#restiamoliberi. A Roma in migliaia per chiedere il ritiro del liberticida, inutile, dannoso e anticostituzionale Ddl Zan sull’omotransfobia

Ecco a voi un popolo libero, che ama la libertà e che difende la libertà. Un popolo che rispetta tutti e che lotta perché si possa ancora dire che 2+2 fa 4, che “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesis 1,27) e che ogni bambino ha diritto a una mamma e a un papà. #RestiamoLiberi! Abbiamo sperato che smettessero gli abusi sugli animali… Invece hanno cominciato a legalizzarli sulle persone.

Ieri pomeriggio, sabato 17 ottobre si è svolta a Roma in piazza del Popolo la manifestazione nazionale promossa dalle Associazioni per la libertà di pensiero per esprimere il dissenso contro il Ddl Zan sull’omotransfobia. Tanti i paradossi di questa legge che intende riconoscere gay, lesbiche e transessuali come soggetti appunto “diversi”, quindi meritevoli di una tutela speciale rispetto agli altri, aggiungendo alle discriminazioni su base razziale, etnica e religiosa comprese nella cosiddetta Legge Mancino, le discriminazioni legate a motivi fondati sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Un obbrobrio giuridico che seminerà privilegi particolari e specifici solo per una categoria di persone, quelle arcobaleno”, ha dichiarato Toni Brandi, Presidente di Pro Vita e Famiglia Onlus, dalla manifestazione di piazza del Popolo #Restiamoliberi contro il Ddl Zan sull’omotransfobia.

“Facciamo un esempio concreto. Sui 200 femminili dei Campionati Italiani Master di Arezzo il transgender Valentina Petrillo ha conquistato l’oro, battendo due velociste di valore internazionale come Cristina Sanulli, pluricampionessa mondiale ed europea di staffetta, e la milanese Denise Neumann, ex iridata dei 200 W40 indoor. Ora se questa legge passasse e qualche giornalista, opinionista o le stesse altre atlete provassero ad alzare un dito e a dire che non si è di fronte a una gara alla pari, cosa succederebbe? Esistono o no dei vantaggi atletici intrinseci che provengono da un corpo maschile? La riduzione del testosterone non annulla questi vantaggi fisiologici e l’equità per le atlete non dovrebbe essere un problema politico o di parte. Basta leggere la lettera di Save Women’s Sports sul no ad atleti transgender in gare femminili per capire come stia scoppiando il problema oltreoceano”, ha ribadito il Vice Presidente di Pro Vita e Famiglia Onlus Jacopo Coghe, anche lui in piazza ieri. “Come la vera parità atletica per le donne richiede che gli sport femminili siano protetti rispettando la realtà biologica, così la vera giustizia deve essere uguale per tutti o non sarà vera giustizia. Gli atti di violenza sono già puniti penalmente e la discriminazione è già illecita: si applichi la legge e si applichi la stessa norma per tutti”, ha concluso Toni Brandi.

“I politici che vogliono questa legge ci raccontano di un Paese apparentemente saturo di omofobia dove si susseguono casi di aggressioni, una narrazione sostenuta falsamente da tutti i principali mass media radical. Certe persone sono disposte a tutto per denunciare violenze inesistenti, anche a mentire spudoratamente. Dovrebbe far riflettere l’ultimo caso di cronaca che racconta come ci siano degli autolesionisti disposti a farsi del male da soli per simulare un’aggressione. Ecco chi ci troviamo davanti: persone pronte a ferirsi per un’ideologia… sì, un’ideologia, perché questa legge è inutile e già esistono le tutele contro gli atti violenti che si sia etero, gay, invalidi, normodotati etc.”, si legge in una nota di Pro Vita & Famiglia Onlus.

