Cultura

Da La Civiltà Cattolica un libro sulla Fratellanza

Un anno fa, il 4 febbraio 2019, papa Francesco e il Grande imam di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, hanno firmato il ‘Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune’ ed in vista dell’anniversario di quell’evento, La Civiltà Cattolica ha preparato un nuovo volume della collana monografica digitale ‘Accènti’.

Un ‘Testimonium’ per la Basilica di Leuca: bando per la sua ideazione e realizzazione

La Fondazione di partecipazione Parco Culturale Ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, insieme alla Basilica-Santuario “Santa Maria de Finibus Terrae”, la Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, con il patrocino dell’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, comunicano che hanno pubblicato un Bando riservato ad Artisti per la ideazione e realizzazione di un “Testimonium”per la Basilica di Leuca, per gli anni 2020 – Jubileum 2025.

Parma capitale della cultura: la città è la casa di tutti

Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto agli eventi celebrativi di inaugurazione di ‘Parma Capitale italiana della Cultura 2020’, svoltisi al Teatro Regio dove si è svolta la cerimonia istituzionale di apertura nel corso della quale hanno partecipato Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e presidente della Fondazione Teatro Regio; Diego Rossi, presidente della Provincia di Parma; Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna; Dario Franceschini, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Il manuale per comunicare meglio il sociale

Il sociale siamo noi, le nostre relazioni, il nostro mondo in continua evoluzione: è la nostra vita quotidiana, diventata centrale nel mainstream dei media contemporanei i quali contribuiscono in ogni momento a modificare la realtà e la sua percezione. Per questo comunicare il sociale oggi diventa una strada irrinunciabile, non solo per le organizzazioni che vi operano -enti del terzo settore, imprese, amministrazioni pubbliche-, ma anche per le persone. Le quali possono esprimere un grande potenziale di cambiamento anche come attori della comunicazione.

Papa Francesco a La Civiltà Cattolica: essere creativi nell’informazione

“170 anni fa il beato Pio IX chiese alla Compagnia di Gesù di fondare ‘La Civiltà Cattolica’. Da allora essa accompagna fedelmente il Papa. Grazie per l’aiuto che offrite anche a me. Continuate a vivere la dinamica tra vita e pensiero con occhi che ascoltano, sapendo che la ‘civiltà cattolica’ è quella del buon samaritano.    

Fabio Bortolotti racconta i tradimenti dei principi democratici

“E’ora e tempo di mettere la parola fine alle prodizioni di sistema, alle inutili chiacchiere, è ora e tempo che l’Italia talloni le impostazioni e le tecniche dei Paesi europei più avanzati. In breve, è ora tempo di chiudere con le reiterate prodizioni politiche che illudono i cittadini e creano solo decadimento morale e sociale…

Francesco e il Sultano: incontro fondamentale tra le religioni

Si chiude questo 2019 in cui si sono ricordati gli 800 anni dall’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil, avvenuto a Damietta, in Egitto, nel 1219. In un passaggio storico come il nostro, caratterizzato da grande attenzione al rapporto tra mondo cristiano (o post-cristiano) e islamismo più o meno teocratico, la commemorazione ha captato l’interesse di molti, anche al di fuori del mondo francescano.

P. Fiorito nel ricordo di papa Francesco: maestro del dialogo

Nel pomeriggio papa Francesco ha presentato gli scritti di p. Miguel Angel Fiorito, maestro del dialogo che sapeva stare in silenzio, non geloso del suo lavoro, straordinario nell’aiutare al discernimento, studioso impareggiabile di Sant’Ignazio e dei suoi esercizi spirituali, firmando la prefazione di un testo di uno dei maestri della sua anima e di quelle di tanti giovani gesuiti argentini e uruguayani, di cui già nel 1985 aveva introdotto il secondo dei due suoi libri, intitolato ‘Discernimento e lotta spirituale’, scrivendo: “Discernimento spirituale è avere il coraggio di vedere nei nostri volti umani le tracce divine”.

