Te Deum, un anno nella Chiesa per dire grazie

Te Deum laudamus. Una frase che ripetiamo un po’ stancamente alla fine di ogni anno.

Davvero sappiamo ringraziare Dio per quello che è successo nei dodici mesi che sono preceduti? Per i giornalisti è tempo di bilanci. Per i vaticanisti in particolare il pensiero corre ai grandi eventi ecclesiali. Siamo nell’ Anno della Fede voluto da Benedetto XVI questo è certamente il fatto ecclesiale, che riguarda la vita della Chiesa, più significativo. Un evento che ne comprende altri. In primo luogo i 50 anni dall’ apertura del Concilio ecumenico vaticano II croce e delizia di teologi, liturgisti, politici e fedeli. Un Concilio fin troppo strapazzato e sventolato e forse troppo poco studiato. Per questo l’ Anno della Fede è una grande opportunità.

E poi la Nuova evangelizzazione. Quella che, ha ricordato il Papa, non si basa tanto sugli “effetti speciali” delle nuove tecnologie, ma sulla comunione con Dio. Quel Dio che l’uomo ha il potere di “chiudere fuori” dalla sua vita.

Un Dio che bussa alla nostra porta sempre, continuamente. E sta a noi farLo entrare o no. Fare come Maria oppure come Erode. Sta a noi essere vigili e saper sentire quel bussare discreto di Dio. Essere vigili, capaci “di ritornare a prendersi il tempo necessario per aver cura della qualità non puramente clinica e commerciale della vita.” Lo scriveva Carlo Maria Martini alla sua diocesi alle soglie del 2000. Il biblista che ha finito la sua corsa terrena in questo anno passato. “Se non siamo vigili- scriveva-saranno i nostri riflessi condizionati, e non il nostro io, a decidere per noi. Compito incongruo con la dignità dell’uomo e curiosamente contraddittorio nei confronti della gelosa difesa della libertà individuale, che segna irrevocabilmente la nostra cultura.”

Dignità e libertà sono due delle parole che più abbiamo letto, detto, scritto in questo 2012 e meno visto davvero vissute, applicate, amate e comprese.

Lo abbiamo visto nelle primavere arabe trasformate in violenza e fondamentalismo, lo abbiamo visto nei conflitti irrisolti in Medo Oriente, lo abbimo visto nella “dittatura della finanza” che ha immiserito i popoli, lo abbiamo visto nel relativismo culturale che in Occidente ha spogliato i più deboli.

Si, certo, siamo più interconnessi, ma moriamo di una solitudine che avvelena i cuori e le menti. E ci siamo dimenticati che cosa significhi essere misericordiosi.

Non siamo nemmeno capaci di essere giusti, di saper rispettare il “contratto sociale” che ci rende possibile la convivenza, come possiamo essere misericordiosi?

“ Giustizia e Pace si baceranno” sembrano parole di un salmo che si ripete per abitudine.

Un esempio ce lo ha dato proprio Benedetto XVI che nella triste vicenda che tutti chiamano “vatileaks”, e che è solo un pasticciaccio brutto, ha voluto che la giustizia fosse coronata dalla misericordia. Prima l’una, umana e poi l’altra, che impariamo solo se apriamo la porta a Dio.

La porta dell’ Anno della Fede, Porta fidei. Una porta che sembra essersi aperta addirittura per il vecchio dittatore rivoluzionario Fidel Castro che, davanti ad un caffè, si mette a parlare di libri da leggere con il vecchio professore di teologia diventanto Papa.

Un Papa che ha raccolto una eredità difficile e ha saputo con gioia affrontare tempeste e assalti. Che ha avuto il coraggio di stare nel dibattito teologico contemporaneo senza volere essere considerato niente altro che un professore di teologia, e ha concluso un’opera completa sulla figura di Gesù di Nazaret.

Te Deum laudamus, per il martirio della Chiesa in Pakistan o in Nigeria, in Siria e Viet-nam, per la povertà dell’ Africa e la sua grande spiritualità, per l’ America Latina che combatte il crimine, per l’Occidente che Ti dimentica e poi ti cerca nel silenzio dei monasteri.

Sono le grandi contraddizioni dell’uomo, che è poca cosa, ma che ha il potere di allontanarsi da Dio e distruggere se stesso.

Ci saranno altre battaglie politiche sui “matrimoni per tutti” e sull’eutanasia, ci saranno altre  guerre e carneficine di bambini, ci saranno razzi che sventrano le città, dolore e violenza saranno sempre nella vita dell’uomo, finché l’umanità non aprirà quella porta alla quale con dolcezza bussa Dio, bussa Gesù, sommessamente come il rumore delle gocce del Suo sangue che scendono dalla croce, come il “rumore” dello sfolgorio della resurrezione.

Te Deum laudamus perché ci hai fatti liberi.

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