Lettera a Papa Francesco per il ritorno di Santa Lucia da Venezia a Siracusa. Segreteria di Stato: non di competenza della Santa Sede

Dal 2016, puntualmente ogni 13 dicembre, Francesco Candelari spedisce una lettera indirizzata al Santo Padre, con la richiesta di intervenire per far ritornare a Siracusa le spoglie di Santa Lucia. Il 16 febbraio 2022, l’ex Presidente del Consiglio di quartiere Santa Lucia ha finalmente ottenuto una risposta. La Segreteria di Stato di Sua Santità ha spedito al fedele siracusano un freddo cartoncino in stile diplomatica di livello bassissimo, non firmata, non protocollata, con solo il timbro della Segreteria di Stato, in data 9 febbraio 2022, con un contenuto che l’ha lasciato perplesso.

Infatti, si legge che «la Segreteria di Stato porge distinti ossequi» e che «la lettera e gli allegati indirizzati al Santo Padre sono regolarmente pervenuti». Però, non è scritto che sono stati sottoposti all’attenzione del Santo Padre e quindi si suppone che non ha neanche visto la corrispondenza. Poi, si legge che «si pregia di comunicare che la questione segnalata non è di competenza della Santa Sede».

«Di chi altro potrebbe allora essere la competenza?», si chiede Candelari e assicura: «Non mi fermerò qui, continuerò a lottare perché il desiderio di tutti noi devoti, quello di riabbracciare la nostra Santa, si possa avverare».

Ancora un altro aspetto di questa vicenda lascia Candelari con l’amaro in bocca: «È una battaglia che fino ad oggi ho condotto da solo, nonostante abbia cercato di coinvolgere le segreterie di tutti i partiti e le istituzioni. Non ho mai avuto alcuna risposta da nessuno di loro». Per quanto riguarda la risposta della Segreteria di Stato di Sua Santità, Candelari ritiene che si sarebbe aspettato di avere almeno un’indicazione: «Avrebbero potuto spiegare un po’ meglio a chi avrei dovuto rivolgermi. Il Pontefice ha un potere illimitato a livello spirituale e pensavo che avrebbe anche potuto intercedere presso Venezia. Non posso essere io ad interloquire con il Patriarcato, ovviamente. Andrò in ogni caso avanti».

Il luogo di culto principale è la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa.

Mario Minniti, Martirio de Santa Lucía, Museo di palazzo Bellomo, Siracusa.

Santa Lucia di Siracusa (Siracusa, 283 – Siracusa, 13 dicembre 304), è stata una martire cristiana di inizio IV secolo durante la grande persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano. Santa Lucia è una delle sette vergini menzionate nel Canone romano e per tradizione è invocata come protettrice della vista a motivo dell’etimologia latina del suo nome (“lux”: luce). La memoria liturgica ricorre il 13 dicembre. Antecedentemente all’introduzione del calendario gregoriano nel 1582, la festa cadeva in prossimità del solstizio d’inverno (da qui il detto “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”), ma non coincise più con l’adozione del nuovo calendario per una differenza di 10 giorni. La celebrazione della festa in un giorno vicino al solstizio d’inverno è probabilmente dovuta anche alla volontà di sostituire antiche feste popolari che celebrano la luce e si festeggiano nello stesso periodo nell’emisfero nord. Altre tradizioni religiose festeggiano la luce in periodi vicini al solstizio d’inverno come ad esempio la festa di Hanukkah ebraica, che dura otto giorni come le celebrazioni per la santa a Siracusa, o la festa di Diwali celebrata in India. Il culto di santa Lucia inoltre presenta diverse affinità con il culto di Artemide, l’antica divinità greca venerata a Siracusa nell’isola di Ortigia. Ad Artemide, come a santa Lucia, erano sacre la quaglia e l’isola di Ortigia – anche chiamata Delo in onore della dea della caccia. Artemide e Lucia sono entrambe vergini. Artemide è inoltre vista anche come dea della luce mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti.

La tradizione seconda cui il corpo di Santa Lucia si trova a Venezia

Secondo una tradizione, le spoglie mortali di Santa Lucia sono custodite nel Santuario di Lucia, ex Chiesa di San Geremia a Venezia. Nel 1039 il generale bizantino Giorgio Maniace trafugò il corpo per farne omaggio al suo sovrano, a Costantinopoli. I siracusani, dopo l’occupazione araba della Sicilia, avevano nascosto il corpo nelle catacombe, in un luogo segreto. Maniace riuscì a farselo indicare, probabilmente con l’inganno, da un anziano, il cui nome non è mai stato indicato nel corso dei secoli per non marchiare d’infamia lui e i suoi discendenti. Il corpo della santa fu portato insieme alle spoglie di Sant’Agata a Costantinopoli per farne dono all’Imperatrice Teodora. Da lì fu trafugato nel 1204 dai Veneziani che conquistarono la capitale bizantina a conclusione della Quarta Crociata e fu portato a Venezia come bottino di guerra. Arrivate a Venezia, le spoglie di Santa Lucia furono trasferite nell’isola di San Giorgio Maggiore. Nel 1279, il mare mosso capovolse le barche che si muovevano per omaggiare Lucia e da allora, morti alcuni pellegrini, si decise di trasferire le reliquie nella Chiesa di Cannaregio, che venne intitolata alla santa. In seguito, a causa della costruzione della stazione ferroviaria, nel 1861 la chiesa venne demolita, mentre l’11 luglio 1860 il corpo era stato definitivamente trasferito nella vicina chiesa di San Geremia in cui attualmente riposa.

