Cultura

Il Cortile dei Gentili invita a ripensare al modello di sviluppo

Le carenze del sistema sanitario, il peso delle diseguaglianze economiche e sociali in tempo di crisi, l’inquinamento e la riduzione progressiva della biodiversità: la diffusione del Covid-19 ha fatto emergere numerose questioni di carattere socio-economico, che ora necessitano di risposte tanto lungimiranti quanto urgenti. Con questa consapevolezza la Consulta scientifica del ‘Cortile dei Gentili’, fondata dal card. Gianfranco Ravasi e presieduta dal prof. Giuliano Amato, contribuisce al dibattito attuale con il documento online ‘Pandemia e resilienza: persona, comunità e modello di sviluppo dopo la Covid-19’.

Ionnis Zizioulas e la teologia ortodossa

Tra i teologi ortodossi più letti ­ si vedano le diverse pubblicazioni in lingua italiana ­ oggi vi è Ionnis Zizioulas, nato nel 1931 e metropolita di Pergamo. Dopo aver studiato a Salonicco e ad Atene, perfeziona i suoi studi presso l’istituto ecumenico di Bossey, vicino a Ginevra, prima di recarsi ad Harvard, dove ha modo di familiarizzare con il pensiero di Florovsji e Paul Tillich.

Don Giovanni Berti: la Bibbia raccontata con le vignette

Dalla Genesi ai Salmi, passando per Esodo e Profeti: dopo essersi cimentato con i Vangeli, Gioba, don Giovanni Berti, è tornato con il secondo volume di ‘Nella vignetta del Signore’, ripercorrendo le tappe più significative dell’Antico Testamento, come ha scritto in una nota l’editrice Àncora: “Le lunga e complessa storia del popolo di Israele (e, più in generale, dell’umanità) è riletta con la chiave dell’ironia, nella quale leggerezza non fa rima con superficialità”.

Almuzara: la Sagrada Familia opera della Provvidenza di Dio

Alle ore 6.05 del pomeriggio di lunedì 7 giugno 1926, l’architetto Antonio Gaudí, che aveva 73 anni, stava per attraversare Granvía tra Bailén e Gerona, nella loro solita passeggiata tra la Sagrada Familia e l’oratorio di San Filippo Neri, vicino alla cattedrale. Andò oltre le rotaie del tram che, con il disco n. 30, circolava tra la Plaza de Tetuán e il lungomare. Quando tentò di attraversare i binari notò la vicinanza di un altro tram su questa strada e provò a tornare indietro; a quel punto un altro tram, viaggiando nella direzione opposta, lo investì e l’architetto cadde a terra con una commozione cerebrale.

Per mons. Olivero il coronavirus non è stata una parentesi

‘Non è una parentesi. Una rete di complici per assetati di novità’ è un libro che nasce per iniziativa di mons. Derio Olivero, il vescovo di Pinerolo guarito dal Coronavirus dopo una lunga battaglia in ospedale: per accogliere gli insegnamenti e le provocazioni che la pandemia ha portato nella Chiesa e nella società, mons. Olivero ha chiesto ad alcuni amici, voci tra le più significative della Chiesa italiana, di offrire un proprio contributo per pensare un futuro in cui non tornare semplicemente a ‘come eravamo prima’ ma approfittare per diventare migliori e costruire un contesto più umano e favorevole alla fede. Il libro ha la prefazione di Enzo Biemmi e gode dei contributi di Duilio Albarello, Ester Brunet, Paolo Curtaz, Marco Gallo, Andrea Grillo, Alberto Maggi, Antonio Scattolini, Ivo Seghedoni, MichaelDavide Semeraro.

Private, Venti giornaliste nel tempo sospeso

Uscirà lunedì 22 giugno il libro “Private. Venti giornaliste nel tempo sospeso” per la casa editrice Funambolo, collana Reate. Venti racconti scritti da Fabiana Battisti, Tania Belli, Paola Corradini, Paola Rita Nives Cuzzocrea, Raffaella Di Claudio, Eliana Di Lorenzo, Francesca Dominici, Ilaria Faraone, Alessandra Lancia, Daniela Melone, Chiara Pallocci, Sara Pandolfi, Alessandra Pasqualotto, Maria Luisa Polidori, Monica Puliti, Catiuscia Rosati, Francesca Sammarco, Stefania Santoprete, Elisa Sartarelli e Sabrina Vecchi. L’illustrazione in copertina è a cura di Federico Battisti. La prefazione porta la firma di Barbara Palombelli. Da un’occasione di incontro – una semplice cena tra amiche e colleghe – mai andata in porto a causa delle restrizioni del Governo italiano per contenere l’emergenza dovuta alla pandemia da Covid-19, venti giornaliste si raccontano durante i giorni di quarantena.

