hanno raggiunto le aree più colpite non lontane da quelle dove operiamo da tempo. Purtroppo, una delle nostre squadre presenti nella zona del sisma ha registrato un ferito , ma fortunatamente gli altri cinque colleghi dati inizialmente per dispersi sono stati ritrovati sani e salvi.
La situazione è estremamente grave: le comunicazioni sono interrotte, ospedali e servizi pubblici risultano tra le infrastrutture più danneggiate , e anche i collegamenti elettrici e telefonici sono compromessi. La nostra priorità ora è verificare se vi siano scuole colpite e bambini in condizioni critiche. Stiamo intervenendo nell’immediato, ma con i partner di Alliance2015 stiamo già pianificando una risposta integrata di medio-lungo periodo”. Per sostenere l’intervento di Cesvi in Myanmar, è possibile effettuare una donazione attraverso il seguente link: donazioni.cesvi.org/terremotomyanmarorg.
Giornata per la carità del Papa: il rapporto annuale dell’Obolo di San Pietro
L’Obolo, come donazione al successore di Pietro, prese forma stabile nel VII secolo, con la conversione degli Anglosassoni, in collegamento con la festa dell’Apostolo san Pietro a cui Gesù affidò la Sua Chiesa. E’ cresciuto nei secoli successivi, con l’adesione al cristianesimo degli altri popoli europei, sempre come un contributo di riconoscenza e devozione al papa, quale espressione di unità della Chiesa, e di corresponsabilità ecclesiale.
Il termine ‘Obolo di san Pietro’ fu usato fin dal Medioevo per identificare il censo, cioè il contributo annuo pagato alla Santa Sede da parte degli Stati o delle signorie locali che si erano poste sotto la sovranità del Papa. Con la Riforma protestante e la fine del regime feudale cessarono questi rapporti tra le monarchie europee e il Papa.
Nell’epoca moderna, poco prima della fine dello Stato Pontificio (1870) e della perdita delle rendite dei possedimenti territoriali, sorse in tutta Europa ed oltremare una sorprendente iniziativa di offrire al papa un aiuto materiale. Questa affettuosa reazione dei cattolici fu di grande consolazione e d’incoraggiamento per il papa. Anche in quel periodo di crisi il papa prese cura dei più sofferenti (ricordiamo ad es. il terremoto disastroso in Croazia nel 1881), destinando loro una parte dell’Obolo. Il sostegno ricevuto dal papa infatti non poteva non essere condiviso con quanti si trovavano in situazione di grave necessità, esprimendo così la premura di un padre che si prende cura di tutti i suoi figli: riceve per dare, e per dare a chi in quel momento ne ha più bisogno.
Nel resoconto annuale dello scorso anno le entrate del Fondo Obolo sono ammontate ad € 52.000.000, mentre le uscite sono risultate pari ad € 109.400.000, da quel che risulta dal Rapporto annuale diffuso in occasione della Giornata per la carità del Papa sul tema: ‘Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione’ e relativo alle tre forme principali da cui giungono le donazioni all’obolo: dalla Colletta raccolta presso le chiese di tutto il mondo in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, e trasmessa alla Santa Sede dalle diocesi italiane e, per il tramite delle rappresentanze pontificie, dalle diocesi estere; dalle offerte dirette inviate mediante bonifici su conti correnti bancari e postali, assegni o tramite il relativo sito web; dai lasciti ereditari.
Nell’anno trascorso le diocesi hanno contribuito all’Obolo per il 31.2%, i donatori privati per il 2.1%, le fondazioni per il 13.9%, gli ordini religiosi per l’1,2%. Per quanto riguarda le donazioni provenienti dalle diocesi e dai privati, i tre principali contributi provengono dagli Stati Uniti d’America (13.6%), dall’Italia (3,1%) e dal Brasile (1.9%).
