Francesco, tra la gente per la Chiesa universale

Francesco, come il Santo d’ Assisi, ma anche come il santo gesuita patrono delle missioni, Francesco Saverio. Il nuovo Papa, argentino di origine italiana, si chiama Francesco. Jorge Maria Bergoglio unisce la umanità semplice del pastore alla dottrina ferma e alla capacità di gestire una diocesi impegnativa come Buenos Aires. Dal 1992 ad oggi Padre Bergoglio come lo chiamano tutti nella sua città ha amato la sua gente andando nei barrios più lontani e poveri. Nella crisi economica è stato lui il punti di riferimento per molti. Nelle grandi feste celebrava la messa e predicava come un parroco, domande e risposte: «Vi faccio una domanda: la Chiesa è un posto aperto solo per i buoni?»; e tutti in coro: «Nooo!». Il cardinale, di rimando: «C’è posto per i cattivi, anche?»; e gli altri, ancora tutti insieme: «Sìììì!!!». «Qui si caccia via qualcuno perché è cattivo? No, al contrario, lo si accoglie con più affetto. E chi ce l’ha insegnato? Ce lo ha insegnato Gesù. Immaginate, dunque, come è paziente il cuore di Dio con ognuno di noi». Misericordia e coraggio apostolico.

C’è un santuario, quello della Virgen de Caacupé in un quartiere periferico di Buenos Aires che è diventato il centro della pastorale della città. I ragazzi vanno in giro per la capitale a “piantare tende” con l’immagine della Virgen de Luján, la Madonna venerata nel santuario nazionale. Una “missione cittadina” cui spesso partecipa il cardinale, padre Bergolio. Celebra la messa, saluta la gente che si ferma nelle strade della metropoli. Omelie semplici: «Chiediamo a Gesù tutto quello di cui abbiamo bisogno. Chiediamolo al Padre in nome di Lui, chiediamolo a Lui perché lo chieda la Padre. Come i poveri che chiedevano tutto a Lui, quando passava per le strade e loro gli andavano intorno. Gesù ci tiene molto a stare con noi altri, con tutti noi altri, con tutti quelli che passano per la strada.” Un modo missionario di stare tra le gente di una nazione cattolica, si, ma anche assalita dalle sette e dalla massoneria. Un annuncio del Vangelo a tutti, proprio tutti. «La mia gente è povera e io sono uno di loro», ha detto per spiegare la scelta di abitare in un appartamento e di prepararsi la cena da solo e viaggiare in metro e bus. Ai suoi preti ha sempre raccomandato misericordia, coraggio apostolico e porte aperte a tutti. Si dice che nel conclave del 2005 anche Joseph Ratzinger voleva Bergoglio come Papa. La sera della sua elezione Papa Francesco ha voluto pregare per il suo predecessore, lo ha fatto con la semplicità di una emozione intensa e come fratello. Si dice subito “vescovo di Roma” e chiede al popolo di pregare per lui e parla di “evangelizzazione di questa città tanto bella!”.

Magari pensa alle “tende” piantate a Buenos Aires. Nella sua storia personale c’è la vita di parrocchia e quella di università, i libri di spiritualità e la fede semplice. Papà Mario José è un funzionario delle ferrovie e mamma Regina fa la casalinga, e alleva cinque figli, una normale famiglia di emigranti come ce ne sono tante in Argentina. Jorge nasce il 17 dicembre del 1936, studia chimica, si fidanza, poi lascia tutto e sceglie di diventare gesuita. Nel 1969 è ordinato sacerdote e il 22 aprile 1973 emette la professione perpetua nei gesuiti. Poi è maestro di novizi, professore presso la facoltà di teologia, consultore della provincia della Compagnia di Gesù e anche rettore del Collegio. Il 31 luglio 1973 viene eletto provinciale dei gesuiti dell’Argentina, incarico che svolge per sei anni. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina ausiliare di Buenos Aires. Il motto Miserando atque eligendo, un brano di una omelia di San Beda il Venerabile, indica la misericordia di Dio per chi ne ha bisogno. Nello stemma c’è il simbolo della Compagnia di Gesù, la stella di Maria e un fiore di nardo su sfondo azzurro. Nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Giovanni Paolo II lo crea cardinale, assegnandogli il titolo di san Roberto Bellarmino. Bergoglio dice ai fedeli di non recarsi a Roma per festeggiare la porpora e a destinare ai poveri i soldi del viaggio. Sobrio, ascetico, nel 2002 declina la nomina a presidente della Conferenza episcopale argentina, ma tre anni dopo viene eletto e poi riconfermato per un altro triennio nel 2008. Intanto, nell’aprile 2005, partecipa al conclave in cui è eletto Benedetto XVI. La dedizione a Maria, espressa con la prima visita nella mattina dopo l’elezione. Una spiritualità che condivide con Giovanni Paolo II.