Ed oggi  nella Curia Generalizia della Compagnia di Gesù ha presentato gli ‘Scritti’ del gesuita argentino che ‘Civiltà Cattolica’ pubblica riorganizzati in 5 volumi a cura di p. José Luis Narvaja. Le tre pagine di prefazione firmate dal Papa sono espressione di una immutata riconoscenza per l’uomo che con il suo ‘Centro di spiritualità’ e il suo ‘Bollettino’ ha contribuito in modo lucido a far recepire la novità del Concilio nella sua Provincia religiosa e in particolare a sviluppare la ‘teologia del popolo’, di cui è intessuto il suo magistero.

 Ringraziando per l’invito papa Francesco ha sottolineato la figura del gesuita come ‘maestro del dialogo’: “Quel titolo mi è piaciuto perché descrive bene il Maestro mettendo in rilievo un paradosso: Fiorito infatti parlava poco, ma aveva una grande capacità di ascolto, un ascolto capace di discernimento, che è una delle colonne del dialogo.

Rinvio quindi a quello studio preliminare, che tratta tutti gli aspetti del dialogo come padre Fiorito lo praticava e lo insegnava: il dialogo tra maestro e discepoli nello spirito comune della Scuola, il dialogo con gli autori e con i testi, il dialogo con la storia e il dialogo con Dio. Esporrò due punti che mi hanno aiutato a strutturare questa presentazione, allargando alcune riflessioni che faccio nel Prologo contenuto nel primo volume”.

Ha quindi tracciato un breve profilo: “Fiorito non ha fatto molto per farsi conoscere, ma da buon maestro ha fatto conoscere molti buoni autori ai suoi discepoli. Direi anzi che ci faceva gustare il meglio dei migliori, selezionando i testi e commentandoli sul Boletín de espiritualidad della provincia gesuitica dell’Argentina, che pubblicava ogni mese.

Era un uomo sempre a caccia dei segni dei tempi, attento a ciò che lo Spirito dice alla Chiesa per il bene degli uomini, tramite la voce di una grande varietà di autori, attuali e classici. E i testi che commentava rispondevano alle preoccupazioni (non soltanto a quelle del momento, ma anche alle più profonde) e risvegliavano proposte nuove, creative. In questo senso gli pareva fruttuoso continuare a far conoscere quelli che faceva conoscere”.

Ed ha delineato la caratteristica del ‘maestro’: “Essere maestro, esercitare il ‘munus docendi’, non consiste soltanto nel trasmettere il contenuto degli insegnamenti del Signore, nella loro purezza e integrità, ma nel far sì che questi insegnamenti, inculcati con lo stesso Spirito con cui li si riceve, ‘facciano discepoli’, cioè trasformino coloro che li ascoltano in seguaci di Gesù, in discepoli missionari, liberi, non proseliti, appassionati a ricevere, praticare e uscire ad annunziare gli insegnamenti dell’unico Maestro come lui ci ha comandato: agli uomini e alle donne di tutti i popoli”.

Inoltre ha sottolineato il valore che egli dà alla misericordia: “A proposito della misericordia, gli scritti di Fiorito distillano misericordia spirituale: insegnamenti per chi non sa, buoni consigli per chi ne ha bisogno, correzione per chi sbaglia, consolazione per chi è triste e aiuti per conservare la pazienza nella desolazione ‘senza mai fare cambiamenti’, come dice sant’Ignazio.

Tutte queste grazie si aggregano e si sintetizzano nella grande opera di misericordia spirituale che è il discernimento. Esso ci guarisce dalla malattia più triste e degna di compassione: la cecità spirituale, che ci impedisce di riconoscere il tempo di Dio, il tempo della sua visita”.

Nel saluto iniziale il preposito generale della Compagnia di Gesù, p. Arturo Sosa, ha ringraziato il papa della sua presenza: “Grazie, papa Francesco, di porre a nostra disposizione una nuova fonte di luce per illuminare il cammino di discernimento della Chiesa nel suo complesso processo di conformazione ai desideri del Concilio Vaticano II. Che essa cioè si faccia Popolo di Dio in cammino, dedita a vivere la comunione nella fede e a testimoniarla in tutte e in ciascuna delle culture umane assetate di riconciliazione e liberazione in Cristo”.

