Pell contro Becciu. La vendetta di un cardinale contro un suo confratello, con delle ripercussioni gravissime

Questa mattina avevamo in agenda di occuparsi di altro, però, fatto prima colazione, poco dopo le ore 09.00 ci viene segnalato l’articolo La vendetta di Pell contro Becciu scuote il Vaticano a firma di Nico Spuntoni sulla Nuova Bussola Quotidiana: «Scambio al veleno tra il cardinale australiano e l’ex sostituto della Segreteria di Stato, a cui viene chiesta ragione di versamenti milionari in Australia. Pell sospetta che questi potrebbero aver avuto un ruolo nelle accuse che gli sono costate la detenzione, ma l’ipotesi è improbabile e Becciu risponde per le rime». Al riguardo, ci permettiamo di fare un’osservazione: non si tratta di un volgare “scambio al veleno tra Pell e Becciu”, ma di un versamento continuo di liquame da parte di Pell sul suo confratello Becciu, già esposto al pubblico ludibrio dopo il lancio di coriandoli dalle pagine dell’Espresso.

«L’odio è cieco,
la collera sorda,
e colui che vi mesce la vendetta,
corre pericolo di bere una bevanda amara»
(Alexandre Dumas).

Poi, se fosse solo una questione di scuotere il Vaticano, poco male sarebbe, visto l’andazzo nella Curia Romana, freneticamente indaffarata con commissariamenti, soppressioni, guerra contro la Tradizione, la Messa e i Sacramenti Vetus Ordo e i Cattolici tradizionali, a fare un’altra chiesa [QUI]. Intanto, finisca come finirà il paludato processo penale in Vaticano, con un danno irreparabile per il Cardinal Becciu prima ancora di poter difendersi nella sede preposta, il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano [QUI] e per la Santa Sede, una gravissima ripercussione è già sotto gli occhi di tutti (almeno per coloro che non mettono del prosciutto sugli occhi): l’indebolimento dell’annuncio evangelico da parte della Chiesa Cattolica Romano e causa di questo e altri scandali, di tipo finanziario e di abusi sessuali del clero e di insabbiamento da parte della gerarchia Cattolica Romana.

Nelle azioni del Cardinale George Pell, che fu falsamente accusato e condannato per mezzo stampa, ancora prima del Tribunale – da quando è stato assolto dalla giustizia australiana delle infamanti (non credibili) accusi di violenza sessuale su minori e tornato a Roma – hanno preso la forma di una vendetta contro il Cardinale Angelo Becciu, un confratello falsamente accusato e condannato per mezzo stampa, con il giustizialismo peronista papale e ancora in attesa di vedere i suoi diritti rispettati e ricevere giustizia.

Abbiamo sempre difeso Pell contro le false accuse e sostenuto la sua innocenza. Mai abbiamo fatto mancare a Pell il nostro sostegno nel suo calvario. Un tribunale australiano ci ha dato ragione. Abbiamo sempre difeso Becciu contro le false accuse e sostenuto la sua innocenza. Continueremo a non far mancare il nostro sostegno a Becciu. Ci auguriamo che il Tribunale vaticano esca fuori dalla palude di un processo iniziato e dopo cinque udienze mai cominciato. Meglio se la farsa finisca e che possiamo serenamente leggere Alice nel Paese delle Meraviglie senza incubi. A coloro che ci hanno consigliato di non immischiarci e di restare in silenzio nel caso Pell, abbiamo risposto: silere non possum. La medesima risposta abbiamo dato e continuiamo a dare a coloro che ci consigliano la stessa cosa nel caso Becciu. Silere non possum e le motivazioni abbiamo spiegato e ripetuto già diverse volte.

