Il caso Rupnik. L’ennesima applicazione dell’adagio peronista: “Al amigo, todo; al enemigo, ni justicia”

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 05.12.2022 – Vik van Brantegem] – “Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha ricevuto una denuncia nel 2021 nei confronti di p. Marko Ivan Rupnik riguardante il suo modo di esercitare il ministero. Non era coinvolto alcun minorenne”. A comunicarlo è nel pomeriggio di oggi la Curia generalizia della Compagnia di Gesù, in merito al caso del teologo e artista gesuita di origine slovena Padre Marko Ivan Rupnik, S.I., accusato di presunti abusi psicologici e sessuali riferiti da alcune suore.

Le denunce in questione risalgono agli anni Novanta e i presunti abusi sarebbero stati subiti da religiose della Comunità Loyola di Lubiana, fondata da una suora di cui Rupnik era amico e “padre spirituale”. Su richiesta del Dicastero, la Compagnia di Gesù “ha immediatamente nominato per l’indagine un istruttore esterno”, e precisamente “un religioso da un altro istituto”, si legge nel comunicato, in cui si rende noto inoltre che “varie persone sono state invitate a dare testimonianza”. Il rapporto finale è stato presentato al Dicastero per la Dottrina della Fede, il quale, “dopo aver studiato il risultato di questa indagine, ha constatato che i fatti in questione erano da considerarsi prescritti e ha quindi chiuso il caso, all’inizio di ottobre 2022”. La Compagnia di Gesù precisa che “durante il percorso dell’indagine previa, varie misure cautelari sono state prese nei confronti del p. Rupnik: proibizione dell’esercizio del sacramento della confessione, della direzione spirituale e dell’accompagnamento di Esercizi spirituali. Inoltre, era fatto divieto a p. Rupnik di esercitare attività pubbliche senza il permesso del suo superiore locale”. “Queste misure a tutt’oggi in vigore, come misure amministrative, anche dopo la risposta del Dicastero per la Dottrina della Fede”, si legge nel comunicato, in cui si sottolinea che la Compagnia di Gesù “prende in seria considerazione ogni denuncia nei riguardi di uno dei suoi membri”.

Il blog Silere non possum ha acceso per primo i riflettori su questa triste vicenda che vede protagonista Padre Marko Ivan Rupnik e della protezione di cui gode da parte di Papa Francesco:

«Il gesuita sembrerebbe aver abusato, per anni, di suore di una comunità di cui era confessore e direttore spirituale. Il tutto è stato taciuto dal Papa che parla di trasparenza. Come di consueto, quindi, Francesco è giustizialista con i nemici e misericordioso con gli amici. Questo sistema non può più continuare. Abbiamo parlato di questa vicenda per due motivi: primo, per portare alla luce una realtà che nessuno ha avuto il coraggio di raccontare. Suore che erano costrette a subire violenze da parte di un uomo che ha sempre pensato di essere intoccabile; secondo, per mettere in risalto che ci sono trattamenti privilegiati come accadde per Don Mauro Inzoli.
Siamo convinti che gli accusati sono colpevoli fino a sentenza definitiva, per questo motivo non parliamo mai di casi specifici. A volte le accuse di abuso sono un modo facile per far fuori gli avversari. Silere non possum ha sempre parlato degli abusi con massima prudenza e fornendo anche degli spunti per combattere il problema in radice. Anche in questo caso si tratta di abusi di potere, prima ancora che fisici. Le riflessioni che noi offriamo non piacciono alla stampa che in gran parte utilizza gli abusi per colpire la Chiesa e per fare scandali che portano soldi.
Come potete notare, però, quando emergono determinati casi la stampa tace. Per questo motivo vi invitiamo a seguire solo la stampa che si mostra obiettiva e non interessata. Non seguite Federica Tourn e Marco Grieco, i quali hanno dimostrato più volte di non essere all’altezza di ciò di cui parlano. Quando si parla di Chiesa bisogna sapere di cosa si parla e non si può utilizzare l’argomento per avere visibilità o arricchirsi.
Chiedetevi come mai, alcuni pseudo giornalisti che scrivono anche libri sulla violenza sulle suore, oggi su Mark Rupnik tacciono. Lo stipendio del dicastero è più importante delle suore intervistate per guadagnare con la San Paolo? Chissà.
La lotta agli abusi va fatta con serietà e senza utilizzare questo dramma come pretesto per portare avanti altre battaglie.
Del caso Inzoli e del caso Rupnik, guardate quanti sono i giornali che ne parlano mettendo in risalto il comportamento di Francesco. Fatta questa riflessione, vi invitiamo a pagare abbonamenti per giornali seri e non per persone che scrivono per scrivere».

