La Repubblica dell’Artsakh sotto attacco dei tiranni azero e turco. L’obiettivo: pulizia etnica contro cristiani armeni, ostacoli agli scopi imperialisti turchi. E l’Occidente sta a guardare

Trincee, fucili e baionette, fosforo: la guerra di aggressione dell’Azerbajgian contro l’Artsakh è condotta come un secolo fa.
L’aggressione militare azera è continuata durante tutta la notte in tutte le principali direzioni del fronte nel Nagorno-Karabakh, ha informato l’Esercito di Difesa dell’Artsakh. Combattimenti più intensi e feroci si sono svolti nella sezione di Shushi-Karin Tak.
Le unità dell’Esercito di Difesa dell’Artsakh hanno respinto con successo più tentativi delle forze nemiche. Le suddivisioni di artiglieria dell’Esercito di difesa dell’Artsakh si sono distinte con particolare efficienza.
La situazione tattico-operativa in tutte le direzioni del fronte resta invariata, mentre le forze nemiche continuano a prendere di mira i pacifici insediamenti civili nel territorio della Repubblica dell’Artsakh, con granate a propulsione a razzo, caricate anche al fosforo.

“L’uso da parte dei militari azeri di munizioni al fosforo vietate contro l’Artsakh non solo intende infliggere danni all’Esercito di difesa dell’Artsakh, ma mira anche a provocare enormi incendi boschivi e a creare veri e propri rischi di disastri ambientali nell’area”, ha detto il Ministero della difesa armeno, rilasciando un video dell’attacco in cui l’esercito azero ha utilizzato le munizioni che contengono elementi di armi chimiche.
“La forza ostile ha utilizzato munizioni al fosforo contenenti elementi di armi chimiche nella zona del conflitto Artsakh-Azerbaigian, che è una grave violazione del diritto internazionale umanitario, delle norme e dei principi del diritto consuetudinario, delle convenzioni di Ginevra, nonché delle disposizioni delle Nazioni Unite. Oltre all’intento di infliggere danni alle forze armene, il nemico mira anche a provocare massicci incendi boschivi e creare veri e propri rischi di disastri ambientali nell’area. Il divieto delle suddette azioni e dei diritti e dei valori concomitanti risiede principalmente nel campo del diritto consuetudinario, mentre l’uso di tali armi, che non distinguono tra obiettivi militari e civili, che causa disastri ambientali e possibili perdite umane, costituisce crimini di guerra”, ha detto il Portavoce del Ministero della difesa armeno Shushan Stepanyan.

Generale di brigata iraniano Ali Hajiloo.

L’esercito iraniano sta dispiegando unità corazzate al confine con l’Armenia e l’Azerbaigian

Il Comandante dell’Esercito iraniano della regione nord-ovest dell’Iran ha affermato che unità corazzate iraniane sono state dispiegate nella zona di confine con l’Azerbaigian e l’Armenia. Il Generale di brigata Ali Hajiloo ha sottolineato ieri, 6 novembre 2020 che l’Esercito della Repubblica Islamica dell’Iran ha la responsabilità di difendere le aree di confine del Paese da qualsiasi aggressione dei nemici. Riferendosi ai recenti conflitti tra le forze armene e azerbaigiane, ha affermato che le forze di terra dell’esercito nel nord-ovest dell’Iran hanno la missione di garantire la sicurezza e la pace della regione. Ha continuato dicendo che il Quartier generale dell’esercito iraniano nella regione nord-ovest ha già inviato un certo numero di forze armate per monitorare l’area e attualmente anche delle forze corazzate nella regione stanno partecipando a questa missione.

Come abbiamo già riferito precedentemente, nell’aggressione dell’Azerbajgian contro l’Artsakh, sotto spinta della Turchia e con il sostegno di mercenari e terroristi jihadisti dalla Siria reclutati e trasferiti dalla Turchia, ufficiali militari turchi di alto rango e forze speciali del Pakistan, le Forze armate azere stanno bombardando l’Artsakh, mirando ad obiettivi civili, usando anche munizione al fosforo bianco.

