Bambini trans? È diabolico! La risposta di Pro Vita & Famiglia

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 03.11.2022 – Vik van Brantegem] – Riceviamo e volentieri condividiamo di seguito la lettera ricevuto oggi da Jacopo Coghe, Portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus, sul fenomeno della “carriera alias” [*]. Poi, non solo le scuole (pubbliche) ma anche le parrocchie sono nel mirino dell’ideologia del gender. Al riguardo segue un articolo pubblicato ieri su La Nuova Bussola Quotidiana, sul caso di un teatro parrocchiale a Torino all’avanguardia nel promuovere l’agenda LGBTQAI+, dove va in scena Sister tac, con protagonista una drag queen in abiti da suora, nella regia di un insegnante di Religione ed ex seminarista.

Il fenomeno della “carriera alias” sta letteralmente esplodendo in Italia, nell’indifferenza generale. È chiaro che la missione di risvegliare le coscienze su questo abuso giuridico e ideologico spetta a noi. Le associazioni LGBTQIA+ stanno convincendo sempre più scuole ad approvare la “carriera alias” per trattare alunni e studenti non come maschi o femmine ma in base a come loro dicono di “percepirsi”. Di conseguenza, vengono inaugurati appositi “bagni neutri” dove non conta il sesso degli alunni. Anche l’accesso agli spogliatoi diventa “libero”, a prescindere dal sesso.

È di pochi giorni fa la sconvolgente notizia della prima scuola ELEMENTARE ad aver introdotto la carriera alias (a Manfredonia, in Puglia). Stiamo parlando di bambini tra 6 e 12 anni spinti verso la transessualità. È diabolico, non so come altro definirlo.

Per denunciare questa deriva abbiamo organizzato manifestazioni e flash-mob, conferenze stampa, commissionato sondaggi, riempito città di manifesti e camion-vela, scritto articoli e fatto interviste, invaso i social network con video e immagini virali, protestato con istituzioni e autorità, diramato comunicati stampa e costretto i media a parlare di noi e della carriera alias…

Abbiamo fatto talmente tanto che ne ha parlato persino il Tg3 nazionale, raggiungendo milioni di italiani.

Abbiamo fatto tanto, è vero. Ma non basta, dobbiamo assolutamente aumentare il numero e la potenza mediatica delle nostre iniziative. Dobbiamo farlo proprio ora che il Governo e il Ministro dell’Istruzione sono più orientati ad ascoltarci. L’arrivo della carriera alias in una scuola elementare esige da noi un aumento immediato del numero e della potenza delle nostre iniziative. Dobbiamo insistere ORA per bloccare la diffusione della CARRIERA ALIAS nelle scuole!

Tutto quello che abbiamo fatto finora contro la carriera alias e i progetti gender nelle scuole ci ha attirato l’odio viscerale delle associazioni LGBTQI+ e dei comuni amministrati dalla sinistra.

Le nostre affissioni sono state vandalizzate e censurate, mentre sui nostri profili social siamo ricoperti di insulti, offese, bestemmie e minacce.

Battersi per la verità e per il bene dei nostri figli e nipoti esige un prezzo, e io accetto di pagarlo. Tutto quello che spero è di avere accanto a me, accanto a Pro Vita & Famiglia, sempre più cittadini che condividono le nostre battaglie. Perché questa sfida epocale potremo vincerla solo con perseveranza, determinazione e, soprattutto, unità.

I prossimi passi di questa campagna fondamentale:

  • Preparare con un team di giuristi e psicologi un documento specifico sulla carriera alias da inviare a tutti i parlamentari, perché sappiano cosa sta accadendo.
  • Produrre un breve e chiarissimo video da diffondere via WhatsApp e altri social network per avvisare più genitori possibili su questo fenomeno.
  • Organizzare convegni e webinar per formare i genitori e aiutarli a capire come comportarsi se succede nelle scuole dei loro figli.
  • Preparare un dossier specifico per il nuovo Ministro dell’Istruzione, da incontrare in un appuntamento urgente che sto già chiedendo di poter avere.
  • Inviare diffide e denunce alle scuole che introducono la carriera alias violando la legge.
  • Continuare a denunciare il fenomeno sui media con articoli, interviste e comunicati stampa.
  • Organizzare banchetti e volantinaggi nelle piazze e per le strade.
  • Ristampare il vademecum per genitori protagonisti nelle scuole, andato esaurito in poche ore.
  • … e molto altro!

Ho l’obbligo di essere sincero: Pro Vita & Famiglia non dispone delle risorse per realizzare tutto ciò.

Le numerose iniziative messe in campo in tutta Italia nelle scorse settimane hanno ottenuto risultati enormi informando cittadini e genitori, ma inevitabilmente hanno prosciugato i fondi.

La nostra unica speranza sono le donazioni che riceviamo da chi condivide la nostra missione contro questa deriva diabolica con una donazione per questa emergenza nazionale.

Jacopo Coghe
Portavoce Pro Vita & Famiglia Onlus


Per donare:

  • con bonifico bancario intestato a Pro Vita e Famiglia Onlus con la causale “Donazione novembre” all’IBAN: IT65H0306905245100000000 348
  • con bollettino postale intestato a Pro Vita e Famiglia Onlus al conto corrente 1018409464
  • con carta o PayPal QUI.

[*] La carriera alias è una modifica (illegale) al regolamento scolastico che molte scuole stanno attuando, su pressione del movimento Lgbt, per trattare gli studenti in base all’identità di genere che loro dichiarano di auto-percepire, e non in base al loro sesso biologico maschile o femminile.

