Quando padre Carlo Balić rinunciò al termine corredentrice durante il Concilio
La devozione mariana del francescano padre Carlo Balić (1899-1977) si è manifestata non solo nello studio e nelle prestigiose pubblicazioni ma in molti altri modi compresa la fondazione della Pontificia Accademia Mariana.
Ha avuto un ruolo non secondario in occasione della proclamazione del dogma di Maria Assunta il 1° novembre del 1950 e approfondì tale dottrina soprattutto mediante i congressi mariani internazionali preceduti da quelli “mariologici” con un carattere prettamente scientifico. Fedele anche alla tradizione francescana il p. Balić, teologo molto apprezzato dal cardinale Alfredo Ottaviani tanto da essere una delle sue persone di fiducia, approfondì la partecipazione di Maria all’opera di redenzione del Figlio e pertanto termini che esprimevano tale realtà (quale ad esempio quello di mediatrice) gli erano molto cari.
Tuttavia nel lavoro intenso svolto assieme a Gérard Philips di elaborazione del testo conciliare inerente alla Vergine Maria e che sarà approvato definitivamente quale capitolo 8 della costituzione Lumen gentium deliberatamente rinunciò ad alcuni titoli mariani quale quello di corredentrice vista la loro ambiguità (cfr. Ermanno Maria Toniolo, La beata Maria Vergine nel Concilio Vaticano II, Roma 2004, p. 236).
Anche a padre Carlo Balić si può applicare quanto ebbe a scrivere il suo confratello p. Umberto Betti – pure lui teologo al Vaticano II – il 13 gennaio 1964: “Ma il Concilio è anche una scuola, che vale più di ogni altra finora frequentata o tenuta. Pensare di non aver più niente da imparare sarebbe come congelare la propria intelligenza, metterla in pensione per invecchiamento precoce”.
(Dal sito Il Cattolico)



























