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Due anni dal conflitto in Sudan: oltre 12.000.000 di donne a rischio di violenza
Dopo due anni di conflitto armato, il Sudan sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Nel 2024 è stato dichiarato lo stato di carestia per la prima volta in sette anni e 26.000.000 di persone affrontano quotidianamente livelli acuti di insicurezza alimentare. Numerosi casi di stupro e violenze ai danni di donne e ragazze sono stati denunciati, mentre il conflitto ostacola l’accesso alle cure mediche e al supporto psicosociale necessario per assisterle. Circa 12.000.000 donne e ragazze restano a rischio di violenza.
Dopo diversi sfollamenti forzati causati dalla guerra, Nahla (nome di finzione per proteggerne l’identità), madre di dieci figli, è stata costretta a fabbricare mattoni nel campo profughi di Eldaba, nel Darfur Centrale, per sostenere la propria famiglia. La sua giornata inizia alle ore 6:00 del mattino, quando esce per lavorare, e termina alle 22:00, al rientro dai suoi bambini.
La famiglia affronta gravi carenze alimentari: dieci figli condividono un unico piatto, mancano vestiti e non esiste un luogo dove dormire con dignità. Eppure, ogni forma di precarietà appare preferibile ai pericoli che una donna deve affrontare in tempo di guerra.
Il conflitto ha aggravato anche le violenze di genere: si stima che 12.000.000 di donne e ragazze in Sudan necessitino di supporto contro la violenza sessuale e di genere. Numerosi episodi di stupro sono stati denunciati pubblicamente, mentre la guerra continua a limitare drasticamente l’accesso ai servizi medici e psicosociali per le vittime. In questo clima di insicurezza, molte donne scelgono di abbandonare le proprie case nella speranza di un futuro più sicuro: solo nel 2024, hanno rappresentato oltre la metà dei rifugiati sudanesi.
A due anni dallo scoppio del conflitto, oltre 30.000.000di persone in Sudan necessitano di assistenza umanitaria e 26 milioni vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare. Nell’agosto 2024, il Comitato di Revisione della Carestia (FRC) del sistema IPC ha confermato che la situazione nel campo di Zamzam, nel Darfur Settentrionale, ha superato la soglia della carestia. La valutazione, convalidata dalle Nazioni Unite, rappresenta la prima dichiarazione formale di carestia in oltre sette anni.
Le organizzazioni umanitarie, come Azione Contro la Fame, incontrano crescenti difficoltà nell’accesso alle persone in stato di bisogno: “E’ diventato per noi molto difficile operare in Sudan. Ogni giorno è sempre peggio, ma continueremo a lavorare per migliorare la situazione”, afferma Paloma Martin de Miguel, Direttrice regionale di Azione contro la Fame per l’Africa. “Impedire che gli aiuti alimentari raggiungano la popolazione e attaccare infrastrutture e mezzi di produzione e distribuzione alimentare rappresentano una violazione diretta della Risoluzione 2417 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
Azione Contro la Fame, presente in Sudan dal 2018, ha intensificato i propri sforzi sin dall’inizio del conflitto per rispondere a una crisi umanitaria senza precedenti. Tra aprile 2023 e dicembre 2024, il nostro team ha supportato circa 820.000 persone con forniture sanitarie e nutrizionali in 15 località, tra cui Nilo Blu, Darfur Centrale, Mar Rosso, Kordofan Meridionale e Nilo Bianco. Le attività legate alla sicurezza e alla protezione hanno garantito assistenza a circa 12.000 persone colpite da violenza di genere, offrendo misure di protezione rafforzate e supporto diretto.
Azione Contro la Fame sollecita l’adozione immediata delle seguenti misure: l’adozione, da parte di tutte le parti in conflitto, di misure urgenti per fermare la crisi umanitaria in Sudan, astenendosi da attacchi, saccheggi e danni alle infrastrutture essenziali per la sicurezza delle comunità, come mercati, campi coltivati, pascoli e ospedali;
l’attivazione di meccanismi efficaci per garantire responsabilità per le violazioni dei diritti umani, in particolare quelle commesse ai danni di donne e ragazze, e il rafforzamento delle misure di protezione per prevenire nuovi episodi di violenza; obilitazione urgente di aiuti da parte della comunità internazionale e degli attori umanitari, data la gravità della situazione che richiede una risposta immediata.
In occasione di questo tragico anniversario, Azione Contro la Fame, in collaborazione con DAUD, presenta un ciclo di illustrazioni dal titolo “La donna che piange”, una storia immaginaria di Samira, ispirata alle esperienze reali di milioni di sudanesi che affrontano quotidianamente, con resilienza e coraggio, gli orrori della guerra.