Il Cardinale Angelo Becciu in tutto ciò viene tirato dentro ad arte con carte false (vedi la nostra documentazione in Cinque Parti pubblicata il 18 novembre 2021: Procedimento penale n. 45/2019 RGP vaticano: il Papa tirato in ballo e tutto ridotto ad un’arrampicata sugli specchi. Uno spettacolo indecoroso con Becciu già giustiziato [QUI]), attraverso un procedimento penale intavolato con un dispendio di energia e di spesa mai visto prima nella storia dello Stato Pontificio prima e dello Stato della Città del Vaticano dopo. È oltremodo facile capire – con l’ausilio del Rasoio di Occam – che tutto questo pateracchio indecoroso del sistema giudiziario vaticano ha uno scopo solo e si tratta di un chiaro attacco. Becciu è stato attaccato direttamente e pubblicamente per due motivi:
1. Per distruggere Becciu stesso, per far fuori un cardinale scomodo per “qualcuno” e tenerlo fuori dal prossimo Conclave (perché i Papi vanno e vengono, ma soprattutto vengono eletti).
2. Per indurre il Papa in errore, allo scopo di destabilizzare il Pontificato, la Santa Sede e la Chiesa Cattolica Romana.

Nonostante abbiamo sempre anticipato gli eventi, non sarà il primo tra i nostri lettori e non sarà l’ultimo che ci dirà: «Ho la sensazione che c’è qualcosa che mi sfugge… chissà perché ho questa sensazione…». Ecco, questa sensazione è comprensibile, perché tutto questo scempio ha dell’incredibile e dell’inconcepibile.

«Perché cerchi tu la vendetta, o uomo!
con quale scopo tu la insegui?
Credi tu di procurare dolore
al tuo avversario con essa?
Sappi che tu stesso sentirai
il più grande dei tormenti»
(Faraone Akhenaton).

Purtroppo, nonostante l’esperienza personale avrebbe dovuto consigliargli diversamente, replicando piccato tramite una nota del portavoce come riferisce La Nuova Bussola Quotidiana, Pell ha perso l’occasione di trarre insegnamento dalla Lettera aperta indirizzatogli da Beccio con saggi consigli, chiedendo di “astenersi ulteriormente” dal coinvolgerlo “nel pubblico discorso”, facendo appello al “rispetto dovuto ad un confratello — ad un uomo — impegnato in una dura battaglia che, da cristiano prima ancora che da accusato, non esito a definire di verità e di giustizia” [Lettera aperta al Signor Cardinale George Pell da parte del Signor Cardinale Giovanni Angelo Becciu – 22 dicembre 2021].

«Dammi intelligenza e osserverò la tua legge;
la praticherò con tutto il cuore.
Guidami per il sentiero dei tuoi comandamenti,
poiché in esso trovo la mia gioia»
(Salmo 119, 34-35).

Veritas filia temporis, nunquam perit. La verità viene sempre a galla. La verità verrà a galla in Tribunale, nonostante il condizionamento anti-Becciu della stampa con veline e interviste, fomentato dai più alti livelli della Curia Romana. Quello che è certo, è che Pell, Principe della Chiesa, non fa bella figura e meno ancora fa figura da cristiano, nell’insistere a mettere i coltelli nella schiena del confratello Becciu, Principe della Chiesa.

Che Pell non ha nascosto – con esternazioni pubbliche e nota stampa – la sua soddisfazione per la disgrazia inflitta al suo confratello Becciu dall’Uomo Nero che Veste di Bianco, è vergognoso, che non esitiamo definire uno schifo degno del bordello che è diventato la Curia Romana. Son cose che pensavamo a cui non avremmo mai dovuto assistere, dopo mezzo secolo di abnegato servizio ecclesiastico. Si tratta, purtroppo, di una “vendetta di Pell contro Becciu”, come scrive oggi Nico Spuntoni sulla Nuova Bussola Quotidiana.