Ne nasce un diario intimo – da qui il titolo Private, ovvero storie personali, ma anche e inevitabilmente nel senso di donne private della propria libertà – e infine un libro edito dalla casa editrice reatina, che ha sposato in pieno il progetto e la finalità. Dunque, le storie di venti donne, unite dal filo di una professione che per una volta si mette da parte anche se non del tutto, accendono una luce – a volte cruda e a volte ironica – sul lato più privato delle rispettive vite e sugli stratagemmi messi in atto per affrontare gli effetti del confinamento forzato. Racconti in cui potranno ritrovarsi altre donne e non solo, che si immergono nel contesto sociale e lanciano spunti per ripartire. Donne che si uniscono e fanno rete, superando velocemente ogni divergenza e mettendo il proprio lavoro a disposizione di altre donne, alle quali la quarantena non ha imposto solo piccoli disagi, ma difficoltà insormontabili, violenza e pericolo. E proprio a loro le venti giornaliste dedicano il libro: “A Larissa, Barbara, Bruna, Rossella, Lorena, Gina, Viviana, Maria Angela, Alessandra, Marisa, Zsuzsanna e a tutte le altre donne morte per mano di mariti, conviventi e fidanzati per il solo fatto di essere restate a casa.” Nulla in questo libro è lasciato al caso: l’introduzione è di Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente Telefono Rosa.

I proventi delle royalties andranno infatti a sostegno dell’Associazione, che da anni è in prima linea a fornire aiuto e supporto concreti alle donne vittime di violenza.

Da lunedì 22 giugno, dunque, il libro sarà disponibile in tutte le migliori librerie d’Italia, sugli store online e sull’e-commerce del sito della casa editrice www.funamboloedizioni.com. Per informazioni: www.funamboloedizioni.com ufficiostampa@funamboloedizioni.com

Claudio Colotti: fotografare i volti al tempo del coronavirus

Si chiama ‘Covid-19, empatia e dialogo come cura’ l’ultimo lavoro di Claudio Colotti, il fotoreporter maceratese, che dal 20 al 26 aprile è entrato nell’ospedale di Torrette di Ancona, capoluogo marchigiano, raccontando con 50 scatti quello che stava accadendo nei reparti dedicati a pazienti positivi al coronavirus in un lavoro d’impatto, come ha spiegato il fotoreporter: “Mi sono reso conto che nonostante tutti i sistemi di protezione usati, infermieri, dottori e fisioterapisti riescono comunque a stabilire un contatto con i pazienti , pure di tipo fisico, fatto spesso di gesti importanti. Come una carezza. Nonostante guanti, mascherine, occhiali a tenuta stagna, visiere in plexiglas, il coinvolgimento emotivo non è venuto meno. Non ci sono appigli per vedere l’altro, la comunicazione tra paziente e operatore è difficoltosa. Ma si è vicini con questi gesti”.

Padre Scalella: Gesù non ci lascia soli

“Il più grande pericolo che possa temere l’umanità, oggi, non è una catastrofe esterna, una catastrofe cosmica, non è né la fame né la peste; al contrario è questa malattia spirituale –la più terribile perché la più direttamente umana fra tutte le calamità– che è la perdita del gusto di vivere”: questo pensiero di Theilard de Chardin apre un piccolo libriccino dell’agostiniano p. Giuseppe Scalella, ‘Colpiti, ma non uccisi’, scritto a forma di diario durante i giorni della pandemia, nato dalle riflessioni con i suoi amici di facebook e della parrocchia di santa Rita di Milano (disponibile in pdf, chiedendolo all’autore).

Don Leonardi esplora la domanda religiosa dei giovani

“Dalla religione bisogna distinguere la fede, tenendola separata ma non contrapponendola, anzi armonizzando l’una con l’altra. Il primo a usare questo criterio è stato Karl Barth, ma questa ormai è la distinzione usata da tutti, anche da Joseph Ratzinger. La fede come differenza rispetto alla religione è l’adesione soggettiva al divino, è la scelta personale dell’appartenenza non come prodotto culturale o sociale ma come fatto personale, individuale.