DAUD è un artista e illustratore spagnolo con sede a Dakar. Vede nell’illustrazione uno strumento di trasformazione sociale. Il suo lavoro nasce da una prospettiva umanistica, maturata nel rappresentare e dare voce ai contesti dimenticati del mondo. Le sue opere spaziano tra media, campagne di advocacy, comunicazione per ONG e CSR, manifesti urbani, murales, workshop, mostre e progetti che valorizzano la creatività e il talento di bambini e giovani.
Come contribuire: Bonifico bancario IBAN: IT98 W030 6909 6061 0000 0103 078 – CF: 97690300153; Conto corrente postale 1021764194 – Causale: Donazione spontanea; Online www.azionecontrolafame.it; Aziende – Contattare Licia Casamassima: lcasamassima@azionecontrolafame.it. Tutte le donazioni godono dei benefici fiscali previsti per le ONLUS. A marzo sarà inviato un riepilogo delle donazioni effettuate nell’anno fiscale.
‘Azione Contro la Fame’ è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Specialisti da 46 anni, prevedie fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. L’ong è in prima linea in 56 paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guida con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiuta 21.000.000 persone.
(Foto: Azione contro la Fame)
La CEI ha l’obiettivo della ‘Fame zero’
Il mondo è tornato a livelli di sottoalimentazione paragonabili a quelli del 2008-2009 e si allontana così sempre più dal raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile 2, ‘Fame zero’, entro il 2030: è quanto emerge dal nuovo rapporto delle Nazioni Unite ‘Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2024’, secondo cui nel 2023 circa 733.000.000 persone (una persona su undici)– hanno sofferto la fame: in 2.033.000.000, nel mondo, hanno dovuto fare i conti con l’insicurezza alimentare.
Comunque per i vescovi, i conflitti rimangono la principale causa, ma anche le condizioni metereologiche estreme acuite dai cambiamenti climatici hanno un impatto disastroso sulla produzione agricola. Inoltre, in molti Paesi l’inflazione sta causando un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, aggravando ulteriormente le condizioni delle popolazioni locali.
Riprendendo il messaggio di papa Francesco alla FAO nello scorso anno la Cei ha supportato le popolazioni con le offerte dell’8xmille: “Oggi più che mai, affinché nessuno sia lasciato indietro, serve una grande sinergia in grado di coinvolgere i governi, le imprese, il mondo accademico, le istituzioni internazionali, la società civile e gli individui. Da parte sua, la Chiesa italiana, per far fronte alla mancanza di cibo, attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, ha finanziato dal 1991 a oggi 416 progetti per un totale di € 47.000.000 di euro in 80 Paesi di tutti i continenti. Si tratta di iniziative in risposta ad emergenze, per la prevenzione, l’adattamento o la mitigazione dell’impatto negativo dei cambiamenti climatici, per l’avvio, il sostegno e il potenziamento di pratiche agricole in una prospettiva di sostenibilità”.
Ed ha citato alcune situazioni di aiuto: “Tutti i progetti nascono dall’ascolto dei bisogni dei territori e puntano a consentire alle persone e alle comunità locali di essere protagoniste del loro sviluppo. Come in India, nel Tamil Nadu, dove la Diocesi di Dindigul, grazie a questi fondi è riuscita a fornire orientamento e formazione, favorendo l’avvio di orti biologici.
Ha individuato 500 famiglie in 30 villaggi, alle quali sono stati anche forniti semi e piantine: insalata, fagioli, noce di cocco, coriandolo, curry, zenzero, peperoncino verde, melanzane. Tutto rigorosamente biologico per aiutare il pianeta, ma anche per trovare finalmente un mercato redditizio… Tutto il villaggio è stato coinvolto nella sensibilizzazione e nella cura degli orti, inclusa la raccolta dei rifiuti e la loro preparazione per poi utilizzarli come concime”.
In Perù è stato dato vita ad iniziative per combattere l’insicurezza alimentare: “Anche in Perù, nella parrocchia di San Andrés de Huaycán, nel distretto di Ate a Lima, le famiglie più povere si sono organizzate in quelle che vengono chiamate ‘Ollas Comunes’, una sorta di mense condivise, per far fronte alla fame, aggravata da una disoccupazione crescente e dall’aumento dei prezzi degli alimenti di base. L’insicurezza alimentare nel Paese causa malnutrizione cronica in molti bambini di età inferiore ai 5 anni, e problemi di anemia nel 38% dei piccoli tra i 6 e i 35 mesi.