Australian Gate: un oceano dell’orrore, enormi operazioni finanziarie opache, depistaggi, collusioni e occultamenti della verità

Per quanto riguarda la “ragione di versamenti milionari in Australia” ricordiamo che sull’argomento abbiamo scritto più volte e formulato degli ipotesi precisi, senza mai ricevere risposte, neanche una reazione. E sulla base di quanto abbiamo pubblicato in passato, concordiamo con La Nuova Bussola Quotidiana, che anche se «Pell sospetta che questi potrebbero aver avuto un ruolo nelle accuse che gli sono costate la detenzione», anche di fronte a ipotesi più plausibili che abbiamo formulato, totalmente estranei al Cardinal Becciu e «ipotesi è improbabile». Dica Pell quello che vuole – oltretutto come un lanciatore di coriandoli, ripetendo delle insinuazioni senza sostenerle con un briciolo di prova (quindi, chiacchiericcio e calunnia sull’altare dell’ipocrisia) – rimaniamo fiduciosi che Becciu risponderà “per le rime” nella sede preposta: il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

Chi non prende una posizione ferma è complice degli empi. Come ha detto il Cardinale Pietro Parolin pochi giorni fa «la Chiesa non è del Papa e neanche dei vescovi o preti. È dei battezzati». Noi vogliamo ricordare che questi battezzati sono chiamati in base alla legge suprema e perfetta, Cristo, a essere suoi discepoli e non sudditi di un sovrano. Visto l’insistenza di Pell, dobbiamo ritornare obbligatoriamente sull’Australian Gate di cui abbiamo scritto già più volte in quest’alba del terzo millennio, nella quale la Chiesa Cattolica Romana viene posta di fronte alle proprie responsabilità, sostenendo che il Popolo di Dio è chiamato ad un’opera coraggiosa di contrasto e di denuncia di crimini efferati, che vengono compiuti contro bambini innocenti e persone indifese e vulnerabili [Australian Gate. Analisi capitolo 4. Child abuse for 1 billion dollars AUS. CRIN 2020 Catholic Church Report – 17 febbraio 2021].

Avvertiamo in modo preoccupante che intorno a noi esiste una certa idea di “omologare la pedofilia” in una chiave romantica. La pedofilia non è un’offesa alla morale. La pedofilia è un crimine, un reato contro la persona del minore abusato. Il sesso imposto da un adulto ad un bambino, ad un minore o ad un adulto vulnerabile, è un atto criminale di violenza, anche quando avviene senza uso della forza. Siamo consapevoli che le nostre sono parole pesanti, che tuttavia consideriamo opportune, poiché servono a non dimenticare mai quale è la strada da seguire: una strada dritta, senza compromessi, alla ricerca e alla divulgazione della verità. Il nostro cammino prosegue nella fede con incedere sicuro sulla strada dritta senza compromessi alla ricerca della verità. Sotto lo sguardo imparziale delle vette innevate ad est dell’orizzonte della Capitale.

Nel famigerato incontro di Papa Francesco con i giornalisti ammessi al Volo Papale di ritorno da Atene, la giornalista di Le Monde Cécile Chambraud, gli chiese: «Che significato può avere per la Chiesa universale?» [Vergognoso chiacchiericcio per mezzo stampa spacciato per “accuse”, de facto pubblicizzato a livello mondiale da un Papa, con effetto devastante per un “gigante della fede e spina nel fianco dei laicisti” – 7 dicembre 2021]. Chissà se possiamo contribuire e aiutare la coraggiosa giornalista di Le Monde a trovare una risposta. Il giustizialismo peronista pontificio fa acqua da tutte le parti, anche se nel silenzio generale solo qualche vaticanista esce fuori dal coro, rispinge le veline del Dicastero per la Comunicazione e ne parla con rispetto per la propria professione.

