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Giuseppe Lubrino invita a scoprire le virtù cristiane per stare nel mondo
“Proporre oggi le virtù cristiane non è una scelta nostalgica, ma un gesto profetico. In un’epoca segnata da smarrimento e frammentazione, le virtù rappresentano la risposta più umana e più vera al bisogno di pienezza che ciascuno porta nel cuore. Esse sono forma della libertà, incarnazione del desiderio di bene, struttura interiore della santità possibile e concreta. Questo testo non intende essere un trattato astratto, ma una proposta educativa e culturale: educare alla virtù significa educare alla realtà, alla verità, alla bellezza, alla speranza. E’ insegnare a vivere in rapporto con tutto ciò che c’è, alla luce di un’appartenenza che rende l’uomo intero”.
Così scrive il prof. Giancarlo Restivo, direttore della Schola ‘Carlo Magno’, nella prefazione al libro del prof. Giuseppe Lubrino, docente di religione cattolica, ‘Alla scoperta delle virtù cristiane: dalle radici greco-romane a Benedetto XVI’, che racconta il motivo per cui ha scritto un libro sulle virtù cristiane:
“Dopo un’attenta analisi, condotta insieme al direttore della ‘Schola Carlo Magno’, Giancarlo Restivo, delle derive antropologiche e culturali che caratterizzano lo scenario educativo contemporaneo, abbiamo ritenuto necessario esplorare e approfondire il valore educativo e l’attualità delle virtù cristiane. Le virtù rappresentano uno strumento fondamentale attraverso cui i giovani possono imparare a leggere e decifrare la realtà, crescere e maturare in umanità”.
Quanto sono importanti oggi le virtù cristiane per ‘abitare il mondo’?
“Assistiamo a una diffusa perdita di senso tra i giovani: fragilità emotive e caratteriali, isolamento sociale, disturbi alimentari, fenomeni di autolesionismo. Molti sembrano incapaci di immaginare un futuro possibile. Le virtù, per loro natura intrinseca, costituiscono da sempre un supporto per affrontare la complessità del reale. Riscoprirne il valore è oggi fondamentale per sviluppare capacità decisionali e resilienza, partendo da un’identità personale solida”.
Esiste una differenza tra le virtù del mondo ellenistico e quelle del mondo cristiano?
“La peculiarità del Cristianesimo rispetto alla tradizione greco-romana risiede nell’introduzione delle virtù teologali, in particolare della carità. Per greci e romani, il fondamento delle virtù era la ragione. Il Cristianesimo ha invece introdotto la dimensione della trascendenza, il bisogno di perdono e redenzione, l’umiltà. Le virtù teologali sono indispensabili per crescere ed evolversi, penetrando il mistero della vita”.
In che modo la virtù cristiana può condurre alla santità?
“La santità è spesso percepita come una meta straordinaria, irraggiungibile, utopica. E’ invece necessario recuperare la dimensione ordinaria della santità, facendo comprendere che essa si costruisce giorno per giorno, vivendo con onestà, verità, giustizia e solidarietà. La virtù cristiana è il cammino quotidiano verso la santità”.
Perché, secondo sant’Agostino, le virtù cristiane sono il frutto di una conversione?
“Per sant’Agostino, la conversione è una condizione costante della vita umana. L’essere umano ha sempre bisogno di riprendere il cammino, le inclinazioni al male, il desiderio di possesso, l’egoismo sono, talvolta, uno ostacolo alla crescita e allo sviluppo e alla realizzazione dell’esistenza umana. L’essere umano è chiamato ogni giorno a scegliere il bene, rinunciando al male. Le virtù diventano strumenti essenziali per un sano discernimento. Nella misura in cui l’uomo si apre all’azione della grazia, viene modellato e conformato a Cristo”.
Qual è il rapporto tra virtù cardinali e virtù teologali?
“Si tratta di un legame inscindibile. Le virtù cardinali orientano e favoriscono le azioni umane; le virtù teologali ne rivelano il senso profondo e costituiscono il compimento del cammino educativo dell’uomo”.
(Tratto da Aci Stampa)
1^ Maggio: i vescovi invitano ad abitare
Il tema della generatività e la tensione tra la paura di perdere quello che si era e un rinnovato impegno verso nuovi stili di vita: si muove intorno a questi due poli il messaggio dei vescovi per la Festa dei lavoratori sul tema ‘E al popolo stava a cuore il lavoro. Abitare una nuova stagione economico-sociale’.
