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A Sanremo il Festival della Christian Music: impressioni di Davide Rossi

‘Vale la pena’ è stato il brano che il religioso brasiliano fra Vinicius Sotocorno ha portato alla vittoria al Primo Festival della Christian Music, svoltosi per tre giorni a Sanremo, in concomitanza con il 72^ Festival della Canzone italiana, ospitato al Teatro Ariston della città ligure. Per tre giorni 23 artisti di musica religiosa hanno calcato il palco dell’auditorium di Villa Santa Clotilde, dell’Opera don Orione, proponendo testi di carattere religioso attraverso gli stili più diversi: dal pop, al rock, al rap, passando per la musica corale e lirica. La manifestazione è stata presentata dal direttore artistico, Fabrizio Venturi, e da Valentina Spampinato.

Ecco i vincitori di questa prima edizione: primo classificato – Fra Vinicius, con il brano ‘Vale la pena’; secondo classificato – il rapper Shoek, che ha cantato ‘Nuova razza’; terza classificata – Stella Sorrentino con ‘Lui è l’Amore’; migliore interprete – Ikaktus col brano ‘Come se piovesse cielo’; migliore composizione – Gionathan esecutore di ‘Tu mi hai amato per primo’; miglior testo – Dajana – Sinni col brano ‘Padre nostro’; premio della stampa – Shoek che ha cantato il rap ‘Nuova razza’; Premio AFI, miglior realizzazione discografica – Fra Vinicius; Premio MEI, Meeting delle Etichette Indipendenti – Shoek; Premio Alberto Testa – Gionathan; Premio San Giovanni Paolo II – Cantàmmo a Gesù che hanno eseguito ‘Tu sei l’eternità’; Premio Roberto Bignoli – Letizia Centorbi col brano ‘Tu sei tutto per me’; Premio Produzione Discografica – Fra Vinicius.

Tra i partecipanti al festival c’è stato anche il duo ‘Serviens in Spe’ (al secolo Davide Rossi e Carmela Iacono) con la ‘Preghiera dei Vincenziani’, brano inserito nell’album ‘Ho smesso di essere solo’; e proprio a Davide Rossi ho chiesto di raccontarci questa prima esperienza della canzone cristiana a Sanremo: “E’ stata un’esperienza molto positiva e di grande spessore umano e spirituale. Quasi non si aveva la percezione di essere in gara, lo spirito competitivo ha lasciato il posto ad un senso di ‘missione’ più alto: tutti eravamo lì per testimoniare, ciascuno con i suoi carismi, l’amore di Dio e il farsi prossimo ai fratelli attraverso la musica”.

In cosa consiste la ’Preghiera dei vincenziani’?

“Qualcuno vorrebbe attribuire il testo allo stesso San Vincenzo De’ Paoli, ma se è vero che è molto antica, non ci sono certezze sull’autore o sulla la fonte di questa preghiera che rappresenta il carisma vincenziano nella sua essenza. Quel carisma che è innanzitutto farsi prossimo, con dedizione, con attenzione, con discrezione, ma anche con coraggio. Questa preghiera viene recitata durante gli incontri dei volontari della ‘Società di san Vincenzo’, solitamente all’inizio delle riunioni, e permette di creare quel clima di armonia e quell’unità di intenti tra i confratelli nell’esaminare e cercare di porre rimedio alle varie situazioni di povertà che si presentano”.

Come si è avvicinato alla Società di san Vincenzo De’ Paoli?

“Ho conosciuto questa realtà qualche anno fa a Milano all’interno della mia parrocchia, Santa Maria Assunta in Turro, grazie a don Giuseppe Macchioni, a cui rimarrò sempre molto grato. In quel periodo della mia vita ero in cerca di un’attività di volontariato in ambito caritativo e Società San Vincenzo De’ Paoli ha rappresentato e rappresenta tutt’ora questo anelito. Devo dire che al mio interesse verso la Società di San Vincenzo De’ Paoli ha contribuito non poco la fascinazione verso il profilo umano, intellettuale e spirituale di Federico Ozanam, il fondatore, che è stato un personaggio incredibile dai molti talenti: un uomo del ‘fare’ ma anche del ‘pensare’, capace di elaborare una visione di impegno sociale dei cristiani nel mondo che precorre la Dottrina Sociale della Chiesa”.

Perché il suo album si intitola ‘Ho smesso di essere solo’?

“L’interesse verso Federico Ozanam mi ha portato ad approfondire la sua figura attraverso la lettura di testi, tra i quali è stato fondamentale ‘Lettere scelte: il cuore ha sete di infinito’ di Maurizio Ceste. Queste lettere danno testimonianza dell’ ‘uomo Ozanam’, specialmente dei suoi affetti e dei suoi moti dell’animo. In una lettera alla moglie per esempio egli scrive: ‘Oggi in questa nuova vita che gli avvenimenti mi hanno riservato, ho smesso di esser solo, ho sottratto la mia persona a quell’egoismo involontario quale l’uomo è condannato allorché non si circonda di affetti sacri…”. In diversi altri passaggi di questo testo si evince chiaramente che Il suo impegno di servizio ai poveri trae origine da quel ‘santuario dell’amore’ che per lui è la famiglia, che non si ripiega su sé stessa, ma si apre agli altri, contagiando l’amore che essa genera e espandendosi alla vita sociale”.