L’ennesimo caso della feroce applicazione da Bergoglio del più originale ed emblematico adagio del Generale Juan Domingo Perón: “Al amigo, todo; al enemigo, ni justicia”. Nuova benzina sul fuoco degli interrogativi sul trattamento riservato da Bergoglio ai suoi amici abusatori sessuali seriali o insabbiatori. “All’amico, tutto; al nemico, nessuna giustizia” [“Al amigo, todo; al enemigo, ni justicia”. Altroché scatti umorali. Retaggio del peronismo]. Ripetiamo quanto abbiamo scritto a conclusione di questo articolo del 9 settembre 2022:

Tornando all’adagio “all’amico, tutto; al nemico, nessuna giustizia”, la cui violenza provoca in qualsiasi Occidentale orrore e disgusto, in Argentina passò quasi inosservata. Esaltando il postulato con indolenza e stoltezza, si è installato nell’inconscio collettivo argentino, per diventare mero buon senso. Proprio come l’educazione di generazioni occidentali, con alcuni adagi di ispirazione giudeo-cristiana (porgere l’altra guancia, amare il prossimo come se stessi, beati coloro che costruiscono la pace e forgeranno le loro spade in vomeri, ecc.) hanno successivamente costruito valori condivisi, pensieri dominanti e ideologie correnti, gli Argentini di varie generazioni sono stati indottrinati con quella aggressività peronista, in un credo alternativo da “terza posizione”, che esalta la divisione.
La colonizzazione ideologica istituzionalizzata da parte dello Stato argentino e successivamente operata nelle scuole, nelle università e nelle organizzazioni sociali e politiche nel Paese, ha trasformato il crudele insegnamento del Generale Perón nella pietra angolare della cultura argentina della discordia.
“All’amico, tutto; al nemico, nessuna giustizia”, ovviamente, non è l’unico adagio peronista, che gli Argentini – quindi anche il Papa regnante – si sono fatti propri. Perón è stato nel XX secolo il grande formatore di coscienze degli Argentini, che giocano ancora – oggi più che mai – con l’ideologia peronista, con il suo vocabolario, con i suoi sofismi e con le sue regole divisivi, fino all’annientamento di chi non è compagno, amico o alleato. L’ideologia peronista ha permeato – e tuttora è molto importante – la maggior parte dei partiti politici argentini odierni, sia di destra sia di sinistra.
Gli eredi del “primo lavoratore” (come Perón viene chiamato nella Marcia Peronista, l’inno dei sostenitori del movimento peronista e giustizialista) hanno creato per gli Argentini di oggi – l’esempio emblematico è rappresentato da Bergoglio – un recinto mentale e continuano a manipolare le loro menti per gli stessi scopi: annientare i traditori, i cattivi, i nemici (tradizionalisti, rigidi, restaurazionisti, trionfalisti, inflessibili, musilunghi, ecc., espressioni che fanno parte di una interminabile leggiadra raccolta di invettive e insulti che Bergoglio ha indirizzato ai Cattolici).
Nonostante sia considerata – anche in ambienti anni luce lontani dal peronismo – come una leader mondiale che apre processi rivoluzionari e progressisti nella Chiesa Cattolica Romana, che afferma che “non c’è bisogno di un’altra Chiesa, ma che bisogna fare una Chiesa diversa” [QUI], il stantio autoritarismo bergogliano si adatta molto meglio ad un regime patriarcale e fascista.
Questo mostra fino a che punto la battaglia culturale del giustizialismo (la dottrina e prassi politica su cui era fondato il Governo di Perón, caratterizzate da una dichiarata equidistanza tra comunismo e capitalismo, da acceso nazionalismo e da un programma di riforme sociali unito a spunti autarchici e corporativi) ebbe successo, portando poi un peronista e giustizialista ad impossessarsi della Sede di Pietro.