Tony Baumgartner in Inghilterra e John Forrest in Australia sono due giudici che hanno preso una posizione ferma, rispettivamente in uno scandalo finanziario e in uno scandalo di abusi sessuali, proseguendo su una strada dritta, senza compromessi, che conduce alla verità, che viene sempre a galla [Il processo callejera e l’adagio di Perón: “Al amigo, todo; al nemigo, ni giusticia”. Il pontificato già in calo da anni, va verso la fine in uno spettacolo disfunzionale con ripercussioni seri per la Santa Sede – 19 novembre 2021]. I richiami internazionali, neanche tanto velati del giudice londinese Baumgartner, sull’operato della magistratura vaticana e sulla concezione di stato di diritto emerso nello Stato della Città del Vaticano, rendono bene l’idea [Specchietti per le allodole – 30 aprile 2021 e Caso 60SA. Sentenza tribunale londinese conferma: Becciu fu diffamato in modo “spaventoso”. Il Papa ingannato con il teorema accusatorio dell’Espresso depositato sulla sua scrivania – 26 marzo 2021]. Le bacchettate della corte di cassazione italiana alle rogatorie dei magistrati vaticani, che hanno condotto a procedimenti definiti “illegittimo”, eseguiti nei confronti di cittadini italiani, rendono bene l’idea. Le indagini finanziarie australiane, su ogni entità, che può essere collegata alla Santa Sede e allo Stato della Città del Vaticana, rendono bene l’idea. Anche se Papa Francesco afferma “sempre interpretare un’epoca con l’ermeneutica dell’epoca e non con la nostra”.

L’Australian Gate è un oceano dell’orrore. È un oceano da 60.000 vittime di violenze sessuali coperte da enormi operazioni finanziarie opache. È un oceano di depistaggi, collusioni e occultamenti della verità. È un “oscuro accordo” tra le gerarchie ecclesiastiche responsabili degli abusi e del loro occultamento. È un “patto criminale” tra una parte della Chiesa Cattolica Romana in Australia e alcune istituzioni statali australiane, resesi complici di un crimine orrendo perpetrato in danno ai bambini [QUI].

Il pedofilo predatore seriale australiano Padre Bryan Coffey, deceduto nel 2013, fu condannato nel febbraio del 1999 dal Tribunale di Ballarat a tre anni di reclusione con sospensione della pena, accusato di aggressioni indecenti nei confronti di sette ragazzi e una ragazza avvenuti in quattro parrocchie dello Stato di Victoria tra il 1960 e il 1975. La denuncia è stata inoltrata da un uomo residente nello Stato del Victoria che nel 1971 fu abusato sessualmente da Coffey nella casa dei suoi genitori a Port Fairy, quando Coffey da vice parroco era in visita alla famiglia. La vittima al tempo degli abusi sessuali aveva cinque anni.

Il giudice John Forrest ha assegnato alla vittima 200.000 dollari AUS a titolo di risarcimento per il dolore e la sofferenza dei danni subiti, ulteriori 20.000 dollari AUS per danni aggravati e 10.000 dollari AUS per future spese mediche. Ma la sentenza è storica, perché è la prima volta in Australia che un giudice esercita l’attribuzione di responsabilità a un vescovo per gli atti criminali compiuti da un suo sacerdote. A 50 anni di distanza la Chiesa Cattolica Romana in Australia è stata riconosciuta responsabile per danni aggravati, dopo l’aggressione sessuale di Coffey. “Non vedo alcun motivo per cui la Diocesi non dovrebbe essere riconosciuta indirettamente responsabile, dato che si riferisce direttamente alla condotta di Coffey ed è di natura compensativa”, ha affermato il giudice Forrest, che interpreta la storia, senza se e senza ma, riconoscendo le responsabilità degli abusi sessuali (“vicarious liability for sexual abuse”), gli atti criminali commessi dal prete pedofilo seriale Bryan Coffey, con responsabilità che ricadono sui superiori della gerarchia ecclesiastica. L’avvocato Sangeeta Sharmin, che lavora per Ken Cush & Associates a Canberra, ha affermato che la decisione è stata significativa: “Segna per la prima volta in Australia una decisione che esercita l’attribuzione di responsabilità a un vescovo per gli atti del suo sacerdote predatore”. “Vescovi e leader della Chiesa non possono più evitare la responsabilità utilizzando un argomento tecnico secondo cui l’abuso non è derivato dalla fiducia nel colletto clericale” [QUI]. L’avvocato Judy Courtin afferma che l’ammissione di responsabilità da parte della diocesi è “una grande vittoria” [QUI].

