Un sondaggio rivela che urlare ai “fascismi” non basta. Gente ancora impauriti dal coronavirus cinese di Wuhan. Domande che portano all’infame lasciapassare verde

Un sondaggio di Alessandra Ghisleri per Euromedia Research rivela un’Italia ancora impaurita e in parte dubbiosa su vaccini, misure di contenimento e l’infame lasciapassare verde. Sono numeri che il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi dovrebbe vedere e che dimostrano soprattutto, che urlare al complottismo fascista e contro il fantasma dei “fascismi” non basta ed è anche inutile. Sì, i cari compagni con il pugno non più verticale ma orizzontale in ossequio al coronavirus cinese di Wuhan, urlano contro i “fascismi” al plurale. Ne scrive Piero Vietti su Tempi oggi, 17 ottobre 2021 da cui riportiamo ampi stralci [QUI si legge l’articolo completo, con le tabelle].

Poi riportiamo ampi stralci da un articolo a firma di Guido Viale – pubblicato ieri, 16 ottobre 2021 da Comune Info [il testo completo dell’articolo di Guido Viale su Comune Info si può leggere QUI] – che pone alcune domande sparse, che possono essere utili più delle risposte, perché non è facile per nessuno in queste settimane fare lo sforzo di pensare, cercare di comprendere il punto di vista degli altri, prendersi cura delle paure e dei dubbi di tutti.

Comunque, è uno sforza che abbiamo provato di fare dal 10 marzo 2020, dal prima giorno del lockdown imposto dal Governo Conte, nel quadro dello stato di emergenza sanitaria, dichiarato nel più totale silenzio inizialmente con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, poi prorogato per tutto il 2020 e il 2021. Il decreto legge Covid N. 105, in vigore dal 23 luglio 2021, all’Art.1 proroga al 31 dicembre 2021 lo stato di emergenza epidemiologica. Inoltre, tra altro, ha reso l’infame Green Pass obbligatorio dal 6 agosto 2021.

«Questo sondaggio andrebbe fatto vedere a tutto il governo», così Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia e Sottosegretario del Governo Draghi, ha commentato una ricerca realizzata da Alessandra Ghisleri al convegno “Il futuro che ci aspetta”, organizzato dalla Fondazione Iniziativa Europa a Stresa venerdì e sabato scorso.

Nei giorni in cui c’è chi “esulta”, perché i minacciati blocchi dei NoGreenPass non ci sono stati, si lodano gli Italiani vaccinati in massa e si associa con troppa superficialità ai fascisti, chi protesta contro la tessera verde per lavorare, il sondaggio di Alessandra Ghisleri per Euromedia Research dà un quadro diverso dalla narrazione, che siamo soliti ascoltare dai media su come gli Italiani vedono i vaccini, il lasciapassare verde, l’operato del governo e il ruolo della politica.

Intanto, osserva Piero Vietti su Tempi, c’è un primo dato impressionante che dice di un’Italia ancora molto impaurita dal Sars-CoV-2, il nuovo coronavirus cinese di Wuhan e, comprensibile, della malattia che provoca, denominato Covid-19.

Ricordiamo cosa significano queste due sigle, stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Il Coronavirus 2 da sindrome respiratoria acuta grave, abbreviato in Sars-CoV-2 (acronimo dall’inglese Severe Acute Respiratory Syndrome COronaVirus 2), in precedenza nominato 2019-nCoV (nuovo CoronaVirus del 2019), è un ceppo virale della specie coronavirus correlato alla Sars facente parte del genere Betacoronavirus (famiglia Coronaviridae), sottogenere Sarbecovirus, scoperto intorno alla fine del 2019. Si tratta del settimo coronavirus riconosciuto in grado di infettare esseri umani. Il nuovo coronavirus è stato sequenziato genomicamente dopo un test di acido nucleico effettuato su un campione prelevato da un paziente colpito da una polmonite, di cui non si conosceva la causa, all’inizio della pandemia del 2019-2021 a Wuhan.

