Papa Francesco ha un piano? Le sue decisioni dicono di voler evitare centralizzazione, funzionalismo, burocratizzazione dei ruoli, ma vanno in quella direzione

I Motu propri sono documenti che nascono dalla volontà del Papa. Non provengono da consultazioni con la Curia. Potrebbero non venire da un suggerimento, ma semplicemente dalla volontà del Papa. A differenza dei Rescripta ex audientia santissimi, i Motu propri hanno una formulazione più normativa e devono essere rese pubbliche. I Motu propri sono redatti come una Lettera apostolica, con un regolamento. I Rescripta sono appunti che il Papa fa al termine di un’udienza. I Motu propri sono pubblicati e condivisi. I Rescripta potrebbero non esserlo. Entrambi, però, rivestono un’importanza cruciale nel governo di Papa Francesco.

Tutte le norme più importanti del pontificato sono nate da Motu propri [1]. Tutte le modifiche decisive ai regolamenti sono frutto di Rescripta. D’altra parte, tarda ad arrivare la Costituzione apostolica sulla riforma della Curia, di cui si conosce solo il nome Praedicate Evangelium. Gli statuti dei nuovi dicasteri sono stati inseriti, nel sito vaticano, nella sezione dei Motu propri [QUI].

Le modifiche statutarie di alcuni dicasteri della Curia hanno spesso portato a modifiche minime o al copia e incolla di idee precedenti – pensi all’Autorità di Informazione Finanziaria di aver cambiato nome in Autorità di Informazione e Vigilanza Finanziaria, idea che il Cardinale Attilio Nicora, primo Presidente della l’Autorità, aveva già pensato ma messo da parte [QUI]. Maggiori riforme legislative, come quella del Codice penale, erano già in cantiere da tempo. Le nuove riforme legislative, come quella del Codice degli appalti, sono necessità che provengono dai trattati internazionali.

A questo punto è lecito chiedersi quale sia l’agenda di Papa Francesco. Ed è ancor più opportuno farlo al termine di una settimana in cui Papa Francesco ha pubblicato due Motu proprio, entrambi significativi [QUI].
Il primo Motu proprio, pubblicato il 14 febbraio, ha modificato la struttura della Congregazione per la Dottrina della Fede [QUI]: prima era divisa in quattro uffici, ora sarà divisa in due sezioni. In precedenza, i quattro uffici lavoravano in armonia e la questione dottrinale, teologica era sempre in primo piano. Dottrina e disciplina sono ora le due sezioni separate, con due segretari dedicati (e presumibilmente entrambi arcivescovi) posti sullo stesso livello.

Il secondo Motu proprio, pubblicato il 15 febbraio, modifica il Codice di diritto canonico e assegna ai vescovi alcune competenze finora detenute dalla Sede Apostolica [QUI]. Più che altro, la Sede Apostolica è ora chiamata a confermare, e non più ad approvare, le decisioni dei vescovi su vari temi, come la redazione dei Catechismi. Di qui una maggiore autonomia per i vescovi, che saranno però meno assistiti, senza l’aiuto della Sede Apostolica per armonizzare le decisioni. Nello stesso tempo, più arbitrarietà per la Sede Apostolica perché tutto dipende da come decide, di volta in volta, di applicare lo strumento della confermazione.

Uno sguardo sommario al Motu proprio, senza entrare molto nei dettagli, può rivelare l’agenda di Papa Francesco.

Il primo indizio è che Papa Francesco non vuole riforme sistematiche. Ne ha avviato una, quello della Curia, di cui si discute da anni. Nel frattempo, però, ha preso delle decisioni; li ha concretizzati senza che ci sia un testo generale. Allo stato attuale, le riforme di Papa Francesco non sono incluse in una Costituzione apostolica che le renderebbe permanenti, e non sono nemmeno state assorbite nella Costituzione apostolica preesistente, Pastor Bonus. Finora, un nuovo Papa potrebbe annullare le riforme con un tratto di penna. È così che Papa Francesco vuole combattere il funzionalismo della Chiesa? O è semplicemente il modo in cui prende le decisioni, ascoltando tutti ma non consultando nessuno?

Il secondo indizio è che Papa Francesco vuole mostrare lo sviluppo di una Chiesa sinodale. Ma sinodale non significa collegiale. La sinodalità implica camminare insieme, ma sempre la decisione di un leader solitario. La nuova struttura della Congregazione per la Dottrina della Fede rischia di perdere la collegialità a favore di una maggiore funzionalità. Il dicastero diventa più specializzato ma meno collegiale. Probabilmente, almeno per quanto riguarda il ramo disciplinare, dovrà affidarsi a esperti esterni o diocesi per un aiuto. Sarà lì che si manifesterà la sinodalità. La sinodalità per Papa Francesco è quindi un modo per rafforzare il potere centrale? O è che il Papa manca di capacità organizzativa e non può organizzare le strutture in modo efficiente?