Le sacre spoglie della santa tornarono in via eccezionale a Siracusa per sette giorni nel dicembre 2004 in occasione del 17º centenario del suo martirio. La permanenza delle spoglie fu accolta da una incredibile folla di Siracusani e da gente accorsa da ogni parte della Sicilia. Riscontrata l’elevatissima partecipazione e devozione dei devoti, da allora si è fatta strada la possibilità di un ritorno definitivo tramite alcune trattative tra l’Arcivescovo di Siracusa Giuseppe Costanzo e il Patriarca di Venezia Angelo Scola.

Il corpo della santa tornò nuovamente a Siracusa dal 14 al 22 dicembre 2014, in occasione del 10º anniversario della prima visita del corpo nella sua città natale.

La tesi per cui il corpo di Santa Lucia sia a Metz

Seppur i Siracusani rivendichino fortemente dal Patriarca di Venezia il possesso delle reliquie di Santa Lucia nella loro città, potrebbero anche rivolgersi al Vescovo di Metz, nel Dipartimento francese della Mosella.

Infatti, una seconda e parallela tradizione, che risale a Sigeberto di Gembloux († 1112), racconta che le spoglie di Santa Lucia furono portate a Metz in Francia, dove tuttora sono venerate dai Francesi in un altare di una cappella della chiesa di Saint-Vincent.

A suffragare la tesi per cui il corpo di Santa Lucia sia a Metz, fu il Professor Pierre Edouard Wagner, docente associato della Facoltà di Teologia Cattolica di Strasburgo. Nel 2002 scrisse un saggio Culte et reliques de sainte Lucie à Saint-Vincent de Metz, in cui discetta sulla presenza proprio del corpo della santa in una cappella dell’abbazia di Saint-Vincent. Secondo lo studioso francese, il Vescovo Teodorico avrebbe trafugato, insieme a molte altre reliquie di santi, il corpo di Santa Lucia, che allora era in Abruzzo, a Péntima (Corfinium). Qui, conquistata la città, era giunto nel secolo VIII ad opera del Duca di Spoleto dopo averlo sottratto a Siracusa.

L’anno mille Metz fu meta di pellegrinaggi da tutto il mondo germanico per vedere il corpo della santa conservato in una “bellissima” cappella in fondo alla navata sinistra dell’abbazia di Saint-Vincent, fondata alla fine del X secolo dal Vescovo Teodorico forse anche con la finalità di ricevere tali sante reliquie.

Una ricostruzione storica, questa della traslazione a Metz delle reliquie di Lucia, suffragata da una fonte certa, gli Annali della città dell’anno 970 d. C. scritti da Sigeberto di Gembloux (1030-1112), uomo di chiesa e cronista considerato tra i più importanti e attendibili storici medievali.

Il Professor Wagner nel suo saggio ritiene quindi la tradizione di Metz, fondata su documenti più originari e vicini ai fatti narrati, più attendibile di quella veneziana, posteriore il cui racconto presenterebbe aspetti e particolari poco veritieri e tali da generare dubbi e perplessità.

Frutto dell’errore di un amanuense sarebbe invece la variante, documentata da un codice secentesco della Biblioteca Marciana di Venezia, che sposterebbe la data del trasferimento dal 1206 al 1026: una mera inversione per distrazione secondo gli storici. Ma secondo Wagner anche altri indizi deporrebbero contro la versione veneziana. A Venezia, nel 1167 e 1182, come provano alcuni documenti certi, esisteva già una chiesa dedicata alla martire e si presume quindi che, come accaduto in casi simili, si sia cercato volutamente di “trovare” le reliquie della santa per amplificare l’importanza del culto.

La teoria di Metz sarebbe inoltre resa più credibile anche da altri eventi registrati nel tempo. Per esempio nel 1792 le “presunte” reliquie di Santa Lucia furono attestate come autentiche dalle autorità ecclesiastiche del luogo e collocate nuovamente sotto un importante altare. Poi, nel 1867, prelevate dalla teca, vennero poste dal Vescovo di Metz in una statua di cera rappresentante una giovane ragazza, riccamente vestita e con una ferita al collo inferta da un pugnale.

Il culto della santa avrebbe subito una pausa, perché l’abbazia venne pian piano abbandonata dai monaci ma ritornò in auge dopo che un frate francescano, aiutato da un medico, si introdusse di notte nell’abbazia e aprì il simulacro di cera per studiare le reliquie in essa contenute. I due temerari (il frate pagò la profanazione con l’espulsione) appurarono che le ossa, appartenenti a varie parti del corpo, erano realmente di una ragazza di 13-15 anni e mantenevano evidenti segni di bruciature (Fonte Wikipedia).

Foto di copertina: Sassoferrato, Santa Lucia, Palazzo Chigi, Ariccia.
Santa Lucia è considerata per tradizione la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata contro le malattie degli occhi come la cecità, la miopia e l’astigmatismo. Invece, privo di ogni fondamento e assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l’episodio in cui Lucia si sarebbe strappata – o le avrebbero cavato – gli occhi. L’emblema degli occhi sulla coppa, o sul piatto, sarebbe da ricollegarsi, più semplicemente, con la devozione popolare che l’ha sempre invocata protettrice della vista a motivo dell’etimologia del suo nome dal latino “lux” (luce).

89.31.72.207