L’Angelo di Ghazanchetsots distrutto dagli Azeri e il monastero di Dadivank abbandonato nelle loro mani. Con il cessate il fuoco gli Armeni cristiani dell’Artsakh non sono fuori pericolo

L’accordo per il totale cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh, raggiunto l’8 novembre 2020 tra Armenia e Azerbaigian, imposto dalla Russia, è entrato in vigore il 10 novembre. “Ho firmato una dichiarazione con i Presidenti di Russia e Azerbaigian incredibilmente dolorosa per me e per il nostro popolo”, aveva affermato nella notte il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan. Il cessate il fuoco ha posto fine a sei settimane di battaglie feroci, iniziate il 27 settembre 2020 a seguito dell’aggressione delle Forze armate dell’Azerbajgian, sotto spinta della Turchia e con il sostegno di mercenari e terroristi jihadisti dalla Siria reclutati e trasferiti dalla Turchia, ufficiali militari turchi di alto rango e forze speciali del Pakistan. “Ho preso questa decisione alla luce di un’analisi approfondita della situazione militare”, ha spiegato Pahinyan, dopo che gli azeri hanno ottenuto un significativo vantaggio nei combattimenti con l’Esercito di difesa dell’Artsakh, sostenuto dall’Armenia. “L’intesa era la migliore soluzione di fronte attuale situazione”, ha aggiunto. L’annuncio dell’accordo è giunto dopo che il Presidente dell’Azerbajgian Ilham Aliyev aveva annunciato che le Forze armate azere avevano preso il controllo della città di montagna strategicamente importante di Šowši (traslitterato Shushi).

Già durante la precedente guerra del Nagorno-Karabakh, la Cattedrale apostolica armena del Santo Salvatore Ghazanchetsots di Shushi fu usata dall’Azerbaigian come armeria per i missili Grad, usati per bombardare Stepanakert, a 13 chilometri di distanza, e le aree circostanti. Per la Città strategica e simbolo di Sushi era iniziato il 27 settembre l’offensivo azero e con la conquista fu raggiunto il cessato il fuoco l’8 novembre.

Monastero di Gandzasar della Chiesa apostolica armena, nella Regione di Martakert della Repubblica di Artsakh, un simbolo della storia e dell’identità armena cristiana.

Quindi, il cessato il fuoco (che non è la pace) tra Armenia e Azerbajgian – ambedue i Paesi ormai stremati dalle perdite umane e materiali sul campo di battaglia e dai costi bellici diventati economicamente insostenibile – negoziato dalla Russia, si è conclusa con una vittoria strategica dell’Azerbajgian. Pur non conquistando tutto il territorio della Repubblica dell’Artsakh, la presa di Shushi e ottenuto il controllo dei distretti al confine con l’Armenia, pongono l’Artsakh in una morsa da tenaglia da parte degli Azeri. Le clausole dell’accordo di cessato il fuoco prevedono che l’Armenia restituirà all’Azerbajgian le Regioni di Aghdam, di Kelbajar (traslitterato Karvachar) e di Lachin.

Gli Azeri, che avevano iniziato l’aggressione con lo scopo di conquistare l’intero Nagorno-Karabakh, hanno accettato l’accordo del cessato il fuoco poche ore dopo aver conseguito un successo strategico militare con la conquista del 20% dell’Artsakh e al tempo stesso simbolico con la conquista di Shushi. Il Presidente della Repubblica dell’Artsakh aveva chiesto l’intervento energico e risolutivo della Russia di fronte all’imminente pericolo di perdere tutto il territorio.

Appare evidente che l’accordo del cessato il fuoco non è garanzie di pace tra armeni e azeri e che crea le basi per nuovi conflitti: una nuova aggressione a tenaglia azera sull’Artsakh (militarmente fattibile, considerato il vantaggio strategico acquisito dagli Azeri che hanno di fatto circondato i distretti della Repubblica dell’Artsakh ancora liberi) o una controffensiva armena per riprendere il controllo dei territori perduti (non attuabile prima di un lungo, costoso e massiccio riarmo delle forze armene, decimate dagli attacchi azeri e alleati).

Soldati Armeni Cristiani dell’Esercito di difesa della Repubblica dell’Artsakh in preghiera, prima di abbandonare agli Azeri Islamici il monastero medievale di Dadivank.