Dove trovano ispirazione le sue canzoni?

“In questo album ho voluto evidenziare come il motore dell’amore, da Ozanam esperito principalmente attraverso il tenero rapporto familiare con la moglie e la figlioletta, abbia contribuito non poco a far germogliare il seme della Società di San Vincenzo. Egli infatti arriverà a dichiarare: Questa cara Società (di San Vincenzo De’ Paoli] è anche la mia famiglia. Ad essa io debbo, dopo Dio, la conservazione della fede… pertanto io l’amo e la prediligo con il più profondo sentimento del cuore. Sono stato molto felice di vederne il buon seme germogliare e prosperare”.

Però non si può non sottolineare che durante il festival della canzone italiana Achille Lauro ha provocato e tuttora continua a provocare con altra gestualità, facendo parlare di sè: in quale modo raccogliere queste provocazioni?

“Come ha in modo intelligente commentato una testata giornalistica, la vera provocazione risiede nel Vangelo. Nulla è così controcorrente e avversato rispetto alla mentalità del mondo. Penso che tali gesti rientrino in una volontà di far parlare di sé per costruire un personaggio provocatorio. Personalmente mi trovo sulla sponda opposta: invece che far parlare di me ritengo che l’artista debba sgonfiare il proprio ego a favore del messaggio di cui si fa portatore. Insomma… come scrive san Paolo: ‘non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me’ (Galati 2,20)”.

Come promuovere nei giovani la christian music?

“Avendo partecipato al Festival della Canzone Cristiana di Sanremo ho avuto modo di osservare quanto si stia espandendo il movimento di autori, musicisti, cantanti e produttori legati a questo settore. A mio parere la Christian Music ha un futuro, ed occasioni come questa non possono fare che bene anche per la diffusione ai giovani per la loro capacità mediatica di raggiungere molte persone e molti target”.

(Tratto da Aci Stampa)

Vinicius vince il Festival della canzone cristiana di Sanremo

Il festival di Sanremo si è concluso con grandi successi di audience ed anche con grandi polemiche inutili ed insignificanti, se non per alcuni di mettere a nudo la propria vis polemica che non ha portato niente di culturalmente accettabile nell’inutile chiacchiericcio lontano dal sentire popolare.

A Sanremo il Cristian Music Festival

Ad eccezione di quello che è avvenuto nel 2021, quando a causa della pandemia è andata in scena a marzo, ormai da 13 anni il Festival di Sanremo si tiene a febbraio e sempre dal martedì al sabato; quest’anno fino al 5 febbraio, condotto da Amadeus con 25 cantanti in gara quest’anno: Ana Mena, Dargen D’Amico, Donatella Rettore con Ditonellapiaga, Elisa, Gianni Morandi, Highsnob e Hu, La rappresentante di lista, Le Vibrazioni, Massimo Ranieri, Noemi, Sangiovanni, Achille Lauro, Aka7even, Emma, Fabrizio Moro, Giovanni Truppi, Giusy Ferreri, Irama, Iva Zanicchi,  Mahmood e Blanco, Michele Bravi e Rkomi, ai quali si aggiungono i vincitori di Sanremo Giovani ovvero Yuman e Tananai.

Il sesso può essere visto diversamente da come lo hanno presentato a Sanremo?

Alcuni giorni fa una cantante che ha partecipato al Festival di Sanremo ha affermato che il pudore è sinonimo di ‘chiusura di mentale’. Ammetto che se avessi avuto 15 anni una frase così mi avrebbe toccata molto. Crescendo ho capito che la purezza non toglie nulla, anzi dona più sapore alla vita, ma non sono stata immune, da adolescente, a messaggi di questo tipo.

Perchè Sanremo è Sanremo

Sanremo si è concluso non senza lasciare spazio alle polemiche di ogni tipo; comunque metà degli italiani lo hanno visto perché ‘Sanremo è Sanremo’. Quindi viva la canzone nazionalpopolare con il 60% dello share, anche se ciò può sembrare una  trappola, anche se la ‘litigata’ tra Morgan e Bugo ha attirato l’attenzione di tutti. Siamo fatti così, siamo italiani.  

A Sanremo un ricordo di Roberto Bignoli

Era un innamorato di Dio, della Vergine Maria, e della musica, ed ha dedicato la sua vita ‘da risorto’, dopo una gioventù ribelle, a raccontare con le parole e la chitarra una fede vissuta con profondità e nella donazione totale. E la sua musica continua ad arrivare nel mondo. Nella sua carriera Roberto Bignoli ha ricevuto 5 premi Unity Awards (Grammy della musica cristiana contemporanea) negli Stati Uniti.

