Papa Francesco, cosa lo aspetta a partire da ottobre

Nel viaggio di Papa Francesco a Budapest, c’è un tema che deve farci riflettere. Papa Francesco voleva andare in Ungheria solo per una visita pastorale, senza nemmeno incontrare il governo. Questa scelta ha tradito anche qualche rancore verso l’esecutivo guidato da Viktor Orbán, che anche il Vaticano ha preso di mira per le sue politiche migratorie.

Così facendo, però, Papa Francesco ha contravvenuto ad ogni protocollo e perfino alla cortesia nei confronti dello Stato ospitante. Il Papa è anche un Capo di Stato. Quando si visita un Paese, l’incontro con il Presidente è segno di cortesia istituzionale, così come la visita ai palazzi presidenziali. Per l’Ungheria era stato richiesto un incontro con la società civile. Era una richiesta ragionevole, perché il Papa fa sempre un discorso al corpo diplomatico e ai membri della società civile. Il Papa, in fondo, non è un Capo di Stato?

Papa Francesco, però, non ha voluto assolutamente andare al Palazzo Presidenziale. Così, alla fine, per cortesia istituzionale, ha dovuto concedere l’incontro con il Presidente ma ha chiesto che non si svolgesse al Palazzo Presidenziale. Ha avuto luogo, dunque, al Museo di Belle Arti, accanto a Piazza degli Eroi.

Il Presidente Janos Ader, che aveva già incontrato Papa Francesco in Vaticano, ha fatto sapere che il Primo Ministro Viktor Orbán lo avrebbe accompagnato. Il Papa, per non essere da meno, ha detto che sarebbe accompagnato dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e dall’Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. La delegazione ungherese si è così rafforzata con il vicepremier, che ha accolto anche il Papa all’aeroporto.

Papa Francesco ha così concesso, di fatto, un incontro bilaterale allo Stato ungherese. Un incontro di alto livello diplomatico, che concede ancora maggiore legittimità all’esecutivo, e che lo distingua dai rapporti con le altre nazioni, tanto che è possibile che anche i seguenti Paesi visitati, a cominciare dalla Slovacchia, chiedano un incontro bilaterale.

Assumendo questa posizione, dunque, Papa Francesco ha finito per fare un favore al governo di Orbán. Un incontro con tutta la società civile sarebbe stato diverso, perché avrebbe incluso l’opposizione al governo. Ma il Papa non voleva questo. Probabilmente ha interpretato male la richiesta, perché l’ha letta come una comunicazione personale, non nei termini di un linguaggio diplomatico.

E questo è il punto: c’è un mondo che riguarda la Santa Sede che forse Papa Francesco non capisce. Anzi, lo ignora, utilizzando categorie personali e personaliste per affrontare questioni complesse. Sarà un tema centrale che attende Papa Francesco ad ottobre.

A ottobre riprenderà il famoso processo sull’investimento della Segreteria di Stato in un immobile di lusso a Londra [Le chiavi di lettura del “Giudizio Universale del Papa”- 4 agosto 2021]. All’inizio del processo, uno degli avvocati ha parlato di un “tribunale speciale” e ha evidenziato quattro rescritti che Papa Francesco aveva prontamente firmato per portare avanti le indagini. Uno di questi rescritti ha addirittura abolito il segreto d’ufficio [Il Tribunale vaticano rinvia il processo 60SA al 5 ottobre 2021. Il Cardinal Becciu denuncia per calunnia Mons. Perlasca e la Chaouqui. Le eccezioni presentate dall’Avv. Panella – 28 luglio 2021].

Papa Francesco si è comportato, in fin dei conti, come un Papa Re. Ma come un Papa Re dell’Ottocento, quando la Chiesa aveva ancora un potere temporale e uno Stato da amministrare, e non il minuscolo Stato dell’odierna Città del Vaticano, che serve solo a dare un corpo a un’anima, che è appunto la Santa Sede.

Dalla caduta dello Stato pontificio, la Santa Sede ha sempre guardato al mondo internazionale, e lo ha fatto anche senza un territorio. Così, quando il minuscolo Stato vaticano mosse i primi passi nel 1929, si decise di prendere in prestito dall’Italia un codice di norme giuridiche per pragmatismo e perché, dopo tutto, non si pensava mai che ci sarebbe stata davvero la necessità di applicare quelle norme.

Nel corso degli anni, la Santa Sede è diventata sempre più un’entità internazionale, ha partecipato attivamente a forum multilaterali e ha negoziato trattati sui diritti umani. Tuttavia, lo Stato della Città del Vaticano continuò la sua vita. A volte i regolamenti venivano aggiornati, ma sempre un passo indietro rispetto allo spirito dei tempi.

In un momento in cui gli Stati contano sempre meno, cosa dovrebbe fare il Vaticano? In generale, la Santa Sede ha anticipato le tendenze, guardando oltre le strutture. Eppure, mentre gli Stati-nazione vivono una crisi, e mentre la Santa Sede ha puntato sempre più sul multilaterale, guardando al di là delle situazioni contingenti (vedi il discorso di Papa Francesco agli ambasciatori del 2019), Papa Francesco, con le sue azioni, nazionalizza la Santa Sede. Così, la vaticanizzazione della Santa Sede [QUI], quando lo Stato della Città del Vaticano diventa più cruciale della sua personalità internazionale, coincide con una sorta di “corporatizzazione” della stessa Santa Sede.

Negli ultimi anni sono state tante le riforme che avevano, alla base, l’idea che la Santa Sede fosse un’impresa. E ancora oggi, gli adeguamenti in materia economica, le nomine di ex dirigenti laici ai posti di comando (Fabio Gasperini all’APSA; Maximino Caballero Ledo alla Segreteria per l’Economia) suggeriscono che la riforma della Curia si fa con il quadro strutturale delle imprese, più che seguendo una visione.

Non che l’idea di mettere negli organici dei laici e degli esperti sia di per sé sbagliata. Il problema è la filosofia di fondo, come viene considerata la Santa Sede e come si pensa di affrontare le crisi. Perché ciò che stiamo affrontando sono crisi strutturali, non crisi gestionali.

Nel trattare le cose in questo modo, Papa Francesco dimentica che la Santa Sede è stata profetica nel suo desiderio di sottostare al diritto internazionale non territoriale dopo la fine dello Stato pontificio e anche dopo la nascita del Vaticano.

Papa Francesco è tornato al paradigma del Papa-Re che firma rescritti, entra nel merito dei processi inquisitori, agisce da accusatore e insieme legislatore.

Oggi, questi atti sono una condanna a morte civile, perché il nuovo carnefice è la macchina del fango e le sentenze sommarie dei media, che affermano la presunzione di innocenza, ma poi sparano alla gente prima di chiedere qualsiasi tipo di spiegazione, come nel selvaggio West.

Tutto questo deriva da una scarsa comprensione di cosa sia la Santa Sede e perché serva il Popolo di Dio. La stessa scarsa conoscenza, che ha portato a concedere un incontro bilaterale all’Ungheria quando per mesi ha fatto sapere di non voler vedere il Presidente del Consiglio.

In definitiva, si tratta di mettere le cose in prospettiva, di capirle. E solo così si può realizzare una vera riforma. Altrimenti sarà come nel romanzo italiano Il Gattopardo: tutto deve cambiare perché tutto resti uguale. Perché tutte le grandi iniziative di Papa Francesco, fino ad ora, non hanno portato nella Chiesa una necessaria comunione. E questo è necessario oggi.

Questa è la nostra traduzione italiana dell’articolo pubblicato oggi dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].