“Avete combattuto per due mesi come leoni nelle vostre montagne. Avevate tutti contro, stati ed eserciti molto più grandi di voi. Siete stati come i trecento spartani alle Termopili. Vi chiediamo scusa per l’abbandono dei nostri governi e opinioni pubbliche, ma la terra, le croci, la storia non contano più niente per noi” (Giulio Meotti).

“Padre Hovhannés Hovhannisián ha fatto sapere che non abbandonerà il monastero di Dadivank agli Azeri. Rimarrà lì per custodire il patrimonio secolare, religioso e culturale della sua terra. Preghiamo per questo coraggioso pastore” (Don Salvatore Lazzara).

Il nostro cuore è negli altopiani di Shushi, la capitale culturale dell’Artsakh. Ter voghorm, Signore, abbi pietà con il tuo popolo di Armeni Cristiani e con l’Artsakh.

Il monastero di Dadivank.

Il monastero della Chiesa apostolica armena di Dadivank, chiamato anche Khutavank (che significa letteralmente “monastero sulla collina”), nella regione di Karvachar della Repubblica dell’Artsakh, fu costruito tra il IX ed il XIII secolo. Il complesso monastico sorge a 1.100 metri di altitudine, elevato di alcune decine di metri sulla sponda sinistra del fiume Tartar, a sessanta chilometri dal monastero di Gandzasar e ad un centinaio di chilometri dalla capitale Stepanakert. A fondo valle sorge l’omonimo villaggio.

Karvachar venne conquistata dall’Esercito di difesa della Repubblica del Nagorno Karabakh (oggi Artsakh) il 4 aprile 1993 al termine di una lunga e violenta battaglia. Si tratta di una zona a scarsissima densità abitativa, con una popolazione di pastori e contadini. L’unica via di accesso è la strada che porta a Martakert lungo la stretta valle del Tartar fino al bacino del Sarsang.

Il monastero di Dadivank fu fondato da San Dad, uno dei discepoli dell’apostolo Giuda Taddeo, a ciò deve il suo nome. Nel 2007 sotto l’altare della chiesa principale è stata scoperta la tomba del santo. Il primo impianto, con la chiesa di San Taddeo del IX secolo, subì distruzioni ad opera dei turchi selgiuchidi nel 1145 ma venne poco dopo ricostruito. La cattedrale fu fatta costruire dalla Principessa Arzu Khatun, moglie del Principe Vakhtang, nel 1214. All’epoca il complesso (ancora più grande e comprendente quattro chiese, un palazzo, una biblioteca e diversi edifici residenziali) era un centro spirituale particolarmente famoso nonché sede vescovile. La decadenza cominciò nel XVII secolo quando gli abitanti della zona furono deportati in Persia.

Monastero di Dadivank.

Il complesso monastico comprende attualmente la chiesa cattedrale di San Astvadzadzin (con iscrizioni lapidarie armene fra le più estese), una cappella (che presenta particolari caratteristiche architettoniche) ed altri locali di servizio. La struttura (che è stata oggetto di lavori di restauro e consolidamento negli anni 2004 e 2005 e più recentemente) presenta un andamento architettonico variabile con edifici posti su due livelli. Sotto il gavit si trovano sepolti i principi di Khachen.

Kim Kardashian.

“L’umanità ha subito una grave perdita, non solo gli armeni dell’Artsakh”, ha detto Kim Kardashian (personaggio televisivo, imprenditrice, attrice e modella armena-statunitense), mentre condivideva un video dall’antico monastero armeno Dadivank nelle sue storie su Instagram (@kimkardashian, 191 milioni di follower). “Questo è un arrivederci per ora. Se sei triste, immagina come loro si sentono “. Karashian ha sottotitolato un video di armeni che cantavano davanti al monastero giorni prima che la Regione di Karvachar in cui si trova, venisse consegnato all’Azerbaigian. “12.000 persone sono state sfollate dalla loro casa ancestrale perché la Turchia ha ottenuto ciò che voleva”, ha detto.

Secondo i documenti storici, una piccola chiesa basilicale c’era a Shushi già nel 1722. Nel XIX secolo, in seguito alla conquista del Caucaso da parte dell’Impero russo, Shushi era una delle più grandi città della regione. Thomas de Waal osserva che era più grande e più prospera di Baku o Yerevan, rispettivamente le attuali capitali dell’Azerbajgian e dell’Armenia. La città era una delle principali città di attività culturale armena nel Caucaso, insieme a Tiflis. Secondo i dati imperiali russi del 1886, la città aveva una popolazione mista armena (57%) e azera (43%) di quasi 27.000 abitanti. La maggioranza della popolazione etnica armena di Shushi fu massacrata o espulsa nel pogrom messo in atto dall’Azerbaigian in marzo 1920.