Ha quindi ricordato il suo anniversario sacerdotale: “I suoi 50 anni di ministero presbiterale Le hanno permesso di acquisire lo stile dell’ascolto di tutti gli strati del Popolo di Dio, così come dei contesti mutevoli in cui si sviluppa la sua vita e di percepire i segni dell’azione dello Spirito Santo nella storia umana. Un ascolto attento che non permette di restare a braccia incrociate, ma spinge ad approfondire la conoscenza del Signore Gesù nella contemplazione e a scegliere di seguirlo per contribuire alla sua missione di riconciliazione e di giustizia”.

Il direttore di ‘Civiltà Cattolica, p. Antonio Spadaro, ha sottolineato che p. Fiorito è stato ‘un vero maestro di discernimento. E il nostro è un tempo nel quale lei ci sta aiutando a vivere questo discernimento, chiedendoci di farci guidare dalla consolazione, di discernere i linguaggi, di cercare e trovare la volontà di Dio nel cammino della Chiesa”.

Ed ha concluso l’intervento con un ringraziamento a papa Francesco: “Non è facile oggi trovare maestri. E oggi ne abbiamo un bisogno disperato. E Fiorito è un maestro che, tramite lei, sta dicendo qualcosa alla Chiesa universale. Questo è ciò che più mi colpisce e mi affascina. La sua paternità di maestro oggi arriva alla Chiesa universale. E’ come il nonno che parla ai figli tramite il padre. Qui c’è un passaggio di testimone che nasce da una sintonia profonda”.

Nella Concattedrale di Gerusalemme la replica esatta della statua di san Pietro in Vaticano

Nella concattedrale di Gerusalemme esiste una copia perfettamente fedele della statua bronzea di ‘San Pietro in cattedra’ custodita nella Basilica Vaticana, a Roma, nella navata di sinistra, maestosamente seduto sulla sua ‘cattedra’ e raffigurato con le chiavi del Regno dei Cieli in una mano. La sua presenza testimonia lo stretto rapporto che intercorre tra ‘la Madre Chiesa’ e la ‘Chiesa madre’, cioè tra Roma e Gerusalemme.

Si tratta una fedele copia di quella originale conservata nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Quella di Roma fu molto probabilmente realizzata da Arnolfo di Cambio nel XIII secolo. La tradizione vuole che sia atto devoto toccare il piede destro della scultura, oggi visibilmente rovinato dall’usura dovuta alla devozione dei numerosi pellegrini.

La presenza di questa statua a Gerusalemme, perfetta replica dell’originale vaticana, testimonia l’intimo legame che unisce la Chiesa di Terra Santa con quella di Roma, sede del successore dell’apostolo Pietro, che proprio da Gerusalemme partì per diffondere la Buona Notizia e a Roma morì martire del suo Signore Gesù Cristo.

Inoltre venerdì 29 novembre è giunta a Gerusalemme una particella della preziosa Reliquia della Sacra Culla di Gesù Bambino donata da Papa Francesco alla Custodia di Terra Santa.

Papa Sisto III, nel 432, decise di realizzare all’interno della primitiva basilica di Santa Maria Maggiore una ‘grotta della Natività’ simile a Betlemme.

La Basilica prese il nome di ‘Santa Maria adpraesepem’, che in latino significa ‘mangiatoia’. La reliquia, donata da san Sofronio, patriarca di Gerusalemme, a papa Teodoro I (642-649) è attualmente conservata a Roma nella basilica di Santa Maria Maggiore.

La reliquia è giunta in Terra Santa venerdì 29 novembre, giorno in cui ha raggiunto la prima delle sue due tappe: Gerusalemme. In mattinata la reliquia è stata esposta al pubblico nella cappella di ‘Nostra Signora della Pace’, situata nel complesso Notre Dame di Gerusalemme.

