Papa Francesco prova indignazione per la colonizzazione degli indigeni

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Indignazione e vergogna per gli errori commessi dai cattolici in Canada: sono i sentimenti che Francesco esterna nel suo discorso alle delegazioni dei popoli indigeni del Paese ricevute in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico.

Nei giorni scorsi il papa aveva incontrato, in tre colloqui, i rappresentanti di Inuit, Métis e Prime Nazioni, nel contesto del cammino di guarigione e riconciliazione avviato in Canada per dare riconoscimento e giustizia alle vittime delle ‘scuole residenziali’, istituite dal governo e affidate a Chiese cristiane tra cui quella cattolica.

‘Bisogna pensare sette generazioni avanti quando si prende una decisione oggi’. Da questo proverbio il papa ha sottolineato la saggezza dei popoli nativi: “E’ saggia questa frase, è lungimirante, ed è il contrario di quello che succede spesso ai nostri giorni, dove si inseguono traguardi utili e immediati senza considerare il futuro delle prossime generazioni.

Invece, il legame tra gli anziani e i giovani è indispensabile. Va coltivato e custodito, perché permette di non vanificare la memoria e di non smarrire l’identità. E quando si salvaguardano la memoria e l’identità, migliora l’umanità”.

Dagli incontri il papa ha ripreso l’immagine dei rami dell’albero: “Vi siete paragonati ai rami di un albero. Come loro, siete cresciuti in varie direzioni, avete attraversato diverse stagioni  e siete stati anche sbattuti da forti venti. Ma vi siete ancorati con forza alle radici, che avete mantenuto salde. E così continuate a portare frutto, perché i rami si stendono in alto solo se le radici sono profonde”.

Ed ha menzionato alcuni ‘frutti’ della loro tradizione: “Anzitutto la vostra cura per il territorio, che non intendete come un bene da sfruttare, ma come un dono del Cielo; esso per voi custodisce la memoria degli antenati che vi riposano ed è uno spazio vitale, nel quale cogliere la propria esistenza all’interno di un tessuto di relazioni con il Creatore, con la comunità umana, con le specie viventi e con la casa comune che abitiamo”.

Dalla tradizione nasce l’amore per la famiglia e la comunità: “Tutto ciò vi porta a ricercare un’armonia interiore ed esteriore, a nutrire grande amore per la famiglia e ad avere un senso vivo della comunità.

A ciò si aggiungono le ricchezze specifiche delle vostre lingue, delle vostre culture, delle vostre tradizioni e forme artistiche, patrimoni che non appartengono solo a voi, ma all’intera umanità, in quanto esprimono umanità”.

Purtroppo quest’albero ha subito violenza: “Ma il vostro albero che porta frutto ha subito una tragedia, che mi avete raccontato in questi giorni: quella dello sradicamento. La catena che ha tramandato conoscenze e stili di vita, in unione con il territorio, è stata spezzata dalla colonizzazione, che senza rispetto ha strappato molti di voi dall’ambiente vitale e ha provato ad uniformarvi a un’altra mentalità”.

Tale violenza è nata dall’omologazione: “Così la vostra identità e la vostra cultura sono state ferite, molte famiglie separate, tanti ragazzi sono diventati vittime di questa azione omologatrice, sostenuta dall’idea che il progresso avvenga per colonizzazione ideologica, secondo programmi studiati a tavolino anziché rispettando la vita dei popoli. E’ qualcosa che, purtroppo, avviene anche oggi, a vari livelli: le colonizzazioni ideologiche”.

Quindi il papa ha condannato le colonizzazioni: “Quante colonizzazioni politiche, ideologiche ed economiche ci sono ancora nel mondo, sospinte dall’avidità, dalla sete di profitto, incuranti delle popolazioni, delle loro storie e delle loro tradizioni, e della casa comune del creato. E’ purtroppo ancora molto diffusa questa mentalità coloniale. Aiutiamoci insieme a superarla”.

Tali violenze hanno suscitato nel papa indignazione e tristezza: “Tutto ciò ha suscitato in me due sentimenti: indignazione e vergogna. Indignazione, perché è ingiusto accettare il male, ed è ancora peggio abituarsi al male, come se fosse una dinamica ineludibile provocata dalle vicende della storia.

No, senza una ferma indignazione, senza memoria e senza impegno a imparare dagli errori i problemi non si risolvono e ritornano. Lo vediamo in questi giorni a proposito della guerra. Non si deve mai sacrificare la memoria del passato sull’altare di un presunto progresso”.

Però ha sottolineato anche che i cristiani hanno contribuito alla loro storia ed ha auspicato un viaggio in Canada: “Al contempo, penso con gratitudine a tanti bravi credenti che, in nome della fede, con rispetto, amore e gentilezza, hanno arricchito la vostra storia con il Vangelo.

Mi dà gioia, ad esempio, pensare alla venerazione che si è diffusa tra molti di voi nei confronti di sant’Anna, la nonna di Gesù. Quest’anno io vorrei essere con voi, in quei giorni. Oggi abbiamo bisogno di ricostituire un’alleanza tra i nonni e i nipoti, tra gli anziani e i giovani, premessa fondamentale per una maggiore unità della comunità umana”.

Infine ha auspicato un processo di riappacificazione: “Cari fratelli e sorelle, auspico che gli incontri di questi giorni possano aprire strade ulteriori da percorrere insieme, infondere coraggio e accrescere l’impegno a livello locale. Un efficace processo di risanamento richiede azioni concrete.

In spirito di fraternità, incoraggio i Vescovi e i Cattolici a continuare a intraprendere passi per la ricerca trasparente della verità e per promuovere la guarigione delle ferite e la riconciliazione; passi di un cammino che permetta di riscoprire e rivitalizzare la vostra cultura, accrescendo nella Chiesa l’amore, il rispetto e l’attenzione specifica nei riguardi delle vostre tradizioni genuine.

Vorrei dirvi che la Chiesa sta dalla vostra parte e vuole continuare a camminare con voi. Il dialogo è la chiave per conoscere e condividere e i Vescovi del Canada hanno chiaramente espresso il loro impegno a continuare a camminare insieme con voi in una via rinnovata, costruttiva, feconda, dove incontri e progetti condivisi potranno aiutare”.

(Foto: Santa Sede)

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