Cultura

Don Ruccia: la novena per accogliere Gesù

La storia della salvezza conduce a Betlemme, a quella casa del pane dove anche gli affamati e assetati di giustizia trovano quanto desiderano. Dio ha scelto Betlemme per essere mangiatoia del mondo e per indicare che solo lasciandosi amare si può diventare amanti dell’umanità. La Chiesa della nuova evangelizzazione è una comunità in uscita chiamata a fare una scelta: il più piccolo. E’ la Chiesa dei costruttori d’integrazione e non d’involuzione.

E’ questo il significato della proposta catechetica contenuta nel libro di preghiere, ‘Nato… in periferia. Novena di Natale per una nuova evangelizzazione’, scritto da don Antonio Ruccia, parroco nella parrocchia ‘San Giovanni Battista’ a Bari e docente di Teologia Pastorale presso la Facoltà teologica della città:

“Gesù, nato povero alla periferia di Betlemme e escluso da tutti perché ritenuto un re senza regno, mostra dalla stalla, sala parto sotto le stelle, che i piccoli possono rivoluzionare il mondo. Il Bimbo di Betlemme è modello della Chiesa in uscita chiamata a rivoluzionare se stessa rendendosi pane spezzato per tutti”.

A lui abbiamo chiesto di spiegarci l’intento di ‘Nato… in periferia’: “Passare da una fede di tradizione ad una di motivazione vuol dire entrare in una nuova dinamica di Chiesa. L’espressione ‘Chiesa’, così com’è spesso rimarcata spinge a guardarla come un’istituzione. Al contrario, sia  a livello etimologico, sia a livello teologico, la Chiesa è un popolo nuovo fatto di persone che sono in cammino nella storia, con tutti i loro problemi e con tutte le loro gioie, che cercano di vivere e di condividerle.

Nato … in periferia si pone nella prospettiva di creare un annuncio di novità per realizzare una progettualità della nuova evangelizzazione in cui tutta la comunità composta da ragazzi, da giovani e da adulti faccia sentire la presenza viva del Cristo povero e umile nelle periferie storiche e esistenziali. Il percorso indicato, che parte da Betlemme e passa dalla periferia della sofferenza, dei giovani, dei poveri spiega ancora di più che anche i personaggi biblici sono partiti dalla periferia per rinnovare il mondo.

Colui che è ‘Nato … in periferia’ continua a nascere ancora nella periferie dell’era della globalizzazione dell’indifferenza indicando che la crisi ecologica ed economica in cui il pianeta imperversa non può sopprimere, nè con la forza di un bisturi né con la violenza di una forcipe, il Bambino che chiede di lavorare per la pace e per la giustizia e di rinnovarci creando spazi di amore e ‘comunità di famiglie aperte’ ai piccoli, ai poveri e… a tutti”.

In quale modo la novena può aiutare a prepararsi al Natale?

“La Novena è uno strumento che permette di prepararsi a vivere il Natale. Dal Natale dei panettoni al Natale delle mortificazioni il passaggio è breve. Ma se dal Natale delle ripetizioni provassimo a passare a quello delle motivazioni coglieremmo che urge mettersi in cammino.

Questa Novena è una proposta vocazionale per una Chiesa rinnovata che chiede di non essere solo un momento liturgico/devozionale, ma di mettersi in cammino.

In cammino verso le periferie degli ammalati, delle persone sole, dei poveri delle stazioni, dei giovani demotivati, dei bambini abbandonati e violentati e creare ponti con tutti. Natale non è un giro turistico per una ‘Betlemme by night’, ma è una luce nella notte delle periferie che la Chiesa/comunità deve accendere attraverso una proposta di fede che anche una novena può offrire”.

Come annunciare Natale ai giovani oggi?

“I giovani non sono ‘una parte’ verso cui andare, ma ‘una parte’ con cui camminare. Nell’esortazione post sinodale ‘Christus vivit’, papa Francesco delinea chiaramente il percorso: non è un andare dei giovani o verso i giovani, ma un modo nuovo di essere Chiesa con loro. Una Chiesa che deve anzitutto svecchiarsi e superare le strategie pastorali della sacramentalizzazione e dell’istituzionalizzazione. Oggi è il tempo di indicare la strada della misericordia come attenzione verso il mondo.