Sanremo oggi ricorderà Roberto Bignoli, deceduto nel 2018, durante l’omaggio a Giovanni Paolo II, a cui interverrà la moglie Paola Maschio per iniziativa del cantautore fiorentino Fabrizio Venturi.

A lei abbiamo chiesto di raccontarci il suo sentimento di fronte a questo evento: “Sono felice ed emozionata in quanto è un riconoscimento che sento autentico, Roberto ha trascorso la sua vita e carriera artistica offrendo l’esperienza della sua vita e il ritrovamento della fede, cominciando un cammino di conversione che lo ha portato a incontrare più volte san Paolo Giovanni II, colui che per primo lo spronò a portare un segno di fede nel mondo con le stampelle e la chitarra.

Oggi sapere che è nuovamente chiamato per un evento legato a Giovanni Paolo II è come riportarlo sulla terra, e poter condividere la piccolezza di questo artista e uomo nella grandezza di Dio. Non mi sarei mai aspettata di parlare di Roberto a Sanremo, ma certamente è un occasione per ricordare che la via della vita eterna è quella di Cristo e come diceva san Paolo Giovanni II: ‘spalancate le porte a Cristo’, e Lui poi le spalanca a noi”.

Un festival a cui teneva, ma non aveva mai potuto partecipare: perché?

“Sinceramente Roberto teneva ad essere presente a Sanremo quando era un artista giovane , nel mondo dello spettacolo dove faceva da spalla a piccoli e grandi artisti; poi non era per lui più cosi importante in quanto riconosceva che era una manifestazione che non gli apparteneva più; il desiderio che aveva era solo poter portare un messaggio positivo e di speranza. Oggi è arrivato al suo scopo, non è presente ma si parla di lui, ma più che di lui del messaggio legato al Vangelo che per lui era viaggio di vita da condividere”.

Da dove nascevano le sue canzoni?

“Le sue canzoni nascono dalla sua vita , dalle sofferenze, dalle gioie , dalle preghiere , ogni sua canzone è legata ad una storia che gli appartiene, canzoni che nascevano dopo forti momenti di preghiera, meditazione e anche pellegrinaggi, parole che uscivano dal cuore e si coronavano di musica pop rock ballate per essere accattivanti ed avvicinare anche un pubblico giovane, canzoni che gli permettevano di passare attraverso il racconto della sua vita un messaggio di amore e speranza, e di urlare al mondo che i veri valori sono quelli che portano un cuore di ricco di bene, che nessuno può rubare o portare via, Roberto annunciava in modo semplice e spontaneo il Vangelo e ne faceva la base del suo vivere quotidiano malgrado le contraddizioni e gli errori a cui tutti siamo soggetti”.

Quale rapporto aveva con san Giovanni Paolo II?

“Con san Giovanni Paolo II ha avuto quattro incontri, e tre volte ha cantato alle GMG: Parigi, Roma e Toronto. Ha sempre detto che gli occhi di Giovanni Paolo II erano cosi profondi e cosi intensi che gli rapivano il cuore, in lui ha trovato la forza per essere testimone della fede là dove lo chiamavano, ha girato molte parti del mondo, ha visitato i luoghi più diversi, incontrato le persone di tutti i ceti sociali ma ha avuto sempre nel cuore un apertura grande verso tutti e si è sempre voluto sentire pari alle persone mai un artista che domina sugli altri, ha voluto esprimere con sincerità semplicità quel dono, la fede attraverso una mamma Maria che per lui è stata la donna che lo ha accompagnato negli anni della sua vita a compiere la volontà del Signore, senza farsi domande ma rispondendo a quel si che senza che tu lo voglia rende tutto possibile perché nasce dall’amore”.

L’intervista è terminata con un ringraziamento: “Ringrazio in modo particolare Fabrizio Venturi con la canzone ‘Caro Padre’, i Papaboys di Roma che insieme hanno voluto offrire in ricordo di san Giovanni Paolo II il loro segno di riconoscimento a mio marito Roberto Bignoli attraverso un legame forte di amicizia nato sotto l’esempio di san Giovanni Paolo II ed un grazie di cuore a voi di Korazym che in tutti questi anni siete sempre stati portavoce di eventi legati a Roberto Bignoli, un artista ed un uomo che ha cercato di camminare in una via stretta ma sicura attraverso il dono della musica e della voce con fede e che lo ha portato alla vita eterna”.

Sanremo omaggia san Giovanni Paolo II

“Ogni forma autentica d’arte è, a suo modo, una via d’accesso alla realtà più profonda dell’uomo e del mondo. Come tale, essa costituisce un approccio molto valido all’orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova la sua interpretazione compiuta. Ecco perché la pienezza evangelica della verità non poteva non suscitare fin dall’inizio l’interesse degli artisti, sensibili per loro natura a tutte le manifestazioni dell’intima bellezza della realtà”.

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