Il terzo indizio è che il Papa non si fa scrupoli a cambiare il diritto canonico quando ne ha bisogno. Come dice lui, lo fa per promuovere un “sano decentramento”, ma, prendendo le decisioni da solo, ha concentrato il potere nelle sue mani. Papa Francesco è consapevole della contraddizione che crea con le sue azioni? O pensa che solo così si possano rivedere antichi meccanismi?

Ci sono ulteriori domande oltre a quelle lasciate aperte da questi indizi. Per esempio, il Papa intende portare tutto avanti per tentativi, senza tabella di marcia precisa, come dice sempre di fare? O il progetto è davvero caos, creando confusione per battere sulle cose che contano di più per lui?

Quest’ultima domanda nasce da una dichiarazione dello stesso Papa, il quale affermava di aver accettato le dimissioni dell’Arcivescovo di Parigi Michel Aupetit «sull’altare dell’ipocrisia» [QUI]. Parole che suggeriscono che molte altre scelte potrebbero essere state fatte sull’altare dell’ipocrisia, considerando il loro impatto sull’opinione pubblica più che l’effettiva efficacia.

Alla fine, c’è il rischio di un paradosso. Le decisioni del Papa dicono di voler evitare centralizzazione, funzionalismo, burocratizzazione dei ruoli, ma vanno in quella direzione. Questo è il rischio che si corre quando la realtà è considerata più grande delle idee. Il pragmatismo assoluto nel governo porta a perdere di vista l’ideale. Proprio quell’ideale che Papa Francesco chiede ai sacerdoti di mantenere sempre vivo, come ha fatto nel suo discorso di apertura al Simposio sacerdotale lo scorso 17 febbraio [QUI].

Questo articolo è stato pubblicato oggi dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI] dal titolo Does Pope Francis have a plan? And which plan? (Papa Francesco ha un piano? E quale piano?).

[1] Le Lettere apostoliche in forma di Motu proprio di Papa Francesco

  1. Sulla giurisdizione degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in materia penale (11 luglio 2013)
  2. Per la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa (8 agosto 2013)
  3. Approvazione del nuovo Statuto dell’Autorità di Informazione Finanziaria (15 novembre 2013)
  4. Fidelis dispensator et prudens (24 febbraio 2014)
  5. Trasferimento della Sezione Ordinaria dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica alla Segreteria per l’Economia (8 luglio 2014)
  6. Statuto dei nuovi Organismi Economici (22 febbraio 2015)
  7. L’attuale contesto comunicativo (27 giugno 2015)
  8. Mitis Iudex Dominus Iesus (15 agosto 2015)
  9. Mitis et misericors Iesus (15 agosto 2015)
  10. Come una madre amorevole (4 giugno 2016)
  11. Statuto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (4 giugno 2016)
  12. I Beni Temporali (4 luglio 2016)
  13. Sedula Mater (15 agosto 2016)
  14. Humanam Progressionem (17 agosto 2016)
  15. Sanctuarium in Ecclesia (11 febbraio 2017)
  16. Maiorem hac dilectionem (11 luglio 2017)
  17. Magnum Principium (3 settembre 2017)
  18. Summa Familae Cura (8 settembre 2017)
  19. Imparare a congedarsi (12 febbraio 2018)
  20. Circa la Cappella Musicale Pontificia (17 gennaio 2019)
  21. Vos estis lux mundi (9 maggio 2019)
  22. Aperuit illis (30 settembre 2019)
  23. Riguardante l’Ufficio del Decano del Collegio Cardinalizio (29 novembre 2019)
  24. Sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano (1º giugno 2020)
  25. Authenticum charismatis (1º novembre 2020)
  26. Ab initio (21 novembre 2020)
  27. Una migliore organizzazione (26 dicembre 2020)
  28. Spiritus Domini (10 gennaio 2021)
  29. Modifiche in materia di giustizia (8 febbraio 2021)
  30. Circa il contenimento della spesa per il personale della Santa Sede, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di altri Enti collegati (23 marzo 2021)
  31. Recante disposizioni sulla trasparenza nella gestione della finanza pubblica (26 aprile 2021)
  32. Recante modifiche in tema di competenza degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano (30 aprile 2021)
  33. Antiquum Ministerium (10 maggio 2021)
  34. Traditionis custodes (16 luglio 2021)
  35. Circa l’istituzione della Commissione Pontificia di verifica e applicazione del Mitis Iudex Dominus Iesus nelle Chiese d’Italia (26 novembre 2021)
  36. Fidem servare con la quale viene modificata la struttura interna della Congregazione per la Dottrina della Fede (11 febbraio 2022)
  37. Assegnare alcune competenze con la quale vengono mutate alcune norme del Codice di Diritto Canonico e del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (11 febbraio 2022)

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