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Liturgia: la risposta (prevedibile) dei lefebvriani

La Fraternità sacerdotale di san Pio X (lefebvriani) è ormai ai margini anche del mondo dei tradizionalisti cattolici. La sua breve risposta alla lettera apostolica di papa Francesco, Desiderio desideravi, e al precedente motu proprio Traditionis custodes, va comunque rilevata. E archiviata. Datata 5 luglio, la nota accenna solo tre temi.

Papa Francesco invita all’alleanza tra anziani e giovani

“Saluto cordialmente i polacchi, specialmente i pellegrini dell’Arcidiocesi di Łódź, che, insieme ai propri pastori, ringraziano Dio per il centenario della loro Diocesi. Saluto anche i fedeli della parrocchia polacca di Swindon, in Inghilterra, e della Basilica della Beata Vergine Maria Regina della Polonia a Gdynia. Dopo l’Udienza benedirò le corone, con le quali sarà adornata l’immagine della Madonna che si trova in questa chiesa. Oggi, nell’ottavo anniversario della canonizzazione di san Giovanni Paolo II, per sua intercessione, chiediamo di essere fedeli testimoni di Cristo e del suo amore misericordioso nel mondo, in famiglia e nei luoghi di lavoro”.

Papa Francesco invita ad educare alla pace

E’ stato mons. Stanislav Zvolenský, arcivescovo di Bratislava e Presidente della Conferenza Episcopale Slovacca, a dare il via alle Giornate Sociali Europee con una messa celebrata nella cattedrale di San Martino, il 17 marzo con un tema sull’epidemia, ‘L’Europa dopo la pandemia – verso un nuovo inizio’, anche se la guerra scoppiata in Ucraina ha focalizzato l’attenzione sul conflitto scoppiato nel cuore dell’Europa, in quanto la Slovacchia, che ospita le giornate, è in prima linea nell’accoglienza dei rifugiati.

Papa Francesco: verso il Giubileo come pellegrini di speranza

L’anno giubilare si sta avvicinando e, nella giornata in cui la Chiesa ha ricordato la festa della Madonna di Lourdes, papa Francesco ha inviato una lettera al presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, mons. Rino Fisichella, nella quale ha tracciato le linee che caratterizzano il cammino giubilare, celebrato a 25 anni dal Grande Giubileo dell’anno 2000:

L’Europa è ancora ospitale come insegnava San Benedetto?

Ad inizio novembre quattro donne, premi Nobel per la letteratura, hanno inviato un appello al presidente del Consiglio d’Europa e al Parlamento europeo in difesa dei migranti e del popolo bielorusso con un forte richiamo alla coscienza degli europei: la bielorussa Svetlana Aleksievič, l’austriaca Elfriede Jelinek, la rumena di lingua tedesca Herta Müller e la polacca Olga Tokarczuk, che hanno chiesto aiuto per i profughi del Medio Oriente bloccati al confine fra Bielorussia e Polonia:

Papa Francesco a Cipro per abbattere un muro?

“Quanti hanno perso la vita in mare! Oggi il ‘mare nostro’, il Mediterraneo, è un grande cimitero. Pellegrino alle sorgenti dell’umanità, mi recherò ancora a Lesvos, nella convinzione che le fonti del vivere comune torneranno a essere floride soltanto nella fraternità e nell’integrazione: insieme. Non c’è un’altra strada, e con questo desiderio vengo da voi”.

Robi Ronza racconta l’intuizione di don Luigi Giussani

“Che cos’è allora l’essenza del fatto cristiano? E’ l’annuncio di Cristo: questo è il centro di tutta la vita dell’uomo e della storia”: in queste parole del 1976 è contenuto in sintesi l’insegnamento del grande maestro di fede don Luigi Giussani (1922-2005), fondatore di Comunione e liberazione e una delle figure più rappresentative del cattolicesimo del XX secolo, di cui il prossimo anno ricorre il centenario della nascita.

