Ordine di Malta, trapezisti e giocolieri. Ma la Santa Sede… | di Marco Tosatti

Marco Tosatti ci ha aggiornato sul suo blog Stilum Curiae sugli ultimi sviluppi della vicenda dell’Ordine di Malta [QUI], di cui si è occupato sin dall’inizio (come anche noi). V.v.B.

Con una lettera circolare dell’11 luglio scorso il Gran Cancelliere dello SMOM Arbrecht Freiherr von Boeselager ha reso noto a tutti gli aventi diritto – esclusi i cavalieri professi – che “purtroppo il Capitolo Generale Straordinario fissato (dice lui) dal compianto Gran Maestro con il Sovrano Consiglio nella riunione del 2 aprile 2020 (in cui fonti certe ci dicono che si era solo “ipotizzata” la convocazione di un capitolo) che avrebbe dovuto compiersi il 7 novembre (un solo giorno per un capitolo straordinario: ma quando mai s’è visto?) deve essere posticipato a data da destinarsi”.

E ci dice anche il perché: “Le consultazioni con la Santa Sede sono ancora in corso e la bozza dei testi riformati della Corte Costituzionale e del Codice non saranno completati in tempo”.

Se fossimo sul set di un film di Fantozzi una voce fuoricampo potrebbe serenamente sbraitare “Ma che figura di….”.

Eh già, perché fino a qualche mese fa l’attuale governo dell’Ordine che fa capo al barone rampante dava per certa – tanto da farla comunicare anche nella lettera dell’attuale Luogotenente interinale Fra Ruy Gonçalo do Valle Peixoto de Villas Boas – la celebrazione del Capitolo Generale Straordinario in novembre, secondo “il legato” del mai abbastanza compianto fra’ Giacomo Dalla Torre.

Evidentemente le carte si sono mischiate ulteriormente sul tavolo del gioco, e dunque oltre a fronteggiare lo sparigliamento del mazzo causato dalla prematura scomparsa del Gran Maestro – di cui non si fa altro che esaltare il grande desiderio di riforma – come avevamo previsto i signori di Via Condotti si sono dovuti fronteggiare col Delegato Speciale di Papa Bergoglio, il card. Becciu, che di certo non è uno sprovveduto e ha alle spalle decenni di esperienza nella diplomazia più antica del mondo.

Al di là, però, del fatto che la Santa Sede non avrebbe mai potuto consentire che si svolgesse un Capitolo Generale straordinario (di un ordine religioso) senza qualcuno che avesse realmente la facoltà di presiederlo (cioè un capo dell’Ordine, sia esso definitivo, come un Gran Maestro, o temporaneo, come un luogotenente di gran maestro), c’è oggettivamente l’ostacolo della normativa vigente che non consente al luogotenente interinale altro margine d’azione se non, per l’appunto, la convocazione dell’assemblea (il “Consiglio Compito di Stato”) che vada a eleggere il capo dell’Ordine.

Assodato ciò – ed evidentemente ricordatolo anche ai soloni della giustizia melitense che hanno spesso dimostrato, negli ultimi tempi, capacità elastiche e camaleontiche davvero sorprendenti nell’interpretazione della legge propria dell’Ordine – abbiamo la soddisfazione di dire che avevamo ragione (ancora una volta) a dubitare che potesse mai svolgersi un capitolo generale prima del consiglio compito, specialmente data l’attuale fase di problematicità e di evidente spaccatura tra l’attuale esecutivo (e alcuni rappresentanti delle associazioni nazionali) e il corpo dei professi ma anche di numerosissimi membri dell’Ordine, di ogni ceto e di ogni classe, che mal digeriscono l’attuale governance.

Tra questi due “partiti” – lo diciamo sin dall’inizio – gioca un ruolo essenziale di terzietà la Santa Sede, rappresentata dal Delegato Speciale che gode dei più ampi poteri non tanto riconducibili ad una forma di commissariamento, quanto come soggetto terzo (e si spera imparziale) che vigili sulla qualità della riforma circa la vita religiosa dell’Ordine (e chi potrebbe farlo se non, appunto, la Santa Sede?) e che oggi si trova a fronteggiare la difficile situazione venutasi a creare con la morte dell’ultimo Gran Maestro.

Con grande sorpresa di chi, due anni fa, ne chiese l’intervento a gamba tesa, oggi il ruolo di terzietà si è evidentemente esplicitato nel richiamare il governo dell’Ordine al rispetto della normativa interna e delle procedure, cosa che in modo un po’ guascone l’attuale governo avrebbe voluto aggirare per ottenere l’approvazione a scatola chiusa di una riforma che, come più volte è stato detto, non è certo il frutto di un cammino e di un sentire comuni.