La misericordia è l’altra faccia della maternità di Dio. Non è forse questo il messaggio provocatorio che duemila anni dopo Gesù ripropone nelle ‘Betlemmi’ odierne? Non è forse questo che tutti vogliono sentire e i giovani in primis? Un Dio che sta dalla parte dei poveri, delle donne usate e maltrattate, un Dio delle politiche inclusive, della non-violenza, del bando delle armi e che si chiama in un solo modo: misericordia.

I giovani vogliono incontrare questa nuova realtà di Chiesa. Oggi non è più il tempo di una Chiesa delle chiusure, ma quello di una comunità delle aperture. Un tempo che non coincide con i buonismi, ma con quello dei misericordianti. 

Oggi è il tempo dei misericordianti che costruiscono famiglie dal timbro del servizio; il tempo dell’apertura alla cultura della diversità e dell’accoglienza, dell’apertura alla vita nascente; del rifiuto delle torture e delle guerre, della fede da spogliare dagli orpelli delle tradizioni e del folclore per farla diventare esperienza d’amore.

Oggi è il tempo di Dio Amore che è giovane e parla ai giovani come Bambino e che non calcola le debolezze, ma costruisce il paradiso nella contemporaneità dei giorni”.

L’Avvento è tempo nuovo. Quali sono le basi per una nuova evangelizzazione?

“Le basi teologiche della nuova evangelizzazione si racchiudono in quattro punti: Regno di Dio, Gesù Cristo, la vita eterna e la conversione. Sono esattamente il percorso/proposta delle quattro domenica di Avvento. Percorso che incrocia i profeti veterotestamentari che indicano la strada nuova dove il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente, i poveri e gli ultimi camminano insieme a tutti.

Ma è anche il percorso del Battista e di Maria e  Giuseppe. Il primo che chiede cambiamento e la famiglia di Nazaret che chiede accoglienza di vita e d’amore. La Chiesa della nuova evangelizzazione, delineata anche in questa Novena di Natale che s’inserisce a pieno titolo nel tempo di Avvento, è una comunità che pone interrogativi, ma che rilancia il Vangelo.

E’ la comunità che lo ripropone e lo espone. E’ colei che annuncia il Cristo e non lo abortisce ed è soprattutto quella che in Avvento non si avventa ma si reiventa come e dove far rinascere Gesù. Non è che questo l’obiettivo di questo tempo liturgico ed è su questo che da credenti siano invitati a diventare credibili”.     

Da Tolentino Cesare Bocci riparte con ‘Pesce d’Aprile’

‘Invece di pensare a quello che non potete più fare,  pensate a quello che avete in più’: è  il consiglio che in ogni incontro Daniela Spada, moglie di Cesare  Bocci, dà a tutti i lettori del libro scritto insieme a suo marito: ‘Pesce d’aprile’, testo dove la coppia racconta dell’ictus che il 1^ aprile del 2000 colpì la donna a solo una settimana dal parto; racconta i momenti dopo il coma e  la forza di volontà con la quale, insieme, hanno  affrontato la vita e hanno vinto anche contro i  pronostici della medicina.

E dal libro è nato lo spettacolo omonimo, che ha iniziato il tour con un nuovo allestimento nel fine settimana che ha preceduto la ‘Giornata internazionale delle persone con disabilità’ al teatro ‘Don Bosco’ di Tolentino, grazie ad Anffas Onlus – Associazione di Famiglie con persone con disabilità intellettiva e relazionale, Charity Partner del progetto.

Il testo, che si fa spettacolo, è il racconto di un grande amore: un’esperienza di vita reale, toccante, intima e straordinaria, vissuta da un uomo e da una donna, interpretati da Cesare Bocci e Tiziana Foschi. Un testo vero, lucido, ironico e commovente, che racconta come anche una brutta malattia può diventare un atto d’amore.

Cesare e Tiziana, come Cesare Bocci e Daniela nella vita reale, hanno messo a nudo tutta la loro fragilità, dimostrando quanto, come per il cristallo, essa si possa trasformare in pregio, grazie ad un pizzico di incoscienza, tanto amore e tantissima voglia di vivere. Quindi grazie anche al coinvolgimento di Anffas Onlus – Associazione di Famiglie con persone con disabilità intellettiva e relazionale, Charity Partner del progetto – ‘Pesce D’Aprile’ si conferma un inno alla vita e un momento di riflessione necessario.

