L’origine del Covid-19, una “menzogna di Stato”. Il Sars-CoV-2 fuggito dal laboratorio di Wuhan rimane l’unica ipotesi che abbia un senso ed è coerente con ciò che sappiamo

Allo stato attuale, sembra che non erano così gomblottisti, coloro che più di un anno fa avanzarono l’ipotesi di una fuga da laboratorio come l’origine del nuovo coronavirus cinese di Wuhan (denominato Sars-CoV-2, che provoca la malattia Covid-19). Il fondamento del lavoro da giornalista e da comunicatore è la verifica (prima, durante e dopo la scrittura) della validità delle fonti e – al minimo dubbio – incrociare e ricontrollare le informazioni.

L’Istituto di Virologia di Wuhan è un istituto di ricerca sulla virologia gestito dall’Accademia delle scienze cinese. Situato nel distretto di Jiangxia, Wuhan, Hubei, nel 2015 ha aperto il primo laboratorio di livello di biosicurezza 4 della Cina continentale.

Per esempio, i servizi di intelligence statunitensi non dovrebbero più essere considerati fonti affidabili dopo la fabbricazione di prove per giustificare l’invasione dell’Iraq. Quando nell’aprile 2020, il famoso virologo francese che nel 2008 fu insignito del Premio Nobel per la sua partecipazione alle ricerche che portarono alla scoperta del virus dell’HIV (e questo basta per sottolineare la sua autorevolezza e considerare le sue teorie fondate) Prof. Luc Montagnier, 88 anni, ha sostenuto [QUI], che il nuovo coronavirus cinese di Wuhan era in parte il risultato di manipolazioni di laboratorio, ha mostrato tutto ciò che credeva giustificasse la sua affermazione. Così facendo, aprì a tutti, in particolare agli scienziati, la possibilità di confutare o sostenere il suo ragionamento. Questo è il modo in cui si deve fare scienza o giurisprudenza. Affermare come verità senza prove è menzogna e complottismo nell’era delle fake news, delle notizie false. Partendo da un’ipotesi, fare seriamente delle indagini, invece è ricerca della verità. Non è difficile capire che è cosa molto diversa da una cospirazione.

L’Istituto di Virologia di Wuhan.

Quindi, è altrettanto facile capire perché il virologo statunitense Dottor Anthony Fauci per quanto riguarda la discussione sull’origine del Covid-19 viene messo sulla graticola. Questo “scienziato ragionevole” che si era opposto a Donald Trump, oggi è accusato di aver escluso per troppo tempo la possibilità di una fuga da laboratorio cinese per il nuovo coronavirus. Fauci ha occupato dal 1984 sotto tutte i governi statunitensi una posizione centrale nella politica sanitaria degli USA e ha consigliato tutti i presidenti a partire da Ronald Reagan. Il rinnovato interesse per la pista di un incidente da laboratorio ha riacceso le speculazioni sui legami tra la ricerca virologica cinese e gli Stati Uniti. Adesso che lo sostiene il Presidente Biden non si tratta più di complottismo e Facebook ha deciso addirittura di non censurare più i post al riguardo.

Francis Collins, Direttore dell’Istituto Nazionale della Salute USA (NIH) – che include anche l’Istituto Nazionale per le Allergie e le Malattie Infettive USA diretto da Anthony Fauci – è convinto che sia “necessaria una investigazione a tutto campo, condotta da esperti specializzati sull’origine del Sars-CoV-2”. In una serie di interviste, Collins ha osservato che “non è mai stata esclusa adeguatamente la possibilità che il virus fosse allo studio del laboratorio di Wuhan, e come risultato di un incidente abbia finito per raggiungere gli abitanti della città ed il resto del mondo”. Per lo scienziato, è probabile che il virus abbia seguito un sentiero di trasmissione di cui non sono ancora stati individuati tutti i passaggi, passando da un pipistrello, ad un altro animale, alle persone: “Ma una indagine oggettiva ed esaustiva in cui viene concesso pieno accesso a tutte le informazioni sugli eventi accaduti a Wuhan nell’autunno del 2019, in cui il governo cinese fornisca risposte alle domande pertinenti, è fondamentale. Anzi sarebbe dovuto succedere immediatamente ma è frustrante che non sia stato così, e non lo sia”.

