Quella Tomba della Speranza

La tomba pone il sigillo alla nostra mortalità, appare come il tragico traguardo della vita terrena, il segno muto di vittoria della morte, il luogo in cui la vita diventa il nulla polveroso. Anche Gesù, dopo la drammatica passione e morte, come tutte le creature mortali, è deposto nel sepolcro. Dopo la morte, avvolto in un candido lino, è messo in una tomba nuova scavata nella roccia e sigillata da una grande pietra. Quel silenzio di sepoltura, però, non è vuota e amara speranza fallita ma silenzio d’attesa di fede viva e di fulgida speranza. Quella tomba è luogo inquieto che preoccupa e attrae perché quell’uomo morto non è più reperibile all’interno dello spazio e del tempo. Nel sepolcro, il Verbo fatto silenzio e la Luce fattasi buio, diventa grido di vittoria e splendore di risurrezione. Nel mistico itinerario, che ha inizio nell’ incarnatus e la fine nel sepultus, Gesù assume e vive la vicenda umana sino alla sepoltura, così il nostro essere morti e sepolti viene redento; l’irreversibile corruzione di morte sepolcrale, per Cristo, con Cristo e in Cristo risorto, si trasfigura in luce di risurrezione, lì dove si rinasce come creature nuove aperte alla speranza della vita eterna. L’evento della risurrezione non ha avuto testimoni. Gesù, a testimonianza della sua risurrezione lasciò il sepolcro vuoto e i segni della sua sepoltura.

Come Giuda si servì del denaro per tradire, così le guardie del sepolcro rinnovarono il tradimento col falsificare la verità della risurrezione; la menzogna, infatti, fu divulgata con arte, ma la Verità non si lascia imprigionare perché è splendore di risurrezione. Il sepolcro è vuoto perché proprio lì esplode la risurrezione. Il sepolcro non è la tomba della nostra speranza, nel senso in cui ogni speranza viene sepolta, ma perché, proprio lì, vivono i segni di ogni speranza di glorificazione. Se la tomba è l’ultima parola della natura, non lo è di certo per la verità del vangelo. Cristo risorto vince ogni luogo di morte. Come le donne al sepolcro, basta indugiare e attendere per ascoltare l’annunzio gioioso: “Non è qui. E’ risorto!” Indugia chi crede, cerca chi ama. La luce della risurrezione è riservata soltanto a chi ha fede. La fede è offerta solo a chi ama d’amore grande. Crede alla risurrezione chi partecipa al banchetto dell’Amore. La prima a recarsi al sepolcro è lei: Maria, la peccatrice di Magdala, alla quale è stato perdonato molto perché molto ha amato. E’ la prima nella fede perché è la prima nell’amore. All’alba della prima domenica, corre ansimante al sepolcro, tomba della sua speranza. Vuole completare l’imbalsamazione di Gesù, quasi per preservarlo dalla corruzione del sepolcro. Corre verso il luogo della morte e trova i segni della risurrezione. Va verso l’oscurità triste della tomba ed è investita dalla luce della Vita. Giovanni descrive la scena con un dialogo stupefacente tra Maria, gli angeli e Gesù (Cf Gv 20, 11 – 18).

I due angeli in bianche vesti dissero a Maria: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Finché non lo incontra risorto, il pianto di Maria sa ancora di passione mortale. Ma ecco che lei si volta indietro e vede, senza riconoscerlo, Gesù in piedi che le dice: “Donna, perché piangi? Chi cerchi? Lei, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!” E’ la prima parola che il Risorto rivolge a creatura umana. Lei ha la cognizione del Risorto solo quando la sua presenza diviene appello personale, non riconosce Gesù immediatamente ma improvvisamente quando è chiamata per nome. Folgorata dalla luce pasquale, esplode in un grido di gioia: “Rabbunì!” Il suo Maestro risorto è ormai il suo cuore. L’appassionato duetto d’amore si situa e si attua non più nel pianto accanto al sepolcro vuoto ma nell’incontenibile gioia dello spazio luminoso creato dalla gloria. “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre”. Maria vuole eternare l’incontro ma ormai Cristo risorto conferma che la sua presenza che permane tra gli uomini non sarà data da “apparizioni” occasionali ma sarà presenza duratura, stabile e piena attraverso il dono dello Spirito. La glorificazione della Risurrezione, Ascensione e Dono dello Spirito, sarà la nuova relazione di Gesù con gli uomini. Maria, vivendo in pienezza d’amore il passaggio dalla vita secondo la carne alla vita secondo lo Spirito, diviene la prima testimone della Pasqua: “…va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.

L’incontro pasquale termina quando lei va dai fratelli discepoli ad annunziare loro l’Evento: “Ho visto il Signore!” e dice loro tutto quello che le aveva detto. Maria, da peccatrice, inviata come “apostola agli apostoli”, diviene la prima evangelizzatrice del Risorto. Negli spazi liturgici due sono i luoghi-icona del sepolcro e della tomba vuota: Il Battistero e l’Ambone. Del battesimo delle origini non conosciamo molto, solo alcuni resti ritrovati a Nazareth. Per capire com’era celebrato il battesimo, abbiamo tre elementi: la scala, il pozzo, il mosaico. La scala composta di sette gradini attraverso i quali il battezzando scendeva nell’interno del pozzo ove avveniva il battesimo per immersione, poi risaliva e si trovava all’interno di sei quadrati mosaicati che simboleggiavano le potenze angeliche. Il battezzato, passato attraverso l’acqua battesimale, diventa un angelo, una nuova creatura. San Paolo nella lettera ai Romani lo dice chiaramente: “Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6, 4). L’altro luogo-icona è l’ambone: la tomba vuota, dove gli angeli della Risurrezione continuano ad annunziare che Cristo è risorto. L’ambone è il luogo dell’annunzio illuminante e pasquale dei Profeti e degli Apostoli, è il luogo liturgico della Parola che si fa presente nel rito cristiano, è icona ed eco permanente dell’annunzio di Pasqua al mondo intero. Come i primi discepoli, anche noi siamo chiamati a incontrare il Signore risorto e a riconoscerlo.

La fede è rapporto personale e vivo con Gesù Cristo, vivente in eterno e veniente nella storia dell’uomo. All’alba del “primo giorno” assistiamo a un concitato andirivieni dal sepolcro al cenacolo. L’incontro con il Signore sarà sempre attraverso la Parola e l’Eucaristia celebrata dalla Chiesa. Dio, in Cristo, non salva “dalla morte” ma “nella morte”. Se Cristo è risorto dalla morte, anche noi, in Lui, risorgeremo nella gloria. La Chiesa, nella Sequenza della Messa di Pasqua, canta in forma lirica il dialogo con Maria Maddalena: “Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via? La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto”. Poi, riecheggiando l’atto di fede di Maria, acclama: “Sì, siamo certi, Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza”.

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