“I merletti della nonna”… Caminante Wanderer: “Miopia intellettuale, meschinità di spirito e ignoranza liturgica, teologica ed ecumenica. Triste e forse terminale intervento pontificio”

Non aggiungo altro. E a chi “non piace” quanto segue, va ricordato – repetita iuvant – l’avviso, che non è obbligato a leggerlo. Poi, non scrivo (o rassegno) per “piacere a qualcuno”, ma comunico quanto scrivo (o rassegno) per me stesso. Per curiosità intellettuale. Cosa significa si può leggere nell’incipit di Informazioni su Vik sul mio diario Facebook [QUI]: «Non è nelle mie intenzioni diffondere la mia ipsissima verba: “Il principio base dell’azione pedagogica di Vik van Brantegem non è quello di divulgare il proprio personale pensiero, che tale resterà, piuttosto un meccanismo fondato ad allenare le persone alla metacognizione” (Valentina Villano)». Quindi, inutile strapparsi i merletti. Intelligenti pauca.

«Le vesti sacre si configurarono in Oriente e Occidente tra il V e il XII secolo. La Chiesa comprese che per il Servizio divino non si potevano usare quelle da lavoro o militari, perché il sacerdote è un ministro che svolge la funzione di mediatore tra il divino e l’umano, continuando l’opera di Gesù Cristo.
Lo splendore dei paramenti è a gloria e onore del Signore e non del sacerdote che li riveste, lo insegnano gli Orientali.
Irridendo i merletti, si dimostra una doppia ignoranza: teologica ed ecumenica. Inoltre si espone ancora una volta al disprezzo e al ridicolo il ministero petrino. Anche attraverso il corpo, il sacerdote deve trasmettere una cosa: è stato reso degno di stare alla presenza del Signore. Quando siamo davanti ad altri più importanti di noi, non badiamo a come presentarci? Non lo faremo per il Servizio di Dio? Le vesti speciali che il sacerdote indossa significano che egli è una nuova creatura, è chiamato a compiere un’azione sublime e divina, che esige l’insieme di virtù simboleggiate dai singoli paramenti da indossare magari con brevi formule di preghiera, presenti nel Messale romano del 1962. Lo fanno anche gli Ortodossi. La sacra liturgia non è fatta di simboli? Allora, anche i merletti sono un simbolo» (Don Nicola Bux – Ilpensierocattolico.it, 11 giugno 2022).

La liturgia e i merletti
Caminante Wanderer, 12 giugno 2022

(Traduzione italiana dallo spagnolo a cura di Valentina Lazzari per il blog di Aldo Maria Valli, Duc in altum [Bergoglio e vecchi merletti])

Dalle pagine di questo blog ho più volte ripetuto che Papa Francesco non è interessato alla liturgia, e che non gli interessa perché non la capisce. Non tutti i lettori sono d’accordo su questa tesi e credono che il pontefice sia invece particolarmente interessato alla questione liturgica. Continuo a sostenere la mia posizione e con ancora più forza dopo il discorso pontificio di giovedì 9 giugno rivolto a vescovi e sacerdoti siciliani. In quell’occasione Francesco ha detto: «Ma la liturgia, come va? E lì io non so, perché non vado a Messa in Sicilia e non so come predicano i preti siciliani, se predicano come è stato suggerito nella Evangelii gaudium o se predicano in modo tale che la gente esce a fumare una sigaretta e poi torna… Quelle prediche in cui si parla di tutto e di niente. Tenete conto che dopo otto minuti l’attenzione cala, e la gente vuole sostanza. Un pensiero, un sentimento e un’immagine, e quello se lo porta per tutta la settimana. Ma come celebrano? Io non vado a Messa lì, ma ho visto delle fotografie. Parlo chiaro. Ma carissimi, ancora i merletti, le bonete [berrette]…, ma dove siamo? Sessant’anni dopo il Concilio! Un po’ di aggiornamento anche nell’arte liturgica, nella “moda” liturgica! Sì, a volte portare qualche merletto della nonna va, ma a volte. È per fare un omaggio alla nonna, no? Avete capito tutto, no?, avete capito. È bello fare omaggio alla nonna, ma è meglio celebrare la madre, la santa madre Chiesa, e come la madre Chiesa vuole essere celebrata. E che la insularità non impedisca la vera riforma liturgica che il Concilio ha mandato avanti. E non rimanere quietisti».

Si tratta di un discorso patetico, frutto della miopia intellettuale e della meschinità di spirito di Francesco, che dimostra per l’ennesima volta la sua più assoluta inadeguatezza a occupare il posto che occupa. D’altra parte non fa che confermare la mia ipotesi: Bergoglio non sa niente di liturgia, non la capisce e, poiché non la capisce, non gli interessa.

Nel discorso vediamo che, invocando le riforme del Concilio Vaticano II, identifica la liturgia e la celebrazione della Santa Messa con la predicazione e i paramenti. Chiunque sia moderatamente istruito in materia religiosa sa che l’omelia non fa parte della Messa, che viene per così dire “messa in pausa” mentre il sacerdote predica, e che i paramenti sono solo un fatto accidentale. In altre parole, ciò che Papa Francesco considera una questione liturgica non lo è affatto. E questo conferma la mia tesi: di liturgia non sa nulla.