La domanda ci siamo già posta in passato: è sufficiente esprimere vergogna e chiedere perdono per i crimini commessi (da altri)? La risposta è no, non basta più. Papa Francesco è stato citato in giudizio da tre cittadini australiani presumibilmente aggrediti sessualmente dal prete pedofilo di Melbourne, Michael Glennon [QUI, QUI e QUI]. MJG è stato abusato sessualmente tra il 1965 e il 1967 nella chiesa di San Giuseppe a Yambuk e nella chiesa di San Patrizio a Port Fairy da Coffey. L’abuso è iniziato quando MJG aveva sette anni. “Padre Coffey è un c*** sadico e prepotente per aver inflitto umiliazione a un bambino di sette anni”, ha detto [QUI].

Sulla base di quanto abbiamo scritto in passato in rifermento all’Australian Gate, concordiamo con la conclusione di Spuntoni sulla Nuova Bussola Quotidiano oggi, che «non c’è dubbio che i sospetti su una sua [di Becciu] presunta responsabilità nell’incriminazione di Pell rilanciati a mezzo stampa (prima ancora di essere accertati da un Tribunale) finiscano per influenzare negativamente la sua immagine pubblica (ed anche quella della Chiesa al cui vertice è stato per anni, oltre a quella della giustizia australiana). Se l’accusa sul denaro inviato in Australia si rivelasse del tutto infondata, sarebbe ancora più amaro dover constatare come a dargli linfa sia stato proprio chi ha dovuto subire lo stesso trattamento sulla propria pelle».

Danno irreparabile per Becciu e per la Santa Sede. Indebolimento dell’annuncio evangelico

Nell’incipit abbiamo scritto, finisca come finirà il paludato processo penale in Vaticano, con un danno irreparabile per il Cardinal Becciu e per la Santa Sede, una gravissima ripercussione è già visibile: l’indebolimento dell’annuncio evangelico da parte della Chiesa Cattolica Romano e causa di questo e altri scandali, di tipo finanziario e di abusi sessuali del clero e di insabbiamento da parte della gerarchia Cattolica Romana. Abbiamo detto gravissimo, perché viene violato spudoratamente un principio supremo, irrinunciabile per un cristiano: salus animarum suprema lex, fondamento non solo del diritto canonico, ma della vita spirituale di ogni battezzato (quindi anche del Cardinale George Pell), che deve avere come regola irrinunciabile del proprio agire la salvezza della propria anima e quella dei fratelli. Invece, il Popolo di Dio assiste impotente ad un agire non solo umanamente disdicevole, ma indiscutibilmente diabolico. A quanto stiamo assistendo è opera di Asmodeo – in ebraico Chammadai, Sydonai, letteralmente “colui che fa perire e tortura e succhia le vittime” – il potente demone biblico ebraico, appartenente alla gerarchia degli angeli di Satana, associato a Lucifero per il suo carattere ribelle e la sua scelta definitiva per le tenebre. Asmodeo è lo stesso serpente che sedusse Eva nel Paradiso Terrestre. É il signore della distruzione, della cupidigia, dell’ira, della discordia e della vendetta.