Il Dottor Anthony Fauci, principale consigliere di Joe Biden sulle questioni di salute pubblica, oggi si trova al centro di una polemica sul finanziamento di quella ricerca congiunta, sospeso dall’estate del 2020. Celebrato fin dall’inizio della pandemia di coronavirus dai media americani come un eroe, in particolare per aver svolto il ruolo di “scienziato ragionevole” di fronte ai “deliri e agli sbalzi d’umore” di Donald Trump, Fauci ora è accusato dai parlamentari repubblicani di essere stato almeno ingenuo nella sua collaborazione con la ricerca cinese a Wuhan. Alcuni ne chiedono addirittura le dimissioni.

Anthony Fauci, dai mesi iniziali della pandemia in corso, è la figura più importante nella lotta al Covid-19 negli USA, e ogni giorno la sua casella email era inondata di messaggi da membri del suo team, ex colleghi, vecchi amici, giornalisti, produttori, celebrità e talvolta estranei alla ricerca di consigli. BuzzFeed ha pubblicato oltre 3.200 messaggi della sua casella di posta elettronica da gennaio a giugno 2020, mentre il Washington Post ha diffuso gli estratti di 860 pagine di email risalenti a marzo e aprile dello scorso anno. “Sono cronicamente stanco, non dormo molto – ha scritto in una email -. Sto costantemente informando, parlando”. E se la stanchezza si è trasformata in frustrazione per il rapporto complesso con la Casa Bianca di Donald Trump, Fauci non lo ha mai dato a vedere. Il virologo è anche entrato in contatto con alcuni colleghi cinesi, in particolare con George Gao, Direttore del Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie della Repubblica Popolare Cinese. Gao gli ha scritto inizialmente per smentire una frase di un’intervista a Science in cui accusava il governo statunitense di “commettere un grave errore”, non imponendo ai cittadini di indossare la mascherina. “Questa era l’espressione del giornalista, spero che tu capisca”, ha detto, chiedendo poi a Fauci: “Lavoriamo per sconfiggere insieme il virus”. “George, grazie per la nota. Capisco perfettamente. Nessun problema, ce la faremo insieme”, ha risposto lui. Mentre in un’altra email Gao ha scritto: “Ho visto che sei stato attaccato da alcune persone”. “Andrà tutto bene nonostante ci siano alcuni pazzi in questo mondo”, ha replicato il virologo Fauci. Lo “scienziato ragionevole” ha anche smentito di essere mai stato censurato.

L’Istituto di Virologia di Wuhan.

L’origine del Covid-19: “Una menzogna di Stato”

In un editoriale pubblicato il 4 giugno 2021 da Le Figaro – quotidiano francese d’informazione, il più longevo fra quelli ancora in pubblicazione, di orientamento conservatore, pubblicato a Parigi con diffusione internazionale – Philippe Gélie scrive [QUI]: «L’unica cosa che la Cina non ha mai nascosto dallo scoppio del coronavirus è la sua assoluta negazione della trasparenza e della verità. “Non devi rivelare a nessuno questa nuova polmonite!”, è stato il primo ordine dato al responsabile per l’emergenza dell’ospedale di Wuhan. Da allora, Pechino ha dedicato tutti i suoi sforzi per sdoganarsi, cancellare le tracce, incolpare gli altri e migliorare la propria immagine con mascherine e vaccini, ignorando le legittime domande di un pianeta che ha perso già 4 milioni di vite. Un’ossessione per l’elusione illustrata da questo tweet dell’anno scorso di Zhao Lijian, Portavoce della diplomazia cinese: “L’esercito americano potrebbe aver portato l’epidemia a Wuhan. Sii trasparente! Gli Stati Uniti ci devono una spiegazione!”. Sono in procinto di darne uno, che non sarà di gradimento di Xi Jinping».

Poi, sempre avantieri, il 4 giugno 2021 Le Figaro ha pubblicato un’intervista di Adrien Jaulmes a David Asher, che ha guidato l’indagine della Segreteria di Stato USA sulle origini della pandemia di Covid-19 da settembre 2020 a gennaio 2021 [QUI], che riportiamo di seguito in una nostra traduzione italiana dal francese.

Dott. David Asher.

Il Dott. David Asher ha conseguito un dottorato in relazioni internazionali presso l’Università di Oxford e ha studiato presso la Cornell University. È fluente in giapponese. Vanta oltre due decenni di esperienza lavorativa nella comunità finanziaria internazionale, inclusa la consulenza di hedge fund globali sulla strategia giapponese e asiatica. È co-fondatore di Sayari Labs, un fornitore di intelligence finanziaria e dati commerciali, nonché consulente strategico e partner presso OMX Ventures. È un Senior Fellow dell’Hudson Institute. Il suo lavoro si concentra sulla politica estera degli USA in Asia, sulla politica economica e finanziaria nei confronti degli avversari statali degli USA, sull’applicazione della legge strategica e sullo sviluppo dell’alta tecnologia.