L’esposizione è stata accompagnata da una messa presieduta da mons. Leopoldo Girelli, nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, e dai concelebranti p. Francesco Patton, Custode di Terra Santa, e p. Juan Solana, direttore del Notre Dame.

Nella sua omelia, Mons. Girelli non ha mancato di soffermarsi su quanto sia significativo questo dono, esortando i fedeli a non restare indifferenti di fronte ad esso in modo che “possa suscitare in noi il desiderio di essere portatori di Dio” così che il nostro stesso cuore diventi ‘culla sacra del Dio fatto uomo’.

Nel pomeriggio è avvenuta invece la consegna della reliquia da parte del Nunzio al Custode di Terra Santa. Nell’occasione Mons. Girelli ha dato lettura del messaggio che il card. Ryłko ha indirizzato al Custode di Terra Santa, ricordando come papa Francesco abbia accompagnato questo dono con la sua benedizione.

In risposta, p. Francesco Patton ha espresso gratitudine al Santo Padre, aggiungendo, a nome della Custodia, di voler fare in modo che tale reliquia “porti la gioia del Vangelo, pellegrinando tra le varie comunità cristiane di Terra Santa”.

Al termine della cerimonia di consegna, la reliquia è stata condotta in processione solenne verso la vicina chiesa di San Salvatore, situata nel complesso della Custodia di Terra Santa, mentre i frati recitavano i vespri. La cerimonia è coincisa con la festa di Tutti i Santi dell’ordine serafico.

Don Ruccia: la novena per accogliere Gesù

La storia della salvezza conduce a Betlemme, a quella casa del pane dove anche gli affamati e assetati di giustizia trovano quanto desiderano. Dio ha scelto Betlemme per essere mangiatoia del mondo e per indicare che solo lasciandosi amare si può diventare amanti dell’umanità. La Chiesa della nuova evangelizzazione è una comunità in uscita chiamata a fare una scelta: il più piccolo. E’ la Chiesa dei costruttori d’integrazione e non d’involuzione.

E’ questo il significato della proposta catechetica contenuta nel libro di preghiere, ‘Nato… in periferia. Novena di Natale per una nuova evangelizzazione’, scritto da don Antonio Ruccia, parroco nella parrocchia ‘San Giovanni Battista’ a Bari e docente di Teologia Pastorale presso la Facoltà teologica della città:

“Gesù, nato povero alla periferia di Betlemme e escluso da tutti perché ritenuto un re senza regno, mostra dalla stalla, sala parto sotto le stelle, che i piccoli possono rivoluzionare il mondo. Il Bimbo di Betlemme è modello della Chiesa in uscita chiamata a rivoluzionare se stessa rendendosi pane spezzato per tutti”.

A lui abbiamo chiesto di spiegarci l’intento di ‘Nato… in periferia’: “Passare da una fede di tradizione ad una di motivazione vuol dire entrare in una nuova dinamica di Chiesa. L’espressione ‘Chiesa’, così com’è spesso rimarcata spinge a guardarla come un’istituzione. Al contrario, sia  a livello etimologico, sia a livello teologico, la Chiesa è un popolo nuovo fatto di persone che sono in cammino nella storia, con tutti i loro problemi e con tutte le loro gioie, che cercano di vivere e di condividerle.

Nato … in periferia si pone nella prospettiva di creare un annuncio di novità per realizzare una progettualità della nuova evangelizzazione in cui tutta la comunità composta da ragazzi, da giovani e da adulti faccia sentire la presenza viva del Cristo povero e umile nelle periferie storiche e esistenziali. Il percorso indicato, che parte da Betlemme e passa dalla periferia della sofferenza, dei giovani, dei poveri spiega ancora di più che anche i personaggi biblici sono partiti dalla periferia per rinnovare il mondo.

Colui che è ‘Nato … in periferia’ continua a nascere ancora nella periferie dell’era della globalizzazione dell’indifferenza indicando che la crisi ecologica ed economica in cui il pianeta imperversa non può sopprimere, nè con la forza di un bisturi né con la violenza di una forcipe, il Bambino che chiede di lavorare per la pace e per la giustizia e di rinnovarci creando spazi di amore e ‘comunità di famiglie aperte’ ai piccoli, ai poveri e… a tutti”.