In una lettera indirizzata a papa san Giovanni Paolo II nel 2004 scriveva: “Ritengo che il genio del Movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta”.

Da queste sollecitazioni prende spunto ‘Luigi Giussani. Comunione e Liberazione & oltre’ (Edizioni Ares), in cui il giornalista Robi Ronza, uno dei fondatori del Meeting dell’Amicizia tra i popoli di Rimini, descrive con affetto il rapporto particolare che ebbe con don Giussani, il cui primo incontro risale all’anno scolastico 1955-1956: “Eravamo allora abituati a preti molto clericali nei modi, ma poi in sostanza molto laici nei contenuti. Ciò che invece subito mi colpì in don Giussani era il suo stile molto laico, malgrado l’abito talare allora di rigore, e viceversa il suo aperto proclamare Cristo sia come centro della storia che come risposta ai nostri problemi esistenziali”.

Allora con l’autore del volume partiamo per la nostra riflessione proprio dalla lettera scritta da don Giussani a papa Giovanni Paolo II nel 2004, facendoci spiegare quale è il ‘genio’ del Movimento: “Rispetto alla sostanza del fatto cristiano Comunione e Liberazione non ha niente di specifico. Come lo stesso don Giussani scrisse nel 2004 a papa Giovanni Paolo II in una lettera oggi reperibile in apertura del suo sito web ufficiale, il genio del Movimento è semplicemente quello ‘di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta’.

Questo spiega perché, se guardati attraverso la lente della dicotomia tradizionalismo/progressismo, Giussani e Cl diventano (osservo qui per inciso) inspiegabili ed incomprensibili. Nel tempo in cui viviamo, segnato dal tramonto dell’età moderna e dall’alba di una nuova era che non sappiamo ancora come chiamare, con John Henry Newman nasce, a cavallo tra il secolo XIX ed il secolo XX, un provvidenziale processo di riannuncio di Cristo centrato sul nesso necessario tra fede e ragione nonché sulla dimostrazione vissuta della congruità della risposta cristiana alle grandi questioni esistenziali.

A tale processo Giussani aggiunge di suo diverse cose ma in particolare un metodo per proporlo alla gente di oggi, pensato su misura per la mentalità e la situazione del mondo in cui viviamo. E’ il ‘percorso’ sistematicamente esposto e proposto nei tre libri rispettivamente intitolati ‘Il senso religioso’, ‘All’origine della pretesa cristiana’, ‘Perché la Chiesa’. Si tratta di uno strumento nato con CL ma che vale per tutta la Chiesa. Come infatti scrivo in questo libro se è vero che a prescindere da Cl Giussani non si spiega è altrettanto vero che la sua testimonianza e il suo insegnamento eccedono Cl, valgono erga omnes”.

Per quale motivo don Giussani dà vita prima a GS e poi a CL?

“Non fu un progetto, una strategia ma semplicemente l’esito di un seguito di eventi. Quello che oggi  si  chiama Cl nacque dentro l’Azione Cattolica ambrosiana rivitalizzando un’iniziativa, chiamata Gioventù  Studentesca (Gs), che allora, verso la metà degli anni ’50 del secolo scorso, restava solo sulla carta. Quando poi a motivo sia della sua ecclesiologia e sia della sua natura di movimento ecclesiale la sua collocazione nell’alveo dell’Azione Cattolica divenne impossibile, il Movimento ne uscì e rinacque nella sua forma attuale. Questo è il nocciolo della questione. Di tale scontro e di tale sviluppo gli eventi del ’68 furono il catalizzatore, ma non la causa profonda. Tutto ciò sarebbe accaduto (ovviamente in altro modo) anche senza il ’68”.  

Quale stile aveva don Giussani nell’annunciare Cristo?

“Più che uno stile era un modo di essere. Ciò che innanzitutto colpiva era il fatto di trovarsi di fronte a una persona dalla vita intensa e piena; e di un’intensità e di una pienezza che gli veniva dal suo ritenere esplicitamente Cristo come centro del cosmo e della storia. Eravamo allora abituati a preti clericali nei  modi, ma poi praticamente laici nei contenuti. Mentre non aveva niente di clericale, don Giussani metteva invece Cristo al centro del cosmo, della storia e della propria vita; e tutto questo in modo convinto e perciò convincente”. 