Don Salvatore Lazzara ha twittato questa mattina, che qualche giorno fa è stato colpito con il fosforo bianco anche l’ospedale pediatrico. Sono morti diversi bambini, altri sono stati feriti in modo atroce. “Questi non sono importanti come quelli siriani che alimentavano la propaganda della guerra. Dove sono i media?”, ha commentato @DonSa. Sono asserviti al regime azero-turco-jihadista e anche troppo presi con la propaganda anti-Rep Trump e pro-Dem Biden, pro aborto, pro antifa, pro BLM, pro caos.

Difensori dei diritti umani hanno pubblicato un rapporto sull’uso di armi incendiarie da parte dell’Azerbajgian contro l’Artsakh

Il Difensore dei diritti umani dell’Armenia e il Difensore civico per i diritti umani dell’Artsakh hanno pubblicato un rapporto ad hoc sull’uso di munizioni incendiarie di distruzione di massa (arma incendiaria) contenenti elementi chimici (possibilmente fosforo bianco) contro l’Artsakh da parte delle Forze armate azeri.

I risultati del rapporto si basano su delle prove che sono presentate nel rapporto (oltre 18 foto di ferite corporee di civili, mappe, ecc.). I risultati specifici si basano su studi della Facoltà di Medicina Militare dell’Università Statale di Medicina di Yerevan After Mkhitar Heratsi.

Studi congiunti delle due istituzioni per i diritti umani dimostrano che le munizioni incendiarie sono state utilizzate contro obiettivi civili e foreste dell’Artsakh, causando gravi danni a lungo termine alla popolazione pacifica e all’ambiente.

In molti casi di utilizzo di munizioni per la distruzione di massa incendiarie, le foreste sono vicine alle comunità civili (es. Nngi, Sghnakh, Aknaghbyur, Taghavard, Togh, Qarin Tak), in alcuni casi anche a 100 metri di distanza. Quindi, la questione è anche legata agli inevitabili danni a lungo termine alla vita e alla salute della popolazione civile.

Le missioni di accertamento congiunte dei due Difensori dei diritti umani hanno rivelato che complessivamente circa 1.815 ettari di superficie forestale sono stati danneggiati in quasi tutte le regioni dell’Artsakh. Considerando le specificità delle munizioni, questo numero potrebbe aumentare anche se il suo utilizzo non continuerà più.

Inoltre, è stato anche riferito che nelle comunità civili (es. Nngi, Taghavard, Aknaghbyur) sono state causate distruzioni di obiettivi indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile (es. gasdotti).

L’attuale relazione ad hoc ha stabilito almeno i seguenti fatti, indipendentemente dal tipo concreto dell’elemento chimico nelle munizioni usate:
1. le munizioni hanno natura di distruzione di massa;
2. le munizioni contengono elementi chimici;
3. le munizioni sono utilizzate nelle foreste, provocando incendi su larga scala e causando gravi danni all’ambiente a lungo termine;
4. secondo valutazioni di esperti, il fuoco, provocato da questo tipo di arma, non si ferma nemmeno con i materiali estinguenti o con l’acqua;
5. le foreste dove sono state utilizzate queste munizioni, si trovano in prossimità delle insediamenti civili;
6. secondo le attività di accertamento dei fatti, i civili, probabilmente investiti dall’uso delle munizioni, si stanno nascondendo dagli attacchi delle forze militari azere in quelle foreste;
7. l’uso di queste munizioni contro obiettivi civili è proibito dal diritto internazionale e può presentare crimini di guerra.

Le azioni di aggressione azera nell’Artsakh riferite, si iscrivono perfettamente nella politica armenofoba alimentata per decenni dal Presidente azero Ilham Aliyev, palesata nella sua dichiarazione: “Tutti gli armeni del mondo sono il nemico numero uno dell’Azerbaigian!”. Sotto il regime Aliyev, un’intera generazione è stata cresciuta con visioni razziste contro gli armeni: a cominciare dalla socializzazione negli asili, un’intera generazione di azeri è stata allevata in uno spirito di odio ed è stata incoraggiata e premiata per la violenza contro gli armeni. Questa pratica è stata denunciata dalla Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza del Consiglio d’Europa.

Per farsi un’idea di questa mentalità e di questo morboso sistema di valori nazionali ci sono numerosi casi a cui poter fare riferimento. Nel frattempo assistiamo alla diffusione di fake-news, disinformazione, manipolazione della realtà da parte dell’Azerbajgian.

