Vaticano, Covid-19 e investimenti immobiliari. La comunicazione della Santa Sede incompleta, assurda e paradossale

“Die Gefahr, zu schnell zu einfache Urteile zu fällen, besteht immer. Und trotzdem ist es noch gefährlicher, nicht Stellung zu beziehen – Esiste sempre il pericolo di dare giudizi semplici troppo rapidamente. Eppure è ancora più pericoloso non prendere una posizione” (Georg Schimmerl).

Comunicazione di servizio del “Blog dell’Editore”
Ringraziamo i nostri “lettori e sostenitori pontifici” nello Stato della Città del Vaticano e alla Santa Sede delle preziose informazioni che ci inviano e ricordiamo a chi ne avesse il desiderio, che da oggi si può inviare le segnalazioni opportune per il “Blog dell’Editore” tramite E-mail QUI.

Oggi ritorniamo – da persone molto devote ma con la particolare devozione alla lente – su tre casi, di cui ci siamo occupati già in passato. E lo facciamo dopo aver atteso inutilmente comunicazioni istituzionali da parte della Santa Sede su questi argomenti di grande importanza:

– Informazione Covid-19 della Santa Sede: incompleta, assurda e paradossale
– Sicurezza anti Covid-19 nella Città del Vaticano: solo di vetrina
– “Comunicazione ai giornalisti” della Sala Stampa della Santa Sede del 30 aprile 2020, in riferimento all’indagine penale della Magistratura vaticana sugli investimenti finanziari e nel settore immobiliare della Segreteria di Stato: incompleta e opaca


Dopo le riforme vaticane da vetrina, in attesa della giustizia vaticana speriamo non da vetrina, che definirà attraverso un processo penale lo scandalo finanziario a partire del caso “Sloane Square”, per cui sono indagati i noti cinque dipendenti sospesi, con l’aggiunta di un sesto, ora assistiamo anche a misure di sicurezza anti Covid-19 da vetrina. Sì, perché il coronavirus alla frontiera dello Stato della Città del Vaticana c’è, quindi si indossano i DPI. All’interno dello Stato della Città del Vaticano i DPI non si indossano, quindi evidentemente il coronavirus lì non c’è.

#riformedavetrina
#informazionecovid19davetrina
#giustiziasperiamonondavetrina #sicurezzaanticovid19davetrina
ovvero, la #coerenzadavetrina regna sovrana, in totale assenza di trasparenza, con funzionalità da depistaggio

Covid-19 vs Vaticano. Comunicati coronavirus della Santa Sede incompleti, assurdi e paradossali per non far risalire agli uffici di appartenenza dei dipendenti Sars-CoV-2 positivi, che ormai superano quota 100. Depistaggio a tutti gli effetti

Continuano ad essere emanati pseudo Bollettini dalla Sala Stampa della Santa Sede, lacunosi, incompleti e impantanati nella melma da regime. Ormai si è superato da tempo il limite del ridicolo. Vedremo, rivedendo i Bollettini Covid-19 recenti:

Caso ufficiale N. 8 – Ultima volta che è stato comunicato il numero ufficiale totale – “Ulteriore dipendente della Santa Sede”
Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 211, 8 aprile 2020
Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni
È stata recentemente confermata la positività di un ulteriore dipendente della Santa Sede, che si era recato fuori Roma nella prima metà di marzo per assistere i propri parenti malati. Dopo i primi sintomi, la persona è stata ricoverata localmente senza fare rientro a Roma ed è ora sotto stretta osservazione.
Le persone trovate positive al Covid-19 all’interno dello Stato della Città del Vaticano e fra i dipendenti della Santa Sede sono dunque otto. Di queste posso ora confermare che due risultano guarite, una dimessa dall’ospedale e in via di guarigione, due sono ancora ricoverati e in cura e tre in isolamento fiduciario, asintomatiche.

Caso ufficiale N. 9 – Non viene comunicato il numero ufficiale totale. Non viene comunicato l’amministrazione di appartenenza
Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 250, 28 aprile 2020
Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni
“Nei giorni scorsi è stato identificato un altro dipendente positivo al Covid-19. La persona aveva presentato sintomi nel mese di marzo ed era rimasta in isolamento fiduciario, continuando a lavorare da remoto. Non presentando sintomi, il dipendente è ora in quarantena e in via precauzionale sono state prese le necessarie misure sanitarie per i luoghi di lavoro e sono state effettuate verifiche tra i colleghi, con esito negativo”.

Caso ufficiale N. 10 – Non viene comunicato in numero ufficiale totale – “Dipendente della Santa Sede”
Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 256, 30 aprile 2020
Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni
Nella mattina di oggi è giunta una ulteriore conferma di positività al Covid-19 tra i dipendenti della Santa Sede. Si tratta di una persona che presentava sintomi dalla prima metà di marzo e per questo si trovava in isolamento fiduciario a casa. Prima di fare rientro a lavoro, in via precauzionale, il dipendente è stato sottoposto a test ed è risultato positivo alla malattia. Si trova ora, nuovamente, in quarantena presso il proprio domicilio.