In più c’è da dire che scrivere che le consultazioni con la Santa Sede non sono ancora concluse dimostra quanto sia stato falso finora sbandierare, a ponente e levante, che la riforma era pronta e che gli atti erano già stati trasmessi Oltretevere.

Ciò denota anzitutto l’assenza di una strategia comune, ma più ancora l’assenza di onestà perché avevano dato per fatto ciò che in realtà era ancora da fare. Modi di fare, questi, certamente ben lontani dallo spirito cristiano e dalle tanto declamate caratteristiche nobiliari, essendo sostanzialmente un bluff.

Ora, in modo capzioso, si scrive che il capitolo non si può fare… ma non perché ci siano delle regole da rispettare, quanto perché la Santa Sede fa perder tempo… e dunque ci si contorce come i trapezisti per tentare di dimostrare che il governo avrebbe voluto tener fede al legato mortis causa del compianto Gran Maestro ma non gli è stato consentito…. Una bella faccia tosta, direbbe la maestra!

Solo che però la maestra, evidentemente, li ha colti con le mani nel barattolo della marmellata. E loro sicuramente hanno esclamato in coro “Non è come crede!”. E dunque sono corsi ai ripari così.

Naturalmente il testo non dice un’altra notizia, che invece circola già da qualche giorno negli ambienti dell’Ordine, e cioè che nelle stesse date nelle quali sarebbe stato previsto il Capitolo Generale Straordinario verrà invece convocato il Consiglio Compito di Stato per l’elezione di un nuovo capo dell’Ordine.

La prima battaglia, dunque, sembra esser stata vinta… diremmo dal buonsenso.

Ma non c’è da fidarsi.

È del 3 luglio scorso, infatti, una lettera a firma del presidente dell’Associazione dei cavalieri svizzeri (Martin Graf von Walterskirchen) nella quale si invitano i presidenti delle altre associazioni nazionali ad una convention presso l’Abbazia di Engelberg dal 10 al 12 settembre prossimi.

“Uno degli scopi del nostro incontro – si legge – sarà quello di eleggere i 15 partecipanti per il Consiglio Compito di Stato per il quale prevediamo l’invito nel prossimo futuro e che dovrebbe tenersi il 7, 8 e 9 novembre a Roma”.

“Potremmo anche decidere di eleggere i partecipanti a un Capitolo Generale, se si terrà in un futuro prevedibile” continua Graf, che però aggiunge “è però ancora incerto se a novembre sarà possibile tenere assemblee in Italia di oltre sessanta persone e se i Capitolari potranno viaggiare in Italia”; e conclude: “In questo momento non posso escludere che dovremmo anche posticipare la data del nostro incontro”.

Naturalmente il clima di incertezza generale non è dei migliori e non facilita la situazione, ma è anche vero che tale convocazione è irrituale e risulta stonante con un sistema famoso anche per la sua formalità: come fa, infatti, un presidente di un’associazione nazionale a indire una riunione senza che prima sia stato convocato il Consiglio Compito di Stato? Con quale autorità?

Anche questo è indice del grande “disordine di Malta”…

Gli esperti di queste cose, comunque, ci dicono che con ogni probabilità si opterà per l’elezione di un luogotenente di gran maestro, che è sì un capo dell’Ordine a tutti gli effetti (senza le prerogative sovrane) ma dura in carica un anno. Ciò permetterebbe – secondo “chi sa” – all’Ordine di portare avanti le consultazioni con la Santa Sede e poter quindi indire un capitolo generale straordinario che approvi Carta Costituzionale e Codice riformati.

Il problema è “come” e, soprattutto “chi”. Ci siamo già soffermati sui candidati eleggibili alla carica stanti le vigenti normative, e sempre più pressante si fa l’ipotesi per la quale chi attualmente sta nella stanza dei bottoni vorrebbe qualcuno di “gestibile” (per usare un eufemismo).

È di qualche giorno fa l’inondazione delle caselle di posta elettronica di moltissimi esponenti dell’Ordine di messaggi di un misterioso mittente, tale “Falcone Maltese”, che denunciava (in inglese e in italiano) un clima di cospirazione e di resistenza contro la Santa Sede da parte dell’attuale governo guidato da Boeselager che – scrive l’oscuro Pasquino – insieme ai presidenti delle associazioni, “ignorano Pietro e i Suoi richiami al rispetto della legalità costituzionale, che vuole per prima cosa convocato il Consiglio Compito di Stato per dare all’Ordine un capo vero e una guida nel cammino della riforma”.