Il Dott. Asher ha consigliato il Governo degli USA nel contrastare il riciclaggio di denaro sporco, il finanziamento del terrorismo e gli schemi di evasione delle sanzioni, nonché le campagne per indebolire lo Stato nazionale e gli avversari del terrorismo. Ha sviluppato e condotto intere indagini governative su questioni internazionali riguardanti lo sviluppo e la proliferazione di armi nucleari, chimiche e biologiche.

Negli ultimi 25 anni, il Dott. Asher ha svolto un ruolo di primo piano nelle campagne di pressione economica e finanziaria che hanno coinvolto organizzazioni terroristiche, cartelli della droga e reti di proliferazione delle armi.

Più di recente, nel 2020, il Dott. Asher ha prestato servizio presso la Segreteria di Stato USA, consigliando e supportando le indagini sulla poroliferazione e lo sviluppo di armi nucleari biologiche e chimiche. Nel Dipartimento, ha guidato una task force per l’Ufficio del Segretario di Stato che ha esaminato le origini del Covid-19 e il ruolo del Governo della Repubblica Popolare Cinese in essa.

Nel 2014, il Dott. Asher è rientrato nella Segreteria di Stato USA dove ha guidato lo sviluppo della strategia di campagna di guerra economica tra le agenzie e la coalizione del Governo degli USA contro lo Stato islamico sotto l’Inviato speciale presidenziale, il Generale John Allen. Questa campagna inter-agenzia e internazionale ha svolto un ruolo significativo nella distruzione delle finanze dello Stato Islamico e della base di sostegno economico.

Dal 2008 al 2010, il Dott. Asher ha consigliato la leadership del CENTCOM (Comando Centrale degli USA, un comando combattente unificato delle forze armate degli USA, con quartier generale presso la MacDill Air Force Base di Tampa in Florida) sulla strategia di pressione economica Iran-Hezbollah, nonché sulle operazioni di contro-proliferazione e antiterrorismo.

Dal 2010 al 2014, il Dott. Asher è stato consulente senior del Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti per il finanziamento delle minacce e le operazioni di rete di contrasto. Come parte del suo lavoro per CENTCOM e poi per SOCOM (Comando delle Operazioni Speciali degli USA, un comando combattente unificato incaricato di gestire le varie forze e operazioni speciali condotte dall’esercito, dall’aeronautica, dalla marina o dal Corpo dei Marines, con sede presso la MacDill Air Force Base di Tampa in Florida), ha contribuito ad avviare e guidare il Progetto Cassandra della DEA (la Drug Enforcement Administration, un’agenzia federale antidroga statunitense facente capo al Ministero della Giustizia degli Stati Uniti d’America per combattere il traffico di sostanze stupefacenti e far rispettare la legge sulle sostanze controllate) e l’Operazione Titan Investigations nelle reti globali di traffico di droga e riciclaggio di denaro di Hezbollah libanesi. Queste indagini hanno portato a dozzine di arresti e alla più grande azione finanziaria civile antiterrorismo nella storia del Ministero della Giustizia degli Stati Uniti d’America, la richiesta di confisca di 483 milioni di dollari contro la Banca canadese libanese (che alla fine si è tradotta in una confisca di beni di 102 milioni di dollari negli USA).

Dal 2001 al 2005, il Dott. Asher è stato consulente senior per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico presso la Segreteria di Stato USA, coordinatore speciale del gruppo di lavoro della Corea del Nord (sotto il Segretario di Stato), copresidente del coordinamento delle politiche del gruppo di attività della Corea del Nord Comitato per il Consiglio di sicurezza nazionale e consigliere della delegazione statunitense ai colloqui a sei. Durante il Governo di George W. Bush, il Dott. Asher ha sviluppato e supervisionato il targeting globale e la distruzione delle reti finanziarie, del commercio illecito e delle armi di distruzione di massa del regime di Kim Jong-il, comprese le indagini congiunte FBI-USSS Royal Charm e Smoking Dragon che hanno penetrato lo stato criminale del Corea del Nord attraverso una “operazione a doppio colpo”, che ha coinvolto agenti dell’FBI sotto copertura, all’interno della famiglia criminale di Gambino. Queste indagini hanno portato nel 2005 a 87 arresti negli USA e altre centinaia in Asia.