Ha perfettamente ragione l’amico sacerdote, nel segnalarmi questa mattina l’articolo della Nuova Bussola Quotidiana, che mi ha consigliato di leggere il Salmo 36, sull’empio e il suo castigo, sulla malvagità dell’uomo e la benignità dell’Eterno, come il Figlio di Dio insegnava nel Discorso sul monte con le Beatitudini (Mt 5, 1-12). Ho riletto il Salmo 36, ho riletto le Beatitudini, ho proseguito con Isaia 53, 7-12 (che aggiungo in un Postscriptum) e ho meditato. È mio dovere nel nome della misericordia, consigliare l’Eminentissimo Signor Cardinale George Pell (che conosco) di fare altrettanto e di trarre le conclusioni dai tre testi, se ne è ancora capace (spes contra spem). Che il suo confratello calunniato e perseguitato, l’Eminentissimo Signor Cardinale Angelo Becciu (che conosco) li legge e li medita ogni giorno, ne sono sicuro, osservando i suoi comportamenti e le sue azioni.

Salmo 36

«Non adirarti contro gli empi,
non invidiare i malfattori.
Come fieno presto appassiranno,
cadranno come erba del prato.
Confida nel Signore e fa’ il bene;
abita la terra e vivi con fede.
Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.
Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;
farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.
Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l’uomo che trama insidie.
Desisti dall’ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: faresti del male,
poiché i malvagi saranno sterminati,
ma chi spera nel Signore possederà la terra.
Ancora un poco e l’empio scompare,
cerchi il suo posto e più non lo trovi.
I miti invece possederanno la terra
e godranno di una grande pace.
L’empio trama contro il giusto,
contro di lui digrigna i denti.
Ma il Signore ride dell’empio,
perché vede arrivare il suo giorno.
Gli empi sfoderano la spada
e tendono l’arco
per abbattere il misero e l’indigente,
per uccidere chi cammina sulla retta via.
La loro spada raggiungerà il loro cuore
e i loro archi si spezzeranno.
Il poco del giusto è cosa migliore
dell’abbondanza degli empi;
perché le braccia degli empi saranno spezzate,
ma il Signore è il sostegno dei giusti.
Conosce il Signore la vita dei buoni,
la loro eredità durerà per sempre.
Non saranno confusi nel tempo della sventura
e nei giorni della fame saranno saziati.
Poiché gli empi periranno,
i nemici del Signore appassiranno
come lo splendore dei prati,
tutti come fumo svaniranno.
L’empio prende in prestito e non restituisce,
ma il giusto ha compassione e dà in dono.
Chi è benedetto da Dio possederà la terra,
ma chi è maledetto sarà sterminato.
Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo
e segue con amore il suo cammino.
Se cade, non rimane a terra,
perché il Signore lo tiene per mano.
Sono stato fanciullo e ora sono vecchio,
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane.
Egli ha sempre compassione e dà in prestito,
per questo la sua stirpe è benedetta.
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,
e avrai sempre una casa.
Perché il Signore ama la giustizia
e non abbandona i suoi fedeli;
gli empi saranno distrutti per sempre
e la loro stirpe sarà sterminata.
I giusti possederanno la terra
e la abiteranno per sempre.
La bocca del giusto proclama la sapienza,
e la sua lingua esprime la giustizia;
la legge del suo Dio è nel suo cuore,
i suoi passi non vacilleranno.
L’empio spia il giusto
e cerca di farlo morire.
Il Signore non lo abbandona alla sua mano,
nel giudizio non lo lascia condannare.
Spera nel Signore e segui la sua via:
ti esalterà e tu possederai la terra
e vedrai lo sterminio degli empi.
Ho visto l’empio trionfante
ergersi come cedro rigoglioso;
sono passato e più non c’era,
l’ho cercato e più non si è trovato.
Osserva il giusto e vedi l’uomo retto,
l’uomo di pace avrà una discendenza.
Ma tutti i peccatori saranno distrutti,
la discendenza degli empi sarà sterminata.
La salvezza dei giusti viene dal Signore,
nel tempo dell’angoscia è loro difesa;
il Signore viene in loro aiuto e li scampa,
li libera dagli empi e dà loro salvezza,
perché in lui si sono rifugiati
».

Matteo 5, 1-12

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi
».

Il Cardinale George Pell durante la presentazione del suo libro “Diario di prigionia” (Cantagalli) il 4 novembre 2021 al Senato.

