Un saluto da Don Andrea Andreani. Gutta cavat lapidem

«Gutta cavat lapidem non bis sed saepe cadendo: sic homo fit sapiens bis non, sed saepe legendo» [La goccia scava la pietra cadendo non due volte, ma continuamente; così l’uomo diventa saggio, leggendo non due volte ma spesso] (Giordano Bruno, Il candelaio, Scena 7, Atto 3).

Da giorni Vittorio Feltri apre il quotidiano Libero con le vicende che riguardano il Cardinale Angelo Becciu, che è stato costretto alle dimissioni dall’Uomo che Veste di Bianco, fornendo ai suoi lettori prove su prove in difesa del cacciato messo alla gogna mediatico da un falsario sull’Espresso. L’assordante silenzio da parte della Santa Sede in risposta all’inchiesta di Feltri potrebbe anche sorprendere molti, fino a far risuonare come una grancassa il forte sospetto che in questo caso Becciu c’è una tale mancanza di trasparenza istituzionale; che devono esserci cose che la Santa Sede non può/vuole/deve svelare. Quindi, quel silenzio, lungo da essere neutro, è di per sé profondamente significativo e rivelatore.

Nei nostri articoli precedenti abbiamo ricordato ancora una volta, come l’Uomo che Veste di Bianco non si limita a prendere atto dei casi che gli vengono portati sulla sua scrivania al Domus Sanctae Marthae, senza difendere né condannare. Invece di rispettare le indagini e di attendere che loro esiti vengano portati in tribunale, le usa come Sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano per praticare una irrituale giustizia sommaria: la cacciata, come Mastro Titta ‘er boia de Roma tagliava le teste negli Stati Pontifici. È fatto accertato, che il Sovrano stesso ha agito – nel modo che è diventato suo marchio di fabbrica distintivo, cacciando un suo fedele e leale collaboratore (e che il Cardinale Becciu rimane fedele e leale verso il Vicario di Cristo è chiaro per coloro che guardano senza paraocchi).

Veramente, è diffile credere che c’è ancora chi, informato dei fatti, pensa davvero che il Papa sia così sprovveduto – lui che si autodefinisce furbo – da farsi manovrare dai nemici di Becciu per farlo escludere dal prossimo Conclave e dalle decisioni sul futuro del (non più Sovrano) Ordine di Malta, e che non ha agito motu proprio (oltretutto un genere legale-letterario che ama tanto)?

Vittorio Feltri dalle colonne del quotidiano Libero ha lanciato un ultimatum alla Santa Sede: “Angelo Becciu è innocente, ora Papa Francesco ripari l’errore”. La risposta stabilirà se abbiamo ragione o torto. Accetteremo volentieri di essere messo nel torto, nei fatti però.

Intanto, non solo l’errore non viene riparato, ma lo scoop del quotidiano Libero viene pure nascosto dalla vista dell’Uomo che Veste di Bianco. Chissà perché poi… E questo si aggiunge all’omertà dei giornali che fa da grancassa, anche questa (ecco, l’omertà non paga mai), all’assordante silenzio della Santa Sede, con l’eccezione del gruppo del Quotidiano Nazionale, di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi.

Vaticano, la rassegna stampa del Santo Padre non si occupa dello scoop di Libero che scagiona il cardinale Becciu
di Brunella Bolloli
Libero, 22 novembre 2020