Ogni ‘Olla’ fornisce 80 razioni di cibo al giorno per un totale di 3600 persone al giorno. Con il ricavato dalle vendite delle razioni a prezzi calmierati si pagano i servizi idrici, l’elettricità e le forniture di gas. Il progetto ha consentito, grazie anche all’ASPEm, di rafforzare gli interventi del Banco Alimentare locale con operatori socio-pastorali, di migliorare l’organizzazione delle ‘Ollas Comunes’ e il sistema di recupero degli alimenti e riduzione degli sprechi delle aziende alimentari di Ate. Complessivamente l’iniziativa ha coinvolto 20 organizzazioni di ‘Ollas Comunes’, 80 donne, 400 famiglie e 90 operatori socio-pastorali”.
Però la preoccupazione della Chiesa italiana è rivolta al continente africano, portando l’esempio dell’Angola: “In particolare la fame sta aumentando in modo allarmante nel continente africano, dove coinvolge 1 persona su 5. Oltre ai necessari interventi di emergenza per far fronte alle ricorrenti crisi, carestie e siccità, anche in Africa la Conferenza Episcopale Italiana sostiene interventi attraverso i quali, grazie alle Chiese e ai partner locali, si cerca di mantenere la massima attenzione e rispetto verso le singole comunità, la diversità culturale e le specificità tradizionali. Perché non ci può essere cambiamento senza ascolto e pieno coinvolgimento di tutti.
Così è avvenuto in Angola, nella provincia di Cuando Muango, nella Diocesi di Menongue, dove più di 77.000 famiglie hanno problemi dovuti alla siccità nonostante la presenza nella regione di fiumi importanti. La Diocesi ha costruito un centro di piscicoltura con varie vasche per allevare la tilapia e produrre 150 kg di pesce al giorno. Sono state create le vasche, acquistate le pompe, allestito uno stabile per la preparazione degli alimenti e effettuate sessioni formative per la popolazione locale per favorire anche la commercializzazione del pesce prodotto”.
Guerra in Ucraina e questione alimentare
Il prezzo del grano è balzato del 38,6% in una settimana dall’inizio della guerra in Ucraina ma ad aumentare del 17% è stato anche il prezzo del mais e del 6% quello della soia destinati all’alimentazione degli animali negli allevamenti: è quanto è emerso dall’analisi della Coldiretti sulla base delle quotazioni alla borsa merci di Chicago, punto di riferimento mondiale del commercio dei prodotti agricoli.
Papa Francesco chiede di debellare la fame
“Siamo in un momento cruciale. Siamo seriamente fuori strada per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. La povertà, la disparità di reddito e l’alto costo del cibo continuano a mantenere un’alimentazione sana fuori dalla portata di circa 3.000.000.000 di persone. Il cambiamento climatico e i conflitti sono sia conseguenze che motori di questa catastrofe. 811.000.000 di persone hanno patito la fame nel 2020, ben 161.000.000 in più rispetto al 2019, anche a causa della pandemia COVID-19.
12 giugno: eliminiamo il lavoro minorile
“Occorre uno sforzo corale di tutta la società e delle sue istituzioni, per porre fine a questa grave violazione dei diritti dell’infanzia e rendere effettivamente vigente il diritto dei bambini a un avvenire da loro liberamente scelto. In questo senso, le iniziative di sensibilizzazione previste in questi giorni in Italia sono particolarmente meritevoli”:
Post sisma: un invito a scoprire i prodotti del Centro Italia
“Nella triste ricorrenza del quarto anno dal gravissimo terremoto che provocò nell’Italia Centrale più di trecento vittime e oltre quarantamila sfollati, desidero ancora una volta esprimere ai cittadini di Amatrice, Accumuli, Arquata, Pescara del Tronto e delle altre zone colpite, vicinanza e solidarietà. Il pensiero che si rinnova va, anzitutto, alle vittime e ai loro familiari. E ai tanti che hanno perduto casa o lavoro, e spesso entrambi, in quella notte drammatica. Nonostante tanti sforzi impegnativi, l’opera di ricostruzione dei paesi distrutti – da quel sisma e da quelli che vi hanno fatto seguito in breve tempo- è incompiuta e procede con fatica, tra molte difficoltà anche di natura burocratica. Nello spirito di solidarietà, fondamento della nostra Costituzione, la Repubblica – in tutte le sue istituzioni, territoriali e di settore – deve considerare prioritaria la sorte dei concittadini più sfortunati colpiti da calamità naturali, recuperando, a tutti i livelli, determinazione ed efficienza”: così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato il sisma del Centro Italia del 2016.
La Coldiretti chiede una ‘ripartenza’ turistica
Ammontano a 31.000.000 le presenze turistiche italiane e straniere perse a maggio per effetto dell’emergenza coronavirus che ha praticamente azzerato i flussi dei viaggiatori come pesanti effetti sull’economia: è quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat dalla quale si evidenzia che senza l’attesa riapertura tra regioni e alle frontiere ai turisti il commercio non riparte come evidenziano anche i dati di Confcommercio.



























