Il Parlamento e il Presidente di Artsakh accolgono con favore il riconoscimento da parte della Russia della sovranità di Donetsk e Lugansk

Il 21 febbraio 2022, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, rivolgendosi al popolo russo, ha annunciato il riconoscimento della sovranità di Donetsk e Lugansk. Dopo il suo discorso, il Presidente russo ha firmato i decreti che riconoscono l’indipendenza delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. Ha chiesto al parlamento russo di ratificare la decisione il prima possibile. Putin ha anche firmato accordi di amicizia, cooperazione e assistenza con i leader delle due autoproclamate Repubbliche, Denis Pushulin e Leonid Pasechnik.

Il diritto all’autodeterminazione dei popoli
è un diritto fondamentale
e se assecondato
risparmierebbe molte violenze.

Ieri, 22 febbraio 2022, il Parlamento e il Presidente dell’autoproclamata Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh hanno accolto con favore il riconoscimento da parte della Russia dell’indipendenza delle due Repubbliche secessioniste di Donetsk e Lugansk.

Il Presidente della Repubblica di Artsakh accoglie con favore il riconoscimento dell’indipendenza di Donetsk e Lugansk da parte della Russia

Il Presidente della Repubblica di Artsakh, Arayik Harutyunyan ha accolto con favore la decisione del presidente russo Vladimir Putin di riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. Il Presidente Harutyunyan ha rilasciato una dichiarazione in questa occasione che dice:

«A nome delle autorità e del popolo della Repubblica di Artsakh accolgo con favore la decisione del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin di riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.
Il diritto delle nazioni all’autodeterminazione e alla costruzione del proprio Stato è inalienabile per ogni popolo ed è un principio fondamentale del diritto internazionale.
L’istituzione di uno Stato indipendente e il suo riconoscimento internazionale diventa un imperativo soprattutto di fronte ai pericoli esistenziali, in quanto è il mezzo più efficace e civile per prevenire spargimenti di sangue e disastri umanitari.
La Repubblica di Artsakh ha combattuto per decenni per la sua libertà, sicurezza e costruzione dello Stato ed è stata esposta a molti processi e azioni genocide. Pertanto, ci auguriamo che la Repubblica di Artsakh, che ha basi storiche, politiche, legali e morali rilevanti e indiscutibili, si sia guadagnata il riconoscimento internazionale del suo Stato sovrano.
Congratulazioni al popolo del Donbass per questo evento storico! Ci auguriamo che la pace e la stabilità stabili vengano ripristinate in questo Paese un tempo prospero».

Il Presidente del Parlamento di Artsakh si congratula con il popolo del Donbass

Il Presidente del Parlamento della Repubblica di Artsakh, Artur Tovmasyan ha accolto con favore la decisione del Presidente russo Vladimir Putin di riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. «Riteniamo che questo riconoscimento servirà una base per garantire la difesa e le garanzie di sicurezza dei residenti della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk e per rafforzare la pace internazionale e la stabilità regionale. Ci congratuliamo con il popolo del Donbass per il riconoscimento giuridico-politico dell’autodeterminazione delle due repubbliche”, ha affermato in una nota il Presidente del Parlamento di Artsakh.

Armenia e Artsakh/Nagorno-Karabakh: la guerra “dimenticata”

Con l’occasione ricordiamo i due progetti della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre a favore della comunità cristiana armena – per sostenere le 150 famiglie di rifugiati a Goris e per i seminaristi – che abbiamo già annunciato lo scorso 7 febbraio [QUI].

Queste iniziative scaturiscono dalla visita di una delegazione di ACS che nell’ottobre 2021 ha acquisito in loco le informazioni necessarie a soccorrere i rifugiati provenienti dall’Artsakh/Nagorno-Karabakh, piccola autoproclamata repubblica montana del Caucaso abitata prevalentemente da Armeni, divenuta enclave contesa e teatro dell’ultimo scontro armato iniziato nel settembre 2020 fra la stessa Armenia (cristiana per il 94,4%) e l’Azerbajgian (musulmano per il 96,2%).

Nel corso del conflitto – e successivamente nei territori dell’Artsakh conquistati e occupati militarmente dagli Azeri, i siti del patrimonio culturale e religioso sono diventati obiettivi privilegiati del regime di Aliyev, primo fra tutti la Cattedrale del Santo Salvatore Ghazanchetsots di Shushi, importante monumento storico e religioso, colpito per due volte dal fuoco dell’artiglieria. «Il cessate il fuoco negoziato nel novembre 2020 non è stato sufficiente – sottolinea ACS – a evitare innumerevoli crimini di guerra, più di 4.000 soldati armeni caduti e circa 90.000 rifugiati, di cui solo 25.000 sono stati in grado di tornare alle loro case».

Aiuto alla Chiesa che Soffre si rivolge ai benefattori e a tutta la comunità cattolica italiana per raccogliere i fondi necessari ad aiutare i cristiani rifugiati a Goris. La città si trova vicino ai confini del Nagorno-Karabakh ed è qui che ACS vuole aiutare 150 famiglie cristiane per 15 mesi, in primo luogo fornendo cibo e assicurando un alloggio, e in secondo luogo facilitando l’incontro tra offerta e domanda di lavoro allo scopo di rendere i nuclei familiari autosufficienti nel più breve lasso di tempo possibile. «Così facendo ACS contribuirà alle attività della Chiesa armena, la quale sopperisce alla carenza di aiuti da parte delle autorità civili assicurando alle migliaia di rifugiati cristiani non solo assistenza spirituale e psicologica ma anche il sostegno materiale», spiega ACS.

Aiuto alla Chiesa che Soffre in Armenia vuole sostenere anche la formazione dei seminaristi. Il progetto proposto alla comunità italiana sarà realizzato d’intesa con l’Ordinariato della Chiesa Cattolica Armena. Come ricorda il Direttore di ACS Italia Alessandro Monteduro, «Papa Francesco nel suo Viaggio Apostolico in Armenia ha affermato che oggi i cristiani in alcuni luoghi sono discriminati e perseguitati per il solo fatto di professare la loro fede. Il Pontefice in quella occasione ha aggiunto che il popolo armeno è fra quelli che hanno sperimentato sofferenza, dolore e persecuzione. È questo popolo che i futuri sacerdoti, con il sostegno dei benefattori di ACS, dovranno servire», conclude Monteduro.

Per donare: QUI.