Il nome ufficiale dato l’11 febbraio 2020 dall’OMS alla sindrome causata dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2 è Covid-19 (abbreviazione dell’inglese COronaVIrus Disease-2019). L’indicazione temporale dell’identificazione dell’epidemia risale al 31 dicembre 2019, con il focolaio di Wuhan in Cina.
I numeri che seguono, come tutti i numeri statistici, vanno letti e interpretati, ma raccontano un Paese diverso da quello lodato o bastonato (a seconda delle posizioni) da Tv e giornali. Un Paese meno manicheo, in parte spaventato, osserva Vietti, a cui vanno dette le cose come stanno, ma che non vuole farsi trattare paternalisticamente. Numeri che il Governo Draghi, la Tv e la grande stampa dovrebbero guardare.

Dopo la diffusione del Covid-19, degli intervistati (mille maggiorenni) Euromedia Research:

  • 1. il 25,3% dice che non frequenta più posti affollati;
  • 2. il 19,3% limita al minimo i contatti sociali;
  • 3. il 12,4% frequenta solo familiari e parenti stretti;
  • 4. l’11% esce di casa solo per lavoro e necessità;
  • 5. il 10,8% ha rinunciato a passioni e hobby;
  • 6. il 2,6 ha attacchi di panico e d’ansia;
  • 7. il 12,3 per cento del campione dice di essere tornato a vivere la propria vita come prima della pandemia.

[Personalmente, mi ritrovo nei punti da 1 a 5, non nel 6 perché non ne soffro e non nel 7, come è logico].

Una paura per il nuovo coronavirus cinese di Wuhan e la sindrome Covid-19 che provoca, che spiega anche la percentuale successiva. Pensando al periodo pre-pandemico l’88,7% si sentiva una persona libera, oggi soltanto il 54,1%.

Il sentimento popolare.

Non è dunque soltanto questione di “complottisti no vax”, visto che quasi il 42% risponde sì alla domanda se crede che lo Stato in questo momento stia limitando le libertà personali facendosi “sentire” nella vita quotidiana. La sensazione che il Governo ci stia rendendo meno liberi è diffusa: ben oltre il 16,3% delle persone che si è detto indeciso o contrario al vaccino.

Tra questi poi – almeno a parole – c’è chi annuncia di essere pronto alla resistenza con l’obbligo di Green Pass:

  • 1. il 14,6% lascerà il lavoro;
  • 2. il 12,1% lavorerà in smart working;
  • 3. il 7,1% prenderà un’aspettativa.

Poi, molti faranno i tamponi all’occorrenza, ma quasi il 70% dice che eviterà i luoghi in cui il Green Pass è richiesto.

Isolarli e marchiarli come “fascisti” indesiderati o cittadini di “serie B” non può quindi essere la soluzione: il 24% dei vaccinati dice di rispettare la decisione di chi non si vaccina e oltre il 14% di loro dice addirittura di condividerla. Le ragioni sono molteplici, riassumibili in un senso di incertezza che anche i più ligi e vaccinati hanno nei confronti del vaccino, considerato diverso in termini di efficacia e immunizzazione da quelli “istituzionali” e obbligatori: il 31,9% lo pensa.

C’è certamente stato un errore nella comunicazione iniziale sull’argomento, quando la vaccinazione veniva presentata come l’arma infallibile che avrebbe risolto tutto e ci avrebbe fatto uscire dal tunnel e ritornare alla “normalità”, per magia.

Invece, questi numeri raccolti dalla Ghisleri raccontano una parte di Paese che sarebbe sbagliato bollare sbrigativamente come “gomblottista”. Il 22,2% del Paese pensa, che la posizione tenuta dal Governo su vaccini e Green Pass sia ininfluente rispetto al contagio. Solo colpa di Facebook e fake news?, si chiede Vietti.

Questa incertezza si lega a doppio filo con l’opinione che gli Italiani hanno sul ruolo della politica durante la crisi: su una scala da 1 a 10 il peso che il Parlamento ha nelle decisioni del governo non raggiunge il 6 e per metà di loro, il legislatore (Camera e Senato) si limita a ratificare le decisioni dell’esecutivo (Governo), mentre per l’11% ha di fatto perso tutti i suoi poteri e il 25% (la metà dei quali sono elettori del Pd) è sicuro che il Parlamento abbia ancora pieni poteri.