Anche nella nota di regia si è sottolineato la voglia di vivere: “Nel racconto si delinea l’immagine di una donna prigioniera di un corpo che non le obbedisce più e che lotta per riconquistare la propria vita, con il suo uomo accanto. Una testimonianza diretta, capace di trasmettere quella forza che spesso manca nel quotidiano.

Un racconto al quale si assiste con gli occhi lucidi e la risata improvvisa, a volte amara, altre volte liberatoria. Uno spaccato netto e crudo di una società che vive con fastidio il doversi occupare dei problemi dell’altro, del diverso, del non perfetto, del disabile. Un racconto che, senza mai mentire, ammorbidire, levigare, commuove e che ci fa arrabbiare. Un racconto che resta comunque un inno alla vita”.

Quindi, dalla vicenda è nato prima il libro e poi una commedia teatrale, in tour in questi giorni nei teatri italiani (in questi giorni al teatro Ambra Jovinelli di Roma; eppoi in 41 città fino a febbraio 2020), che è partita da Tolentino con un nuovo allestimento: “E’ una ripartenza naturale, perché sono nato qui come persona ed artisticamente. Questa è la mia terra; qui ci sono i miei affetti. Questo spettacolo, che racconta l’amore, non poteva che ripartire da qui. Doveva avere questa base, perché sento che in questa terra, martoriata dal terremoto, sento la forza”.

Nel teatro, tutto esaurito, la coppia Bocci/Foschi ha ricevuto molte ‘standing ovation’ tra la commozione del pubblico, in omaggio all’opera svolta dall’Anffas nel combattere le disabilità, come ha sottolineato l’attore al termine dello spettacolo: “Se aprite la porta dell’Anffas troverete un mondo bellissimo pronto sempre ad accogliervi e ad essere dalla vostra parte troverete un mondo bellissimo pronto sempre ad accogliervi e ad essere dalla vostra parte”.

Infatti lo spettacolo ha come Charity Partner l’Anffas: “Viene da un percorso che racconta un fatto che è successo nel 2000, però per scrivere il libro che è diventato anche testo teatrale la spinta fondamentale è stata ‘fornita’ proprio dall’Anffas, in quanto entrati in questa grande ‘famiglia’ abbiamo scoperto un mondo di solidarietà e di condivisione, dove anche una piccola testimonianza personale può diventare un aiuto per le altre persone.

Per me, che sono anche un personaggio pubblico, raccontare questa storia, che non ha un lieto fine, perché ancora non è finita la battaglia, ma comunque ha il racconto di una donna e di un uomo, che hanno riconquistato la propria libertà e la propria autonomia, pur continuando a combattere la malattia, perché il bello è che la vita ti fa sempre combattere”.

Come ci si ritrova ad essere protagonista di se stesso?

“E’ un’ulteriore tappa, perché in precedenza c’è stato il libro. Per me quel personaggio non è Cesare, ma è l’uomo (e la donna), che sta trasmettendo quel messaggio che la storia ha. Per me è diventato un personaggio, perché non posso essere ancora coinvolto emotivamente con me stesso. Con la scrittura del libro ho già risolto il passato”.   

Allora ci può raccontare cosa è avvenuto come coppia scrivendo il libro: “Attraverso la mia scrittura Daniela ha scoperto stati d’animo che avevo vissuto e che non immaginava e viceversa. Inoltre parlando con mia sorella, ho scoperto che nei primi tempi io rifiutavo qualsiasi contatto che non fosse più che formale con mia figlia.

Forse non mi sentivo capace di fare il padre da solo, non saprei, ma so che quando mia sorella me l’ha detto è stata una grande botta e che ammetterlo nel libro è stato molto duro. Sono stati anni difficili. Daniela è rimasta in coma per oltre un mese”.