In quale modo la novena può aiutare a prepararsi al Natale?

“La Novena è uno strumento che permette di prepararsi a vivere il Natale. Dal Natale dei panettoni al Natale delle mortificazioni il passaggio è breve. Ma se dal Natale delle ripetizioni provassimo a passare a quello delle motivazioni coglieremmo che urge mettersi in cammino.

Questa Novena è una proposta vocazionale per una Chiesa rinnovata che chiede di non essere solo un momento liturgico/devozionale, ma di mettersi in cammino.

In cammino verso le periferie degli ammalati, delle persone sole, dei poveri delle stazioni, dei giovani demotivati, dei bambini abbandonati e violentati e creare ponti con tutti. Natale non è un giro turistico per una ‘Betlemme by night’, ma è una luce nella notte delle periferie che la Chiesa/comunità deve accendere attraverso una proposta di fede che anche una novena può offrire”.

Come annunciare Natale ai giovani oggi?

“I giovani non sono ‘una parte’ verso cui andare, ma ‘una parte’ con cui camminare. Nell’esortazione post sinodale ‘Christus vivit’, papa Francesco delinea chiaramente il percorso: non è un andare dei giovani o verso i giovani, ma un modo nuovo di essere Chiesa con loro. Una Chiesa che deve anzitutto svecchiarsi e superare le strategie pastorali della sacramentalizzazione e dell’istituzionalizzazione. Oggi è il tempo di indicare la strada della misericordia come attenzione verso il mondo.

La misericordia è l’altra faccia della maternità di Dio. Non è forse questo il messaggio provocatorio che duemila anni dopo Gesù ripropone nelle ‘Betlemmi’ odierne? Non è forse questo che tutti vogliono sentire e i giovani in primis? Un Dio che sta dalla parte dei poveri, delle donne usate e maltrattate, un Dio delle politiche inclusive, della non-violenza, del bando delle armi e che si chiama in un solo modo: misericordia.

I giovani vogliono incontrare questa nuova realtà di Chiesa. Oggi non è più il tempo di una Chiesa delle chiusure, ma quello di una comunità delle aperture. Un tempo che non coincide con i buonismi, ma con quello dei misericordianti. 

Oggi è il tempo dei misericordianti che costruiscono famiglie dal timbro del servizio; il tempo dell’apertura alla cultura della diversità e dell’accoglienza, dell’apertura alla vita nascente; del rifiuto delle torture e delle guerre, della fede da spogliare dagli orpelli delle tradizioni e del folclore per farla diventare esperienza d’amore.

Oggi è il tempo di Dio Amore che è giovane e parla ai giovani come Bambino e che non calcola le debolezze, ma costruisce il paradiso nella contemporaneità dei giorni”.

L’Avvento è tempo nuovo. Quali sono le basi per una nuova evangelizzazione?

“Le basi teologiche della nuova evangelizzazione si racchiudono in quattro punti: Regno di Dio, Gesù Cristo, la vita eterna e la conversione. Sono esattamente il percorso/proposta delle quattro domenica di Avvento. Percorso che incrocia i profeti veterotestamentari che indicano la strada nuova dove il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente, i poveri e gli ultimi camminano insieme a tutti.

Ma è anche il percorso del Battista e di Maria e  Giuseppe. Il primo che chiede cambiamento e la famiglia di Nazaret che chiede accoglienza di vita e d’amore. La Chiesa della nuova evangelizzazione, delineata anche in questa Novena di Natale che s’inserisce a pieno titolo nel tempo di Avvento, è una comunità che pone interrogativi, ma che rilancia il Vangelo.

E’ la comunità che lo ripropone e lo espone. E’ colei che annuncia il Cristo e non lo abortisce ed è soprattutto quella che in Avvento non si avventa ma si reiventa come e dove far rinascere Gesù. Non è che questo l’obiettivo di questo tempo liturgico ed è su questo che da credenti siano invitati a diventare credibili”.     

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