Caso Marogna. Per il Vaticano figura pessima mondiale e pure bella grossa. Vuoto legislativo incolmabile nello Stato pontificio

Il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano non vuole più estradare Cecilia Marogna e le ha concesso la libertà provvisoria, revocando la custodia cautelare. Un passo indietro inevitabile, prima di fare figure ancora peggiori di quelle che già collezionate, belle grosse.

Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 31
Lunedì, 18.01.2021
Comunicato Stampa dell’Ufficio del Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano
In data 13 gennaio 2021, il Giudice istruttore del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, accogliendo l’istanza formulata dall’Ufficio del Promotore di Giustizia, ha revocato la misura cautelare a suo tempo disposta nei confronti della Sig.ra Cecilia Marogna, a carico della quale è di imminente celebrazione il giudizio per un’ipotesi di peculato commesso in concorso con altri.
L’iniziativa intende, tra l’altro, consentire all’imputata – che ha già rifiutato di difendersi disertando l’interrogatorio dinanzi all’Autorità giudiziaria italiana, richiesto in via rogatoriale dal Promotore di Giustizia – di partecipare al processo in Vaticano, libera dalla pendenza di misura cautelare nei suoi confronti.

Cecilia Marogna.

Comunicato Stampa dei difensori della Sig.ra Cecilia Marogna
Che peccato!
Siamo profondamente dispiaciuti che, per la retromarcia dell’ultima ora dei Promotori di Giustizia e del Giudice Istruttore del Vaticano, non abbiamo potuto ottenere piena giustizia con una sentenza che avrebbe riconosciuto l’infondatezza e l’arbitrarietà delle loro precedenti insistite richieste di fare incarcerare la madre di una bambina di dieci anni.
Dobbiamo purtroppo prendere atto, con grande dispiacere, che, dopo tre mesi di sofferenze della sig.ra Marogna e dei suoi familiari, dopo che le Autorità giudiziarie italiane avevano ripetutamente affermato l’ingiustizia della sua carcerazione preventiva e delle altre misure contro di lei, quando ormai si era alla resa dei conti, quando cioè era giunto il momento chela Corte d’Appello di Milano negasse l’estradizione, alla fine il Giudice Istruttore ed i Promotori di Giustizia del Vaticano si sono arresi.
Certo, è stata una resa senza onore: anziché riconoscere i loro errori, hanno revocato il mandato di cattura, sottraendosi al confronto con noi e al giudizio della Corte.
Altrettanto certo è che la revoca non sia intervenuta – come vorrebbe fare credere il comunicato odierno dei Promotori di Giustizia – per consentire alla sig.ra Marogna di partecipare libera al processo in Vaticano, perché altrimenti l’infondato mandato di cattura non lo avrebbero emesso fin dall’inizio né avrebbero alimentato per tre mesi con quattro diverse istanze, le loro pretestuose richieste di arresto e di estradizione.
È paradossale che ora tentino, addirittura, di far cadere sulla sig.ra Marogna la causa della loro retromarcia, per non essersi fatta interrogare a Cagliari.
Infatti, come ha affermato il Ministro di Giustizia in questa vicenda e come ha ribadito il Tribunale di Roma in un’altra vicenda, non esiste alcun accordo di assistenza giudiziaria fra l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano, quindi i Promotori di Giustizia non avevano alcun diritto di chiedere quell’interrogatorio e la sig.ra Marogna aveva il sacrosanto diritto di scegliere di difendersi nella sede istituzionale, che era appunto la Corte d’Appello di Milano, da dove però loro si sono sfilati.
Milano, 18 gennaio 2021
Avv. Maria Cristina Zanni-Avv. Massimo Dinoia-Avv. Fabio Federico