Che la lettera di Boeselager sia una risposta a questa denuncia, peraltro assai grave, anche se “anonima”? O forse è una risposta sollecitata dall’imbarazzo nato dalla lettera che i presidenti dell’Associazione canadese (Roman Ciecwierz) e delle tre Associazioni americane (Michael Grace, Peter Kelly e fra’ Thomas Mulligan) hanno scritto lo scorso 6 luglio direttamente a Becciu rappresentandogli tutto il loro disappunto per il comportamento del Gran Cancelliere di palese contravvenzione delle procedure?

Tale missiva (di 5 pagine, dove sono contenuti anche stralci di messaggi email con la gran cancelleria) ha suscitato le reazioni partigiane delle Associazioni europee (e ci dicono anche di due solerti procuratori dei gran priorati d’Italia, ma non del presidente dell’Associazione italiana) che sono corse a esternare solidale devozione al Gran Cancelliere, insieme ad una levata di scudi del Consiglio di Governo, ma realmente rappresenta in modo plastico la realtà attuale disgregata dell’Ordine, dove la maggioranza dei membri è considerata, nei fatti, minoritaria in quanto le associazioni più numerose non godono della stessa stima di quelle che lo sono meno. E ciò inevitabilmente si ripercuoterà anche al Consiglio Compito.

D’altra parte Boeselager – la cui credibilità è realmente in picchiata libera – pare abbia davvero il carbone bagnato: fonti attendibili ci dicono che, come già accaduto in altre circostanze del passato e nella storia stessa dell’Ordine, la Santa Sede sarebbe stata pronta a nominare in via diretta un Luogotenente di Gran Maestro, ma certamente ciò avrebbe causato un ulteriore aggravio per lo stato di salute della sovranità dell’Ordine, già compromessa non solo – crediamo – dalla richiesta di dimissioni all’ex Gran Maestro quanto dall’atto col quale il Papa, annullando gli ultimi atti di Festing, ha reintegrato Boeselager nelle sue funzioni. Tecnicamente, dunque, il precedente c’è, e anche grosso… e chi di spada ferisce… si sa. Ma tale ipotesi ad oggi sembra esser stata dribblata.

Sarebbe comunque grave se, una volta indorata la pillola e dunque dato il “contentino” alla Santa Sede con la convocazione del Consiglio Compito di Stato prima del Capitolo Generale, l’attuale governo voglia ancora ciurlar nel manico e far in modo di eleggere un capo dell’Ordine che sia in qualche modo espressione della loro “linea”.

Il numero dei candidati, dicevamo, è esiguo… ma qualcuno ci ha sussurrato pure che in queste ultime settimane vi siano stati dei “movimenti araldici” (un po’ grossolani ci dicono) per ritrovare quarti incerti e aggiungere palle in più alle corone di chi attualmente non ne ha per far sì che ci siano i requisiti nobiliari richiesti per l’elezione… E il gioco delle tre carte potrebbe essere sempre e comunque gestito dall’ineffabile barone illusionista.

D’altra parte, come si ricordava tempo fa, l’attuale Gran Cancelliere è al governo dell’Ordine da quasi quarant’anni (con funzioni diverse, s’intende) e in tutti questi decenni ha comunque creato un sistema clientelare non indifferente, per cui si teme che, nonostante certi indirizzi, il fronte filo-tedesco, contando sui beneficiati delle associazioni nazionali, possa avere la meglio, e magari col colpo gobbo di eleggere direttamente un Gran Maestro, al solo scopo di garantirsi una continuità.

Certo, questa ipotesi potrebbe – il condizionale è d’obbligo – incontrare l’irritazione della Santa Sede alla quale, di diritto o di rovescio, spetta sempre l’ultima parola per quanto attiene i contenuti della riforma e la sua qualità, e la quale di certo non auspica un conflitto ma un confronto. In più sarebbe rischioso che un ipotetico Gran Maestro fosse espressione della linea dell’attuale esecutivo perché in questi anni, superata la prima fase di utilizzo strumentale della Santa Sede per i propri interessi di potere (di cui evidentemente anche papa Bergoglio si è accorto), si è andata consolidando una posizione sempre più laicizzante della struttura e della natura dell’Ordine, nella quale l’elemento religioso della vita consacrata dei membri professi (che gli esperti ci dicono sia essenziale per riconoscerne la sovranità) è considerato di fatto un mero elemento folkloristico.

Se passasse, dunque, questa posizione come governance dell’Ordine non solo avremmo un ulteriore scollamento tra questa istituzione che ha quasi mille anni di vita e la Santa Sede, ma si attuerebbe un fatale processo di snaturamento dell’Ordine di Malta che lo porterebbe rapidamente alla decomposizione.

Intanto sotto il tendone del circo di Malta noi sgranocchiamo le noccioline e stiamo a guardare.

Marco Tosatti

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