Quindi per Cesare Bocci è stata un’esperienza fortemente traumatica; il libro (eppoi il teatro) gli sono serviti per rielaborare gli avvenimenti: “Ci ha anche tolto la paura del diverso, della malattia. Certo che se potessimo tornare indietro per poter fare tutto quello che Daniela non può più fare, un pensierino ce lo faremmo, però oggi noi siamo quello che siamo grazie a questa esperienza”.

Papa Francesco: grati a papa Benedetto XVI

“…sono lieto di consegnare personalmente anche quest’anno i “Premi Ratzinger”. È per me una gradita circostanza. Anzitutto esprimo il mio apprezzamento per le due illustri personalità che ci sono state ora presentate dal Cardinale Amato, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger – Benedetto XVI.

La questione caldea e assira: una ricerca storica ed attuale

Il patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, firma la prefazione all’opera ‘La Questione Caldea e Assira | 1908-1938. Documenti dell’Archivio segreto vaticano (Asv), dell’Archivio della Congregazione per le Chiese Orientali (Aco) e dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato, Sezioni per i Rapporti con gli Stati (Ss.Rr.Ss.)’ del gesuita p. Georges H. RuyssenJ, presentata sabato 9 novembre al Pontificio Istituto Orientale di Roma, a cui hanno partecipato il prof. Andrea Riccardi, il prof. Joseph Yacoub, mons. Noël Farman, in rappresentanza del patriarca Sako, ed il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali e gran cancelliere del Pontificio Istituto Orientale.

Padre Tosolini racconta le conversioni asiatiche

In ‘Dal silenzio una voce. Esperienze di conversione nell’Asia di oggi’ Tiziano Tosolini, in Giappone da oltre 20 anni e direttore del Centro Studi Asiatico a Osaka, ha voluto raccogliere 19 voci di neo-cattolici che hanno incontrato Gesù Cristo nel continente asiatico.

Sen. Riccardo Pedrizzi: il risparmio è una virtù

Nelle scorse settimane presso la sede del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, è stato presentato il libro ‘Il Salvadanaio. Manuale di sopravvivenza economica’, scritto dal sen. Riccardo Pedrizzi, cavaliere di Gran Croce di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di san Giorgio, organizzato dalla delegazione di Roma con il supporto dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti).

Riaperta al culto la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Alessano

Venerdì 1 novembre il vescovo di Molfetta-Alessano-Ruvo, mons. Vito Angiuli, ha riaperto al culto la chiesa di S. Maria degli Angeli del Convento dei Frati Minori Cappuccini, luogo caro a don Tonino Bello, Terziario Francescano, dopo il recente restauro dell’altare maggiore ligneo a cura della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio e col generoso contributo del popolo di Alessano, della Fondazione Banca Popolare Pugliese ‘Giorgio Primiceri’, della Curia di Ugento, della Fondazione don Tonino Bello e del comune di Alessano.

Papa Francesco denomina l’Archivio apostolico

Con una lettera apostolica in forma di Motu proprio Papa Francesco ha disposto che l’Archivio Segreto Vaticano cambi la propria denominazione in Archivio Apostolico Vaticano: “L’esperienza storica insegna che ogni istituzione umana, sorta pure con le migliori tutele e con vigorose e fondate speranze di progresso, toccata fatalmente dal tempo, proprio per rimanere fedele a se stessa e agli scopi ideali della sua natura, avverte il bisogno, non già di mutare la propria fisionomia, ma di trasporre nelle diverse epoche e culture i propri valori ispiratori e operare quegli aggiornamenti che si rendono convenienti e a volte necessari”.

Davide Rondoni ed il ‘naufragar’ leopardiano

“E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Prof.ssa Paladino: i rotoli del Mar Morto, un enigma che interpella la fede

Un ritrovamento senza precedenti nella storia, una testimonianza preziosa che apre nuovi scenari nello studio delle scienze bibliche, un’occasione per lasciarsi interrogare: tutto questo sono i ‘rotoli del Mar Morto’, manoscritti recuperati ormai 70 anni fa, nelle grotte di Qumran in Palestina, in circostanze ancora avvolte dal mito. Ne parliamo con la prof.ssa Laura Paladino, storica e biblista, docente di Storia dell’Ebraismo Antico e di Storiografia Biblica e Giudaico-Ellenistica in diversi atenei italiani e pontifici.

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