All’inizio dell’udienza di stamani sul procedimento per l’estradizione per Marogna, arrestata il 13 ottobre tramite Interpol su mandato d’arresto delle autorità d’Oltretevere, i giudici della quinta Corte d’appello di Milano hanno letto una comunicazione pervenuta oggi dal Ministero della Giustizia. Si apprende che l’autorità giudiziaria vaticana ha chiesto che sia dichiarato il “non luogo a provvedere” sulla richiesta di estradizione di Cecilia Marogna, la manager cagliaritana arrestata a Milano a ottobre su richiesta della giustizia vaticana. Lo si evince da una comunicazione del Ministero della Giustizia, letta dai giudici della Corte d’appello di Milano nell’udienza per l’estradizione. Comunicazione nella quale si dice anche che il Vaticano ha concesso la “libertà provvisoria” a Marogna.

È “venuto meno il vincolo”, che aveva determinato il presupposto della richiesta di estradizione per Cecilia Marogna. In pratica, il giudice istruttore vaticano fa presente di aver disposto la “libertà provvisoria” per Marogna e di aver, dunque, revocato la misura cautelare che era il “presupposto” per chiederne l’estradizione. Da qui la rinuncia a portare avanti l’istanza di estradizione.

Le parti, però, hanno chiesto che possa essere disponibile anche il provvedimento delle autorità vaticane di cui dà conto la nota del ministero italiano.

Non è il primo colpo di scena in questa vicenda. Lo scorso 17 dicembre, la Cassazione aveva disposto l’annullamento senza rinvio con perdita di efficacia della misura cautelare disposta per Cecilia Marogna dai giudici milanesi che avevano convalidato l’arresto. Era stata scarcerata già il 30 ottobre (le è stato poi tolto anche l’obbligo di firma). La Suprema Corte ha parlato di “un vuoto motivazionale che determina la nullità dell’ordinanza cautelare”, dichiarando di fatto illegittimo l’arresto.

I difensori di Cecilia Marogna – gli avvocati Massimo Dinoia, Fabio Federico e Maria Cristina Zanni – tra l’altro, nei loro atti hanno sostenuto che Marogna, che si è sempre definita un’esperta in relazioni diplomatiche, non poteva essere arrestata anche perché “l’accordo tra Italia e Vaticano”, basato sui Patti Lateranensi, “consente l’estradizione dal Vaticano all’Italia”, ma non viceversa. Quello in corso è il primo procedimento di estradizione dall’Italia verso il Vaticano, che però ora, come emerge dalla comunicazione ai giudici, ha rinunciato alla richiesta.

Nel Comunicato Stampa dell’Ufficio del Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano c’è l’essenza della figura pessima… chissà cosa Gianluigi Torzi e Raffaele Mincione ne pensano. Tre casi, tre pesi, tre misure differenti… Avrei un bel titolo per questo pezzo, ma non si può. Restiamo educati. Qui siamo alla presenza di un precedente molto grave, poiché nessuno mai tornerà nella Città del Vaticano “per chiarimenti” o altro. Oltretutto i giudici e gli avvocati italiani, grazie alla vicenda Marogna sapranno bene come rigettare e opporsi eventualmente alle richieste assurde, prive di principi giuridici da parte del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. La magistratura vaticana con questo passo indietro dimostra che tutto ciò che ha fatto finora, era un abuso dei fondamentali diritti dell’uomo dei diritti alla difesa e al giusto processo, che ogni persona ha, soprattutto se è cittadino straniero! Se fossi la Marogna, Torzi o Mincione citerei la Santa Sede per danni morali, materiali e abuso dei principi dello stato di diritto. Ma non è escluso che ciò non avvenga e allora ne vedremo delle belle.

The Associated Press e Galli della Loggia. Incompatibilità delle procedure della Santa Sede con le norme europee. Lo Stato della Città del Vaticano non garantisce i “diritti fondamentali” a un giusto processo – 12 gennaio 2021

Pope Francis, are his reforms improving the Vatican system? By Andrea Gagliarducci – Monday Vatican, 18 January 2021