1° ottobre, memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo (di Lisieux), Vergine e Dottore della Chiesa

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 01.10.2022 – Vik van Brantegem] – La Francia dell’Ottocento è il primo Paese d’Europa nel quale cominciò a diffondersi la convinzione di poter fare a meno di Dio, di poter vivere come se egli non esistesse. Proprio nel Paese d’Oltralpe, tuttavia, alcune figure di santi, come Teresa di Lisieux, ricordarono che il senso della vita è proprio quello di conoscere e amare Dio.

Teresa nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873 in un ambiente profondamente credente. Il 18 ottobre 2015 anche i suoi genitori, Louis Martin e Marie-Azélie (detta Zélie) Guérin, sono stati canonizzati, nel corso della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Teresa era l’ultima dei loro nove figli: Maria (Suor Maria del Sacro Cuore, carmelitana a Lisieux, 22 febbraio 1860 – 19 gennaio 1940), Paolina (Suor Agnese di Gesù, carmelitana a Lisieux, 7 settembre 1861 – 28 luglio 1951), Leonia (Suor Francesca Teresa, visitandina, 3 giugno 1863 – 16 giugno 1941); Elena (1864 – 1870), Giuseppe Luigi (1866 – 1867), Giuseppe Giovanni Battista (1867 – 1868), Celina (Suor Genoveffa del Volto Santo, carmelitana a Lisieux, 28 aprile 1869 – 25 febbraio 1959), Melania Teresa (16 agosto – 8 ottobre 1870), Teresa (Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, carmelitana a Lisieux, 2 gennaio 1873 – 30 settembre 1897).

Ella ricevette, dunque, una educazione profondamente religiosa, che presto la indusse a scegliere la vita religiosa presso il Carmelo di Lisieux. Qui ella si affida progressivamente a Dio. Su suggerimento della superiora tiene un diario sul quale annota le tappe della sua vita interiore. Scrive nel 1895: «Il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato». All’amore di Dio Teresa vuol rispondere con tutte le sue forze e il suo entusiasmo giovanile. Non sa, però, che l’amore la condurrà attraverso la via della privazione e della tenebra. L’anno successivo, il 1896, si manifestano i primi segni della tubercolosi che la porterà alla morte. Ancor più dolorosa è l’esperienza dell’assenza di Dio. Abituata a vivere alla Sua presenza, Teresa si trova avvolta in una tenebra in cui Le è impossibile vedere alcun segno soprannaturale. Vi è, però, un’ultima tappa compiuta dalla santa. Ella apprende che a lei, piccola, è affidata la conoscenza della piccola via, la via dell’abbandono alla volontà di Dio. La vita, allora, diviene per Teresa un gioco spensierato perché anche nei momenti di abbandono Dio vigila ed è pronto a prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida.

Papa Pio XI la beatificò il 29 aprile 1923 e la canonizzò il 17 maggio 1925. San Giovanni Paolo II il 19 ottobre 1997 l’ha dichiarata Dottore della Chiesa. La sua memoria liturgica si celebra il 1° ottobre, nel rito romano invece il 3 ottobre.

Santa Teresa di Gesù Bambino, quella che San Pio X ha chiamato «la più grande santa dei tempi moderni», ha mostrato la potenza della fede in una vita semplicissima. In età di appena quattro anni, viene interrogata dalla sorella Celina, perplessa di fronte al mistero dell’Eucaristia: «Come può mai essere che il Buon Dio si trovi in un’ostia così piccola? chiede Celina. – Non c’è da stupirsi, risponde Teresa, visto che il Buon Dio è onnipotente. – Cosa vuol dire onnipotente? – Vuol dire che può fare tutto quel che vuole!» Stupenda logica della fede di un bambino. Ma tale fede infantile può essere ragionevole? Certo, poiché è ragionevole credere. Credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane, non è contrario alla nostra dignità credere a quel che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse. Tuttavia, in quanto adesione personale a Dio e assenso alla verità da Lui rivelata, la fede cristiana differisce dalla fiducia in una persona umana. È giusto ed è bene affidarsi totalmente a Dio e credere assolutamente a quel che Egli dice. Sarebbe vano e fallace riporre una simile fiducia in una creatura (ved. CCC, 150). «Se non crediamo a Dio, fa notare Sant’Ambrogio, a chi crederemmo?» (Santiebeati.it).

«Allo stesso modo in cui il sole illumina i grandi cedri ed i piccoli fiori da niente come se ciascuno fosse unico al mondo, così nostro Signore si occupa di ciascun’anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere. E come nella natura le stagioni tutte sono regolate in modo da far sbocciare nel giorno stabilito la pratolina più umile, così tutto risponde al bene di ciascun’anima.

La morte è venuta a visitare un gran numero di persone che ho conosciute giovani, ricche, felici. Mi piace tornare col pensiero ai luoghi incantatori ov’esse hanno vissuto, e domandarmi dove sono, che cosa giovano loro i castelli, i parchi nei quali le ho viste godere le comodità della vita? E vedo che tutto è vanità e afflizione di spirito sotto il sole (Sir. 2, 11), che l’unico bene è amare Dio con tutto il cuore, ed essere quaggiù poveri nello spirito.

Gesù fece di me un pescatore di uomini: sentii un desiderio grande di lavorare alla conversione dei peccatori. Sentii che la carità mi entrava nel cuore, col bisogno di dimenticare me stessa per far piacere agli altri; e da allora fui felice.

Come gli uccellini imparano a cantare ascoltando i loro genitori, così i figli imparano la scienza della virtù, il canto sublime dell’amor divino, dalle anime che dovranno formarli alla vita» (Santa Teresa di Lisieux).

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