“L’Armenia vuole la pace, l’Azerbaigian la guerra”, ha dichiarato il Consiglio per la Comunità Armena di Roma. L’Azerbaigian ha preparato da mesi una aggressione senza precedenti a danno della piccola Repubblica dell’Artsakh, che conta 150 mila abitanti contro i 10 milioni dell’Azerbaigian; ha ingaggiato tramite la Turchia mercenari jihadisti dalla Siria (le confessioni di alcuni di loro sono incontestabili); continua a bombardare senza tregua le postazioni civili e le infrastrutture come recentemente l’ospedale pediatrico di Stepanakert, anche con l’uso di armi proibite dalle convenzioni internazionali; e continua a spargere bugie.

Da ultimo, l’Assistente del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Capo del dipartimento di politica estera dell’amministrazione presidenziale, Hikmat Hajiyev provando a prendere in giro il mondo, ha rinnovato il tentativo di coprire l’onta delle operazioni criminali messe in atto dalla coalizione dei due dittatori, l’azero Ilham Aliyev e il turco Recep Tayipp Erdogan. Con le sue dichiarazioni, come da prassi consolidata, cerca di attribuire alla parte armena cristiana azioni e comportamenti ai quali è ricorso e continua a ricorrere l’Azerbajgian in questi quaranta giorni di guerra.

Intanto, la quasi totalità dei giornalisti presenti sul fronte dal lato azero sono azeri e turchi. I pochissimi inviati stranieri che ne hanno accesso sono controllati a vista e Internet è fuori uso in molte zone del Azerbajgian. E come se questo non bastasse, anche le ricostruzioni falsificate presentate dall’Azerbajgian ai media locali e internazionali a volte scadono nel ridicolo con fotomontaggi da principiante e ricostruzioni improbabili dalla scena “del crimine”.

I primi giorni dell’aggressione azera, l’opinione pubblica mondiale certamente non era a conoscenza di quanto stesse accadendo nel Nagorno-Karabakh, ma con il tempo e con l’invio di corrispondenti e fotoreporter sul campo dal lato armeno, la verità sta affiorando e il mondo sta conoscendo l’orrore compiuto dal regime azero, insieme a quello turco, contro la popolazione pacifica del Nagorno-Karabakh, la cui unica colpa è quella di voler vivere in pace e in libertà.

E quando Hikmat Hajiyev richiama all’accoglienza azera dell’Azerbaigian, il ricordo torna con orrore ad alcuni fatti, che elenchiamo come esempi:
– ai pogrom contro gli armeni di Sumgait, Kirovabad, Baku e Shushi, dove nel 1920 il quartiere armeno fu dato alle fiamme e 20.000 armeni trucidati o costretti a scappare, garantendo oggi la “purezza azera” della città;
– ai massacri compiuti negli ultimi tre decenni a danno di militari e civili;
– alla decapitazione nel 2004 dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan “giustiziato” mentre dormiva, durante un addestramento NATO a Budapest dal collega azero Safarov, che poi al ritorno a Baku insignito del titolo di “Eroe nazionale”;
– ai soldati azeri che nel 2016, durante la guerra dei quattro giorni, hanno mutilato e ucciso persone anziane nei villaggi di confine e decapitato alcuni soldati armeni, pubblicando le foto delle teste mozzate in trofeo sui social media (uno di quei criminali di guerra successivamente è stato premiato dal Presidente Aliyev)
– a un giocatore di calcio, Mkhitaryan, che non ha potuto disputare una finale di Europa League a Baku solo perché armeno.

Va riportato alla memoria tutto questo, mentre i missili e le bombe azere al fosforo bianco ricadono sulle foreste, sui villaggi e sul ospedale pediatrico di Stepanakert.

Alcuni giorni fa, l’Ambasciatore della Repubblica dell’Armenia in Italia, S.E. Sig.ra Tsovinar Hambardzumyan con un Nota ha denunciato che Stepanakert, Shushi e Martakert e le altre città e i villaggi nel Nagorno-Karabakh (Artsakh) sono state oggetto dei più intensi bombardamenti da parte dell’Azerbaigian che hanno causato ingenti perdite tra la popolazione civile e la distruzione di infrastrutture vitali. Seppur nel corso di una pandemia, gli ospedali e altre infrastrutture, tra cui l’ospedale ostetrico e pediatrico, sono stati intenzionalmente presi di mira. Sfortunatamente, questo atroce crimine è solo una parte delle tragiche realtà cui assistiamo in Artsakh da ormai più di un mese, da quando le forze armate azere hanno lanciato un attacco aereo, missilistico e terrestre su larga scala lungo l’intera linea di contatto con l’Artsakh.