Matteo Truffelli: l’Azione Cattolica abita le città
Da oggi al 2 maggio, dopo il rinvio di un anno per l’emergenza del Covid 19, l’Azione cattolica italiana vivrà la XVII Assemblea elettiva nazionale, ‘Ho un popolo numeroso in questa città’, tratto dagli Atti degli Apostoli, momento di confronto e riflessione tra le associazioni diocesane di Ac per progettare insieme il cammino del triennio 2021-2024.
Nella lettera agli associati il presidente, Matteo Truffelli, ha spiegato il significato democratico dell’Assemblea: “L’Assemblea nazionale è alle porte. Arriviamo con gratitudine a questo importante appuntamento, che conclude lo straordinario percorso che ogni tre anni ci consente di verificare e riprogrammare il percorso in cui siamo impegnati e rinnovare le responsabilità associative, dalle più piccole parrocchie d’Italia fino alla Presidenza nazionale, passando per le diocesi e le regioni.
Un anno fa, lo scoppio della pandemia ci ha imposto di rallentare il processo, e ora dovremo celebrarne la fase conclusiva ‘a distanza’, con quelle modalità digitali a cui ormai ci siamo abituati in tanti ambiti delle nostre vite. Non viene meno, tuttavia, il grande valore democratico e partecipativo del nostro camminare insieme: anzi, alla luce del momento storico che stiamo vivendo, la XVII Assemblea nazionale rappresenta un passaggio forse ancora più importante del solito”.
Innanzitutto chiediamo al presidente chiediamo di illustrarci una prospettiva in questo anno: “Questo è un anno molto importante perché porta all’assemblea nazionale, ormai alle porte, che non solo segnerà il ricambio delle responsabilità, ma cercherà di leggere il percorso fatto, ma anche il tempo della nostra Chiesa e della nostra società per capire insieme come l’Azione Cattolica è chiamata a spendersi dentro la realtà.
Il cammino di questi mesi è segnato dal desiderio di fare della nostra associazione uno strumento concreto a disposizione della nostra Chiesa e del nostro tempo per realizzare quel disegno di Chiesa, che papa Francesco ha indicato nell’enciclica ‘Evangelii Gaudium’, che è una ‘traduzione’ della Chiesa del Concilio Vaticano II”.
Un’assemblea ‘a distanza’: a quali domande gli associati sono chiamati a rispondere?
“Nuove domande e nuovi bisogni si sono affacciati nella vita delle nostre società, e tante domande e sfide sono state poste anche alla nostra esperienza di fede e alla nostra missione evangelizzatrice. In tutto il mondo, e anche in Italia, la Chiesa si è impegnata per rispondere a nuove necessità materiali e spirituali. E un ruolo importante lo hanno avuto, in questo, i laici, soprattutto nei momenti più difficili: penso alle esperienze di carità promosse anche da tanti soci e socie di Ac e da molte associazioni diocesane o parrocchiali.
Penso alla cura e al conforto portati negli ospedali dagli operatori sanitari che assistono i malati in isolamento, al supplemento di disponibilità messo in campo da tanti insegnanti, e da tanti studenti. Agli educatori che hanno continuano a tenere saldo il legame con i ragazzi e le ragazze del gruppo. Alla solidarietà semplice vissuta nei condomini e nei quartieri. Tutti modi importanti di abitare il tempo in cui ci troviamo”.
Il titolo richiama l’enciclica ‘Fratelli tutti’: cosa vuol dire costruire una società fraterna?
“Proprio il sogno di una società sempre più fraterna, al centro dell’enciclica ‘Fratelli Tutti’ che papa Francesco ci ha regalato in questo anno di pandemia, rappresenterà una chiave importante per indirizzare il nostro discernimento. Nell’enciclica il papa propone in particolare una figura di riferimento.
Quella del buon samaritano, capace di chinarsi sul suo prossimo, ferito e abbandonato sul margine della strada, per prendersene cura. E’ questa l’immagine che vogliamo fare nostra: per essere un’Ac che sappia farsi prossima, con coraggio e generosità. tra queste strade dovremo saper individuare, in ogni contesto, quelle che potranno portarci vicino a chi sta subendo o subirà maggiormente le conseguenze della pandemia”.
Quindi l’Azione Cattolica è invitata a confrontarsi sul significato di abitare?
“Abitare è un verbo importante per noi, perché significa essere cittadini della nostra Chiesa e della nostra società e quindi responsabili del nostro tempo. Abitare significa assumersi la conduzione della ‘casa’ per creare un spazio aperto ed accogliente alle persone, in cui ciascuno può sentirsi a casa”.
(Tratto da Aci Stampa Foto: Azione Cattolica Italiana)






























