La rivolta silenziosa dei fedeli. Per forza delle cose, la base sta sostituendo la Chiesa cattolica romana

Condivido un Focus da Il Giornale di ieri, 10 giugno 2020 (“La Chiesa non sia di sinistra”. La rivolta silenziosa dei fedeli), in cui Francesco Boezi afferma che “la base cattolica sprona la Chiesa a prendere le distanze dai temi di sinistra”, pone la domanda: “Il Vaticano asseconderà o no le piazze contro il pdl Zan-Scalfarotto?” e conclude: “Così la base sta sostituendo la Chiesa cattolica”.

“La Chiesa non sia di sinistra”. La rivolta silenziosa dei fedeli
di Francesco Boezi
Il Giornale, 10 luglio 2020

La base cattolica preferirebbe che la Chiesa cattolica evitasse di fossilizzarsi sulle tematiche economico-sociali. Il che non significa non occuparsi del “popolo”, bensì continuare a porre accenti, ma soprattutto sulle questioni di natura spirituale. Come se il resto, compresi i bisogni materiali, venisse da sé. Citando le parole che il cardinal Walter Brandmueller ha rilasciato a IlGiornale.it tre anni fa, si direbbe in sintesi che “la Chiesa tradisce il Vangelo se preferisce la politica a Dio”.

Quello è anche il pensiero di buona parte dei fedeli. “Chiesa” è un concetto che si presta male alle sintesi ed alle banalizzazioni: non tutti i consacrati, in questi ultimi anni, si sono appiattiti sul “progressismo”. Esistono emisferi ecclesiastici che hanno elevato un vero e proprio muro per contrastare l’avanzata del relativismo, che è un’anticamera del progressismo. Ma è l’atteggiamento diffuso a preoccupare: il fatto di andare incontro al mondo. La “Chiesa in uscita” – una delle indicazioni di papa Francesco – , viene percepita in contrasto con la “minoranza creativa”, che è invece un’espressione, una speranza, ratzingeriana. Due strategie differenti, per due esiti che possono a loro volta differire.

Per quanto le scelte, negli ultimi tempi, siano apparse coraggiose: la posizione della Conferenza episcopale italiana contro la proposta di legge Zan-Scalfarotto è cristallina. I vescovi italiani pensano che una legge contro l’omofobia non sia necessaria, in specie nel caso comporti “derive liberticide”. La base cattolica, in contemporanea con le leggi promosse dagli ultimi esecutivi, ha operato da pungolo, sanando il gap ed il silenzi per mezzo della piazza. Le istituzioni ecclesiastiche – anche del Vaticano – si sono fatte sentire meno rispetto a qualche decennio fa.

Dalla gestione dei fenomeni migratori, alla simpatia provata per le “sardine”, passando per il globalismo e l’ambientalismo alla Greta Thunberg: la Chiesa cattolica ha operato una manovra che l’ha portata verso sinistra. Non è lecito parlare di un “abbraccio”, mentre parrocchiani, associazioni laiche ma vicine agli ambienti ecclesiastici, e singoli cattolici sono soliti rifiutare queste “collateralità”. Qualcuno parla anche apertamente di un dovere: scardinare la presunta intesa tra le alte sfere del Vaticano ed il Partito Democratico (idem per il MoVimento 5 Stelle). Per quanto la Chiesa cattolica e le sue autorità non vengano quasi mai criticate in pubblico, poi, è facile constatare la presenza di un sentimento popolare che cerca di aggiustare il tiro.

Le parole puù dure contro la Zan-Scalfarotto, da parte ecclesiastica, sono state pronunciato dal cardinal Camillo Ruini e dall’arcivescovo Giampaolo Crepaldi. Il secondo, da Trieste, ha diramato una nota in cui prende una posizione tanto precisa quanto allarmata: “Desidero esprimere tutta la mia preoccupazione a riguardo del Disegno di Legge di contrasto all’omofobia e alla transfobia, fortemente criticato dalla CEI in maniera tempestiva e chiara, ma anche da altri tra cui conosciute femministe, perché si tratta di un’iniziativa legislativa che mette a rischio la libertà di espressione” [Campagna #RestiamoLiberi contro Disegno di legge liberticida sull’omotransfobia. Nota del Vescovo di Trieste – 6 luglio 2020. V.v.B.]. Ma sia Ruini sia Crepaldi vengono spesso associati alla “vecchia guardia”. Quella che si era ritagliata spazi importanti sotto il regno di Joseph Ratzinger e che ora fatica a dettare la linea, che è espressa da altri alti ecclesiastici. Questo vale sia per la bioetica sia per altri ambiti. La Zan-Scalfarotto non è casuale: è nata negli ambienti politici che reggono il governo giallorosso.