La posto in gioco è altissima, nientemeno che la libertà. È necessaria dare voce e forma ad un dissenso espresso, in diverse occasioni, da numerosi ed eterogenei settori della società: si pensi alle femministe della differenza; ai movimenti liberali allarmati per le minacce che incombono sulla libera espressione del pensiero; agli intellettuali laici, credenti ed agnostici, alcuni dei quali hanno manifestato la propria preoccupazione aderendo al Manifesto liberale per il free speech. Si tratta di una lettera aperta pubblicata il 7 luglio 2020 su Harper’s Magazine (ripesa da Il Foglio l’8 luglio e da la Repubblica il 12 luglio), a firma di 150 famosi scrittori, giornalisti, accademici e attivisti per criticare la cosiddetta “cancel culture” e per dire no ai bavagli, alle censure preventive e alla gogna collettiva contro chi la pensa diversamente. È un’espressione ormai diffusa, che indica la tendenza – cresciuta a dismisura negli ultimi anni sui social network, soprattutto in ambienti della sinistra, nei giovani e tra gli attivisti “Black lives matter” – ad attaccare le persone di cui emergono comportamenti, idee o dichiarazioni ritenute sbagliate e offensive, indipendentemente dall’importanza e dal fatto che siano attuali o molto antiche, chiedendo punizioni immediate come il loro licenziamento o il boicottaggio, e di creare piedistalli vuoti [La frontiera del vietato avanza ogni giorno. Persino a sinistra si comincia a soffocare. Anche Ezio Mauro ha detto basta – 14 luglio 2020].

L’impegno delle Associazioni per la libertà di pensiero, che hanno promosso la manifestazione ieri a Roma, è teso ad evitare che il liberticida, inutile, dannoso e anticostituzionale disegno di legge Zan sull’omotransfobia passi in un Parlamento delegittimato dal Paese in diversi appuntamenti elettorali, che dimostrano che il partito perno del governo (dopo aver tradito tutti i suoi principi e andato contro tutte le sue promesse) ha perso la fiducia e il sostegno di quella parte della cittadinanza non ancora ridotta ad una mandria di pecore.

Migliaia di persone hanno animato ieri in Piazza del Popolo a Roma l’iniziativa #restiamoliberi per esprimere il dissenso contro il Ddl Zan sull’omotransfobia. Come si può osservare dalle foto, la manifestazione si è svolta nel rispetto di tutte le misure di sicurezza anti-Covid-19, quindi con un numero contingentato di partecipanti, ben distanziati l’uno dall’altro (visto che non era una Festa dell’Unità, dove, come è risaputo, il coronavirus cinese di Wuhan non circola e la gente può stare ammucchiata). Nonostante le restrizioni imposte per la pandemia, in Piazza del Popolo a Roma erano presenti numerosi esponenti di eterogenei settori della società: giornalisti, intellettuali liberali, professori universitari, parlamentari, esponenti di oltre 52 associazioni e soprattutto famiglie che intendono difendere il diritto inalienabile al primato educativo sui lori figli e il diritto alla libera espressione del pensiero.

“Questa piazza tanto colma, nel pieno dell’emergenza Coronavirus, dimostra di essere la piazza della libertà. Qui ci sono famiglie che vengono da tutta Italia per dire no alla legge contro l’omotransfobia che prevede nuovi reati di opinione e toglierà democrazia uccidendo la Costituzione. C’è un popolo che si sta risvegliando e che non è disposto a restare indifferente mentre la libertà viene minata nel nostro Paese”, ha dichiarato Jacopo Coghe.

Durante la manifestazione gli organizzatori hanno ribadito la condanna ad ogni forma di discriminazione e violenza basata sull’orientamento sessuale ma allo stesso tempo hanno ricordato che non esiste alcun vuoto normativo: il nostro ordinamento dispone di tutti gli strumenti giuridici necessari per perseguire e condannare chi si è reso colpevole di atti violenti e discriminatori, come dimostrano numerose e severissime sentenze già passate in giudicato. Quindi, è una legge inutile. E non essendoci alcuna emergenza omofobia come riportano i dati dell’Osservatorio Interforze del Ministero dell’interno (Oscad) attestano poche decine di segnalazioni ogni anno, mentre l’Agenzia Europea dei Diritti indica l’Italia come uno dei Paesi più accoglienti del mondo verso le persone LGBTQi+, è chiaro che solo le peggiori intenzioni animano queste persone che si definiscono arcobaleno, ma che in realtà ci vogliono riportare a periodi oscuri e drammatici.