Leggono Libero ma non lo ammettono, per paura nascondono al Papa l’inchiesta del nostro giornale. Nei sacri palazzi regna l’omertà sulla vera storia che ha coinvolto, suo malgrado, il cardinale Angelo Becciu, basta sfogliare la rassegna stampa vaticana, di solito una delle più approndite, per accorgersi che si parla di tutto, tranne che del killeraggio mediatico scoperto da Libero ai danni del porporato. «Anche Dio in fuga dal virus», «Così Bergoglio cambia l’economia», «Il Nagorno Karabakh» e «L’Uganda dei profughi», sono solo alcuni dei titoli selezionati dal Dicasterium pro Communicatione della Santa Sede. E lo scoop del direttore Vittorio Feltri? Se i canali ufficiali lo silenziano, il sito plurilingue “Il Sismografo”, diretto dal cileno Luis Badilla, conoscitore come pochi delle vicende di Chiesa, ha rilanciato integralmente i tre articoli di questi giorni e risulta che su 7.600 computer vaticani ben 3.400 abbiano scaricato le nostre pagine che mostrano l’imbroglio ordito contro Becciu per farlo dimettere, sms della sedicente 007 Geneviève Putignani inclusi.
Comprendiamo l’imbarazzo di chi, colto in fallo, non sa cosa dire, imbarazzo tanto più evidente sul sito del settimanale L’Espresso da cui è partita la campagna che ha portato alle dimissioni del religioso accusato di essersi intascato soldi del Vaticano o comunque di averli girati ai parenti o agli amici: ieri non c’era una riga sull’argomento. L’ultimo riferimento risale al 18 novembre ed è l’editoriale con cui il direttore, Marco Damilano, si stupisce del fatto che il prelato di origini sarde abbia querelato il giornale chiedendo anche un risarcimento danni di 10 milioni di euro. «Stupefacenti», scrive Damilano, «le motivazioni che il cardinale Becciu espone per spiegare la sua decisione». In verità, sconcerta ciò che Libero ha tirato fuori e cioè che l’autore del “servizio-imbroglio”, il 35enne Massimiliano Coccia, non è un giornalista (per sua stessa ammissione) anche se conosce bene tanti colleghi che gli hanno aperto le porte giuste. Grazie a un’intervista a Marco Pannella di anni fa, Coccia è approdato a Radio Radicale con cui aveva un contratto di collaborazione ormai in scadenza che non sarà rinnovato, anche perché nel frattempo è arrivato il lavoro al settimanale diretto da Damilano.

Uno con la coda di paglia presenzia con/intervista un vescovo che si chiama Paglia.

Lettera aperta sul «caso Becciu»
Settimananews, 24 novembre 2020

Caro giornalista cattolico,
io non sono nessuno, non ho nessun titolo, ma amo la Chiesa e il papa.
Ti scrivo per una cosa che non mi lascia in pace. E lo faccio perché credo che tu sia una persona seria.
Il caso – la Provvidenza? – ha voluto che io sia in contatto con un giornalista assai autorevole che per varie circostanze è vicino (ma questo io l’ho scoperto man mano) a Massimiliano Coccia, colui che ha lanciato il «caso Becciu».
Nell’ultimo mese abbiamo parlato molto di questa questione, convinto lui della colpevolezza del cardinale, tanto perplesso io. Fatto sta che, dopo quasi un mese di dialogo serrato su chat, questo giornalista – che però non si occupa direttamente di cose vaticane – sembra aver cambiato idea: se inizialmente riteneva che Coccia fosse un giornalista in gamba e coraggioso, oggi mi pare che abbia cambiato idea.
E per quanto riguarda me, io sono sempre più convinto che il card. Becciu sia innocente e che qualcuno abbia ingannato il papa.
Solo che deve trattarsi di qualcuno di molto molto potente, vicino al papa, che si è servito dell’Espresso, ma evidentemente possiede strumenti per fabbricare ad arte micidiali dossier zeppi di calunnie, assolutamente falsi. Così, servendosi di un settimanale, hanno «fatto fuori» un innocente, uno degli uomini più fedeli al papa, e hanno già modificato la composizione di un ipotetico conclave.
Ieri il giornale Libero ha pubblicato dodici domande. Io mi chiedo: perché quelle dodici domande non le ha formulate la stampa cattolica? Perché questo silenzio assordante?
Davvero i cattolici lasceranno che la Chiesa venga sbranata tra testate giornalistiche avversarie tra loro, alle quali non interessa granché del bene della Chiesa?
Nel 1924-1925 il fascismo scatenò una velenosissima campagna di denigrazione – oggi si direbbe un killeraggio mediatico – contro Alcide De Gasperi e quasi nessuno ebbe il coraggio di aprire bocca per difenderlo. Uscì solo un opuscoletto intitolato La verità storica e una campagna di denigrazione (1925). Se non sbaglio l’opuscoletto venne scritto quasi tutto da De Gasperi stesso, il quale chiese però di pubblicarlo a un amico giornalista, Igino Giordani. Ovviamente non bastò a fermare la barbarie, e seguirono due decenni di fascismo.
Mi pare che siamo in una situazione assai simile. E chi tiene alta la bandiera del giornalismo cattolico? Qui o si fa la storia della Chiesa – salvando la faccia del giornalismo cattolico – o ci si piega al Male.
Credo che il card. Becciu non si metterà mai contro il papa. Ho capito di che pasta è fatto. Ma temo che ci saranno altri che lo faranno sfruttando la vicenda di cui lui è vittima.
La verità ci farà liberi! Aiutiamola a venire alla luce! La verità è buona. Perché altrimenti… «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre» e la verità verrà comunque alla luce.
Ti scrivo questi pensieri, caro giornalista cattolico, perché amo il papa e la Chiesa, e perché credo che tu sappia fare del giornalismo serio.