È il Presidente del Consiglio dei Ministri l’Istituzione che per il 45% degli italiani ha maggior potere oggi, ma il numero più interessante lo troviamo in basso: il 6,1% pensa che le piattaforme digitali come Google e Facebook abbiano più potere dei Ministri (fermi al 4,4%).

Resta un grande classico: oltre la metà degli intervistati pensa che la separazione dei poteri dello Stato non sia in equilibrio e che penda soprattutto dalla parte della Magistratura.

Una serie di domande, che ci portano all’infame lasciapassare verde

Non è facile per nessuno in queste settimane fare lo sforzo di pensare, cercare di comprendere il punto di vista degli altri, prendersi cura delle paure e dei dubbi di tutti. Alcune domande sparse, più delle risposte, possono essere utili, poste da Guido Viale in un articolo Chi tutela chi?, pubblicato ieri, 16 ottobre 2021 da Comune Info, da cui riportiamo ampi stralci, tra cui: C’è qualcuno che ricorda a tutti che il virus non viaggia sui barconi dei migranti (sembra) ma sugli aerei del manager (sicuro)? L’educazione e l’autoeducazione – la metacognizione – che si acquisiscono condividendo un problema e le misure che si ritengono più opportune per affrontarlo possono essere un presidio contro il contagio? Ci sono alternative all’arroganza del Burioni di turno? E ancora: «Ma che preoccupazioni per la salute può mai avere un governo che lascia morire almeno tre operai ogni giorno per “incidenti” sul posto di lavoro?».

Senz’altro, l’obbligo vaccinale contro il Sars-CoV-2 sarebbe compatibile con la Costituzione, purché venga disposto per legge. E questa legge non c’è e quindi, neanche l’obbligo. Per due motivi molto semplici e facile a capire: i vaccini sono sperimentali e non definitivamente approvati dagli organi competenti, ma solo per uso emergenziale. E, quindi, lo Stato e il Big Pharma non si prendono le responsabilità (per evitare i risarcimenti) per eventuali reazioni avverse e danni causati dalla vaccinazione. E per questo si fanno firmare il “consenso informato”, senza il quale non si inocula il siero (e non si può ottenere l’infame Green Pass (chiudendo il cerchio del ricatto imparato dai metodi mafiosi: non sei obbligato il pizzo ma se non lo fai ti faccio saltare il tuo negozio).

Poi, cosa si dovrebbe fare con chi non si sottoponesse alla vaccinazione se fosse obbligatoria? Mettere in prigione diversi milioni di obiettori (per motivi sanitari o obiezione di coscienza, non fa differenza)? Impossibile praticarlo. Multarli? La misura era prevista dal Decreto Lorenzin, dopo aver constatato che era anticostituzionale escludere dalla scuola dell’obbligo i bambini non vaccinati: una misura tanto inefficace quanto discriminatoria. Ma quanti, alla fine, hanno pagato? Puntare sulla convinzione? Nella passata tornata il compito è stato affidato al Professor Roberto Burioni, “un uomo antipatico e arrogante” – osserva Viale -, senza mai metterlo a confronto con professionisti che per studi o esperienza potessero costringerlo ad approfondire le sue affermazioni; la regola era l’irrisione se non l’insulto di chi non la pensava come lui. Il compito era peraltro difficile perché i vaccini obbligatori – anche per bambini di pochi mesi e, in alcuni casi, per malattie scomparse da tempo; oppure da altri, sulla base della propria esperienza professionale, ritenute parte di un ordinario processo di sviluppo – erano ben dieci. I risultati si vedono oggi.

Così, per non ripetere gli errori fatti, osserva Viale, ora si è data la stura a una profluvie di esperti – virologhi, epidemiologhi, statistici, sociologhi – che non hanno fatto altro che contraddirsi, tra loro e con sé stessi, senza che il Governo ne promuovesse un confronto pubblico, diretto, in contesti adatti all’approfondimento delle relative posizioni. Aumentando così la confusione generale, per di più di fronte a vaccini mai sufficientemente testati se non in corpore vili di chi doveva riceverli, tanto da dover più volte ritornare sulle decisioni prese e imposte.