Contro la popolazione civile dell’Artsakh non solo vengono usati missili con testate a grappolo e bombe al fosforo bianco. Sono in atto anche torture, esecuzioni di civili e decapitazioni di ostaggi, incitamento all’odio di massa nei confronti degli armeni cristiani. Ci sono vittime tra bambini, donne e anziani, distruzioni massicce di insediamenti civili. Queste gravissime violazioni del diritto internazionale umanitario da parte azera vengono effettuate con il diretto coinvolgimento della Turchia e di mercenari jihadisti provenienti dal Medio Oriente, con l’obiettivo di annientare il popolo armeno cristiano dell’Artsakh.

Nonostante gli appelli della comunità internazionale e gli sforzi di Francia, Russia e Stati Uniti, Co-Presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, l’Azerbaigian rifiuta in maniera persistente di implementare gli accordi di tregua umanitaria e l’introduzione di meccanismi di verifica per garantire il mantenimento del cessate il fuoco nelle zone di guerra.

La continua politica azera islamica di pulizia etnica nei confronti degli armeni cristiani è stata anche palesata dalla distruzione e dagli attacchi contro il patrimonio cristiano culturale ed architettonico armeno sparso su tutto il territorio dell’Azerbaigian. Tra il 1998 e il 2003, in condizioni di relativa pace, quasi 10.000 croci medievali armene in pietra sono state abbattute ed eliminate nella regione di Nakhichevan in Azerbaigian e le chiese armene sono state completamente distrutte in tutto l’Azerbaigian. Questo non è stato altro che un genocidio culturale e un crimine di guerra come sancito dal diritto internazionale umanitario, poiché la distruzione dell’eredità culturale e architettonica di un popolo lo priva del suo passato e del suo luogo di appartenenza, distrugge la sua identità, la sua memoria, la sua storia. A seguito della pulizia etnica attualmente nel Nakhichevan non è rimasto neanche un armeno.

Niente è cambiato nel 2020. Infatti, l’8 ottobre le forze armate azere hanno lanciato due attacchi intenzionali contro la cattedrale del Santo Salvatore (Ghazanchetsots) a Shushi, un simbolo culturale e religioso emblematico dell’Artsakh. Il carattere disumana del regime dittatoriale azero è rivelato dal fatto che in quel momento, nel seminterrato della cattedrale, vi fossero presenti bambini, donne e anziani alla ricerca di un riparo dagli attacchi diretti contro gli edifici residenziali di Shushi. Ciò ha provocato non solo gravi distruzioni ma anche numerosi feriti, tra cui anche giornalisti stranieri.

È importante ricordare che le radici di questo conflitto originano nei tempi sovietici, quando Stalin decise di annettere il Nagorno-Karabakh come regione autonoma all’Azerbaigian sovietico, seguendo la logica politica del “divide et impera”. Il Nagorno-Karabakh è stato solo per 70 anni, durante il periodo sovietico, parte dell’Azerbaigian. Tra il 1988 e il 1990, prima del collasso dell’Unione Sovietica, l’Azerbaigian ha risposto alle proteste pacifiche e alle richieste di più ampi diritti degli armeni nel Nagorno-Karabakh con massacri e pogrom nelle città di Sumgait, Baku e Kirovabad. A ciò ha fatto seguito l’espulsione di tutti gli armeni che vivevano in Azerbaigian e una guerra a tutti gli effetti che è durata tre anni e che ha causato 30.000 vittime da ambo le parti. Gli armeni allora resistettero alla guerra imposta. Inoltre, l’Azerbaigian è diventato vittima della sua stessa aggressione, poiché le forze armene sono state costrette a creare una buffer zone intorno al Nagorno-Karabakh allo scopo di garantire la sicurezza di quest’area. Questi distretti erano stati utilizzati dall’Azerbaigian come avamposti dell’artiglieria pesante e per il blocco del Nagorno-Karabakh, attraverso cui era stato impedito qualsiasi rifornimento di beni essenziali, compresi cibo e medicine.