Andrea Paganini

“Il buio non esiste, il buio in realtà è assenza di luce” [*]
Risposta esplicita alla lettera aperta sul caso Becciu

Caro Andrea Paganini,

anche noi come te non siamo nessuno, non abbiamo titoli e anche a noi come a te stanno a cuore la Chiesa e il Papa come Vicario di Cristo. Grazie per aver scritto la tua lettera aperta, alla quale possiamo rispondere che anche noi negli ultimi tempi non ci siamo dati pace. Grazie che ci consideri persone serie.
In riferimento alla chat che tu intrattieni con il tuo amico giornalista, che conosce Coccia, per il quale in un primo momento aveva buona considerazione, possiamo dire che Coccia non è affatto deficiente. Usando le tue stesse parole possiamo dire che Coccia è molto di più, proprio perché “possiede strumenti per fabbricare ad arte micidiali dossier zeppi di calunnie assolutamente falsi” e così alcune menti raffinatissime attraverso Coccia “hanno fatto fuori un innocente, uno degli uomini più fedeli al Papa e hanno già modificato la composizione di un ipotetico conclave”.
Vedi, caro Andrea, esistono due tipi di risposte comunicative ad un fatto così eclatante e scandaloso. Tu sei una persona intelligente e sai bene che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. E spesso nella vita reale esista anche una reazione “spropositata”, aggiungiamo noi. Se applichiamo questa legge di Newton all’universo della comunicazione, possiamo affermare senza temere smentita, che esiste una risposta eloquente esplicita e – contrapposta ad essa – una “non risposta”. Questa assenza di comunicazione probabilmente – per chi la sa leggere – è paradossalmente una risposta mediatica talmente negativa, che fa capire molto bene come sta messa realmente la comunicazione cattolica nel nostro Paese. In questo caso raggiunge il reparto della terapia intensiva, nella quale – in uno stato comatoso – si trova la comunicazione istituzionale della Santa Sede, ormai da parecchio tempo.
Tu domandi il perché di un silenzio così assordante. Noi ci permettiamo di risponderti, che in particolare in questo caso il silenzio stampa non esiste, perché l’assenza di comunicazione è solo l’assenza di verità.
Il killeraggio mediatico, oltre a gettare fango su una persona innocente come Becciu, ha lo scopo di occultare la verità. In questo caso, chi tiene alta la bandiera del giornalismo cattolico, si deve sentire assolutamente chiamato in causa, abile e arruolato, pronto a scendere in campo alla ricerca della verità. E questo in difesa degli innocenti senza se e senza ma. Per questo, senza alcuna esitazione, oltre a rispondere ai tuoi quesiti, da tempo combattiamo questa nostra buona battaglia per la verità. Qui certamente si farà la storia, perché non ci piegheremo mai di fronte al Male che avanza indisturbato.
Come hai potuto capire, il Cardinale Becciu ha una nobiltà d’animo non comune e per amore per la Chiesa e per rispetto alla persona del Vicario di Cristo non andrà mai contro quest’ultimo. Ma se non si mette un freno e non si denunciano alcune porcherie di bassa lega, la verità verrà sempre occultata. Come giustamente affermi, la verità ci renderà liberi, ma per qualcuno la verità non è sempre buona. E faranno di tutto per non far emergere la verità.
La verità trova sempre un cuore e una sua penna. Questa volta, la verità è transitata attraverso la penna e il cuore di Feltri, di Rufi, di Scaraffia, di Farina e oltre ai nostri, anche di altri che seguiranno.
In un tempo di silenzio assordante, la verità passa anche per il cuore e la penna di alcuni “attenti lettori” – definizione molto cara a Damilano – che non si fanno cogliere impreparati dai post che Coccia ha scritto sul suo profilo Facebook. Coccia scriveva – fino al 19 novembre, prima che Vittorio Feltri ha iniziato ad aprire quotidianamente il suo Libero quotidiano con il caso L’Espresso – ma considerati alcuni commenti forse sarebbe stato meglio trincerarsi anticipatamente nel blackout giornalistico in cui ora sembrano sprofondati Damilano e L’Espresso, prima sempre così informati sulle faccende vaticane anche con largo anticipo.

