La manipolazione, i manipolatori

La manipolazione è un tipo di potere finalizzato a cambiare la percezione o il comportamento degli altri, usando metodi subdoli e ingannevoli, che possono anche sfociare nella vessazione psicologica. Il fine ultimo perseguito dal manipolatore è la soddisfazione dei propri interessi, di norma a spese degli altri. L’efficacia della manipolazione è strettamente connessa alle attitudini del manipolatore. Ovvero, per essere definiti manipolatori bisogna rispondere ad una o più delle caratteristiche che seguono. È chiaro, che all’aumentare delle peculiarità, aumenterà il grado di patologia della manipolazione.

Caratteristiche del manipolatore

Nascondere l’aggressività, una spiccata attenzione orientata a scoprire le debolezze psicologiche della vittima, totale insensibilità, mancanza di senso di colpa, assenza di dubbi e scrupoli. Più il manipolatore assumerà dimensione passivo-aggressiva, tanto più la manipolazione sarà efficace.

In Psicologia Clinica, area di cui mi occupo, sono state identificate una serie di strategie che vengono messe in atto dai manipolatori. La consapevolezza di tali strategie ci consentirà di avere un quadro abbastanza chiaro dell’argomento, così da poter affrontare lo step successivo, che è quello della destrutturazione del comportamento patologico del manipolatore di turno.

Dunque, iniziamo a comprendere che un manipolatore non agirà mai a caso, poiché è ben consapevole che l’applicazione casuale porterebbe all’insuccesso. Di contro, adotterà una certa sistematizzazione e automatizzazione delle tecniche, che vi esporrò subito. E ancora, utilizzerà tutto il tempo a disposizione per studiare bene la vulnerabilità psicologica della sua vittima.

Strategie usate dal manipolatore

La prima strategia per eccellenza usata dal manipolatore è la “breadcrumbing”: una parola inglese che significa letteralmente “spargere le briciole”, come se si stesse dando da mangiare a dei piccioni, con l’obiettivo di attirarli a sé. Solitamente, in questa fase verrà messo in atto il rinforzo positivo, tutto ciò per attirare la vittima nella “rete seduttiva”.

Successivamente, il rinforzo positivo diventerà intermittente. In questa fase la vittima entra nel meccanismo patologico del suo carnefice, sapendo che per ottenere il rinforzo positivo si dovrà uniformare al comportamento richiesto dal manipolatore.

Poi, si passerà al rinforzo negativo, ovvero una sorta di ricompensa per essersi piegati alla volontà del manipolatore.

Quindi, seguirà la fase di punizione.

Infine, arriverà l’addestramento traumatico, che consiste nel plasmare il comportamento della vittima, così da non permettere a quest’ultima di contraddire o contrastare.

Solitamente, queste strategie sono accompagnate da sotto-comportamenti specifici, ovvero: mentire totalmente, omettere, inserendo nelle elaborate bugie piccole parti di verità, negare, denigrare, proiettare sugli altri la colpa, fingere innocenza, fingere confusione, indurre il senso di colpa ed infine, deflettere. Ovvero, il manipolatore condurrà la conversazione sempre in terra di nessuno, farà critiche senza personalizzare da una posizione non compromessa, lasciando sempre una via di fuga nel caso che qualcuno gli chieda a chi si riferisca. La manipolazione si associa spesso a due patologie importanti: il narcisismo e il disturbo di personalità borderline.

La difesa dal manipolatore

Passiamo ora alla fase della destrutturazione del manipolatore, ovvero la fase della difesa dal manipolatore. Le azioni da mettere in atto sono sempre e solo introspettive. Un lavoro che si fa su se stessi, iniziando dalla fase della contemplazione. Ovvero, affrontando il problema non da un punto di vista logico razionale, bensì da un punto di vista emotivo. E la dimensione emotiva utilizza come canale privilegiato il nostro corpo. Soffermatevi dunque sui feedback che il vostro corpo vi rimanderà, quando vi troverete nella rete del manipolatore. Ricordatevi, che tutto nasce dentro di noi e in noi si conclude. Noi possediamo un’”arma” estremamente efficace: la volontà. Noi possiamo dare potenziale (potere) a qualcuno e toglierlo un secondo dopo. È solo questione di volontà e quest’ultima si esplica attraverso atti di coraggio, i quali sono atti di amore che rivolgiamo ai noi stessi.

L’allontamento dal manipolatore

Superata la fase della contemplazione, che ci consente di avere la consapevolezza emotiva che l’altro è un individuo tossico, si passa all’ultima fase: l’allontanamento in tronco dal soggetto in questione. Questo avviene a livello logico razionale, supportato dal livello emotivo, con il quale in precedenza abbiamo costruito una solida alleanza.

L’aspetto diciamo positivo di un manipolatore è, che di fronte ad una persona decisa ad allontanarsi, non perderà tempo a persuadere la sua ex-vittima, bensì passerà velocemente alla successiva. Questo perché i manipolatori sono totalmente incapaci di provare emozioni. Infatti, sono anche definiti anaffettivi.

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Come potete leggere, l’argomento è particolarmente complesso. Sono necessari anni di studio approfondito per avere chiarezza in merito. Spero di essere stata semplice ma efficace, un piccolo aiuto in merito ad una subdola e silente patologia.

Chi vorrà potrà scrivermi in privato – usando il modulo sotto – e affronteremo in maniera più dettagliata la questione.

Buon cammino e buona lettura.

Valentina Villano

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