In questo contesto, è importante riflettere sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, principale argomento azero degli ultimi anni. Queste risoluzioni furono adottate nel 1993 durante la fase armata del conflitto con l’obiettivo immediato di raggiungere un cessate il fuoco tra gli armeni cristiani del Nagorno-Karabakh e gli azzeri musulmani l’Azerbaigian. Non potevano in alcun modo definire le basi per la soluzione politica del conflitto. Le risoluzioni chiedevano che l’Armenia usasse la sua influenza sulla leadership del Nagorno-Karabakh per attuarle.

Nel maggio 1994 l’Armenia, il Nagorno-Karabakh e l’Azerbaigian hanno firmato un accordo di cessate il fuoco, soddisfacendo così la richiesta essenziale delle risoluzioni ONU. L’accordo del 1994 è tuttora in vigore legalmente e l’Azerbaigian l’ha violato con l’aggressione iniziata il 27 settembre scorso.

È importante notare che è stato sempre l’Azerbaigian, proprio come adesso, a violare continuamente i requisiti primari di quelle risoluzioni, che chiedevano di fermare “gli attacchi ai civili e i bombardamenti delle aree abitate, nonché di rendere efficace il cessate il fuoco permanente” (Risoluzione 874) ed esortavano “tutti gli Stati della regione ad astenersi da qualsiasi atto ostile e da qualsiasi interferenza o intervento, che porterebbe all’ampliamento del conflitto e minerebbe la pace e la sicurezza nella regione” (Risoluzione 884).

Inoltre, adottando queste risoluzioni, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha negato l’importanza di altri principi di diritto internazionale, vale a dire quello del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Le suddette risoluzioni hanno indicato che la mediazione internazionale è affidata ai Co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, ovvero a Russia, Stati Uniti e Francia, i quali hanno posto le basi per i negoziati su tre principi fondamentali:
– divieto dell’uso della forza o minaccia dell’uso della forza;
– integrità territoriale;
– autodeterminazione dei popoli.

Cosa ancora più importante, i suddetti principi devono essere considerati tutti insieme come un pacchetto e non separatamente. Eppure, questi principi sono stati gravemente violati o manipolati dall’Azerbaigian negli ultimi tre decenni.

Il conflitto nel Nagorno-Karabakh non è una lotta per i territori, né uno scontro religioso o culturale – ma riguarda il diritto della Repubblica dell’Artsakh di determinare liberamente il proprio destino. Il popolo dell’Artsakh non vuole nulla che non gli appartenga. La sua lotta è per il diritto umano più basilare, ossia il diritto a vivere liberi dall’insicurezza e dall’oppressione. Si tratta di qualcosa che tutti i popoli hanno rivendicato ad un certo punto della loro storia, come nel Timor Est e nel Kosovo, tra gli altri. Il popolo dell’Artsakh si è guadagnato lo stesso diritto e non vi è alcuna quota su libertà e democrazia.

Per quasi trent’anni l’Artsakh ha dimostrato di godere di tutti gli attributi della piena sovranità:
– capacità di tenere elezioni democratiche;
– capacità di governare la propria popolazione;
– capacità di proteggere i propri confini;
– capacità di condurre relazioni internazionali.

E il suo diritto all’autodeterminazione è ulteriormente rafforzato dai seguenti elementi legali:
Componente dell’autodeterminazione: nel 1991, subito dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, il Nagorno-Karabakh ha ottenuto la propria indipendenza esattamente come ha fatto l’Azerbaigian, nel pieno rispetto della legislazione dell’Unione Sovietica, in particolare secondo l’articolo 3 della “Legge sui problemi concernenti la secessione di una repubblica dell’Unione dall’URSS”. Così, sul territorio dell’ex Repubblica Socialista Sovietica Azera sono state create due formazioni statali uguali: la Repubblica dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh) e la Repubblica dell’Azerbaigian.
Componente territoriale: il popolo dell’Artsakh ha rivendicato il diritto all’autodeterminazione sulle proprie terre storiche che non sono mai state sotto la giurisdizione dell’Azerbaigian indipendente.
Componente dei diritti umani: l’Azerbaigian, perpetrando violenza, odio e pulizia etnica nei confronti degli armeni cristiani dell’Artsakh, che sta perpretrando anche in questo momento, non ha nessun diritto morale di governarli.
Componente democratica: il popolo della Repubblica dell’Artsakh ha scelto la via della democrazia e nessuno può costringere questo popolo a vivere sotto il dominio di una dittatura corrotta come quella dell’Azerbaigian.