Il Dott. Asher è stato anche l’architetto strategico della designazione del settembre 2005 del Banco Delta Asia a Macao (la principale arteria finanziaria globale della Corea del Nord), della designazione del febbraio 2011 della Lebanese Canadian Bank (LCB) e delle designazioni dell’aprile 2013 del Rmeiti e Halawi Exchange Houses—tutte ai sensi della Sezione 311 dello USA Patriot Act. La rete LCB è stata la principale porta d’accesso di Hezbollah e dell’Iran al sistema finanziario e commerciale dollarizzato globale ed entrambe hanno subito gravi conseguenze dopo l’imposizione delle 311 azioni.

Covid-19. David Asher: “Una fuga di laboratorio, in questa fase, è l’unica ipotesi che abbia senso ed è coerente con ciò che sappiamo”

Le Figaro: Qualche mese fa, l’ipotesi di un’origine accidentale della pandemia di Covid era considerata una teoria del complotto. Da allora molti scienziati non lo escludono più, e lo stesso Presidente Biden ha chiesto un’indagine completa. Come spieghi questa svolta?
David Asher: Penso che il Governo Biden abbia finito per prestare attenzione al nostro lavoro. Non sembra esserci nessun’altra ragione logica per cui il Presidente avrebbe fatto un passo così drastico. Probabilmente era molto scioccato. Lo eravamo anche noi.
Il 15 gennaio, la nostra indagine ha rivelato che diversi dipendenti dell’Istituto di Virologia di Wuhan si sono ammalati gravemente all’inizio di novembre 2019, con sintomi simili a quelli dell’influenza o del Covid-19. Riteniamo che almeno tre di queste persone siano state ricoverate in ospedale, ma forse erano molte di più. Riteniamo inoltre, che alcuni dei loro familiari siano stati infettati e che forse una delle loro mogli sia morta a dicembre. È possibile, che si tratti di casi di influenza, ma la procedura standard prevede che le persone che lavorano in questi laboratori vengano vaccinate contro il maggior numero possibile di patologie, inclusa l’influenza. Tenendo conto dei tempi di incubazione, è probabile che tutte queste persone siano state infettate da Covid-19, non dall’influenza, entro la fine di ottobre.
Questa scoperta era il tassello mancante per capire cosa potesse essere successo a Wuhan. Da allora, diversi ricercatori dell’Istituto di Virologia sono scomparsi, forse morti o soppresse dallo stato di polizia comunista cinese, per aver parlato o fatto troppe domande. Altri, a quanto pare, sono stati promossi per i loro meriti dalla Repubblica Popolare Cinese, tra cui il Dottor Shi Zhengli, che dirige il Centro per le Malattie Infettive Emergenti presso l’Istituto di Virologia di Wuhan. Cosa hanno fatto per essere ricompensati?

Come hai proceduto durante la tua indagine?
Ho visto questo caso come una grande scena del crimine, piuttosto che un’analisi convenzionale dell’intelligence. Ho cercato di ipotizzare le cause probabili e di ricostruire ciò che potesse essere accaduto utilizzando l’intelligence e le informazioni provenienti da diverse fonti. Molte importanti informazioni non classificate erano disponibili, ma non erano state completamente riviste. A volte si trattava solo di metterli insieme e metterli in un ordine coerente. Il che è più facile a dirsi, che a farsi, ma è fattibile. E questo è in particolare ciò che ha fatto uno straordinario gruppo di ricercatori su Internet, chiamato Drastic, che include un certo numero di scienziati e ricercatori francesi [QUI].
Parte del mio problema durante l’indagine era, che il mio governo non sempre comprendeva le questioni scientifiche o le questioni della proliferazione tecnologica. Per colmare le lacune, abbiamo cercato informazioni specifiche, in date specifiche, e abbiamo consultato scienziati specializzati in biologia sintetica.
Io stesso avevo esperienza nell’investigare reti finanziarie occulte. Sono stato coinvolto nell’indagine che ha scoperto la rete di proliferazione nucleare di A. D. Khan, lo scienziato responsabile del programma nucleare pakistano, e ha poi partecipato agli sforzi contro il programma nucleare iraniano. Ho anche lavorato sotto i Governi Bush e Obama, indagando sulle reti di finanziamento di al-Qaeda, Iran, Hezbollah e Stato islamico. Inoltre, come venture capitalist di lunga data nel campo delle biotecnologie, ho anche molti contatti nel mondo scientifico. Non tutti erano della stessa opinione, ma noi eravamo assolutamente apolitici e determinati a far luce su questi elementi.

