L’agenda internazionale della Santa Sede è il bene comune. Parola del “ministro degli Esteri” vaticano Mamberti

L’agenda internazionale della Santa Sede? Il bene comune. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana, lo ha spiegato in una appassionata lezione su “La dottrina sociale della Chiesa nelle relazioni internazionali” ai giovani dello Studium Aquinatis – Laboratorio di Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, a Canneto, in località Settefrati (FR). Il “ministro degli Esteri” vaticano ha così potuto delineare i punti dell’agenda internazionale della Santa Sede: dalla difesa della famiglia e della vita alla libertà religiosa, passando per le politiche per la pace e la sussidiarietà, e sottolineando il valore della democrazia, che “significa sempre partecipazione e responsabilità, diritti e doveri”. Il fine ultimo di tutto è l’uomo, secondo quell’umanesimo integrale che da Tommaso d’Aquino in poi ha sempre animato la Chiesa. Lo strumento è la Santa Sede. Uno strumento che è nel mondo, ovvero che agisce anche nel contesto delle organizzazioni internazionali accettando le regole della diplomazia. Ma è anche uno strumento non del mondo. “La Santa Sede – spiega Mamberti – non si concentra sulle singole situazioni diplomatiche, ma vuole promuovere una società che sia fondata sul diritto e sulla giustizia: è il solo modo per evitare la moltiplicazione dei conflitti e di favorire la convenzione della società che gode la pace”.

 

Sta qui il senso della presenza della Santa Sede come unica istituzione religiosa e non politica all’interno della diplomazia internazionale. “Risvegliare le coscienze”: è questo il compito che Mamberti attribuisce alla politica della Chiesa. La cui Dottrina Sociale parte dal cuore dell’uomo. Come parte dal cuore dell’uomo la stessa carta delle Nazioni Unite, i cui fondatori hanno voluto nel preambolo dirsi decisi a “riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole”. Il fatto che venga usata la parola “fede” è indicativo. La fede indica un dato irrinunciabile e incontestabile. L’Onu si base sulla fede sull’uomo. Una fede che tutti i popoli possono condividere, qualunque sia la loro estrazione religiosa.

Ed è da qui che si arriva all’umanesimo integrale di Tommaso d’Aquino. Basterebbe solo questo a giustificare la presenza di Mamberti allo Studium Aquinatis, organizzato dal Circolo San Tommaso d’Aquino. Un laboratorio di tre giorni tutto dedicato alla dottrina sociale della Chiesa, che ha come tema: “Persona. Società. Bene comune. Nuova sintesi umanistica, nuova progettualità”.

Mamberti spiega che “la rotta della Santa Sede è sempre stata quella di difendere la centralità della persona, e questa visione viene proprio dalla verità dell’uomo. Non ci si deve lasciare mai distrarre dal principio base che proprio l’uomo è al centro delle preoccupazioni della comunità internazionale”. E fa l’esempio delle battaglie per la vita, ricorda che “anche se questo diritto alla vita è affermato, è anche combattuto sempre di più, basta pensare ai dibattiti sull’aborto, sulla sperimentazioni degli embrioni, sull’eutanasia. I Paesi in apparenza parlano di salute riproduttiva, ‘morire nella dignità’ è uno slogan per favorire l’eutanasia. È molto importante essere sempre in allarme per difendere questo diritto alla vita”.

È un lavoro diplomatico incessante e sempre più specialistico, quello della Santa Sede. Che però ha i suoi frutti, disseminati come perle all’interno di documenti di varia natura. Per esempio, il diritto all’assistenza alla vittime delle bombe a grappolo, una battaglia combattuta dalla Santa Sede alla stesura della Convenzione Internazionale di Dublino nel 2008. La convenzione sarà firmata ad Oslo nello stesso anno.

A questo proposito, Mamberti ricorda che “la Santa Sede è sempre stata attiva nell’azione diplomatica per il disarmo. Dal 1957, la Santa Sede è membro fondatore dell’AIEA – Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – che ha come scopo quello di limitare, ridurre ed eliminare gli armamenti nucleari e favorire l’uso condiviso dell’energia nucleare per scopi pacifici. La Santa Sede è stata ed è tra i paesi che hanno negoziato il trattato di non proliferazione nucleare nonché ad altre convenzioni e trattati internazionali. E, per quanto riguarda le munizioni a grappolo, la Santa Sede è stato uno degli Stati più attivi in questo campo: ho firmato l’adesione al trattato e ho depositato lo strumento di ratifica il primo giorno che era possibile ad Oslo nel dicembre 2008, per dare un segnale alla comunità internazionale”. Da ricordare le trattative di queste settimane a New York per il negoziato per una convenzione sul commercio delle armi. “Anche in questo campo la Santa Sede è molto attiva”, dice Mamberti.

Come è attivissima sul tema dei diritti umani, a partire dal diritto alla libertà religiosa. “Cristiani o altri credenti – dice Mamberti – sono perseguitati o discriminati in modo subdolo, e ciò avviene quando si vuole ridurre la libertà religiosa solo alla libertà di coscienza o alla libertà di culto. La libertà religiosa non ha solo un aspetto religioso personale, ma anche comunitaria”.  Ricorda Mamberti:  “Giovanni Paolo II disse che la libertà religiosa è la carta di tornasole dei diritti umani. Laddove è minacciata, tutto l’edificio dei diritti umani è minacciato. Posso assicurarvi che la differenza della libertà religiosa è l’azione primordiale Santa Sede, e non solo a beneficio dei credenti cristiani o cattolici, ma a beneficio di tutti i credenti”.

Parte dunque dall’uomo l’agenda internazionale della Santa Sede, e da lì opera per il bene comune.  “I diritti umani – dice Mamberti – sono un patrimonio comune da difendere, senza accettare alterazioni. I diritti fondamentali non sono il frutto del consenso e delle maggioranze, non derivano dallo Stato o da altre autorità umane: fanno parte della persona umana e sono un patrimonio che Dio ha costituito all’umanità”.

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