Una vista generale di Shushi e della cattedrale del Santo Salvatore Chazanchetsots.


Durante i 70 anni di dominazione azera la cattedrale di Shushi fu danneggiata ed era gradualmente decaduta. Dopo che la regione passò sotto il controllo sovietico, a causa delle politiche atee dello stato, fu infine chiusa nel 1930 e trasformata in un granaio negli anni ’40, poi usato come garage. La sua cupola e parte delle mura che la circondarono furono distrutte negli anni ’50. La cattedrale fu saccheggiata e le sue pietre vennero utilizzate per costruire diverse case di lusso nella parte azera della città. Gli azeri hanno cercato di minare la cattedrale e di distruggere le sue colonne, tirandole con funi di ferro, ma era così forte che nessuna macchina è riuscita a distruggerla. Le due statue di angeli, che stavano all’ingresso furono distrutte.

Negli anni ’70 la cattedrale “sembrava essere sopravvissuta a pesanti bombardamenti”, raccontano le cronache. Le autorità sovietiche e azere concessero il permesso di avviare un progetto di restauro della cattedrale negli anni ’80, sotto la pressione dell’opinione pubblica. Il restauro supervisionato da Volodya Babayan iniziò nel 1981 e continuò fino al 1988.

La minoranza armena rimanente di Shushi fu espulsa dalla città in febbraio 1988, quando iniziò il conflitto del Nagorno-Karabakh. Secondo l’analista politico armeno Levon Melik-Shahnazaryan, la cattedrale fu data alle fiamme tre volte tra il 1988 e il 1991 utilizzando pneumatici per automezzi. Gli azeri hanno smantellato le statue di pietra degli angeli sul campanile nel 1989. Secondo quanto riferito, hanno venduto la sua campana di bronzo, che è stata successivamente ritrovata in un mercato a Donetsk, in Ucraina, acquistata da un ufficiale armeno per tre milioni di rubli e restituita agli armeni.

La presa di Shushi dalle Forze armate armene il 9 maggio 1992, fu un punto di svolta della guerra, come lo fu l’8 novembre 2020 per la presa dalle Forze armate azera. Prima della riconquista armena di Shushi nel 1992, gli azeri avevano immagazzinato centinaia di missili BM-21 Grad, poiché la cattedrale era al sicuro da potenziali bombardamenti armeni. Shushi fu utilizzato dagli azeri per diversi mesi come base per il bombardamento di Stepanakert, la capitale della Repubblica dell’Artsakh, con lanciatori Grad. Volontari armeni, tra cui il noto attivista Igor Muradyan, portarono fuori dalla cattedrale le casse di legno con le munizioni di artiglieria e di razzi subito dopo la presa della città dall’Esercito armeno. La bandiera armena fu issata in cima alla cupola danneggiata. Melik-Shahnazaryan scrisse che al momento della sua ripresa “praticamente, della magnifica struttura era rimasto solo uno scheletro di pietra”. Un visitatore straniero notò che “le sue finestre erano mancanti ma l’interno era in condizioni ragionevoli”. Il 23 agosto 1992, bombardieri azeri tentarono di attaccare la cattedrale. Tuttavia, non riuscirono a infliggere danni gravi. Felix Corley ha suggerito che il tentativo non era di alcuna importanza militare e “sembrava essere un tentativo deliberato di attaccare l’eredità armena in Nagorno-Karabakh”. Il restauro della cattedrale iniziò subito e secondo quanto riferito, nel 1997 era l’unico edificio restaurato a Shushi. I lavori di restauro furono condotti da Volodya Babayan e finanziati principalmente da Andreas Roubian, un benefattore evangelico armeno del New Jersey, che ha donato 110.000 $. Decine di migliaia di dollari sono arrivati da varie comunità della diaspora armena e da persone facoltosi. Il restauro e l’arredamento furono completati in maggio 1998. La cattedrale è stato riconsacrato il 18 giugno 1998, nella festa della Trasfigurazione, dall’Arcivescovo Pargev Martirosyan, Primate della Diocesi di Artsakh. La prima Divina Liturgia presso la cattedrale fu celebrata il 19 luglio 1998 alla presenza del Presidente dell’Artsakh Arkadi Ghukasyan e di funzionari statli dell’Armenia. L’Arcivescovo Sebouh Chouldjian ha letto una lettera di Sua Santità Karekin I, Patriarca Supremo e 131 ° Catholicos di tutti gli Armeni della Chiesa apostolica armena, che non ha potuto partecipare per problemi di salute. Yulia Antonyan ha suggerito che la ricostruzione Ghazanchetsots è stata “percepita più come un processo culturale finalizzato al restauro del patrimonio culturale armeno”, una” rinascita “spirituale e fisica della nazione armena” e a simboleggiare la rinascita di Shushi. Ora “torreggia, ancora una volta immacolata, sopra la città in rovina”, ha scritto de Waal nel suo libro del 2003 Giardino Nero. Il 16 ottobre 2008 si è svolto un matrimonio di massa di circa 700 coppie, sponsorizzato da Levon Hayrapetyan, un uomo d’affari in Russia, originario del Nagorno-Karabakh, 500 delle quali si sono sposate nella cattedrale Ghazanchetsots e 200 al monastero di Gandzasar. Daniel Bardsley ha scritto nel 2009 che la cattedrale è ora “uno dei pochi edifici dall’aspetto indenne della città”. Il 14 aprile 2016 Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni della Chiesa apostolica armena e Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa apostolica armena di Cilicia hanno officiato una preghiera per la pace e per la sicurezza del Nagorno-Karabakh. È avvenuto giorni dopo gli scontri tra le forze armene e azere, che i più cruenti dal cessate il fuoco del 1994, fino ai combattimenti nel Nagorno-Karabakh del 2020. Il 6 aprile 2017, Serj Tankian, il cantante del gruppo rock System of a Down ha eseguito nella cattedrale Ghazanchetsots la preghiera armena cristiana “Ter voghorm” (Signore, abbi pietà in armeno).