Quale continuità esiste tra il fondatore di Cl e don Julián Carrón?

“Don Julián Carrón è un attento discepolo di don Giussani, il che non vuol certo dire che ne sia una copia, né tanto meno una specie di…reincarnazione. Come ho scritto in questo libro, quello del primo successore di un fondatore così carismatico come fu don Giussani è un compito molto  difficile e spesso ingrato che, tanto più nell’ambito di un’esperienza di comunione, merita un’obiettiva simpatia”.

​Allora quale impatto può avere il recente ‘Decreto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita Le associazioni di fedeli che disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del medesimo Dicastero’ nei movimenti ed in CL?

“Ai miei occhi e a quelli di tante persone a me vicine appare essere un giusto richiamo. Spero che apparirà infine così agli occhi di tutti, e che tutti lo vivano come una provvidenziale occasione per imparare a divenire, come oggi abbiamo il dovere di essere, non più solo figli ma anche tutti insieme padri e madri del Movimento”.  

(Tratto da Aci Stampa)

A Roma le religioni pregano per la pace

Nei giorni scorsi a Roma è stato presentato il XXXV incontro internazionale ‘Popoli fratelli, terra futura. Religioni e Culture in Dialogo’, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello ‘spirito di Assisi’, dopo la storica giornata voluta da san Giovanni Paolo II nel 1986.

Fortarezza canta ‘I giardini di marzo’, lo storico capolavoro di Lucio Battisti

Da sabato 5 giugno è disponibile su tutte le piattaforme digitali ‘I giardini di Marzo’ il nuovo singolo di Nico Fortarezza, accompagnato dal videoclip (regia di Simone Pezzutto), in uscita in contemporanea.

Dopo aver pubblicato il singolo ‘C’est Moi’, una bellissima ballata scritta a quattro mani con Enrico Ruggeri l’artista  ha voluto reinterpretare e omaggiare uno dei brani più iconici della coppia Battisti/Mogol in una versione Rock:

“Ci sono canzoni eterne che non passano mai di moda e rileggere un brano non è mai semplice, soprattutto quando si tratta di un grande classico come ‘I Giardini di Marzo, una canzone che poi personalmente mi ha sempre emozionato nel profondo…”.

Il testo, scritto da Mogol in chiave autobiografica, parla degli anni della sua infanzia nel dopoguerra, tra povertà e difficoltà esistenziali e del coraggio di amare incondizionatamente. L’amore per la musica di Battisti si fa più forte quando Nico Fortarezza viene ingaggiato nel tour di Maurizio Vandelli (volto e voce dell’Equipe84) come chitarrista acustico e corista:

“Venni rapito dalla magia e dal pathos che si creava sul palco nel suonare classici come 29 settembre  Emozioni  Mi ritorni in mente… Il pubblico era come ipnotizzato e veniva magistralmente sedotto dalla voce di Maurizio che ai miei occhi appariva come un gigante… E’ difficile spiegare ma certi ricordi ti entrano nella pelle …per sempre… ed il sogno di realizzare a modo mio la canzone che forse ho più amato ora è diventato realtà… Tu chiamale se vuoi Emozioni…”.

Il video del brano ritrae Fortarezza nel quartiere Nolo di Milano e più precisamente via Padova dove l’artista è nato e cresciuto… Sono immagini Docu/Streets un gesto d’amore al quartiere. Il brano si può  ascoltare e vedere qui:  https://youtu.be/X0t4IaY4e84.

Negli anni scorsi ha rappresentato l’Italia al Gran Galà in Piazza Castello di Varsavia nel concerto dedicato a Giovanni Paolo II su TVP1 (Televisione Nazionale Polacca) e via satellitare in tutto il mondo.

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