Nello scorso anno il ‘Fondo Obolo di San Pietro’ ha erogato contributi per € 103.000.000, dei quali € 90.000.000 per supportare le attività espletate dalla Santa Sede a servizio della missione apostolica del Santo Padre ed € 13.000.000 per sostenere i progetti di assistenza diretta ai più bisognosi. Tali contributi provengono da offerte ricevute per € 48.400.000 e da proventi finanziari, realizzati dalla remunerazione del patrimonio, pari ad € 3.600.000 mentre la restante parte, € 51.000.000, è stata attinta dal patrimonio del Fondo Obolo.
Nel 2023 il Fondo Obolo ha sostenuto 236 progetti in 76 paesi, finanziandoli per un importo complessivo di € 13.000.000. Tra questi, € 80.000.000 devoluti in favore dell’Ucraina per patrocinare diverse iniziative pastorali e sociali in favore della popolazione martoriata dalla guerra. Tra i progetti sociali anche quello di ‘Ospedali Aperti’ in Siria.
Infine papa Francesco, attraverso i dicasteri della Santa Sede ha donato circa € 32.000.000 (di cui € 8.000.000 finanziati dall’Obolo) per opere caritative, che insieme ad € 13.000.000 per 236 progetti finanziati, menzionati precedentemente, ammontano ad un totale di € 45.000.000.
Save the Children: in Sudan ed a Gaza i bambini muoiono
“Quasi 230.000 bambini, donne incinte e neomamme rischiano di morire di fame nei prossimi mesi in Sudan, a meno che non vengano stanziati fondi urgenti e la comunità internazionale non si mobiliti per rispondere alla drammatica crisi che colpisce il Sudan”: è l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
Più di 2.900.000 bambini in Sudan sono gravemente malnutriti e altri 729.000 sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta grave, la forma più pericolosa e mortale di fame estrema, secondo i nuovi dati, diffusi dal Cluster per la Nutrizione in Sudan, una partnership che include varie organizzazioni, tra cui Save the Children, le Nazioni Unite e il Ministero Federale della Salute. Di questi bambini, più di 109.000 rischiano di avere complicazioni mediche come disidratazione, ipotermia e ipoglicemia, che richiedono cure intensive e specializzate in ospedale.
Secondo il Cluster, circa 222.000 bambini gravemente malnutriti e più di 7.000 neomamme rischiano di morire nei prossimi mesi se non si farà fronte alle loro esigenze nutrizionali e sanitarie. Si tratta di una proiezione basata sugli attuali livelli di finanziamento del programma di alimentazione d’emergenza in Sudan, che al momento copre solo il 5,5% del fabbisogno totale del Paese. L’anno scorso, invece, il programma di alimentazione d’emergenza era finanziato al 23%, una percentuale di gran lunga inferiore rispetto alle necessità, ma comunque superiore a quella attuale.
La distruzione della catena di approvvigionamento di alimenti terapeutici pronti per l’uso, fondamentali per il trattamento dei bambini gravemente malnutriti, ha ostacolato duramente la risposta degli aiuti alla crisi. In particolare, l’unico produttore di alimenti necessari per la riabilitazione di bambini e donne affetti da malnutrizione acuta grave non è più operativo dopo essere stato distrutto lo scorso anno durante i combattimenti, come ha dichiarato Arif Noor, direttore di Save the Children in Sudan:
“In Sudan la situazione nutrizionale, in particolare la possibilità per i bambini e per gli altri gruppi vulnerabili di accedere al cibo di cui hanno bisogno per crescere e sopravvivere, è una delle peggiori al mondo. Se non si è piantato l’anno scorso, non c’è cibo oggi. Non piantare oggi significa non avere cibo domani. Il ciclo della fame si aggrava sempre di più e all’orizzonte non se ne vede la fine, esiste solo miseria. A dicembre, il territorio di Al-Jazirah, un tempo granaio del Paese, è stato teatro di intensi combattimenti che hanno portato a una nuova ondata di sfollati, con oltre mezzo milione di persone costrette a fuggire dalle proprie case in cerca di sicurezza. Questo ha portato a un’interruzione senza precedenti dei sistemi alimentari”.