E l’atteggiamento della Cina?
Fin dall’inizio, la Cina ha avuto un atteggiamento particolarmente preoccupante. Ero a Pechino nel 2003, come Consigliere della Segreteria di Stato, quando il Centro per il controllo delle malattie degli Stati Uniti è arrivato durante l’epidemia di SARS. All’epoca, i funzionari sanitari cinesi condividevano molte informazioni, anche se non volevano che la stampa o la loro gente lo sapessero. Non voglio dire che la nostra collaborazione sia stata totale, ma abbiamo avuto accesso a una certa quantità di dati e, soprattutto, lo abbiamo avuto in campo. Non c’era ancora quel grande muro di silenzio, che da allora si è abbattuto sul Paese. Questa volta, la Cina è rimasta impenetrabile. Le autorità di Pechino hanno appena annunciato che rifiutano qualsiasi collaborazione futura. La domanda è: perché la Cina dovrebbe comportarsi in modo così sospettoso se non avesse qualcosa da nascondere? Una fuga da laboratorio non è certa al 100%, ma a questo punto è l’unica ipotesi che ha senso e che è coerente con ciò che sappiamo.

Quale pensi sia lo scenario più probabile?
Secondo me le autorità cinesi hanno cercato di controllare un incidente di laboratorio già ad ottobre, forse anche prima. Hanno cercato di sradicare e controllare la diffusione del virus, ma non ci sono riusciti. È anche possibile che si sia verificato un incidente che non è stato immediatamente segnalato alle autorità centrali. La Cina è un paese molto paranoico, dove le persone che mancano di rispetto al partito vengono incarcerate o giustiziate.
Se guardi la timeline, che è sempre rivelatrice, vedi una serie di date interessanti. Notiamo in particolare che il caso Wuhan è stato rilevato dall’Esercito popolare cinese dal 22 o 23 gennaio. Il responsabile delle operazioni designato è il Generale maggiore Chen Wei, lo specialista in armi biologiche. Il suo vice era il Colonnello Cao Wuchun, esperto di epidemiologia dell’ Esercito Popolare Cinese, che era anche, e non a caso, Consulente senior presso l’Istituto di Virologia di Wuhan. Questa è una seria ammissione che l’Istituto aveva legami con la ricerca militare cinese. I militari non sono abituati a occuparsi di problemi di salute pubblica. Se si sono presi in carico della crisi, significava che il programma era un problema che dovevano risolvere e sapevano esattamente cosa stava succedendo nel laboratorio di Wuhan.

I militare erano quindi associati alla ricerca in virologia?
I cinesi sono abituati a militarizzare i programmi civili. Lo hanno fatto con la ricerca spaziale, l’aeronautica, i missili, i laser, la cibernetica e l’energia nucleare. Lo hanno fatto anche con la ricerca biologica. Nel 2007, i funzionari dell’Esercito Popolare Cinese hanno iniziato a parlare della guerra biologica come del futuro del conflitto. E quando parlano di guerra biologica, è ovviamente biologia sintetica. A partire dal 2010, hanno comunicato annualmente sulla loro ricerca nel campo della difesa biologica, menzionando che è condotta dall’Istituto di Virologia di Wuhan. Dal 2016 niente! Hanno completamente smesso di comunicare su questi programmi. Ed è proprio allora che i francesi hanno perso il controllo del loro laboratorio.
Questo evento avrebbe dovuto essere la prima bandiera rossa. Guardando indietro, avremmo dovuto interrompere immediatamente ogni collaborazione con la Cina quando i francesi hanno iniziato a perdere l’accesso al loro laboratorio DSL4, intorno al 2015-2016, e nel 2018 sono stati espulsi. Era un tradimento totale di ciò che la Francia stava cercando di fare per aiutare il popolo cinese. Eppure il Governo degli Stati Uniti d’America lo ha ignorato. Il NIH (Istituto Nazionale della Sanità), USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) e il Ministero della Difesa sembrano addirittura ampliare il loro ruolo a Wuhan, quasi per approfittare dell’assenza della Francia, piuttosto che suonare i campanelli d’allarme.

Perché è importante conoscere l’origine del Covid-19?
Il mondo intero è stato vittima di questa pandemia. Non è solo una tragedia, è un crimine. Dobbiamo sapere come si è diffuso. Il ruolo della Repubblica Popolare Cinese in questa materia e la deliberata disinformazione praticata dalle autorità cinesi nei confronti del mondo è al centro di questa questione, comunque la si pensi. I Cinesi non sono certo responsabili. Ma Xi Jinping e i suoi accoliti lo sono chiaramente. Credo anche che abbiamo bisogno di sanzioni contro la Cina e di un controllo internazionale molto più rigoroso della ricerca virologica, in particolare degli esperimenti di guadagni funzionali. Se non lo facciamo, lo accadrà di nuovo.