Faccio un esempio pratico. Marco, 15 anni, è ovviamente un maschio, ma “si sente” femmina. Questo suo sentimento, slegato dal sesso biologico, è definito identità di genere. Se la sua scuola ha introdotto la carriera alias nei suoi regolamenti (su pressione del movimento Lgbt), Marco potrà chiedere di essere trattato in tutto e per tutto sulla base del suo sentimento – della sua presunta identità di genere – e quindi come se fosse davvero una femmina. Sarà chiamato con un nome femminile che lui sceglierà, e che sarà modificato anche sul registro elettronico e nei documenti scolastici. Di conseguenza, potrà usufruire dei bagni e degli spogliatoi per le femmine. Tutto ciò, rimanendo un maschio.

Questa è la carriera alias: un regolamento illegale con cui la scuola tratta uno studente o una studentessa non in base alla sua identità sessuale reale (maschile o femminile) ma in base alla sua presunta identità di genere auto-percepita.

Il problema è che oggi i giovani sono sottoposti a un continuo bombardamento culturale e mediatico che li invita a mettere in dubbio la loro sessualità, e che insinua nelle loro menti e nel loro animo la tremenda menzogna di essere “nati nel corpo sbagliato”. La società dovrebbe aiutare gli adolescenti a resistere a questo bombardamento ideologico e a restare saldamente ancorati al REALE. Cioè al fatto di essere maschi e femmine, uomini e donne. Invece, con la carriera alias, la scuola avalla e incoraggia questo caos ideologico interiore, addirittura istituzionalizzandolo. È incredibilmente grave, incredibilmente pericoloso, incredibilmente dannoso.

Autogol clamoroso dei collettivi gender a Bologna. Cosa pensano i vescovi di gender, carriera alias e libertà educativa? – 31 ottobre 2022 

Drag queen nel teatro parrocchiale, regista il prof di religione
di Andrea Zambrano
La Nuova Bussola Quotidiana, 2 novembre 2022

Torino all’avanguardia nel promuovere l’agenda Lgbt: nel teatro parrocchiale di Vinovo va in scena Sister tac, parodia del celebre film con protagonista una drag queen in abiti da suora. Regia del prof di Religione ed ex seminarista. Il parroco si scusa: «Una provocazione, non ho vigilato». Intanto, facendo parodia degli ordini sacri si mette un mattoncino in più nella neo-chiesa arcobaleno.

Drag queen nel teatro parrocchiale, regista il prof di religione ed ex seminarista. La piazza diocesana di Torino si conferma all’avanguardia nella promozione dell’agenda Lgbt dentro la Chiesa. Appuntamento a Vinovo il 25 novembre con uno show da non perdere, chiamato Sister Tac, sottotitolo: una drag queen in abito da suora.

Il testo, scritto da Stefano Bordieri, ricalca in tutto e per tutto la trama del celebre film Sister Act (1992) interpretato da Woopi Goldberg, solo che la cantante che si rifugia in convento per sfuggire ai suoi aguzzini non è una cantante “svitata”, bensì una drag queen, chiamata Sara C’ Nesca. Nome curioso, che è, non a caso, il nome di una drag queen che si esibisce nel torinese.

Così come è curiosa la location. Il teatro di Vinovo è di proprietà della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo. «Il teatro è della parrocchia, ma il cartellone è del Comune – taglia corto il responsabile dell’auditorium Giovanni Olivero che risponde al numero della canonica -. E col Comune abbiamo un’apposita convenzione. Quindi bisogna sentire loro».

Ma il parroco che cosa ne pensa? Don Enrico Perucca si rende disponibile a parlarci al termine della giornata, ma al telefono la sua reazione è di amarezza e calma: «Il Comune ha una convenzione per una ventina di spettacoli all’anno – ci spiega – ho saputo da un suo collega giornalista di questa cosa, devo ammettere che non ne sapevo niente».

Ma come giudica lo spettacolo che verrà fatto? Chiediamo. «Mah… lei come lo giudicherebbe?». Proviamo ad azzardare una risposta. «Ecco – prosegue – credo che inappropriato e provocatorio potrebbero essere gli aggettivi adatti». Giova ricordare per chi non lo sapesse che una drag queen è il nome che si dà ad un artista maschio omosessuale o transessuale che si esibisce in spettacoli di varietà, luci sgargianti, trucchi appariscenti per una ostentazione di una femminilità il più delle volte parodica.

Insistiamo nel chiedere se si procederà a chiedere al Comune o al regista di sospenderlo. «Non vorrei che si facesse troppa pubblicità alla cosa, sicuramente dopo lo spettacolo credo che mi farò sentire». D’accordo, ma prima? «Cosa vuole, si tratta di una mia responsabilità, evidentemente non ho vigilato…, mi dispiace». Eppure, la parrocchia viene anche ringraziata nel manifesto dello show che sta girando sui social in questi giorni.

Chiediamo informazioni sul regista. È vero che è un insegnante di religione? «Sì, Stefano Bordieri ora insegna religione altrove, ma ha insegnato anche a Vinovo negli anni scorsi». E se è vero che è stato pure un seminarista: «Siete informati eh…».

In conclusione: l’iniziativa, lungi dall’essere un’innocua rappresentazione teatrale, è invece l’ennesimo tentativo di sdoganare l’omosessualità dentro la Chiesa, utilizzando le sue strutture e facendo parodia degli ordini sacri, i quali – possiamo scommetterci senza aver visto lo spettacolo – vengono dipinti come rigidi, ma che grazie alla presenza del transessuale si sciolgono. Poi tutti i salmi finiscono in gloria dato che, se lo show è la ripetizione pedissequa del film, il coro finisce per cantare davanti al Papa.

Quindi, riassumendo all’osso: tutta sta manfrina per far cantare una drag queen davanti al Papa. Che poi, a ben guardare la realtà supera la fantasia visto che Papa Francesco, i transessuali li ha già belle che incontrati.

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