Intanto a Gaza i bambini che muoiono di fame e di malattie non possono aspettare il tempo necessario per costruire un porto temporaneo al largo della Striscia, o avere solo la speranza che gli aiuti lanciati dagli aerei li raggiungano: “Pur accogliendo con favore gli sforzi volti a fornire maggiori aiuti a Gaza, compreso quello italiano volto a partecipare ai corridoi marittimi, questi metodi alternativi di consegna degli aiuti rischiano di essere costosi, inefficienti e distraggono dalla soluzione principale per salvare la vita dei bambini e delle famiglie a Gaza: un cessate il fuoco immediato e definitivo, l’accesso sicuro e senza restrizioni per gli aiuti umanitari, attraverso tutti i valichi di frontiera e all’interno della Striscia”.
Finora il Ministero della Sanità di Gaza ha registrato la morte di 18 bambini e due adulti per malnutrizione e disidratazione. Secondo Save the Children con le strutture sanitarie a malapena funzionanti e una minoranza di famiglie in grado di accedere ai servizi, questi numeri sono solo la punta dell’iceberg. A febbraio l’Organizzazione ha riferito che alcune famiglie sono state costrette a cercare gli avanzi di cibo lasciati dai ratti o a mangiare foglie nel tentativo disperato di sopravvivere e la situazione si aggrava ad ogni ora che passa, come ha dichiarato Jason Lee, direttore di Save the Children per i Territori palestinesi occupati: “I bambini di Gaza non possono ancora aspettare il cibo. Stanno già morendo per malnutrizione e salvare le loro vite è una questione di ore o giorni, non di settimane.
La negazione dell’assistenza umanitaria è una grave violazione contro i bambini ed è contraria al diritto internazionale umanitario. Da mesi chiediamo un accesso sicuro e libero in tutta Gaza. Esiste già un sistema collaudato per coordinare efficacemente gli aiuti, ma i camion di cibo e medicinali che potrebbero salvare vite umane aspettano ai valichi, mentre i bambini muoiono di fame a pochi chilometri di distanza. I lanci aerei di beni, senza alcun coordinamento sul campo per chi li raggiunge, e i corridoi marittimi, come quello annunciato ieri, non sono soluzioni per mantenere in vita i bambini.
Né sono sostitutivi di un’assistenza umanitaria senza ostacoli attraverso le rotte terrestri stabilite. Il governo di Israele e i membri della comunità internazionale devono facilitare l’ingresso immediato di beni di prima necessità e commerciali, attraverso tutti i valichi di frontiera disponibili e in tutta la Striscia di Gaza. Per i bambini di Gaza ogni minuto è importante. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco definitivo ora e, nel frattempo, è necessario garantire l’accesso umanitario immediato e senza ostacoli attraverso tutte le vie disponibili”.
Save the Children chiede un cessate il fuoco immediato e definitivo per salvare e proteggere la vita dei minori a Gaza, un’effettiva attuazione delle misure provvisorie della Corte internazionale di giustizia e ha invitato il governo israeliano a consentire il flusso illimitato di aiuti e la ripresa dell’ingresso di beni commerciali a Gaza per evitare che i bambini muoiano di fame e di malattie.
L’Organizzazione chiede inoltre a tutti i governi donatori e al resto della comunità internazionale di riprendere e aumentare il più rapidamente possibile i finanziamenti per l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (UNRWA), da cui dipende la risposta degli aiuti a Gaza.
Fratel Biagio: basta Italia non costruire mai più armi, ma strumenti di lavoro
La Pav presenta un documento sulla condizione degli anziani
Martedì scorso è stato presentato il documento della Pontificia Accademia per la Vita, ‘La vecchiaia: il nostro futuro. La condizione degli anziani dopo la pandemia’, che ha preso spunto da un ammonimento di papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo, in cui invitava a “trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati, e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà”.





