Il disegno di legge Zan liberticida, oltre a creare un soggetto privilegiato iper-tutelato e a menzionare un’identità di genere sganciata dal sesso biologico e avversata dal mondo femminista, è una grande marchetta al mondo LGBTQI+: grazie allo stanziamento di 4 milioni di euro, con cui i movimenti LGBTQI+ avranno fondi per entrare nelle scuole di ogni ordine e grado e parlare di gender agli alunni. “Allora sì, diciamolo, c’è un’emergenza: è in gioco la nostra libertà di espressione, di educazione e di professione religiosa. Nessuno andrà nelle scuole dei nostri figli, fin dai 6 anni, a celebrare l’omosessualità, la bisessualità, la transessualità, il genere fluido. W la libertà!”, ha dichiarato Jacopo Coghe. “Noi lotteremo con tutte le nostre forze per impedire che i nostri figli vengano introdotti alle teorie gender”, ha concluso Toni Brandi.

È evidente che l’unica emergenza esistente è quella costruita a tavolino per fare pressing verso l’approvazione di una legge bavaglio che silenzierà ogni voce fuori dal coro del politicamente corretto. E il bavaglio arcobaleno del Ddl Zan sull’omotransfobia ancora non basta, visto che Laura Boldrini&Co hanno presentato una proposta di legge per la censura dei libri di testo scolastici, con il “bollino gay friendly”, che comprende tra altro anche l’indottrinamento per professori, funzionari e per tutti gli studenti. Un vulnus democratico di proporzioni megagalattiche. Tutto ciò in un momento di crisi economica senza precedenti, che vede famiglie e imprese in grande difficoltà. Senza contare il risvolto intimidatorio: pene dai 18 mesi a 6 anni di galera a chi semplicemente si impegna per promuovere il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o a chi definisce come un abominio contro il genere umano la barbara pratica dell’utero in affitto. A ciò si aggiunge, come nei campi di rieducazione delle peggiori dittature, l’attività non retribuita presso le associazioni del mondo LGBTQI+.

“La piazza di oggi non è il punto di arrivo ma il punto di partenza perché non abbiamo intenzione di fare un solo passo indietro di fronte a questo progetto di legge illiberale e liberticida, questa piazza è anche un appello a tutti parlamentari di ogni partito che riconoscono la bontà della nostra posizione che non è per nulla ideologica né confessionale, affinché rappresentino il popolo della libertà democratiche nella aule della Camera e del Senato”, ha dichiarato il leader del Family Day Massimo Gandolfini. “Oggi lanciamo anche un forte appello al mondo LGBT nei confronti del quale ribadiamo il nostro rispetto, restando assolutamente convinti che ogni forma di violenza o discriminazione è da perseguire utilizzando le norme penali già in vigore nel nostro Paese, senza creare reati di opinione, degni di una dittatura del pensiero unico e dannosi per tutti, rispetto ai temi fondamentali per l’antropologia umana quali la filiazione, la maternità e l’identità di genere”, prosegue Gandolfini. “Infine ci rivolgiamo al governo, affinché lasci cadere questo disegno di legge, ponendo ogni attenzione ai temi della sofferenza sociale ed economica delle famiglie italiane, anche un solo euro disponibile va destinato a sostegno delle politiche familiari e non certo a favore di progetti di legge inutili e dannosi”, conclude il leader del Family Day.

“Condannare ogni forma di discriminazione e violenza basata sull’orientamento sessuale significa anche condannare, per esempio, il blogger e attivista Dario Accolla. Perché? Accolla ha scritto in un tweet: “Una proposta per la prossima battaglia politica: invece delle adozioni per gay e lesbiche, forse sarebbe il caso di pretendere che vadano tolti i figli agli etero omofobi. Da lì in poi è tutto a scendere”. Affermazioni di una gravità assoluta che bene rappresentano le volontà di certe lobby gay di togliere i bambini all’educazione delle proprie famiglie”, ha dichiarato Jacopo Coghe.

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