La base cattolica confida dunque in un maggior dialogo con le forze di centrodestra? In qualche modo sì. Soprattutto nella misura in cui una dialettica con Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia si riveli utile nella difesa di quelli che il cardinal Camillo Ruini usa definire “valori cattolici fondamentali”. Le piazze pro life di questi anni, a partire dal Family Day, non hanno sposato in pieno la causa dell’opposizione, almeno non in maniera organica, ma hanno sempre contrastato la linea dei governi progressisti. Perché quello percorso dal centrosinistra in bioetica, tranne che per i “cattolici adulti”, non può che essere un “pendio scivoloso”. Si può dire lo stesso degli alti consacrati? Crediamo che interrogare la base sia il modo per comprendere ed approfondire lo stato delle cose.

“La Chiesa non può essere di destra o di sinistra”

L’Ecclesia non è un partito, non ragiona da partito e non può essere indagata alla stregua di un partito. La Chiesa cattolica, però, entra spesso e volentieri nel dibattito che riguarda i temi del contemporaneo. L’avvocato Luca De Netto, una delle anime della base, chiarisce subito: “La Chiesa non può essere né di destra, né di sinistra, come non può sposare o peggio adeguarsi alle realtà mondane, perché, come insegna il catechismo, è nella storia, ma nello stesso tempo la trascende. La Chiesa è ad un tempo visibile e spirituale, società gerarchica e corpo mistico di Cristo. È una, formata di un elemento umano e di un elemento divino, e pertanto sarebbe assurdo ricondurla a logiche che riguardano un sistema dell’organizzazione della comunità umana, tra l’altro relativo, storico, altamente criticabile e sempre mutevole”. Però qualche problema esiste. Altrimenti De Netto non affermerebbe che “…semmai, possiamo registrare una sintonia, da parte di un certo clero e di organizzazioni legate al mondo “cattolico”, con le idee della cosiddetta sinistra, e ciò deriva da cause ben precise che passano dall’influenza di Hegel in certi teologi, dall’opera di Lemmaneis, Maritain e di Mounier, dal cedimento dei cattolici al liberalismo, dall’assurda idea di poter trovare intese con il marxismo o persino di “cristianizzarlo”, questione denunciata già nei decenni passati da molte intelligenze, tra cui Augusto Del Noce”.

Esiste insomma una parte di clero che non fa che guardare a sinistra, addirittura in chiave dottrinale. Quasi come se le istanze cavalcate dai progressisti e certi obiettivi culturali di alcune correnti ecclesiastiche coincidessero:”Ma questo tende a ridurre di fatto la presenza viva della Chiesa ad una qualsiasi organizzazione sociale, come se fosse una ONG. Con il risultato di allontanare i fedeli, i quali necessitano di risposte di natura in primis spirituale, mistiche, contemplative e morali”. L’avvocato De Netto fotografa meglio il quadro: “Quello che si avverte con sempre maggior reazione, a livello di base, non è tanto il flirt con quello che viene definito “progressismo”, quanto un vero e proprio rifiuto nei confronti della mondanizzazione, ossia del voler canalizzare in maniera quasi esclusiva il ruolo e la funzione della Chiesa verso la società politica, dando priorità a temi sociali, economici, sindacali, e di qualsiasi altro campo che non sia quello di natura trascendente e metafisico”.

La “buona battaglia” per la bioetica

Il progetto di legge Zan-Scalfarotto non è altro che una tappa della realizzazione della “piattaforma Cirinnà“. I cattolici, con Pro Vita e Famiglia in testa, stanno per scendere di nuovo nelle piazza italiane. Tutte le principali città del Belpaese verranno toccate da questa ennesima mobilitazione. Questa volta chi prenderà parte alle manifestazioni potrà dire di assecondare la linea dei vescovi. Sulla bioetica il fronte cattolico sta combattendo la “buona battaglia”. Sono anni che forze contrapposte si affrontano. E il fatto che la sinistra sia schierata dall’altra parte del campo è noto.