Non dimentichiamo che i gesuiti in generale (anche se abbiamo conosciuto delle eccezioni alla regola) sono molto vicini all’adagio peronisti: feroci nel difendere i confratelli e vendicativi. Figuriamoci se si tratta del confratello argentino Bergoglio.

Padre Rupnik: La Compagnia di Gesù conferma quanto detto da Silere non possum
Silere non possum, 5 dicembre 2022

A seguito di quanto abbiamo pubblicato nelle scorse ore in merito al gesuita Marko Ivan Rupnik, la Compagnia di Gesù ha emesso un comunicato nel quale conferma ciò che abbiamo scritto. Chiarisce, altresì, che i fatti erano prescritti e le misure cautelari sono ancora in essere.

Ivan Rupnik incurante dei provvedimenti canonici si sente protetto dal Papa
Silere non possum, 5 dicembre2022


Nelle scorse ore la Compagnia di Gesù ha emesso un comunicato nel quale chiarisce di aver preso provvedimenti amministrativi di tipo cautelare nei confronti di Padre Mark Ivan Rupnik, sacerdote e artista gesuita. Il comunicato si è reso necessario a seguito del nostro articolo del 1° dicembre 2022 “Padre Rupnik accusato di violenze sessuali e psicologiche. Il silenzio dei gesuiti”.

I gesuiti chiariscono: “La Compagnia di Gesù ha immediatamente nominato per l’indagine un istruttore esterno”.  Specificando, così, di aver utilizzato massima imparzialità. Difatti, l’indagine di cui parlano, non si riferisce a quella condotta da Mons. Libanori, il quale ha agito come vescovo ausiliare della diocesi di Roma e non come delegato della Compagnia di Gesù.

Sul gesuita Rupnik, infatti, sono arrivate diverse segnalazioni da diversi ambienti e dirette a differenti enti. Questo conferma, peraltro, che le denunce non sono “vendette” o cos’altro, che giungono da un solo soggetto. Inoltre, i superiori scrivono: “Dopo aver studiato il risultato di questa indagine, il Dicastero ha costatato che i fatti in questione erano da considerarsi prescritti e ha quindi chiuso il caso, ad inizio ottobre di quest’anno 2022”.

Le conclusioni di Mons. Libanori, pertanto, trovano conferma nella decisione del Dicastero. Le due indagini hanno appurato che i fatti sono avvenuti e le vittime sono credibili. Due persone di due diversi ambienti. I fatti, però, sono prescritti. Sia chiaro, la prescrizione è un principio fondamentale dello stato di diritto e, pertanto, va rispettata la procedura. Altresì è necessario chiarire che prescrizione non è archiviazione. I fatti prescritti sono appurati e verificati. Semplicemente non si è più punibili perché è passata la pretesa punitiva. Nell’ordinamento canonico, ancor più che negli altri ordinamenti, si auspica che il colpevole si sia ravveduto e abbia compiuto un cammino di redenzione. Certo, bisognerebbe, anche, che si comprendesse anche il proprio peccato/delitto.