Confratelli coltelli
La vendetta di Pell contro Becciu scuote il Vaticano
di Nico Spuntoni
La Nuova Bussola Quotidiana, 5 gennaio 2022


Scambio al veleno tra il cardinale australiano e l’ex sostituto della Segreteria di Stato, a cui viene chiesta ragione di versamenti milionari in Australia. Pell sospetta che questi potrebbero aver avuto un ruolo nelle accuse che gli sono costate la detenzione, ma l’ipotesi è improbabile e Becciu risponde per le rime.

Il 2021 si è concluso con uno scambio al veleno tra i cardinali Angelo Becciu e George Pell. Dopo l’ennesima intervista in cui il porporato australiano avanzava dei sospetti non benevoli su di lui, il prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi ha preso carta e penna e gli ha scritto una lettera aperta chiedendo di “astenersi ulteriormente” dal coinvolgerlo “nel pubblico discorso” facendo appello al “rispetto dovuto ad un confratello — ad un uomo — impegnato in una dura battaglia che, da cristiano prima ancora che da accusato, non esito a definire di verità e di giustizia”.

Pell, tramite una nota del portavoce, ha replicato piccato, dicendo di attendere da Becciu “con impazienza la risposta a molte domande”. La domanda principale su cui il cardinale australiano vorrebbe una risposta dal suo confratello è quella ripetuta nel corso dell’ultima intervista al National Catholic Register [QUI]: cosa c’è dietro l’invio di 2 milioni e 230mila dollari dal Vaticano in Australia nel periodo in cui Becciu ricopriva l’incarico di sostituto alla Segreteria di Stato? Il prefetto emerito della Segreteria vaticana per l’Economia, in più occasioni, ha detto di non escludere che ci possa essere una connessione tra i suoi problemi giudiziari in patria e le resistenze incontrate in Curia ai tempi del suo mandato tra le Sacre Mura. Ne era convinto già all’indomani del suo rilascio nella prima intervista concessa a Andrew Bolt su Sky, e la caduta in disgrazia di Becciu e l’inizio del processo sullo scandalo del palazzo di Londra pare aver rafforzato questa convinzione.

A poche ore dall’incontro con il Papa da cui il porporato sardo uscì privo dei diritti del cardinalato, Pell fece uscire una nota che non nascondeva la soddisfazione per l’accaduto. Più l’indagine dei magistrati vaticani è andata avanti, più Pell ha reiterato le sue dichiarazioni che hanno gettato un’ombra sull’operato del suo confratello sardo, dando credito alla tesi secondo cui “alcuni bonifici frazionati potrebbero essere stati utilizzati per «comprare» gli accusatori nel processo per pedofilia” nell’ambito delle “movimentazioni disposte dall’allora monsignor Becciu“ (Corsera). Uno scenario da spy story riportato con grande enfasi da alcuni giornali italiani nell’ottobre del 2020 e che ha contribuito a dare all’opinione pubblica internazionale l’idea di un prelato spregiudicato al punto tale da propiziare la condanna di un suo confratello con l’accusa più infamante per fargli pagare un “contrasto professionale”.

Ma i grossolani errori emersi sulle verifiche relative alle movimentazioni tra Australia e Vaticano dal 2014 ad oggi dovrebbero suggerire maggiore prudenza prima di gettare una croce così pesante addosso a qualcuno. Basti pensare, infatti, che poco più di un anno fa l’Autorità antiriciclaggio australiana (Austrac), rispondendo ad un’interrogazione della senatrice Concetta Fierravanti-Wells formulata sull’onda delle accuse riportate dai giornali italiani, aveva sostenuto che nel giro di 6 anni sarebbero stati trasferiti dal Vaticano in Australia ben 2,3 miliardi di dollari in più di 400mila transazioni. Una cifra monstre, totalmente irrealistica anche per i meno esperti ma su cui, però, si erano tuffati diversi media internazionali, ipotizzando potesse esserci una correlazione con il caso Pell.

