La Santa Sede, la Cina e lo “spirito di dialogo”

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.11.2022 – Vik van Brantegem] – A seguito dei nostri articoli sui recenti sviluppi nelle relazioni tra la Santa Sede e il regime comunista della Cina continentale [“Sorpresa e rammarico” della Santa Sede per una violazione “a quanto stipulato nell’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi” in Cina – 26 novembre 2022 | Governo cinese controlla i vescovi e riorganizza diocesi Cattolici, senza badare alla Santa Sede. Mons. Arrieta: nomine vescovi Cattolici con coinvolgimento autorità in Cina non una novità nella Chiesa – 24 novembre 2022 | Il Cardinal Zen condannato a Hong Kong – 25 novembre 2022] proponiamo di seguito nella nostra traduzione italiana dall’inglese l’analisi di Phil Lawler per Catholic Culture del 28 novembre 2022 [QUI].

Beh, non ci è voluto molto, vero? A ottobre la Santa Sede ha rinnovato un accordo con Pechino per la nomina dei nuovi vescovi cattolici cinesi. Poco più di un mese dopo, la Cina ha violato l’accordo.

Ma aspetta. Era davvero una violazione? Sebbene un Comunicato ufficiale della Santa Sede sia stato formulato con forza, esprime solo “sorpresa e rammarico” per la mossa cinese, affermando che non era “conforme allo spirito di dialogo” tra Roma e Pechino. Così quello “spirito di dialogo” era stato violato. Ma ha violato i termini dell’accordo? Non lo sappiamo, perché i termini dell’accordo Santa Sede-Pechino non sono mai stati resi noti. L’intesa comune è che l’accordo regoli la nomina di nuovi vescovi, dando presumibilmente alla Santa Sede l’ultima parola. Ma in questo caso la Cina non ha nominato un nuovo vescovo. Invece la leadership comunista ha trasferito un vescovo – un vescovo che prestava servizio con la piena approvazione della Santa Sede – in una nuova diocesi – una diocesi che la Santa Sede non riconosce.

Quindi, tecnicamente, forse la Cina non ha violato i termini dell’accordo. Un anonimo funzionario della Santa Sede sembra ammetterlo in una dichiarazione citata dalla Catholic News Agency [QUI]: «Stiamo parlando dello spirito dell’accordo, non dell’accordo in sé. Ma è uno spirito che parla di fiducia reciproca e di dialogo, che per la Santa Sede è stato rotto da Pechino con la sua decisione unilaterale».

Si noti ancora l’enfasi sullo spirito dell’accordo, e in particolare sul “dialogo”. Anche nel comunicato di denuncia della mossa cinese la Santa Sede “riafferma la piena disponibilità a proseguire il rispettoso dialogo su tutte le questioni di comune interesse”. Cosa c’è di sbagliato in questa immagine? Una parte è impegnata nella fiducia e nel dialogo, mentre l’altra è impegnata ad ottenere il controllo di una Chiesa Cattolica Cinese autonoma. I portavoce della Santa Sede hanno difeso con tenacia l’accordo segreto, insistendo sul fatto che apre nuove prospettive di unità all’interno del Cattolicesimo cinese. Ma l’accordo ovviamente non è servito allo scopo di fornire nuovi vescovi graditi sia a Roma che a Pechino. Da quando l’accordo è stato raggiunto nel 2018, sono stati nominati solo sei nuovi vescovi; quaranta diocesi cinesi restano senza vescovo.

Dal punto di vista di Pechino, il requisito che i vescovi abbiano l’approvazione di Roma è un tecnicismo; ci si aspetta ancora che servano lo stato comunista. Quando il vescovo Peng fu insediato, gli fu chiesto di prestare questo giuramento: «Giuro di osservare i comandamenti di Dio, adempiere ai doveri pastorali del vescovo ausiliare, predicare fedelmente il Vangelo, guidare i sacerdoti e i fedeli della diocesi di Jiangxi, attenermi alla Costituzione nazionale, salvaguardare l’unità della patria e l’armonia sociale, amare il Paese e la religione, e persistere nel principio delle chiese indipendenti e autogestite, aderire alla direzione del cattolicesimo del mio Paese in Cina, guidare attivamente il cattolicesimo ad adattarsi alla società socialista e contribuire alla realizzazione del sogno cinese del grande ringiovanimento della nazione cinese».

Quei vescovi che accettano la guida dell’Associazione Patriottica dei Cattolica Cinesi controllata dal governo, sono graditi a Pechino, e ora, secondo i termini dell’accordo segreto, anche a Roma. Coloro che resistono sono ancora soggetti a vessazioni, arresti e “rieducazione”. E anche coloro che riescono a trovare il delicato equilibrio tra le autorità in conflitto, sono costantemente sotto pressione per servire lo Stato.

Il caso della scorsa settimana non ha fatto eccezione. Il Vescovo John Peng Weizhao ha accettato il suo curioso nuovo incarico, anche se ha comportato un passo indietro: dalla guida della propria diocesi (Yujiang) a diventare un ausiliare in una diocesi (Jiangxi) che, secondo la Santa Sede, non esiste. Ma il Vaticano ha indicato che il vescovo era stato sottoposto a “lunghe e forti pressioni da parte delle autorità locali” per accettare questo nuovo ruolo.

È significativo che quando è stato interrogato sulla dichiarazione arrabbiata della Santa Sede, un portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha affermato di non essere a conoscenza della situazione. Perché dovrebbe esserlo? Le autorità religiose cinesi hanno fatto solo ciò che hanno costantemente affermato di voler fare: esercitare il controllo sulla Chiesa e presiedere alla “sinizzazione” del Cattolicesimo. La Santa Sede ha accuratamente evitato di criticare il regime cinese per altri motivi, più recentemente, minimizzando l’incriminazione del Cardinale Joseph Zen Ze-kiun. Potrebbe davvero aver sorpreso i funzionari di Pechino che la Santa Sede avrebbe finalmente protestato.

Ma il portavoce del governo cinese ha assicurato ai giornalisti che il suo Paese è “disposto ad espandere continuamente il consenso amichevole con la parte vaticana e mantenere congiuntamente lo spirito del nostro accordo interinale”. Questa è una frase interessante: “Espandere il consenso amichevole”. Allo stato attuale, il “consenso” evidentemente non copre la questione più cruciale: la Chiesa di Cina è indipendente dalla Chiesa di Roma?

Philip Lawler

Il caso Zen – Indice

Foto di copertina: «La diocesi cattolica di Jiangxi tiene la cerimonia di insediamento del vescovo ausiliare, 24 novembre 2022. La mattina del 24 novembre, con il consenso del Comitato per gli affari educativi cattolici della provincia di Jiangxi e l’approvazione della Conferenza episcopale cattolica cinese, la diocesi cattolica di Jiangxi ha tenuto la cerimonia di insediamento di Peng Weizhao come vescovo ausiliare. La cerimonia di insediamento è stata presieduta da Li Suguang, vicepresidente della Conferenza episcopale cattolica cinese, presidente delle “due associazioni” dei vescovi cattolici di Jiangxi e vescovo della diocesi cattolica di Jiangxi. All’evento hanno partecipato più di 200 persone. Dopo la cerimonia è stata celebrata la Messa eucaristica» (Chinacatholic.cn, 24 novembre 2022).

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