A quanto pare, però, il Preposito Generale dei Gesuiti non ritiene Padre Rupnik inoffensivo. “Durante il percorso dell’indagine previa, varie misure cautelari sono state prese nei confronti del p. Rupnik: proibizione dell’esercizio del sacramento della confessione, della direzione spirituale e dell’accompagnamento di Esercizi Spirituali. Inoltre, era fatto divieto a p. Rupnik di esercitare attività pubbliche senza il permesso del suo Superiore locale” ha chiarito il comunicato. E sottolinea: “Queste misure a tutt’oggi in vigore, come misure amministrative, anche dopo la risposta del Dicastero per la Dottrina della Fede”.

Pertanto, Rupnik non può confessare, non può fare direzione spirituale e non può predicare esercizi spirituali. Tutto chiaro. C’è da dire che le misure adottate sono valide e il lavoro della Compagnia è encomiabile. “I gesuiti si sono lavati la coscienza” dice qualche malizioso. Difatti, il comunicato mette le mani avanti: “Noi abbiamo fatto quel che dovevamo fare”. Facendo intendere che, per quanto riguarda altre questioni, loro non hanno competenza. Remissione di scomuniche, sviluppi di altri procedimenti, ecc. Tutto compete ai dicasteri competenti. Ed in effetti è così.

Come avevamo già scritto, il Preposito è risultato molto più fermo del Papa. Ritenendo che vi siano ancora i motivi che le giustificano, ha disposto che le limitazioni perdurino. Rupnik, però, non sembra pentito del suo operato, anzi, continua serenamente la propria attività incurante delle imposizioni del proprio superiore.

Dal 13 al 17 febbraio 2023 presso il Santuario della Santa Casa di Loreto, Rupnik guiderà gli esercizi spirituali ai presbiteri e i religiosi. In sostanza dovranno ricevere delle meditazioni sulla vita ministeriale da una persona che sta contravvenendo a un provvedimento dell’autorità ecclesiastica. Ma come è possibile che il Prelato Fabio Dal Cin permetta una cosa del genere? Allo stesso tempo c’è da chiedersi: chi ha emesso il provvedimento ha certamente svolto il suo dovere, ma la verifica che questo venga rispettato a chi spetta? Cicero pro domo sua?

In queste dinamiche si percepisce realmente il potere dei singoli. Ed è qui che le affermazioni di qualche ecclesiastico trovano conferma: “Too big to fail”. Sacerdoti e religiosi che hanno commesso azioni molto meno gravi, si ritrovano castigati ed esiliati, Rupnik, invece, continua ad andare a riscuotere Lauree in giro per il mondo e a racimolare denaro con le sue opere.

Ve lo ricordate S.E.R. Mons. Michel Christian Alain Aupetit, Arcivescovo di Parigi? È stato accusato di aver “flirtato” con una donna CONSENZIENTE. Chiaro? Una donna consenziente!! Il Papa lo ha dimesso senza spiegare ai giornalisti serpenti che ognuno è libero di fare ciò che vuole nella propria vita privata, se non commette reati.

Mark Ivan Rupnik, invece, Papa Francesco lo riceve a gennaio 2022 mentre, specificano da Borgo Santo Spirito, era in corso ancora il giudizio al Dicastero per la Dottrina della Fede che si è concluso solo lo scorso ottobre.

Ma quando mai il Papa riceve un prete qualunque accusato di delitti così gravi? Come abbiamo sottolineato, infatti, Rupnik non aveva alcuna carica per cui sarebbe dovuto andare in udienza da Francesco.

Ancora una volta, due pesi e due misure.

Mentre il Preposito scrive: “Durante il percorso dell’indagine previa, varie misure cautelari sono state prese nei confronti del p. Rupnik”, ritornano alla mente alcuni eventi che, anche qui in Vaticano, hanno visto protagonista Rupnik.

Ricordate l’Incontro mondiale delle famiglie che si è tenuto dal 22 al 26 giugno 2022? L’immagine ufficiale dell’incontro era stata dipinta dal gesuita Mark Rupnik.