E non ne sa nulla perché il suo intelletto meramente pratico è incapace di contemplazione o di theoria, necessaria per addentrarsi nel mistero liturgico, anche perché è un gesuita, e questa congregazione è nata con un rifiuto e un’incomprensione della liturgia, avendola sempre considerata un perdita di tempo. Basti ricordare che si tratta del primo istituto religioso in tutta la storia della Chiesa dispensato dall’ufficio corale. Hanno rinunciato alla celebrazione comunitaria dell’ufficio divino e nelle loro direttive hanno stabilito che le Messe cantate o solenni si celebrassero solo in occasioni speciali. Perché hanno optato per queste pratiche contrarie alla tradizione? Perché sia il canto dell’ufficio che le cerimonie liturgiche sono lunghe e richiedono tempo, e quel tempo per loro è meglio speso facendo dell’altro, come scrivere libri o convertire i pagani; tutto questo, chiaramente, ad majorem Dei gloriam [*]. Su questo argomento abbiamo già parlato QUI e non ci torneremo sopra.

Su una cosa, tuttavia, possiamo essere d’accordo con il pontefice: il suo riferimento alle mode liturgiche, l’uso dei pizzi nei paramenti. Non amo particolarmente i merletti, non mi piacciono le casule romane e preferisco gli ornamenti in stile gotico. Questa è proprio una questione di gusto e sensibilità. E de gustibus non est disputandum. Il problema è che Bergoglio e tanti, tanti altri confondono l’adesione alla Messa “preconciliare” con una questione di gusto o di sensibilità. Questo significa non capire nulla della liturgia e chi non la capisce difficilmente gli darà l’importanza che ha.

Questo triste e forse terminale intervento pontificio mi offre lo spunto per fare due riflessioni. In primo luogo, il fatto insolito che il Papa istruisca vescovi e sacerdoti su come predicare e ordini loro di farlo secondo un documento che lui stesso ha stilato con l’aiuto di Tucho Fernández (Arcivescovo di La Plata), e che disponga anche il tipo di paramenti che dovrebbero essere usati nella celebrazione della Messa. Bisognerebbe scavare in profondità nella storia della Chiesa per trovare un simile esempio di autoritarismo: il Papa romano che s’immischia sugli usi e costumi di altre diocesi, come se non fossero governate da successori di apostoli come lui, e non avessero diritto a tradizioni e sensibilità diverse dalle sue. E questo è il Papa della sinodalità? Arrivati a questo punto, c’è ancora qualcuno disposto a prendere sul serio questo pontificato grottesco e fallito?

Ed è proprio questo ciò che mi porta alla seconda riflessione. Qualsiasi persona per bene, qualsiasi vescovo con un minimo di dignità – e credo che questo sia il caso dei vescovi italiani mentre non lo è dei vescovi argentini – deve essersi sentito infastidito e offeso da queste parole: il Papa che diviene tutore e assume la postura del maestrino che rimprovera i suoi studenti perché non portano le cravatte ben annodate o perché fanno baraonda durante la ricreazione. Di conseguenza, non gli presteranno la minima attenzione e conserveranno nella loro memoria questi affronti da piccolo tiranno. Probabilmente, in questi giorni, le filature delle Fiandre stanno ricevendo grandi ordini di pizzi e merletti dalle parrocchie siciliane.

E non mi stupirei se fosse proprio questo tipo di atteggiamento di Bergoglio a impedire ai cardinali di eleggere un suo clone nel prossimo e ravvicinato Conclave. Chi si è scottato con il latte, per quanto progressista possa essere, se vede una mucca, piange.

[*] Il compianto amico e collega Padre Gianfranco Grieco, OFM Conv, disse una volta, in un ritiro all’inizio del Progetto Korazym.org: “Noi non operiamo per la maggiore gloria di Dio, ma per la massima gloria di Dio”. Non me lo sono mai più dimenticano (come qualche altra massima sua) [V.v.B.].

“La bellezza dei riti non sarà certamente mai abbastanza ricercata, abbastanza curata, abbastanza elaborata, poiché nulla è troppo bello per Dio, che è la Bellezza infinita. Le nostre liturgie terrene non potranno essere che un pallido riflesso della liturgia, che si celebra nella Gerusalemme del cielo, punto d’arrivo del nostro pellegrinaggio sulla terra. Possano tuttavia le nostre celebrazioni avvicinarsi ad essa il più possibile e farla pregustare!” (Benedetto XVI – Viaggio Apostolico in Francia per il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes, 12-15 settembre 2008 – Omelia in Notre Dame di Parigi, 12 settembre 2008).

L’allora Cardinale Jorge Mario Bergoglio con pianeta e merletti durante la Santa Messa presso la Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura di Roma il 18 febbraio 2012, poco più di un anno prima di assumere l’Ufficio Petrino. Come la mettiamo Santità con la sua pianeta e annessi e connessi? (MiL-Messainlatino.org).

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