Quattro anni fa, quando, in mancanza di urgenze – se non quella di alcune epidemie di morbillo inventate dal Ministro Lorenzin – gli stessi problemi si sarebbero potuti affrontare in modo approfondito e con più calma. Perché problemi che creano dubbi non mancano, elenca Viale: a che cosa serve il distanziamento nelle scuole, e solo “dove lo spazio lo consente”, cioè quasi mai, quando poi gli studenti si ammassano sui mezzi pubblici e ora anche in discoteca? A che cosa serve sui treni ad alta velocità quando i pendolari si pestano i piedi su quelli regionali? Oppure, come raggiungere l’immunità di gregge – posto che il concetto, assai contestato, abbia senso – se tre quarti dell’umanità non sono vaccinati per esplicita decisione di quei governi che impongono il vaccino ai loro sudditi, quando è noto che il virus non viaggia sui barconi dei migranti ma sugli aerei del manager? Ma già allora ci si poteva chiedere che immunità di gregge è mai quella che si raggiunge vaccinando tutti i bambini di una classe quando in famiglia, sui mezzi, ai giardinetti e persino negli studi medici si incrociano centinaia di non vaccinati? Ma, si obbietta, e gli immunodepressi? Purtroppo – e nessuno lo sa meglio di loro – la loro incolumità è interamente affidata alle precauzioni che sia loro che le persone che gli sono vicine si autoimpongono: le malattie infettive e le occasioni di contrarle sono troppe perché si possa affidare a uno, dieci o cento vaccini il compito di proteggerli.

Non si sfugge, sottolinea Viale : non l’obbligo vaccinale, ma l’educazione vera e democratica (alla faccia di Burioni!), l’autoeducazione che si acquisisce condividendo un problema che riguarda la salute a cui tutti tengono allo stesso modo e l’adozione congiunta delle misure che si ritengono più opportune – in fabbrica come in azienda, in ufficio come al bar o in tram – sono l’unico vero presidio contro il contagio sia degli immunodepressi che dei non vaccinati in ogni contesto – cioè tutti – in cui non si può garantire che tutti siano immunizzati. È l’esatto opposto dell’individualismo di chi non si vaccina, non per ragioni (che ritiene) scientifiche, o morali, o politiche, ma per una concezione della propria libertà che rispecchia l’individualismo di chi “fa quel che vuole”: l’ideologia a cui oggi viene educata la “moltitudine” di chi invoca la libertà al di fuori di qualsiasi vincolo di solidarietà. E qui stiamo parlando di buon senso, di senso civico e sociale, di scelte informate, di metacognizione, come abbiamo osservato già innumerevole volte.

Poi, e solo poi, viene il Green Pass, conclude Guido Viale, che è la voce del padrone delle ferriere: se non fai quello che dico, ti licenzio. Con lo scopo di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Che si perda “solo” lo stipendio – ma poi, con che cosa si campa? – e non il posto di lavoro è una barzelletta. Senza articolo 18, chi si assenta dal lavoro perché senza l’infame Green Pass (cioè lasciapassare verde) verrà licenziato il giorno stesso del suo rientro. Ma che preoccupazioni per la salute può mai avere un Governo che lascia morire almeno tre operai ogni giorno per “incidenti” sul posto di lavoro?

Foto di copertina: il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, ossequia il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, dopo l’assalto dell’11 ottobre 2021 alla sede romana del Cgil. Questa associazione che formalmente è ancora un “sindacato”, dimenticandosi dei problemi reali dei lavoratori italiani, fa l’acchiappafantasmi dei “fascismi”. Bene la domanda posta dall’Avv. Giuseppe Palma: «Fatemi capire una cosa. Ma stanno manifestando contro il pericolo fascista, rappresentato da uno che aveva annunciato l’assalto alla sede della Cgil due ore prima che avvenisse?» (Foto Ansa).

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