L’Arcivescovo Pargev Martirosian, Primate della Diocesi di Artsakh della Chiesa apostolica armena, prega a Shushi, mentre si sente il fuoco dell’artiglieria colpire Stepanakert, distante 13 chilometri.

L’8 ottobre 2020, la Cattedrale apostolica armena del Santo Salvatore Ghazanchetsots di Shushi è stata bombardata due volte dagli azeri, provocando il crollo di parte del tetto. Un giornalista russo è rimasto gravemente ferito nel secondo attacco. Anche altri due persone sono rimasti feriti. Fu utilizzata una vasta gamma di armi: artiglieria, missili drone e potenti missili Smerch lanciati da camion. Secondo analisti militari fu usato per la prima volta in combattimento un tipo di razzo israeliano chiamato Lora. Ai vecchi tempi, gli azeri usavano razzi Grad, che non causarono molti danni al di fuori del punto immediato in cui colpivano. Ora gli azeri hanno usati razzi molto più potenti, le cui schegge fanno danni in un raggio molto più ampio. Un portavoce del Ministero della difesa armeno affermò che sarebbero stati necessarie ulteriori indagini per determinare quale arma è stata utilizzata per colpire la cattedrale, ma ha notato che i missili più comuni utilizzati nel conflitto erano Smerch, Kasirga, Polonez e LAR-160. Il Ministero degli esteri dell’Armenia ha rilasciato una dichiarazione ufficiale descrivendo l’attacco alla cattedrale di Shushi come “un altro crimine della leadership politico-militare dell’Azerbaigian… questa azione si inserisce pienamente nella sua politica di armenofobia seguita per decenni. L’Azerbajgian, che ha completamente annientato il patrimonio culturale armeno in Nakhichevan e in altre parti della patria storica del popolo armeno, ora durante l’aggressione militare in corso contro l’Artsakh sta cercando di privare gli armeni dell’Artsakh della loro patria e della memoria storica”.

La Chiesa apostolica armena ha condannato l’attacco alla Cattedrale Ghazanchetsots e lo ha definito “una conseguenza di estrema intolleranza religiosa”. Quattro giorni dopo gli attacchi, il 12 ottobre 2020 il violoncellista belga-armeno Sevak Avanesyan ha suonato Krunuk (La gru) di Komitas all’interno della cattedrale parzialmente in rovina. Il Ministro degli esteri armeno, Raffi Hovannisian, ha scritto sul New York Post che per gli Armeni “un attacco come quello alla Cattedrale del Santo Salvatore non è solo questione di attualità urgente. No, la polvere vorticosa sollevata dalla violenza contro una casa di culto cristiana può riportare anche l’Armeno più moderno indietro più di un secolo – all’anno 1915”, riferendosi al genocidio armeno nell’Impero ottomano.

