49ª Udienza del Processo 60SA in Vaticano. L’amara perplessità del Card. Becciu per le parole del Comandante della Gendarmeria e i giochi di prestigio del Promotore di Giustizia

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.03.2023 – Ivo Pincara] – Nella 49ª udienza del processo vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, ieri pomeriggio 9 marzo 2023 nella Sala Polifunzionale dei Musei Vaticani, il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi a sorpresa ha depositato il carteggio tra Papa Francesco e il Cardinale Angelo Becciu, in cui quest’ultimo chiedeva al Pontefice di scagionarlo dalle accuse, ritrattando il suo pronunciamento negativo sull’acquisto dell’immobile di Londra e sull’erogazione di somme per la liberazione della suora rapita in Mali, confermando di aver autorizzato le due operazioni e di scagionarlo dall’accusa di averlo “imbrogliato”.

Il Promotore di Giustizia vaticano, Alessandro Diddi (Foto di Vatican Media).

Con le carte depositato ieri dal Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, che “non aggiungono nulla” a quanto non si sapesse già, il Cardinal Becciu “ha dovuto subire oggi l’ennesima umiliazione da un Promotore di Giustizia che non fa il suo mestiere, che sarebbe quello di promuovere appunto la giustizia, ma semplicemente cerca di dileggiare un porporato per motivi che restano ai più incomprensibili”, ha commentato Sante Cavalleri su Faro di Roma.

Lo scambio di lettere è avvenuto nello stesso periodo della già nota telefonata del Cardinal Becciu al Papa. Il riferimento è emerso dal telefonino sequestrato a Maria Luisa Zambrano nell’ambito delle indagini della Guardia di Finanza di Sassari. Negli atti, trasmessa su rogatoria all’autorità giudiziaria vaticana, si faceva “allusione a questa corrispondenza ma senza trovarla”, ha detto il Promotore di Giustizia. “Ho chiesto alla difesa di Becciu se erano intenzionati a produrla, ma si sono sempre giustamente riservati di depositarla. Mi sono mosso io con la Sovrana Autorità”, ha aggiunto, rendendo noto di aver ricevuto dal Papa a inizio mese la copia delle lettere e l’autorizzazione a metterle a disposizione.

Al termine della lettura del carteggio e dopo una pausa, il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone – nonostante l’opposizione dell’Avv. Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso, l’ex gestore delle finanze della Santa Sede, secondo il quale “Sovrana Autorità non può entrare in questo processo” – ha disposto che l’intero carteggio venisse acquisito agli atti.

Poi, sono stati ascoltati come testimoni il gestore finanziario Antonio Mauceri, il Comandante del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, Gianluca Gauzzi Broccoletti e il Commissario Stefano De Santis, che ha completato il controesame.

L’escussione del Comandante del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, Gianluca Gauzzi Broccoletti (Foto di Vatican Media).

Gianluca Gauzzi Broccoletti, citato dal Tribunale vaticano per riferire della visita del 3 ottobre 2020 a casa del Cardinal Becciu, compiuta insieme a Stefano De Santis, ha riferito che si è trattato di un colloquio di circa due ore, “in un momento in cui la stampa era molto pressante sul Palazzo di Londra”. In quell’occasione, Gauzzi ha riferito al Cardinal Becciu anche della situazione di Cecilia Marogna, poiché erano appena arrivate le carte della Slovenia su un utilizzo improprio dei soldi versati dalla Segreteria di Stato. Riguardo alla liberazione della suora rapita in Mali, il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, ha chiesto a Gauzzi se sapesse della somma di denaro per la liberazione dell’ostaggio e Gauzzi ha risposto: “Il cardinale disse che di quei soldi aveva informato il Papa, ma noi non sapevamo la destinazione di quei soldi”. Gauzzi inoltre ha dichiarato che mai disse a Cardinal Becciu di tenere segreto il colloquio.

L’escussione del Commissario Stefano De Santis (Foto di Vatican Media).