Non dimentichiamo, poi, la catechesi che Rupnik ha tenuto per illustrare l’opera. Il Provvedimento è nell’archivio dell’Ufficio giuridico del Vicariato, De Donatis non lo ha letto?

Dal 09 al 13 agosto 2022 Padre Rupnik ha predicato alla scuola di spiritualità in una parrocchia del Mantovano (Castel d’Ario). A settembre 2022, mentre il dicastero tirava le conclusioni, il Cardinale Osoro benediva la prima pietra della Cappella dell’Università Francisco de Vitoria (UFV) ideata totalmente da Rupnik. La stessa università ha conferito, nel 2013, al gesuita una Laurea Honoris Causa.

Per non dimenticare la Cappella del Seminario Romano Maggiore, “Un’iniziativa fortemente voluta dal Cardinale Vicario Angelo De Donatis”, scrive Romasette.it. E aggiunge: “Il progetto è stato sottoposto a Papa Francesco, che lo ha approvato”. Il Cardinale Vicario, quindi, sapeva delle condotte di Rupnik ed ha affidato il progetto (fortemente voluto) per la cappella dei futuri presbiteri della sua diocesi ad un soggetto del genere. Il Papa? Ha approvato. Probabilmente a gennaio 2022, quando lo ha ricevuto, gli ha dato una pacca sulla spalla e gli ha detto di stare sereno, proprio come fece con il Cardinale Maradiaga e Mons. Zanchetta.

Il problema del caso Rupnik è molto più profondo di quanto possa apparire, si tratta di un ulteriore caso di cui Papa Francesco era a conoscenza e non ha fatto nulla per fermarlo [caso Inzoli].

Too big to fail – “Rupnik abusò di me”
Silere non possum, 3 dicembre 2022


Il processo canonico a Padre Ivan Rupnik si può descrivere con l’immagine di una bottiglia. Le consacrate della Comunità Loyola, nella quale il gesuita sloveno era confessore e padre spirituale, si sono ritrovate vittime di un uomo che era abusante e, allo stesso tempo, consapevole del suo potere. Non si contano, infatti, le amicizie che Rupnik ha coltivato in questi anni. Too big to fail, sussurra qualcuno, qui in Vaticano.

Le prime coraggiose donne che hanno scelto di denunciare gli abusi di potere commessi da Mark Ivan Rupnik, si sono trovate di fronte delle persone che dicevano: “No, non è possibile”. Questo accade spesso quando il carnefice è potente e gode di un’aura di santità che la mente umana non può accettare simili ricostruzioni. Eppure, la psicologia lo insegna, proprio in questo tessuto nascono le peggiori violenze.

Le denunce, però, sono diventate sempre più numerose e l’indagine canonica è diventata un dovere. S.E.R. Mons. Daniele Libanori, vescovo ausiliare di Roma, ha condotto una minuziosa indagine che aveva il fine di verificare la veridicità dei racconti stessi. Si è recato anche in Slovenia ed ha ascoltato ed esaminato molte testimonianze. Non sono state sentite solo le vittime ma anche una serie di persone che hanno gravitato attorno al gesuita artista. C’erano molte domande a cui dare risposta: nella Comunità di Loyola vi furono molte sorelle che abbandonarono la vita religiosa, perché? Vi era un collegamento? Come mai queste uscite erano traumatiche e violente? Le consacrate che accusavano Rupnik, erano credibili? I racconti erano verosimili o potevano essere vendette contro il gesuita?

“Le vittime ascoltate sono credibili e il loro racconto regge”, queste sono le conclusioni di Mons. Libanori contenute in un fascicolo che si trova presso il Dicastero per la Dottrina della Fede.