Il Ministero della difesa dell’Azerbaigian ha ufficialmente negato la responsabilità del suo Paese per l’attacco, mentre l’agenzia di stampa statale azera ha affermato che dietro l’attacco c’era l’Armenia. Esilarante. Il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha poi dichiarato, per davvero: “Dobbiamo indagare su questo problema… Se è stato fatto da unità militari azere, è stato un errore e non abbiamo obiettivi storici o religiosi”. Ecco, esempio lampante di negazione della realtà e dei fatti storici.

La Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) ha dichiarato di essere “sgomenta nell’apprendere che la cattedrale Ghazanchetsots è stata gravemente danneggiata dai combattimenti in Nagorno-Karabakh” e ha chiesto la salvaguardia dei luoghi di culto e dei siti religiosi, in particolare durante il violento conflitto. L’Ambasciatore americano per la libertà religiosa internazionale Sam Brownback ha dichiarato su Twitter: “Sono profondamente rattristato dalle immagini di danni alla cattedrale del Santo Salvatore (San Ghazanchetsots). Importanti siti religiosi e culturali devono essere protetti”. L’attacco è stato condannato, tra gli altri, dal membro del Congresso USA Frank Pallone e dal parlamentare tedesco Albert Weiler. Una dichiarazione rilasciata dalla International Association of Genocide Scholars (IAGS), firmata da Israel Charny, Yair Auron, Matthias Bjørnlund, Tessa Hofmann e altri ha sostenuto che gli attacchi alla cattedrale sono “una parte della politica del genocidio culturale che il governo azero ha attuato negli ultimi 30 anni, distruggendo sistematicamente il patrimonio storico armeno”. “La cattedrale di Ghazanchetsots a Shushi è, in sostanza, uno dei più grandi simboli della rinascita e del restauro dell’Artsakh. Il razzo è stato lanciato proprio su quel simbolo”, ha detto al quotidiano Aravot in riferimento agli attacchi alla cattedrale Ghazanchetsots dell’8 ottobre scorso il Vescovo Bagrat Galstyan della Diocesi apostolica armena di Tavush. Il Vescovo Galstyan ha detto di non essere in grado di dire se la cattedrale fosse stata specificamente presa di mira. Tuttavia, poiché le vite di tutta la nostra gente sono prese di mira, ha detto, la cattedrale Ghazanchetsots non avrebbe potuto essere un’eccezione. Considerando l’attacco un simbolo, è stato un attacco alla nostra essenza, identità ed esistenza, ha concluso.

Ghazanchetsots, insieme al monastero del XIII secolo di Gandzasar (che significa “montagna del tesoro” in armeno), nella Regione di Martakert della Repubblica di Artsakh, è un simbolo storico e identitario per gli armeni dell’Artsakh. Il romanziere Zori Balayan ha notato che è stato spesso citato durante l’emergere del movimento del Nagorno-Karabakh. È diventato un simbolo della liberazione della città come percepito dagli Armeni e un popolare luogo di pellegrinaggio per gli Armeni dalla madrepatria e dalla diaspora. Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni della Chiesa apostolica armena nel 2016 l’ha definito un simbolo del movimento di liberazione armeno dell’Artsakh, durante una Divina Liturgia nella cattedrale. Inoltre, è visto come un residuo della rinascita religioso-culturale della città di inizio Novecento. Numerosi manoscritti vengono conservati nella cattedrale, il primo datato 1612.

La statua dell’Angelo della Pace, custode dell’Artsakh che saluta i fedeli che arrivano alla Cattedrale apostolica armena del Santo Salvatore Ghazanchetsots di Shushi, distrutta nel bombardamento mirato dell’Azerbajgian dell’8 ottobre 2020.

Un meso dopo il bombardamento della cattedrale di Shushi, la città è caduta nelle mani delle Forze armate di aggressione azere. “Ecco l’annientamento del Cristianesimo nell’indifferenza più totale” (Don Salvatore Lazzara). Gli Azeri come l’ISIS loro alleato, come i Turchi loro istigatori a Cipro. Stesso copione. Senza la grande Russia ora l’Artsakh – e in futuro anche l’Armenia – sarebbe un cumulo di macerie. L’Europa se ne frega dei Cristiani Armeni perseguitati.