Pochi giorni dopo, però, l’Austrac era stata costretta ad ammettere il clamoroso errore: in realtà il totale delle movimentazioni ammontava ad appena 9,5 milioni di dollari per 362 bonifici. Anche la Australian Federal Police, dopo l’ammissione del grave errore di calcolo da parte dell’autorità, aveva fatto sapere che “in relazione ai pagamenti dal Vaticano all’Australia finora non è stata identificata alcuna condotta criminale”.

I 2.230.000 di dollari evocati da Pell nell’intervista a NCR e sui quali ha chiesto spiegazioni a Becciu, dimostrando di non escludere che potessero essere legati ad un presunto condizionamento del suo processo per abusi, si riferiscono a due bonifici risalenti al biennio 2017-2018 ed autorizzati dall’allora sostituto. Quei soldi, partiti dal Vaticano, sarebbero finiti nelle casse di una società di sicurezza informatica di Melbourne, la Neustar. Il prefetto emerito della Segreteria vaticana per l’economia ha chiesto a Becciu di dire il motivo dell’invio di quel denaro, ma una risposta potrebbe essere stata già fornita dalla Santa Sede nel comunicato del 13 gennaio 2021 sul dato erroneo diffuso da Austrac: i 9,5 milioni di dollari totali inviati in Australia dal 2014 al 2020 sarebbero riconducibili “ad alcuni obblighi contrattuali e all’ordinaria gestione delle proprie risorse”. La nota risale ad un periodo in cui Becciu era già caduto in disgrazia all’interno delle Sacre Mura, quindi è difficilmente attribuibile ad un tentativo di ‘coprire’ eventuali malefatte dell’ex sostituto. Il cardinale sardo, peraltro, nella lettera aperta a Pell ha fatto sapere che alla domanda sulle motivazioni dietro ai due bonifici intende rispondere nella sede opportuna: il Tribunale di Città del Vaticano e non i media.

Lo scorso mese in Australia è uscito un libro di Gerard Henderson, “Cardinal Pell, the Media Pile-On & Collective Guilt”, nel quale l’autore ha sviscerato la debolezza dell’impianto accusatorio a livello giudiziario e, al tempo stesso, la potenza della macchina mediatica che ha contribuito a creare il ‘mostro’ Pell nell’opinione pubblica mondiale prima, durante e dopo il processo. L’autore ha cercato di dimostrare come nella persecuzione del porporato abbia giocato un ruolo non irrilevante la campagna stampa contro di lui a colpi di sospetti in mancanza di prove.

Nella sua lettera, per chiedere a Pell di fermare gli attacchi pubblici, Becciu ha fatto riferimento a quell’esperienza, ricordandogli che avrebbe dovuto conoscere “i dolori di un’accusa ingiusta ed i patimenti che un innocente deve sopportare durante un processo”. Non sappiamo se Becciu sia colpevole o no dei reati a lui contestati nel processo sullo scandalo londinese, ma non c’è dubbio che i sospetti su una sua presunta responsabilità nell’incriminazione di Pell rilanciati a mezzo stampa (prima ancora di essere accertati da un Tribunale) finiscano per influenzare negativamente la sua immagine pubblica (ed anche quella della Chiesa al cui vertice è stato per anni, oltre a quella della giustizia australiana). Se l’accusa sul denaro inviato in Australia si rivelasse del tutto infondata, sarebbe ancora più amaro dover constatare come a dargli linfa sia stato proprio chi ha dovuto subire lo stesso trattamento sulla propria pelle.

Postscriptum

Isaia 53, 7-12
«Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà la loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato se stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori
».

«La vendetta è un atto che si desidera compiere
quando si è impotenti e perché si è impotenti:
non appena il senso di impotenza viene meno,
svanisce anche il desiderio di vendetta»
(George Orwell).

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