“Ti costringeva a fare cose che tu, in realtà, non volevi fare. Faceva violenza, mi colpì. Nei suoi occhi, nella sua voce, però, c’era e c’è la convinzione di essere intoccabile. Abusò di me, della mia fiducia. Io ero sottomessa. Il suo potere, la stima di cui gode, è convinto che nessuno metterebbe in dubbio la sua buona fede” riferisce una consacrata.

Non solo difficoltà nel prendere coscienza dell’abuso subito, ma anche fare i conti con il potere, con l’anello di persone che si stringono attorno all’abusatore. Questo è ciò a cui hanno dovuto far fronte molte consacrate della Comunità Loyola. Anche in Slovenia, Ivan Rupnik continua ad avere un grande potere, e le testimonianze arrivano anche da lì.

La stima nei confronti di Rupnik arriva da tutto il mondo, dove molti guardano ai suoi mosaici con ammirazione. Molti, però, sono inconsci di quanto avveniva all’interno delle mura di alcune comunità e di ciò che Rupnik faceva quando si spegnevano i riflettori. Il 30 novembre 2022, addirittura, è stato insignito della Laurea Honoris Causa dalla Pontificia Universita cattolica del Paraná.

L’Università Pontificia premia un sacerdote gesuita che è ancora sottoposto a procedimento canonico per abusi. Ma effettivamente come possono sapere queste cose le persone che sono ignare del procedimento canonico? Nonostante il Preposito Generale abbia imposto delle limitazioni a Ivan Rupnik lui continua a registrare le proprie omelie e a trasmetterle sul sito del Centro Aletti, continua ad andare in giro per il mondo. L’indagine previa è terminata con un parere chiaro: le donne sono credibili, Rupnik deve essere fermato.

“Qualcuno ha rallentato il procedimento, lo ha come messo in stand by. Questo Qualcuno è al vertice”, riferiscono nel Dicastero.

Una delle persone che è a conoscenza di questi abusi, è un suo figlio spirituale di lunga data, S.E.R. il Sig. Cardinale Angelo De Donatis. Il Vicario di Sua Santità era a conoscenza di questi abusi anche nel 2020, quando commissionò a Rupnik 1.700 mq di pittura e mosaico nella Cappella del Pontificio Seminario Romano.

Un progetto che è costato un sacco di soldi e per il quale De Donatis ha chiesto soldi addirittura agli ex alunni. Cappella che, peraltro, servirà a ben poco visto il deserto che è diventato il Seminario del Papa. Addirittura, ora, si pensa a progettarne un’altra più piccola. Magari si commissionerà qualche altro mosaico al gesuita?

Il rapporto che c’è fra Rupnik e Angelo De Donatis gioca a favore del gesuita sloveno? In molteplici occasioni il cardinale non ha mostrato terzietà. All’interno del Dicastero per la Dottrina della Fede, inoltre, vi sono stati diversi “imbottigliamenti”. Il fascicolo del religioso sloveno arrivò quando Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede era S.E.R. Mons. Giacomo Morandi. Come noto, l’attuale Arcivescovo di Reggio Emilia Guastalla è molto vicino al Centro Aletti e vi ha anche insegnato.

I ritardi di questa decisione sono dovuti a queste amicizie di cui Rupnik gode?

La questione, però, non si è certamente fermata negli uffici di Curia. Papa Francesco, quando ha ricevuto Ivan Rupnik a gennaio 2022, sapeva delle accuse su di lui e del procedimento in corso. Perché Francesco non lo ha dimesso dallo stato clericale? Perché il Papa lo ha ricevuto, sorridente, nonostante le gravi prove che ci sono nel fascicolo?

“No, Santità, sono tutte illazioni”. A favore di Rupnik sembra essersi levata anche la voce di una religiosa che il Papa ha nominato a capo di una sezione di un dicastero della Curia Romana. La teologa, però, sembra aver goduto delle amicizie del gesuita sloveno e non ha certo preso visione del fascicolo. Ancora una volta, Francesco decide sentendo qua e là le opinioni di chicchessia?

