Carpi: mons. Castellucci invita a stare lieti

“Se sapremo concentrarci sull’essenziale, lasciando da parte inutili beghe e conflitti, prestando ascolto e aiuto alle persone più fragili, recuperando la gioia di pregare, celebrare e vivere la prossimità, nonostante tutte le difficoltà, le restrizioni e i distanziamenti, staremo lieti”: è la conclusione del messaggio che mons. Erio Castellucci, amministratore apostolico, indirizza alla chiesa di Carpi all’inizio dell’anno pastorale 2020-2021.

‘Per il resto, fratelli, state lieti’ è il titolo del ‘messaggio pastorale’, breve ma intenso, da cui si dovranno attingere non tanto proposte di attività o aree tematiche specifiche, quanto piuttosto i riferimenti ad un rinnovato stile personale e comunitario per affrontare una ripresa pastorale che ‘avviene in un clima di generale incertezza’.

Il vescovo condivide il suo stupore per la scelta dell’Apostolo di intonare una sorta di inno alla gioia nonostante il momento vissuto dalla comunità di Corinto fosse tutt’altro che tranquillo: “Ma il filo conduttore della lettera è, paradossalmente, la gioia. Paolo la richiama spesso e la fa emergere non da motivi umani, ma dalla consolazione che proviene da Dio, il quale trasforma in forza la nostra debolezza”.

Una lettera scritta ‘tra molte lacrime’ ma dove ‘il filo conduttore è, paradossalmente, la gioia’, come questa ripresa pastorale: “La ripresa pastorale avviene in un clima di generale incertezza. Un anno fa richiamavo l’immagine di Gesù risorto che si mette in cammino con i due discepoli di Emmaus il pomeriggio di Pasqua; e non immaginavo certoche questo cammino avrebbe imboccato ad un certo punto un sentiero così aspro come la pandemia, con il suo carico di malattia, di angoscia e di morte.

Il flagello del covid-19 ci ha riportato dal clima della Pasqua a quello della passione e morte; ci ha quasi costretti a retrocedere nel tempo, a salire di nuovo sul Golgota e rientrare nel sepolcro, sostandovi più del previsto”.

Quindi la presenza di Gesù è reale: “…la presenza del Signore risorto non è comunque mai mancata. Ha camminato con noi in questa fatica, è stato vicino alle persone più fragili, anche attraverso l’opera generosa e perfino eroica di tanti: negli ospedali, nei luoghi di ricovero e di cura, nelle case e anche nelle nostre comunità cristiane, che hanno cercato di farsi tutto a tutti, nei modi consentiti e possibili”.

Sulla fatica di questa ripresa si è focalizzata l’attenzione di mons. Castellucci, con preoccupazione, condivisa con tutte le Chiese italiane, ma senza dimenticare il filo conduttore del suo pensiero: si deve trovare consolazione nel Signore e non nei progetti umani:

“Non so ancora quali strade la diocesi sarà chiamata a percorrere nell’immediato futuro; immagino che ci attendano in ogni caso mesi di passaggio e quindi di confronto, riflessione, dibattito. Alcuni processi sinodali sono bene avviati, come i consigli pastorali, il collegio dei consultori e il consiglio presbiterale; gli uffici diocesani continuano a lavorare bene e le parrocchie, le associazioni e i gruppi non si sono mai fermati”.

La lettera si conclude con l’invito a non alimentare divisioni: “Lasciate dunque da parte le mormorazioni, inutili e dannose, che servono solo ad aumentare il malumore; cercate di non appassionarvi alle tesi dei complottisti e degli apocalittici, che in questo tempo rischiano di dividere ulteriormente i cattolici;

evitate la litigiosità, che corrode troppo spesso le nostre comunità cristiane e allontana coloro che vi si affacciano, scandalizzandoli; raccogliete le forze per aprirvi alla creatività dello Spirito, che in mezzo alle incertezze ci riconduce all’unica roccia, il Signore Gesù.

Se sapremo concentrarci sull’essenziale, lasciando da parte inutili beghe e conflitti, prestando ascolto e aiuto alle persone più fragili, recuperando la gioia di pregare, celebrare e vivere la prossimità, nonostante tutte le diffi coltà, le restrizioni e i distanziamenti, staremo lieti”.

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