Conquassando si ottiene lo sconquassamento, ma non sempre… e il conquassatore può non avere come fine lo sconquassarsi della cosa

La parola del giorno per ieri sera alle ore 20.00 era il verbo transitivo e intransitivo pronominale “sconquassare” (scuotere violentemente fino a danneggiare, a rompere, a rovinare; provocare malessere, scombussolare), da “conquassare” con prefisso intensivo “s-“, voce dotta recuperata dal latino coi significati di “scuotere con forza”, derivata di “quassare”, intensivo di “quatere” (scuotere), col prefisso “con-“.

“Tempera omai i tuoi venti crudeli
E non isconquassar più la mia barca”
(Giovanni Fiorentino Novelle dette del Pecorone, Il Pecorone, 1378).

“Chi picchia, orbè, chi picchia, chi sconquassa
A questo mo’ le ‘mposte?”
(Michelagnolo Buonarroti il giovane, La Fiera, 1612).

“Conquassare – Sconquassare. Cosa che venga conquassata può non sconquassarsi, e la cosa essere sconquassata senza che altri la conquassi. Si conquassa agitandola in uno o in più versi; si sconquassa scompaginandola per urti, e può anche sconquassarsi da sé per vecchiezza o per debole connessione delle sue parti. Conquassando si ottiene lo sconquassamento, ma non sempre, e il conquassatore può non avere come fine lo sconquassarsi della cosa” (Giuseppe Frizzi, Vocabolario dei sinonimi della lingua italiana di Pietro Fanfani, nuova edizione a cura di G. Frizzi, 1884).

“Ar monno tutto passa,
tutto se logra, tutto se sconquassa:
se suda, se fatica,
se pena tanto, eppoi…
Cuccù, salute a noi!”
(Trilussa, L’orloggio cór cuccù in Le storie, 1913).

Sconquassare

Verbo transitivo:
1.Scuotere violentemente provocando gravi danni.
2. Per estensione, riferito a persona o a parte del corpo, provocarle grave stanchezza o malessere, causare indolenzimento, agitazione di stomaco e malessere generale; scombussolare (anche + “a“).
3. In senso figurativo, sconvolgere: “Sentì che la follia stava per sconquassarle il cervello” (Luigi Capuana).

Verbo intransitivo pronominale:
1. Subire gravi danni per effetto di urti o scosse; dissestarsi, rovinarsi.
2. Per estensione, provare un forte malessere, sconvolgersi (anche + “a“).

Partecipo passato, anche come aggettivo, sconquassato, gravemente danneggiato, rovinato: “Il Principe fissava il pavimento della stanza logoro e sconquassato” (Aldo Palazzeschi); “Una capanna sconquassata fatta di tronchi sovrapposti” (Guido Piovene). In senso estensivo e figurativo, scombussolato, sconvolto e simili: sentirsi tutto sconquassato.

Conosciamo tanto bene lo smalto aggressivo e colorito dello sconquassare quanto ci è ignoto e suona strano il suo precursore, il “conquassare”. Ma il fatto che quest’ultimo sia disusato ha una ragione funzionale ed estetica. Il conquassare era un prestito dal latino, dove conquassare aveva il significato di “scuotere con forza, sconvolgere” (in effetti, gli stessi significati che attribuiamo allo sconquassare). Era un derivato di quassare, intensivo del famoso verbo quatere (scuotere), che dà origine a una grande famiglia di parole (dallo scuotere stesso al percuotere, dal discutere allo scassare alla concussione e via dicendo).

Ora, la forza è il fulcro del conquassare – che con quel con – ci dà il quadro di una situazione presa e scossa tutta nel suo insieme. Non ci stupisce che sia stato subito (già nel Trecento) arricchito, anzi esagerato con un prefisso “s-“ ulteriormente intensivo. Dopotutto, quella dei prefissi non è una risorsa che si applichi geometricamente a radici al fine di dispiegare significati elucubrati: essi possono anche essere aggiunti assecondando la naturale voluttà delle espressioni colorite per peparle, per sbavarle. Così ci ritroviamo davanti a un’intensificazione di un derivato di una variante intensiva di un verbo che già da sé significava lo scuotere fino allo stravolgere – sconquassare. Pensiamo anche a come sarebbe misero anche un ipotetico quassare, e a quanto sono ricchi (seppur più secchi) i suoi cugini, lo scassare e lo squassare.

Così parliamo di come la tempesta abbia sconquassato il bosco (quanti rami a terra!), di quanto mi servano borse robuste visto come le sconquasso, ma anche di come un ritmo che non ci è congeniale ci sconquassi la vita. Il suo scuotimento esagerato che coinvolge tutto l’insieme di una situazione porta a un disordine sofferto, e questo si vede bene anche nel modo in cui adattiamo lo sconquassare al nostro corpo: la tosse che mi sconquassa mi toglie il sonno, questa medicina mi sconquassa, e per andare a Ravenna taglio per la Brisighellese ma al prezzo di sconquassare lo stomaco a tutti: il riferimento può partire da turbamenti precisi, che però ci travolgono interamente.

Insomma, una parola che è un vero capolavoro, lunga e ingombrante come solo il disordine sa essere, in cui la costruzione affastellata di intensificazioni e prefissi si riflette su un suono disomogeneo, duro, liquido e sibilante.

Fonti: Treccani, Unaparolaalgiorno.it.

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