La vicenda ricorda molto quella di Marcial Maciel Degollado. L’unica differenza è che Francesco si definisce, e viene definito, colui che lotta per la trasparenza nella Chiesa e nella lotta agli abusi.

Padre Rupnik accusato di violenze sessuali e psicologiche. Il silenzio dei gesuiti
Silere non possum, 1° dicembre 2022


Non solo teologo ma anche artista, forse è conosciuto ai più per i suoi famosi mosaici. Stiamo parlando di Padre Marko Ivan Rupnik, gesuita sloveno, per molti anni direttore del Centro di studi e ricerche “Ezio Aletti”.

Rupnik ha realizzato in tutto il mondo opere famose, come i mosaici della Cappella “Redemptoris Mater” nel Palazzo Apostolico qui in Vaticano, quelli delle basiliche di Fátima e di San Giovanni Rotondo, quelli sulla facciata del Santuario di Lourdes, al Santuario della Madonna dei Fiori a Bra e, ancora, nella Cattedrale di Santa Maria Reale dell’Almudena a Madrid, la Cappella del vescovado di Tenerife a San Cristóbal de La Laguna, dalla cripta della Cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, della Chiesa ortodossa della Trasfigurazione a Cluj, del Santuario di San Giovanni Paolo II a Cracovia, del Santuario di San Giovanni Paolo II a Washington, del Santuario di Madonna Ta’ Pinu a Gozo e della Chiesa Madre di Supersano, la chiesa di San Pasquale a Bari.

Al momento i suoi lavori si concentrano su San Paolo del Brasile, dove nel santuario nazionale di Aparecida, stanno ultimando le facciate con i mosaici ideati da Rupnik. La stima nei confronti del sacerdote sloveno è stata talmente alta che il Pontefice nel 2016, durante il Giubileo della Misericordia, celebrò una Santa Messa per il Centro Aletti nel Palazzo Apostolico.

Le accuse nei confronti del gesuita si erano concretizzate già nel lontano 1995, quando una consacrata riferì di essere stata plagiata e di aver subito “abusi psico-fisici-spirituali”. Il procedimento è stato aperto e la donna fu chiamata a rendere testimonianza più di una volta. Incaricato per questo delicato compito è stato l’attuale vescovo ausiliare di Roma per il Settore Centro, S.E.R. Mons. Daniele Libanori. Nonostante quest’ultimo abbia dimostrato estremo rigore in molteplici casi, sull’argomento, bisogna sottolineare come vi siano due motivi per cui non sembra essere la persona più indicata. In primis è il vescovo ausiliare responsabile del Clero, in secundis è gesuita anche lui.

La consacrata riferisce: “Sono sconcertata dal fatto che nonostante le gravi accuse che gli sono state mosse e per le quali sono stata chiamata a rendere ancora testimonianza, p. Rupnik continui a dare conferenze in giro per l’Italia e a postare su YouTube le sue catechesi”.

Si tratta di un accorato appello di una donna che abbandonò le sue aspirazioni per seguire Cristo e si è trovata a subire gravi abusi psicologici prima e poi fisici. “Questa triste realtà fa nascere in me il dubbio di non essere stata creduta. Ho necessità di sapere, credo legittima, dopo tanta sofferenza, se la Chiesa considera p. Rupnik un maestro attendibile” scrive la consacrata.

La comunità dove questi abusi sarebbero stati commessi è stata commissariata nel 2021, il tutto è stato fatto nel massimo riserbo e silenzio. Questo fa nascere alcune domande legittime: perché? Come mai ci sono realtà che vengono commissariate con tanto di articoloni di giornale ed altre no? Forse perché si tratta di un gesuita? Forse perché, come accade sempre nei casi di abuso di coscienza, si parla di un uomo che è stato portato in alto, in alto, in alto e ora, si rischia di cadere e farsi male? Su questo argomento è chiarissimo Padre Dysmas De Lassus, nel suo testo Rischi e derive della vita religiosa. Solitamente, quando ad abusare sono soggetti che hanno grande stima, è difficile per la vittima riuscire ad ottenere ascolto. In questo caso sembra che la donna, ma non è l’unica, sia stata creduta ma i provvedimenti sembrano essere stati molto timidi, rispetto ad altri casi.