Riferimenti a qualsiasi tipo di autonomia all’interno dell’Azerbaigian sono assolutamente inaccettabili per il popolo dell’Artsakh, poiché quell’autonomia porterebbe un esito tragico per gli abitanti della Repubblica dell’Artsakh. È proprio contro quell’autonomia all’interno dell’Azerbaigian che si è ribellato il popolo dell’Artsakh nel 1988.

E ora l’Azerbaigian di Aliyev ha coinvolto la Turchia di Erdogan con il suo evidente obiettivo di portare avanti l’eredità ottomana del genocidio degli armeni cristiani e ha importato nella regione migliaia di mercenari jihadisti musulmani dal Medio Oriente per combattere contro gli armeni cristiani. L’obiettivo dell’Azerbaigian è chiaro: cancellare tutte le tracce armene cristiane dall’Artsakh e prendersi la terra senza i suoi abitanti armeni cristiani.

Il popolo della Repubblica dell’Artsakh oggi combatte per le proprie case, per le proprie famiglie, per la propria sicurezza, per la propria sopravvivenza e per il proprio futuro. Questo fa sì che queste persone, appena 150.000, scelgano di combattere la loro guerra esistenziale contro il triumvirato multimilionario turco-azero-terrorista e di morire piuttosto che vivere sotto la giurisdizione dell’Azerbaigian.

Il popolo dell’Artsakh è ora sull’orlo di una catastrofe umanitaria e c’è un disperato bisogno che la comunità internazionale non sia indifferente e riconosca l’indipendenza dell’Artsakh per salvare il suo popolo dell’annientamento.

Urge sostegno internazionale per la Repubblica dell’Artsakh

Due cartelloni sono stati installati a Los Angeles, sensibilizzando sulla guerra di aggressione azera in corso nell’Artsakh. L’iniziativa è stata presa dagli alunni della Rose e Alex Pilibos Armenian School.

In questi tempi estremamente difficili, è essenziale che Parlamenti, organi amministrativi ed esecutivi insistano affinché la moralità sia al contempo la base e il traguardo delle politiche estere. È un imperativo morale dimostrare e affermare chiaramente che le persone valgono più del petrolio e del gas. In effetti, l’Europa ha bisogno delle risorse energetiche dell’Azerbaigian tanto quanto l’Azerbaigian ha bisogno dell’Europa per venderle.

Il Ministro degli esteri ameno ha informato la sua controparte canadese sulla situazione nel Nagorno-Karabakh

Il Ministro degli esteri dell’Armenia Zohrab Mnatsakanyan in una conversazione telefonica ha informato il suo omologo canadese François-Philippe Champagne sulla situazione nel Nagorno-Karabakh. “Oggi i civili a Stepanakert e Shushi sono stati nuovamente oggetto di pesanti bombardamenti. I terroristi stranieri portati dalla Turchia nell’Azerbaigian combattono contro l’Artsakh. Apprezziamo molto il supporto e l’azione dei nostri amici”, ha scritto FM Mnatsakanyn su Twitter dopo la conversazione telefonica.

François-Philippe Champagne ha sottolineato la necessità di un cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh e ha aggiunto che “consentire l’assistenza umanitaria è una priorità”. “Stiamo lavorando con gli alleati per fermare le interferenze straniere e invitare le forze esterne a restare fuori dal conflitto per porre fine ai danni per le vittime civili”, ha detto il Ministro degli esteri canadese.

L’Ambasciatore armeno negli Stati Uniti ha informato il Membro del Congresso Sherman sulla guerra su vasta scala scatenata dall’Azerbaigian

Il 6 novembre S.E. Sig. Varuzhan Nersesyan, Ambasciatore della Repubblica di Armenia negli Stati Uniti d’America, ha avuto una conversazione telefonica con il Membro del Congresso Repubblicano Bred Sherman. L’Ambasciatore si è congratulato con il Sherman per la sua rielezione a membro della Camera dei Rappresentanti e gli ha ringraziato per il suo costante sostegno alle iniziative relative alle questioni armene al Congresso. Durante la conversazione telefonica, Varuzhan Nersesyan ha informato Sherman sulla guerra su larga scala scatenata dall’Azerbaigian nell’Artsakh, le armi utilizzate nell’aggressione militare, nonché il supporto fornito dalla Turchia, inclusa la partecipazione di mercenari terroristi jihadisti sul campo di battaglia.