C’è un fondatore, un iniziatore della religione, pensiamo per esempio ad Abramo, a Joseph Smith o a Maometto, e questi ha fede; attraverso i suoi discepoli si forma una comunità e questa comunità fa diventare la fede una religione. La fede iniziale è l’acqua, l’acqua diventa un fiume che costruisce da sé il proprio letto, la comunità costruisce e rafforza gli argini del letto”.

Così inizia il libro ‘Le religioni spiegate ai giovani’ di don Mauro Leonardi, saggio che, con un linguaggio chiaro e divulgativo, traccia una profilo approfondito dei principali culti religiosi presenti oggi in Italia. Oltre a Induismo, Confucianesimo, Taoismo, Buddhismo, Ebraismo, Cristianesimo e Islam vengono presentati anche la Chiesa Valdese, il Sikhismo, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni) e Scientology.

In questo modo sono nate le interviste, che corredano ogni capitolo, a Tanya Gupta (Induismo), Hong Fan (Confucianesimo e Taoismo) Roberto Minganti (Buddhismo), David Parenzo (Ebraismo), Chiara Giaccardi e don Julián Carrón (Cristianesimo), Shahrzad Houshmand Zadeh (Islam), Italo Pons (Chiesa Valdese), Avijet Koholi (Sikhismo), Carmelo Persico (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni) e Luigi Brambani (Scientology).

 Allora come spiegare ai giovani le religioni?

“Come raccontano diverse persone nel mio libro, i giovani sono attratti soprattutto dagli esempi. Don Julián Carrón ha inventato una formulazione molto significativa. ha detto che il cristianesimo cresce per ‘invidia buona’. Più che parlare delle ragioni del cristianesimo, i giovani a mio parere hanno bisogno di incontrare gente felice. Da lì verrà loro ‘i desideri’ e quindi le domande, a cui naturalmente bisognerà saper rispondere”.

Come si può dialogare nelle diversità delle religioni?

“Oggi come oggi il dialogo tra le religioni non deve riguardare prevalentemente i contenuti, cioè ‘il dogma interno’ di ogni religione: non ha alcun senso discutere con un musulmano se sia meglio Maometto o Gesù Cristo. Bisogna invece trovare degli spazi esterni alle verità dottrinali di ciascuna di esse. per stare insieme. A volte, come aveva chiesto il papa per il 14 maggio, può anche essere pregare insieme: ma più spesso sarà fare del bene assieme. Pur essendo diverse le fedi, è impossibile che l’imperativo di fare il bene e di evitare il male che ciascun uomo ha nel cuore, non trovi una eco, anche minima, nel cuore degli altri. Bisogna cercare quel bene ‘sovrapponibile’ e farlo insieme”.

Come si pongono i giovani davanti alle religioni?

“I giovani hanno grandi domande sul senso della vita o sulla salvezza del pianeta, ma spesso non hanno le parole per rivolgere quegli interrogativi ai credenti. Dovranno quindi essere i credenti a trovare il modo di riconoscere quelle domande e di farsene carico”.

Quale linguaggio usare con i giovani?

“I giovani amano la semplicità e la testimonianza. Il linguaggio da usare con i giovani è quello di Gesù, è quello del vangelo. Concretezza. Poche astrazioni e tanti racconti personali”.

Dopo due mesi di celebrazione senza popolo cosa è la Messa per i giovani?

“E’ stato un ritorno a casa. Qualcuno è rimasto scandalizzato dai volontari che fanno rispettare tutte le distanze in Chiesa. E’ sembrato loro un clima ‘da polizia’. Forse si dovrà puntare più sull’educazione che sull’imposizione”.

O mia Bela Madunina: una supplica di protezione

“Abbiamo sperimentato molte forme di povertà nelle prime settimane di quarantena da Covid-19, coincise pressoché integralmente con la Quaresima 2020. Povertà anche inattese e persino dimenticate. Siamo stati colpiti e sconvolti dal propagarsi devastante di un minuscolo virus, e ci siamo ritrovati con la mano tesa del mendicante: affamati di notizie e di spiegazioni, ma soprattutto bisognosi di capire il senso di quanto stava accadendo dentro la nostra modernità evoluta e tecnologica e non solo in qualche lontano angolo di mondo. Ci siamo riscoperti in cerca di una parola vera, di una voce salda, di un’intonazione fraterna. Abbiamo capito l’importanza di avere accanto qualcuno capace di leggere il nostro umano smarrimento e di illuminare la strada. La Chiesa non ha lasciato solo nessuno”.

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