L’angelo custode bianco di Artsakh davanti alla cattedrale del Santo Salvatore Ghazanchetsots (il 21 settembre 2020, alcuni giorni prima di essere distrutto nei bombardamenti mirati dell’Azerbajgian dell’8 ottobre 2020). Un punto di riferimento di Shushi e dell’Artsakh e un monumento storico e culturale della Repubblica di Artsakh, la cattedrale è diventata un’icona per la causa dell’Artsakh armena cristiana.

La cattedrale Ghazanchetsots è una basilica a cupola con quattro absidi. È lunga 34,7 m e larga 23 m. Con un’altezza di 35 m è una delle più alte chiese armene del mondo. La sua cupola, con un tetto conico metallico, è alta 17 m. Ha tre ingressi identici da ovest, sud e nord. Sono presenti rilievi ornamentali sui portali e sulle finestre. La pianta della cattedrale è un’imitazione di quella della cattedrale della Santa Sede apostolica armena di Etchmiadzin, la Chiesa madre dell’Armenia.

Il campanile indipendente, situato a pochi metri a ovest della cattedrale Chazanchetsots, è un edificio di tre piani e costituisce la prima parte dell’attuale cattedrale, costruita nel 1858 e finanziata dalla famiglia Khandamiriants.

La cattedrale, considerata una testimonianza della potenza dell’arte architettonica armena, è vista come una combinazione di tecniche innovative e tradizioni consolidate dell’architettura armena. Sia la cattedrale, sia il campanile sono edificati in pietra calcarea bianca.

La cattedrale del Santo Salvatore Ghazanchetsots nel centro di Shushi è una delle chiese armene più importanti del mondo. È la sede della Diocesi di Artsakh della Chiesa apostolica armena. È un simbolo storico e identitario per il popolo dell’Artsakh.

Il nome Ghazanchetsots deriva da Ghazanchi (l’attuale Qazançı), un villaggio del Nakhichevan, da cui proveniva la famiglia Khandamiriants, che insieme ad altri immigrati di Ghazanchi finanziò la costruzione della cattedrale. Secondo fonti storiche, riuscirono a costruire la cattedrale solo grazie al loro mestiere. Fecero calderoni (“ghazan” in armeno) e usarono i soldi guadagnati per la costruzione. La gente del posto racconta che durante la costruzione della nuova cattedrale incontrarono un ostacolo. C’era un solo sacerdote a servire nella cattedrale e il problema era che durante una Divina Liturgia il celebrante deve ricevere l’assoluzione da un altro sacerdote. Per risolvere questo problema, gli architetti hanno trovato uno stratagemma. Hanno costruito una stanza sotterranea e l’hanno progettata in modo tale che una persona potesse sentire la propria voce molto chiaramente. Così, ogni volta, prima di celebrare la Divina Liturgia, il sacerdote poteva ricevere l’assoluzione, ascoltando la propria voce che diceva: “Lasciate che le mie orecchie sentano ciò che dicono le mie labbra”. Questa sala dell’assoluzione unica è stata conservata fino ad oggi. Inoltre, il quartiere in cui si trova la cattedrale era anche conosciuto con quel nome (Ghazanchetsots t′agh) in quanto popolato dai discendenti di migranti di Ghazanchi. La cattedrale progettata da Simon Ter-Hakobian fu consacrata il 20 settembre 1888, come si legge su una lapide nella parte superiore del portone meridionale. L’iscrizione recita: “Per la benedizione e la grazia di Dio Onnipotente questa miracolosa cattedrale sacra è stata costruita a spese e con le donazioni della parrocchia della chiesa di Amenaprkich Ghazanchetsots della città di Shushi, la costruzione è iniziata nel 1868 durante il regno dell’onnipotente imperatore di tutte le Russie Alessandro II e del patriarcato di Gevorg IV e fu completata nel 1887 al momento dell’incoronazione del figlio di Sua Maestà il beato imperatore Alessandro III e il Cattolicos Markar I, il 20 settembre 1888”.

La cattedrale di San Salvatore Ghazanchetsots nel centro di Shushi è circondata da angeli con le trombe in mano che simboleggiano l’ultima Resurrezione della Bibbia.

