Parte la Buona Scuola? I dubbi del MSAC

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Ricomincia la scuola: questo anno può essere considerato speciale, visto che da tanti mesi si parla di ‘buona scuola’? pur riconoscendo alcuni meriti, il Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac) ha espresso rammarico per i recenti sviluppi che hanno coinvolto il Disegno di legge sulla ‘Buona Scuola’:

“Ci rattrista vedere come una riforma nodale per il Paese, come quella del sistema d’istruzione, debba procedere in Parlamento senza la necessaria dialettica tra le parti politiche”. Infatti i segretari nazionali del Msac, Gioele Anni e Adelaide Iacobelli, a suo tempo, avevano chiesto una modifica profonda all’impianto legislativo:

“Gli studenti infatti si aspettano di più dalla riforma della scuola, per rispondere alle esigenze del mondo di oggi. Il Governo ha accolto come ‘una sfida’ la richiesta unanime di dare più spazio al diritto allo studio, per diminuire i costi sostenuti da studenti e famiglie. I ministri Giannini e Boschi, allo stesso tempo, hanno chiarito che l’impianto del provvedimento non è in discussione:

innovazioni strutturali quali la riforma dei cicli, il ripensamento della valutazione o nuove forme di partecipazione degli studenti non possono essere inserite in questa fase del dibattito. Questo è il punto di dissenso tra noi e il Governo. Purtroppo le proposte degli studenti non sono state recepite nel testo della ‘Buona scuola’, anche perché occasioni di confronto come quella odierna non sono avvenute nei mesi scorsi”.

Per capire meglio cosa attende gli studenti in questo anno scolastico ci siamo rivolti a Gioele Anni, chiedendogli di spiegarci come sarà questo anno scolastico dal punto di vista degli studenti:

“Per gli studenti non prevediamo grandi cambiamenti. Il 2015/16 sarà un anno di assestamento: alcune disposizioni della ‘Buona scuola’ entreranno pian piano a regime, mentre altre (come il nuovo P.O.F. triennale) partiranno solo da settembre 2016. In ogni caso la ‘Buona scuola’ non porterà nessuno dei grandi cambiamenti strutturali (come la riforma dei cicli, la revisione dei programmi, l’introduzione di nuovi saperi…) di cui la scuola italiana avrebbe bisogno e che speravamo fossero affrontati.

C’è curiosità per le nuove disposizioni sull’alternanza scuola/lavoro; il timore più grande, invece, è che si possa generare confusione nell’assestamento del piano assunzionale, che si completerà solo durante l’inverno: ad andarci di mezzo sarebbero proprio le ragazze e i ragazzi”.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi della ‘Buona Scuola’?
“Il nostro giudizio, come MSAC, è che la ‘Buona scuola’ sia un provvedimento complessivamente insufficiente proprio perché è mancata l’ambizione che invece si era respirata a settembre scorso, quella di ‘rivoluzionare la scuola italiana’ (parole del premier Renzi).

L’aspetto più positivo, oltre al fatto che si comincia a investire dopo anni di tagli, è l’aggiustamento di qualche vite nella traballante struttura dell’autonomia scolastica italiana. Ma paradossalmente questo è anche il punto debole: puntando tutto sull’autonomia, sembra che lo Stato scarichi molte responsabilità sulle singole scuole, e non si percepisce un’idea unitaria di educazione”.

Nella ‘Buona Scuola’ c’è spazio per l’educazione civica?
“In modo molto ipotetico: all’interno del comma 7 si dice che le scuole dovranno sviluppare le ‘competenze in materia di cittadinanza attiva’, ma questa è solo un’esortazione in un elenco di ben sedici abilità che le scuole sono chiamate a potenziare. Una lista impressionante che rischia di restare lettera morta. Per l’educazione civica, noi studenti chiedevamo ad esempio l’istituzione di un’ora autonoma per tutte le classi, che avesse il cuore nella Costituzione e comprendesse nel corso degli anni anche l’alfabetizzazione economica e l’educazione digitale”.

Nell’audizione al Senato avete sostenuto che occorre approfondire il tema della governance. Come?
“Prima di tutto, assumendo il principio che con ‘l’uomo solo al comando’ non si va da nessuna parte. Nella scuola ci sono casi di scarsa operosità e produttività, che vanno affrontati; ma la soluzione non è in una concentrazione dei poteri nelle mani del preside, ma in un rafforzamento intelligente della cooperazione tra tutte le forze che abitano la scuola: studenti, genitori, personale e insegnanti.

Per fare questo, può essere utile anche valorizzare figure di collegamento tra il preside e il corpo insegnante, ma in modo trasparente. Famiglie e studenti vanno poi maggiormente coinvolti con una riforma degli organi collegiali: uscendo dall’assemblearismo, è il momento di chiedersi quale nuovi funzioni attribuire ad assemblee e consigli: possono andare dalla programmazione condivisa, alla valutazione, al confronto sulla didattica, sempre però passando per un dialogo costruttivo e rispettoso”.

Come la scuola può diventare volano per la crescita in Italia?
“Naturalmente non esiste una ricetta. Provo a offrire solo due suggestioni. La prima: le scuole devono diventare sempre più ‘centri civici’, aperti tutto il giorno e in dialogo col territorio, dove gli studenti apprendono le nozioni pratiche e teoriche ma possono anche portare dentro la scuola le cose belle che di solito vivono fuori, come la musica, lo sport o il teatro.

Così la persona si sviluppa integralmente, ha una formazione completa e può scoprire più facilmente la sua vocazione. E la seconda: le scuole possono essere il laboratorio di un grande investimento sull’educazione alla legalità e alla partecipazione, per crescere una generazione di studenti che, come dice Nando Dalla Chiesa, sappiano essere competenti e coraggiosi. Guardando all’Italia di oggi, ne abbiamo davvero bisogno!”

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