Ricordandolo nel 2005 dopo la morte del Papa beato, raccontò che 1985 una sera andò a recitare il Rosario che guidava il Papa. “Lui- racconta Bergoglio in una intervista a 30Giorni- stava davanti a tutti, in ginocchio. Il gruppo era numeroso; vedevo il Santo Padre di spalle e, a poco a poco, mi immersi nella preghiera. Non ero solo: pregavo in mezzo al popolo di Dio al quale appartenevamo io e tutti coloro che erano lì, guidati dal nostro Pastore. Nel mezzo della preghiera mi distrassi, guardando alla figura del Papa: la sua pietà, la sua devozione erano una testimonianza. E il tempo sfumò, e cominciai a immaginarmi il giovane sacerdote, il seminarista, il poeta, l’operaio, il bambino di Wadowice… nella stessa posizione in cui si trovava in quel momento, pregando Ave Maria dopo Ave Maria. La sua testimonianza mi colpì. Sentii che quell’uomo, scelto per guidare la Chiesa, ripercorreva un cammino fino alla sua Madre del cielo, un cammino iniziato fin dalla sua infanzia. E mi resi conto della densità che avevano le parole della Madre di Guadalupe a san Juan Diego: «Non temere, non sono forse tua madre?». Compresi la presenza di Maria nella vita del Papa. La testimonianza non si è persa in un istante. Da quella volta recito ogni giorno i quindici misteri del Rosario.” Padre Bergoglio, il cardinale che va in bicicletta nei barrios più poveri di Buenos Aires sa bene qual è il pericolo più grande per la Chiesa: la mondanità, mettere al centro se stessi. Ora da Papa potrebbe esportare il modello di evengelizzazione “di strada” in tutto il mondo.

Francesco, come il Santo d’ Assisi, ma anche come il santo gesuita patrono delle missioni, Francesco Saverio. Il nuovo Papa, argentino di origine italiana, si chiama Francesco. Jorge Maria Bergoglio unisce la umanità semplice del pastore alla dottrina ferma e alla capacità di gestire una diocesi impegnativa come Buenos Aires. Dal 1992 ad oggi Padre Bergoglio come lo chiamano tutti nella sua città ha amato la sua gente andando nei barrios più lontani e poveri. Nella crisi economica è stato lui il punti di riferimento per molti. Nelle grandi feste celebrava la messa e predicava come un parroco, domande e risposte: «Vi faccio una domanda: la Chiesa è un posto aperto solo per i buoni?»; e tutti in coro: «Nooo!». Il cardinale, di rimando: «C’è posto per i cattivi, anche?»; e gli altri, ancora tutti insieme: «Sìììì!!!». «Qui si caccia via qualcuno perché è cattivo? No, al contrario, lo si accoglie con più affetto. E chi ce l’ha insegnato? Ce lo ha insegnato Gesù. Immaginate, dunque, come è paziente il cuore di Dio con ognuno di noi». Misericordia e coraggio apostolico.

C’è un santuario, quello della Virgen de Caacupé in un quartiere periferico di Buenos Aires che è diventato il centro della pastorale della città. I ragazzi vanno in giro per la capitale a “piantare tende” con l’immagine della Virgen de Luján, la Madonna venerata nel santuario nazionale. Una “missione cittadina” cui spesso partecipa il cardinale, padre Bergolio. Celebra la messa, saluta la gente che si ferma nelle strade della metropoli. Omelie semplici: «Chiediamo a Gesù tutto quello di cui abbiamo bisogno. Chiediamolo al Padre in nome di Lui, chiediamolo a Lui perché lo chieda la Padre. Come i poveri che chiedevano tutto a Lui, quando passava per le strade e loro gli andavano intorno. Gesù ci tiene molto a stare con noi altri, con tutti noi altri, con tutti quelli che passano per la strada.” Un modo missionario di stare tra le gente di una nazione cattolica, si, ma anche assalita dalle sette e dalla massoneria. Un annuncio del Vangelo a tutti, proprio tutti. «La mia gente è povera e io sono uno di loro», ha detto per spiegare la scelta di abitare in un appartamento e di prepararsi la cena da solo e viaggiare in metro e bus. Ai suoi preti ha sempre raccomandato misericordia, coraggio apostolico e porte aperte a tutti. Si dice che nel conclave del 2005 anche Joseph Ratzinger voleva Bergoglio come Papa. La sera della sua elezione Papa Francesco ha voluto pregare per il suo predecessore, lo ha fatto con la semplicità di una emozione intensa e come fratello. Si dice subito “vescovo di Roma” e chiede al popolo di pregare per lui e parla di “evangelizzazione di questa città tanto bella!”.