La cattedrale del Santo Salvatore è circondata da angeli con delle trombe nelle loro mani, simboleggiando l’ultima Risurrezione della Bibbia. Quando verrà il giorno del Giudizio Universale, gli angeli suoneranno le loro trombe e tutti i morti risorgeranno, i vivi moriranno e risorgeranno di nuovo in un istante. Gli angeli stanno in piedi sul campanile poiché simboleggia la tromba del mondo che chiama tutte le persone a un servizio sacro.

Una delle statue di angeli che tengono le trombe all’ingresso di Ghazanchetsots è raffigurata sullo stemma della città di Shushi. Nel 1987 solo due delle quattro statue in pietra di angeli che suonano le trombe che si trovano in cima al primo piano erano sopravvissute. Il campanile contiene due campane, la più grande delle quali fu fusa a Tula, in Russia, nel 1857.

La gente di Artsakh crede che gli angeli – considerati i simboli di Shushi – li facessero la guardia durante la guerra. Qui i soldati furono benedetti prima di partire per il fronte. Le statue degli angeli sono di nuova creazione da quando i più vecchi furono distrutti quando Ghazanchetsots fu danneggiato dagli azeri durante il massacro degli armeni della città in marzo 1920 dagli azeri e subì un declino di molti decenni. Quando fu liberato dopo di una difficile operazione militare, il tricolore armeno svolazzò sulla cupola in rovina e l’odore delle candele salì dalle pareti e dagli archi della cattedrale.

La scultura di un angelo della cattedrale è raffigurato sullo stemma della Città di Shushi.

Montevideo riconosce l’indipendenza dell’Artsakh

Il Consiglio comunale di Montevideo ha approvato una risoluzione in cui riconosce l’indipendenza della Repubblica dell’Artsakh e denuncia l’accordo per porre fine alla guerra firmato da Azerbaigian, Armenia e Russia, che, afferma, è una “conseguenza dell’uso illegale della forza e non di autentici negoziati equilibrati come stabilito dall’ONU”. La risoluzione denuncia gli attacchi militari contro la popolazione della Repubblica di Artsakh e Armenia da parte dell’Azerbaigian con il sostegno dello stato genocida della Turchia, rilevando che la Turchia è stata coinvolta nel trasferimento di mercenari per combattere l’Artsakh, violando gli accordi del gruppo di Minsk e il cessate il fuoco per tutti i conflitti dichiarati dalle Nazioni Unite durante la pandemia COVID-19.
Inoltre, il Consiglio comunale di Montevideo ha espresso la massima solidarietà all’intera popolazione civile (armena e azera), le principali vittime di numerosi attacchi destabilizzanti e violazioni del diritto internazionale, il popolo dell’Artsakh e degli armeni che continuano a lottare per la propria sopravvivenza, affrontando la continuazione del genocidio perpetrato nel 1915.
Il Consiglio comunicale di Montevideo dichiarò inoltre che “l’accordo firmato da Azerbaigian, Russia e Armenia è la conseguenza dell’uso illegale della forza e non di autentici negoziati equilibrati stabiliti dall’ONU, che rappresentano un trasferimento forzato del patrimonio storico e del territorio popolata da armeni per millenni ”.
 Infine, il Consiglio comunale di Montevideo ha annunciato il suo “riconoscimento della Repubblica dell’Artsakh, invitando la comunità internazionale a rispettare il suo status di Stato indipendente, essendo questa la vera via per una soluzione pacifica e garantendo una pace duratura per l’Artsakh e l’Armenia”.

Articoli precedenti

Nell’Artsakh firmato “doloroso” accordo tra Armenia e Azerbajgian per il cessate il fuoco e dispiegato contingente di mantenimento della pace russo. Violente proteste a Erevan – 10 novembre 2020
– La Repubblica dell’Artsakh sotto attacco dei tiranni azero e turco. L’obiettivo: pulizia etnica contro cristiani armeni, ostacoli agli scopi imperialisti turchi. E l’Occidente sta a guardare – 7 novembre 2020
– Le autorità italiane riconoscano la Repubblica dell’Artsakh – 4 novembre 2020
– Flash mob a Roma per Armenia e Artsakh contro l’indifferenza. Minacce azere alle Istituzioni italiane. Azerbaigian utilizza fosforo bianco nell’Artsakh – 31 ottobre 2020 [in fondo a questo articolo i link degli articoli precedenti sull’aggressione dell’Azerbaigian nel Nagorno Karabakh]

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