Poi è stata la volta del Commissario Stefano De Santis, già sentito dall’accusa e da varie difese, il quale doveva solo completare il suo interrogatorio. Interpellato dall’Avv. Panella sulla sua conoscenza della pierre Francesca Immacolata Chaouqui, De Santis ha risposto: “La conobbi all’epoca di Vatileaks. Si è presentata spontaneamente, e io ho consegnato il verbale al Promotore di Giustizia. Poi non ho avuto più nessun contatto”. In merito all’interrogatorio di Mons. Perlasca del 23 dicembre 2020 e alla cena al ristorante Lo Scarpone, con la presunta registrazione, De Santis ha dichiarato che Perlasca andò nel suo ufficio per informarlo che il giorno dopo sarebbe andato a cena con il Cardinal Becciu al ristorante Lo Scarpone. Quanto alla presunta registrazione della cena, De Santis ha commentato: “Era nella sua mente, ma noi non abbiamo mai fatto alcuna attività in territorio italiano”.

Il Promotore di Giustizia con i suoi soliti giochi di prestigio, estraendo dal cappello al posto del coniglio le sue carte mirabolanti per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica, rendendo pubbliche la corrispondenza privata tra il Papa e il Cardinal Becciu, ha deviato solo l’attenzione dalla testimonianza del Comandante Gauzzi.

In una dichiarazione spontanea, il Cardinal Becciu, dicendosi “molto perplesso” e “amareggiato” dopo le parole di Gauzzi, ha confermato che era proprio Gauzzi che gli chiese di mantenere riservato il colloquio. Quanto affermato da Gauzzi, ha concluso il Cardinal Becciu, “è una nuova ferita che si aggiunge alle tante altre ricevute in quest’Aula”.

«Fides et Virtus, tra le quali virtù primeggia l’amore per la Verità, costi quello che costi»
La dichiarazione spontanea del Cardinal Becciu sulle affermazioni del Comandante Gauzzi

«Sig. Presidente,
La ringrazio!
Dopo le affermazioni del Comandante Gianluca Gauzzi rimango molto perplesso. Amareggiato. Ma con la serenità che mi viene dalla consapevolezza di dire la verità riaffermo con vigore quanto dissi nella mia dichiarazione spontanea, dopo la prima deposizione del Commissario De Santis, all’udienza del 12 ottobre 2022.
Il Comandante Gauzzi mi disse di mantenere riservato l’incontro avvenuto nel mio appartamento, Egli mi disse che il truffato ero stato io e non era giusto che mi facessi carico, io personalmente, per ripagare spese personali fatte dalla Sig.ra Marogna. Era il 3 ottobre 2020. Le cose sono andate così.
Sono rimasto amareggiato nel sentire il racconto del Comandante Gauzzi pur capendo la sua difficoltà nel contraddire il suo collaboratore e la necessità di tutelare anche se stesso.
Dire che quel colloquio doveva rimanere riservato e parlare della indagine è una attività che, comprendo, non si può ammettere. Sono certo che il Tribunale saprà apprezzare anche queste prospettive quando dovrà verificare come andarono i fatti e chi ha ricostruito la verità.
Dopo quanto affermato oggi in quest’aula dal Comandante, devo ammettere, con mio grande rammarico, che sono rimasto deluso e si è incrinata la mia fiducia in lui, anche perché credo che il coraggio della verità deve appartenere a chi è chiamato a guidare un Corpo così prestigioso quale quello della Gendarmeria, ove brilla il motto Fides et Virtus, tra le quali virtù primeggia l’amore per la Verità, costi quello che costi.
Tuttavia, pur nella sofferenza, non gli manterrò rancore. È una nuova ferita che si aggiunge alle tante altre ricevute in quest’Aula. La mia missione sacerdotale mi porta a comprendere le debolezze altrui e a perdonare sempre, anche a chi coscientemente ci fa del male. La croce appesa in quella parete è un continuo monito per me e per chiunque qui dentro crede.
Vi ringrazio per l’attenzione».

La prossima udienza è in programma per il 16 marzo, quando verrà ascoltato come teste l’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.

Indice – Caso 60SA [QUI]

Foto di copertina: un’udienza del processo 60SA al Tribunale vaticano (Foto di Vatican Media).

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