Lo Staff del “Blog dell’Editore”

Che sodalizio, me pare che “semo stati bravi avemo fatto un bel lavoro de merda” (Redazione trasteverina del Quotidiano non profit online).

L’ultimo segno di vita del falsario Massimiliano Coccia, alias Don Andrea Andreani – costui che ha attuato attraverso le colonne dell’Espresso il killeraggio del Cardinale Becciu – è del 19 novembre 2020 alle ore 20.19, dunque prima che iniziò Vittorio Feltri le pubblicazioni su Libero (di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi). Leggere per credere di cui è capace questo falsario; come riesce con le sue mistificazioni e insinuazione a violentare la verità:

«Durante il primo lockdown sono stato querelato da Giulio Tarro per aver ricostruito su “L’Espresso” in maniera puntuale ed esaustiva il suo curriculum fatto di patacche finto accademiche, curriculum che gli serve tutt’ora per andare in giro a dire enormi bestialità sul Covid-19 [“Il covid scomparirà con l’estate” – “Il sole e la salsedine sono nemiche del Covid” solo alcune perle]. Affermazioni e cv smentiti dai fatti e dagli accadimenti in cui siamo immersi.
Durante il post lockdown sono stato querelato da un ex terrorista nero dopo aver raccontato il tessuto di complicità e connessioni tra ambienti “No-Vax”, “ultras nazisti” e “neofascisti”. Oggetto della querela aver ricordato le sue condanne definitive.
Le ricostruzioni come avete potuto vedere sono state abbastanza evidenti nelle settimane passate.
Sempre durante il post lockdown sono stato ancora querelato da un gruppo ultras neonazi del Veneto per aver ricordato alcune azioni accertate dagli inquirenti.
Qua neanche c’è bisogno che ricordo anni di aggressioni negli stadi di tutta Italia.
Ieri come avete letto il cardinale Becciu ci ha chiesto in sede civile (perché magari sul penale magari a qualche PM viene l’idea di approfondire l’oggetto della querela) 10 milioni di euro.
Becciu ricordiamo è stato destituito come ha dichiarato lui stesso non per la mia inchiesta (come è ovvio che sia) ma perché Papa Francesco, sovrano regnante di uno Stato autonomo, gli ha notificato le accuse di peculato.
Ora il tema è che non debbo convincere nessuno di quanto siano state esatte e puntuali le mie ricostruzioni, ma tutto questo, unito a svariati kg di minacce ricevute nel corso di questi mesi, vi fanno capire che razza di mestiere di merda sia fare il giornalista. Ora c’è una legge che giace dormiente sulle querele temerarie, sarebbe il caso di approvarla e sarebbe anche il caso di smetterla di portare i fiori ai cronisti ammazzati e di tutelare un minimo quello in vita perché oltre ai processi infiniti, i soldi che uno spende, esiste pure un fegato che si rode. E comunque, il fegato è abbastanza ampio, quindi non si demorde».

Anche gli Asini (essere viventi molto intelligenti) si vergognano accanto a costui.

Qui non si tratta di fare un processo al Coccia che fa killeraggio mediatico contro un Cardinale di Santa Romana Chiesa dalle colonne dell’Espresso (e con i suoi social) – di questo si occuperanno le sedi proposte –  ma di portare alla luce la verità sul caso Becciu e che il mitomane e falsario Coccia con tutte le sue pagine sull’Espresso è intenzionato a delegittimare la difesa del Cardinale Becciu, sputtanandolo; a far dubitare che il Cardinale Becciu sia una vittima innocente. La strategia di autodifesa del carnefice Coccia consiste nel farse passare per perseguitato. Una sacrosanta verità però dice nel suo delirio farneticante: come lui intende il giornalismo è difficile trovarne uno che lo farebbe meglio e come lui lo esercita è veramente una merda.

Possono bastare alcuni commenti di “attenti lettori” dei post di Coccia, che non si danno pace e che non si daranno mai pace:

“Mi dica queste cose sono vere, o anche altri giornalisti fanno ‘inchieste’ all’acqua di rose?”.

“Lei non ha mostrato la minima tutela nella veridicità sulle fandonie che ha scritto, è vero che è stato condannato per ‘falsità in atti pubblici’? A Becciu non è stato notificato proprio niente, mi sorge il dubbio che lei non lo sapesse”.

“La vicenda di Radio Radicale (Rufi) è piuttosto incresciosa”.