Magari pensa alle “tende” piantate a Buenos Aires. Nella sua storia personale c’è la vita di parrocchia e quella di università, i libri di spiritualità e la fede semplice. Papà Mario José è un funzionario delle ferrovie e mamma Regina fa la casalinga, e alleva cinque figli, una normale famiglia di emigranti come ce ne sono tante in Argentina. Jorge nasce il 17 dicembre del 1936, studia chimica, si fidanza, poi lascia tutto e sceglie di diventare gesuita. Nel 1969 è ordinato sacerdote e il 22 aprile 1973 emette la professione perpetua nei gesuiti. Poi è maestro di novizi, professore presso la facoltà di teologia, consultore della provincia della Compagnia di Gesù e anche rettore del Collegio. Il 31 luglio 1973 viene eletto provinciale dei gesuiti dell’Argentina, incarico che svolge per sei anni. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina ausiliare di Buenos Aires. Il motto Miserando atque eligendo, un brano di una omelia di San Beda il Venerabile, indica la misericordia di Dio per chi ne ha bisogno. Nello stemma c’è il simbolo della Compagnia di Gesù, la stella di Maria e un fiore di nardo su sfondo azzurro. Nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Giovanni Paolo II lo crea cardinale, assegnandogli il titolo di san Roberto Bellarmino. Bergoglio dice ai fedeli di non recarsi a Roma per festeggiare la porpora e a destinare ai poveri i soldi del viaggio. Sobrio, ascetico, nel 2002 declina la nomina a presidente della Conferenza episcopale argentina, ma tre anni dopo viene eletto e poi riconfermato per un altro triennio nel 2008. Intanto, nell’aprile 2005, partecipa al conclave in cui è eletto Benedetto XVI. La dedizione a Maria, espressa con la prima visita nella mattina dopo l’elezione. Una spiritualità che condivide con Giovanni Paolo II.

Ricordandolo nel 2005 dopo la morte del Papa beato, raccontò che 1985 una sera andò a recitare il Rosario che guidava il Papa. “Lui- racconta Bergoglio in una intervista a 30Giorni- stava davanti a tutti, in ginocchio. Il gruppo era numeroso; vedevo il Santo Padre di spalle e, a poco a poco, mi immersi nella preghiera. Non ero solo: pregavo in mezzo al popolo di Dio al quale appartenevamo io e tutti coloro che erano lì, guidati dal nostro Pastore. Nel mezzo della preghiera mi distrassi, guardando alla figura del Papa: la sua pietà, la sua devozione erano una testimonianza. E il tempo sfumò, e cominciai a immaginarmi il giovane sacerdote, il seminarista, il poeta, l’operaio, il bambino di Wadowice… nella stessa posizione in cui si trovava in quel momento, pregando Ave Maria dopo Ave Maria. La sua testimonianza mi colpì. Sentii che quell’uomo, scelto per guidare la Chiesa, ripercorreva un cammino fino alla sua Madre del cielo, un cammino iniziato fin dalla sua infanzia. E mi resi conto della densità che avevano le parole della Madre di Guadalupe a san Juan Diego: «Non temere, non sono forse tua madre?». Compresi la presenza di Maria nella vita del Papa. La testimonianza non si è persa in un istante. Da quella volta recito ogni giorno i quindici misteri del Rosario.” Padre Bergoglio, il cardinale che va in bicicletta nei barrios più poveri di Buenos Aires sa bene qual è il pericolo più grande per la Chiesa: la mondanità, mettere al centro se stessi. Ora da Papa potrebbe esportare il modello di evengelizzazione “di strada” in tutto il mondo.

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