L’Assemblea della Corsica ha adottato una risoluzione sul riconoscimento della Repubblica dell’Artsakh

L’Assemblea corsa ha anche denunciato l’aggressione azero-turca contro l’Artsakh e ha espresso sostegno alla lotta del popolo armeno per la libertà e la pace. La risoluzione chiede inoltre agli Stati membri delle Nazioni Unite e all’Unione Europea di riconoscere l’indipendenza della Repubblica dell’Artsakh.

Foto di Robyn Beck/AFP/Getty Images.

#BoycottHate. Burger King si scusa per i post sui social media a sostegno dell’aggressione azera nel Nargorno-Karabakh

In una Email al Comitato Nazionale Armeno d’America – Regione Occidentale (ANCA-WR), Burger King ha formulato delle scuse per i post pubblicati dal suo affiliato dell’Azerbaigian che sostiene espressamente lo sforzo di guerra genocida dell’Azerbaigian. L’ANCA-WR ha contattato il Consiglio di amministrazione di Burger King, nell’ambito della sua campagna #BoycottHate per esprimere la preoccupazione della Comunità armena statunitense sull’uso della piattaforma del suo marchio per promuovere la campagna di pulizia etnica del governo azero.

Nella risposta Burger King ha scritto: “Grazie per aver portato la questione alla nostra attenzione. Ti assicuriamo che i post sui social media che fanno riferimento all’Azerbaigian non erano conforme alle linee guida e non riflettono le opinioni del marchio Burger King. Abbiamo verificato che l’affiliato ha rimosso il contenuto poco dopo la pubblicazione del post e che il messaggio diffuso con il post non verrà ripetuto. Ci scusiamo per questo incidente e lavoreremo con il franchisee per garantire che i ristoranti Burger King in Azerbaijan si concentrino nel fornire il cibo di alta qualità e dal gusto eccezionale che i nostri ospiti si aspettano da noi”.

Alla fine del mese scorso, i franchisee azeri di McDonald’s e Burger King hanno pubblicato sulle loro piattaforme di social media immagini che indicavano il sostegno all’aggressione genocida dell’Azerbaigian contro il popolo armeno cristiano dell’Artsakh. I post includevano commenti come “Il Karabakh è Azerbaigian” e “La vittoria è con te, soldato azero”. Sia Burger King che McDonald’s hanno rimosso i post sui social media quando il problema è stato portato alla loro attenzione.

“L’Azerbaigian ha una storia di utilizzo di marchi globali e simboli culturali per mascherare le sue violazioni dei diritti umani”, ha osservato Nora Hovsepian, Esq., Presidente del Consiglio di amministrazione di ANCA-WR. “Avere Burger King rimosso i post fatti dal suo affiliato e chiedere scusa per la svista è un passo importante verso lo smantellamento della nefasta macchina di influenza globale dell’Azerbaigian”.

Nel mese precedente, l’attivismo in tutta la diaspora armena globale ha visto importanti vittorie contro i governi turco e azero. A ottobre, importanti aziende tra cui DLA Piper, Livingston Group, Greenberg Traurig e Mercury Public Affairs hanno interrotto la registrazione di agenti stranieri per la Turchia e l’Azerbaigian, in risposta alle proteste della comunità armena negli USA.

E la scorsa settimana, i produttori di tecnologia con sede negli Stati Uniti tra cui Viasat, Trimble Navigation e Beringer Aero hanno promesso di sospendere le esportazioni in Turchia dopo che è stato scoperto che componenti da loro forniti, sono state utilizzate negli UAV (Unmanned Aerial Vehicles, droni) Bayraktar, che sono stati impiegati nell’Artsakh per far piovere il terrore sulle popolazioni civili.

Articoli precedenti

Le autorità italiane riconoscano la Repubblica dell’Artsakh – 4 novembre 2020
– Flash mob a Roma per Armenia e Artsakh contro l’indifferenza. Minacce azere alle Istituzioni italiane. Azerbaigian utilizza fosforo bianco nell’Artsakh – 31 ottobre 2020 [in fondo a questo articolo i link degli articoli precedenti sull’aggressione dell’Azerbaigian nel Nagorno Karabakh]

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