“Un giornalista che scrive il vero non ha paura delle querele, un mistificatore sì. Sgonfi un attimo il suo ego eroe de noeantri” + link del Sismografo.

“Quindi, mi faccia capire, un giornalista infanga il mio nome, lo querelo, perdo la causa perché in nome della ‘libertà di stampa’ i giornalisti possono anche pubblicare cose non accertate e devo pure risarcirlo???”.

“Scusi Coccia, ma veramente lei definisce inchiesta giornalistica quella pandemia di frasi sconclusionate, sia da un punto di vista logico che sintattico, pubblicata dall’espresso sul vaticano? Dai non ci credo”.


“Non pretendo una risposta io non sono nessuno, ma ai suoi amici che la seguono a tutti quelli che si complimentano con lei per le sue inchieste a tutti quelli che gli hanno messo mi piace, a quelli una risposta la deve dare”.

“Senta, ma è vero che nel suo curriculum lei vanta un’esperienza come prete? Tale Don Andrea Andreani? Se la risposta fosse affermativa, anche quello era un lavoro di merda? Chiedo per tanti amici… Buona giornata”.

“Ti saluta tanto Don Andrea Andreani”.

[*] Quando si parla colloquialmente del buio, si riferisce alla luce visibile. “Buio”, infatti, non è un termine scientifico, ma un concetto che esprime nel parlare comune l’impossibilità di vedere (anche in senso figurato). Allora, che cosa è il buio scientificamente parlando?
Nel Paradosso di Olbers viene chiesto come è possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l’infinità di stelle presenti nell’universo. Sono stato propost due ipotesi per spiegare il paradosso: l’universo esiste da un tempo finito e l’universo è in continua espansione. Secondo il cosmologo statunitense Edward Robert Harrison, la soluzione del paradosso non si trova nell’espansione dell’Universo in quanto anche un universo statico avrebbe un cielo notturnio buio, ma risiede nel fatto che le stelle brillano da troppo poco tempo per riempire tutto l’Universo con la loro radiazione.
Ecco, il buio è assenza totale della radiazione elettromagnetica sulle lunghezze del visibile.
Detto più semplicemente, il buio è mancanza di luce, cioè assenza di luce.
Quindi, il buio non esiste. Basta un solo punto luminoso per spaccare l’oscurità. Il buio prima o poi svanisce. Nella giornata sono di più le ore di luce che di buio.
La parabola della guarigione di un cieco a Betsaida nel Capitolo 8 del Vangelo di Marco racconta: “Giunsero a Betsaida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo. Allora [Gesù] preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio (…)”. Esiste una cosa capace di trasformare il buio in tenebre: separarsi dagli altri. Nelle tenebre prendono carne non le persone, ma prima di tutto la paura, la cattiveria, la menzogna, la solitudine. Nelle tenebre non c’è posto per l’altro, non si vede l’altro e non si cerca l’altro, troppo impegnati a cercare una via di uscita contro la quale sbattere il muso. L’altro è necessario per chiamare le tenebre “buio”, per iniziare a capire che la luce esiste, non il buio. Prosegue la parabola: “(…) e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?»”. Quando il Signore si rende presente attraverso gli altri, possiamo riconoscerlo anche al buio, ma quando dal nostro cuore inizia a nascere la preghiera forte di “tornare a vedere”, lì si accende davvero la luce. Ad un tratto tutto torna ad avere la sua vera forma e il suo vero colore e tutti gli altri sensi vengono in aiuto a quella parte di noi che “era morta e ora torna a vivere”: la vista. Quando lo sguardo ritorna puro, benevole, libero, tanto umile da fidarsi da chi vede più lontano.
Vedere chiaramente, infatti, non dispensa dal guardare, dalla fatica di tenere gli occhi vigili e aperti per osservare. Non dispensa nemmeno dall’umiltà di abbassare lo sguardo per scegliere di non fare il male, ma fare il bene, quel vero bene, nella verità che rende libera. L’osservazione fa vedere chiaramente ciò che c’è attorno un fatto e risveglia tutti i sensi: rende capace non solo a riconoscere da dove proviene un suono, un odore, ma anche delle azioni, e sopratutto cosa li produce. L’osservazione rende capace di toccare ciò che si vede e arrivare a capire, guardando con il proprio intimo.
Se si compie per davvero questa esperienza nel buio, si è nella certezza che le tenebre non sono capaci di vincere la luce.
E luce sia.