Giulia Bovassi è una giovanissima bioeticista, con diverse pubblicazioni alle spalle. La studiosa ha le idee molto chiare: “Essere nel mondo, ma non del mondo”. Penso che questa sia la chiave di lettura definitiva nel contesto odierno, sia per la base cattolica quanto per l’istituzione. Essere nel mondo implica saggezza, lungimiranza, ascolto e compartecipazione ad un uomo che resta sostanzialmente identico in un mondo in veloce mutamento; non essere del mondo significa invece fuggire dalla tentazione del compromesso, che altro non è se non una negazione della verità per una proporzione di beni indebita”.

E lo scollamento tra base e vertici ecclesiastici? “Evitando ingiuste generalizzazioni, penso che la percezione diffusa di questo venir meno del riscontro pragmatico (non formale) tra comunità e istituzioni abbia origine da dinamiche globali impositive di mistificazione ed equiparazione accondiscendente di neo-verità liquide e multiformi. Gerarchia e fedeli appartengono a una reciprocità univoca, ma questo collante, essendo vivo, ha bisogno di essere curato e alimentato con fermezza, coerenza e perseveranza in senso discendente e ascendente, altrimenti dovrà raccogliere divisioni, frustrazioni e smarrimenti”.

Poi la Bovassi cita San Giovanni Paolo II: “In tal senso, riprendo le parole di San Giovanni Paolo II: “…la fermezza della Chiesa, nel difendere le norme morali universali e immutabili, non ha nulla di mortificante. E solo al servizio della vera libertà dell’uomo: dal momento che non c’è libertà al di fuori o contro la verità, la difesa categorica, ossia senza cedimenti e compromessi, delle esigenze assolutamente irrinunciabili della dignità personale dell’uomo, deve dirsi via e condizione per l’esistere stesso della libertà. Questo servizio è rivolto a ogni uomo (…) a tutti gli uomini…”. Ma la “fermezza” del Papa polacco è la stessa di quella della Chiesa odierna?

Così la base sta sostituendo la Chiesa cattolica

La base può, anche se in possesso di una vocazione maggioritaria, sanare le mancanze altrui? Attorno a questo elemento può ruotare la cronaca dei prossimi mesi. Già a partire dalle proteste pubbliche contro il progetto di legge Zan-Scalfarotto, saremo in grado di capire meglio le intenzioni della Santa Sede. Ci sarà una “ferma” adesione al moto di opposizione? Il Vaticano farà sentire la sua voce?

L’ultima persona che abbiamo voluto sentire su questi argomenti è Manuela Antonacci, impegnata giornalista pro life: “La Chiesa, in questo momento storico-sociale è fortemente presa da mille conflitti e lacerazioni anche interne e sembra non avere la piena di contezza della necessità di una concreta e ufficiale chiamata alle armi, rivolta a tutti i cattolici, riguardo certe scottanti questioni”. Tipo? “Ad esempio, riguardo il rischio terribile dell’approvazione del ddl Zan, la Cei ha rilasciato una dichiarazione ufficiale che sicuramente mette in evidenza gli aspetti controversi della legge ma, per questo, ci si sarebbe aspettati una conseguente discesa in campo di tutte le realtà ecclesiali che non è avvenuta, almeno a livello ufficiale”. L’episcopato tuona, ma non alimenta l’organizzazione d’iniziative contrarie e contrariate.

Quindi è la base cattolica a dover compensare. Persino sostituendo la Chiesa: “Affiancando e sostituendo insieme: nel senso che sicuramente la Chiesa rimane ferma su certi principi, ma la base cattolica e non cattolica (in cui sono incluse tutte quelle persone di buona volontà e che pur non essendo credenti hanno conservato un minimo di onestà intellettuale) oltre ad esprimersi a voce, si sta dando da fare concretamente per fermare questa deriva etica terribile a cui stiamo andando incontro. Pensiamo, sempre in riferimento al ddl Zan, come questa spada di Damocle abbia avuto l’effetto di serrare di nuovo i ranghi dell’associazionismo pro-family italiano”. Difficile dirlo meglio di così.

Intercettare i fedeli critici con il posizionamento della Chiesa cattolica, per ragioni ovvie, è un’operazione tutt’altro che banale. Ma che dal basso stia provenendo una “preghiera”, un “grido di dolore”, rivolta ai sacri palazzi è del tutto evidente. Una preghiera che confida nel fatto che la Chiesa cattolica si distanzi il più possibile dalle specificità progressiste.