La donna ha riferito di essere stata segnata a tal punto da aver pensato anche alla morte. “Non potevo immaginare che le sorelle coinvolte negli abusi fossero tante altre” ha detto. Una sofferenza immane che è stata aggravata dal rapporto di fiducia che vedeva Rupnik nel ruolo di padre spirituale e confessore di queste donne.

Eppure l’indagine è stata compiuta e l’esito sembra essere arrivato a gennaio del 2022. Difatti, il 3 gennaio 2022 il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede ha riferito: “Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Reverendo Padre Marko Ivan Rupnik, S.I.” Nessun incarico, non compare la dicitura “già direttore del Centro Aletti”. Il Pontefice riceve Rupnik, come mai? Non tutti gli abusatori vengono ricevuti dal Papa, anzi, si evita appositamente. Cosa ha detto Francesco al gesuita sloveno?

In Curia qualcuno dice che il Pontefice ha comunicato al gesuita la decisione e lo abbia invitato ad una vita riservata, niente predicazione, niente celebrazioni pubbliche e divieto di confessare. Ma è davvero così? Il 10 maggio 2022 padre Mark Rupnik ha predicato un ritiro del clero a Larino in provincia di Campobasso. Se il Papa gli ha davvero chiesto questo, perché Rupnik continua la sua attività? Il Preposito Generale della Compagnia di Gesù ha firmato un documento che è stato comunicato anche al Vicariato. Cosa dice?

Le accuse contro il gesuita sono pesantissime, si tratta del più grave abuso di fiducia nei confronti dei propri penitenti. Abusi, prima psicologici, poi fisici. Rupnik “mi obbligava, con pressioni e ricatti, a cose che ho riferito puntualmente nella sede opportuna”, riferisce la consacrata. Eppure la risposta degli appartenenti alla Compagnia di Gesù è stata coprire tutto. La donna riferisce: “Dopo la mia prima denuncia, nessuno mi ha aiutata, né la Comunità, né l’Arcivescovo di Ljubljana di allora, né il direttore spirituale di p. Rupnik, con il quale parlai cercando di spiegare quello che era successo. Proprio tutti, anche i padri gesuiti diretti superiori di p. Rupnik e quanti vennero a conoscenza dei fatti, decisero di coprire tutto con una coltre di silenzio”. Padre Hans Zollner ha saputo di queste accuse? Cosa dice?

“La Chiesa ha cominciato la tolleranza zero lentamente, ed è andata avanti. Su questo credo che sia irreversibile la direzione presa. È irreversibile. Oggi questo è un problema che non si discute” (Papa Francesco).

Perché nessuno diede ascolto a queste consacrate? Perchè Padre Rupnik è stato e viene ancora coperto? È diritto dell’accusato potersi difendere, è diritto delle vittime sapere quali sono i risultati dell’attività svolta dal vescovo Libanori e dalla Congregazione. Rupnik è innocente? Oppure è colpevole? Se è colpevole, perché non è stato ridotto allo stato laicale? Papa Francesco ha coperto gli abusi di Rupnik? In tal caso saremmo al secondo caso in questo Pontificato, dopo quello di Inzoli [QUI]. Anche i vescovi e i sacerdoti hanno il diritto di sapere qual è la condizione in cui si trova il gesuita, in modo da sapere se invitarlo oppure no a predicare. “Ho il diritto a una parola di verità dalla Chiesa sui fatti denunciati. Vorrei esprimere la mia viva preoccupazione che p. Rupnik possa nuocere ulteriormente a qualcuno” dice la consacrata. Ci uniamo a questo appello.