Caso ufficiale N. 11 – Il caso “fantasma”, mai comunicato ufficialmente

Caso ufficiale N. 12 – Viene comunicato nuovamente il numero totale dei positivi, ma non quadra (visto che il caso N. 11 non è mai stato comunicato) – “Nello Stato della Città del Vaticano e tra i dipendenti della Santa Sede” (non è indicato a quale delle due amministrazione appartiene)
Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 268, 6 maggio 2020
Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni
È stato recentemente confermato un nuovo caso positivo al Covid-19, il dodicesimo nello Stato della Città del Vaticano e tra i dipendenti della Santa Sede. La persona lavorava da remoto fin dai primi giorni di marzo e al sopraggiungere dei sintomi è rimasta in isolamento domiciliare fiduciario. Prima del rientro sul luogo di lavoro è stata sottoposta a test, con esito positivo, dalla Direzione di Sanità e Igiene del Vaticano ed è ora in osservazione presso la propria abitazione.

Come è palese, per i casi positivi Sars-CoV-2 la Sala Stampa della Santa Sede raramente comunica (o comunica in modo impreciso) l’amministrazione di competenza e mai l’ufficio di appartenenza. Oltre a emettere Bollettini che danno le informazioni non tempestivamente, tali comunicazioni sono prive di riferimenti fondamentali. E non a caso. Si è capito perfettamente, che non si vuole impedire l’individuazione dei casi. Quindi, ci chiediamo: perché darne comunicazione? Invece, di ogni caso positivo è importante capire la “catena” delle frequentazioni lavorative. Ma evidentemente, per il regime vaticano tutto ciò non è importante.

Ricordiamo che i dipendenti dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede sono suddivisi in due amministrazioni di appartenenza: per quanto riguarda i dipendenti dello Stato della Città del Vaticano, gli stessi fanno capo al Governatorato; per quanto riguarda i dipendenti della Santa Sede, gli stessi fanno capo alla Segreteria di Stato. Quindi, se si parla di dipendenti, bisogna fare questa distinzione, altrimenti l’informazione data risulta ancora più confusa e approssimativa. Ma, purtroppo, raramente tale distinzione viene fatta. Danno i numeri, in tutti i sensi!

Fino alla comunicazione del caso positivo N. 8, la Sala Stampa della Santa Sede aveva dato anche il numero complessivo dei positivi. Nel rendere noto i casi N. 9 e N. 10, stranamente si “dimentica” di comunicare il totale. Per quanto riguarda il caso N. 11, questo resta non pervenuto, poiché si passa dal caso N. 10 direttamente al N. 12, omettendo il N. 11.

Tutto ciò appare paradossale e incredibile. Come è possibile che la comunicazione ufficiale della Santa Sede sia così approssimativa? Come è possibile che la comunicazione ufficiale della Santa Sede si sia ridotta in questo stato pietoso comatoso? I nostri pensieri vanno allo staff di giovani e preparati funzionari, che devono lavorare in tale condizioni da regime, manco fossimo in tempi di guerra fredda.

Ricordiamo, come da nostre comunicazioni date in precedenza, che i casi positivi Sars-CoV-2 nello Stato della Città del Vaticano e alla Santa Sede sono almeno 100.

Cosa accadrà, quando a breve riapriranno i Musei Vaticani e tutti gli uffici delle amministrazioni dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede? Al momento non sono prevenute linee guida in merito. Ciononostante, pare che tra dieci giorni circa sia prevista la riapertura di tutti i servizi. Ci auguriamo che la seconda ondata del Sars-CoV-2 non sia peggio della prima. Ce lo auguriamo davvero.

Musei Vaticani: prossima apertura prevista per lunedì 18 maggio

In questi giorni presso i Musei Vaticani vengono effettuate prove di apertura. Ma tutto è ancora in alto mare, poiché non sono pervenute linee guida sanitarie né disposizioni dei superiori. Comunque, la priorità resta aprire i Musei Vaticani il prima possibile, poiché la macchina da soldi vaticana ha smesso di produrre ricchezza e negli ultimi mesi ha prodotto solo spese, costi di gestione e di personale.

Scrive l’esperto vaticanista Andrea Gagliarducci il 5 maggio 2020 su Catholic News Agency: “È difficile stimare dall’esterno quanto è costata l’emergenza coronavirus al Vaticano. Sulla base di alcuni dati aperti, è probabile che la Santa Sede/lo Stato della Città del Vaticano abbiano perso circa 25 milioni di euro. La maggior parte di questi soldi sono le entrate mancate dai Musei Vaticani”.

Non c’è dubbio che lo Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede sono in grossa crisi economica e magari sarebbe il caso di pensare a vendere alcuni immobili, iniziando con il palazzo di lusso in Sloane Square a Londra, invece di fare aperture sconsiderate dei servizi al pubblico.

Porta Sant’Anna, una degli ingressi principali alla Città del Vaticano.

Le Guardie Svizzere e i Gendarmi vaticani indossano i Dispositivi di Protezione Individuali anti Covid-19 solo agli ingressi dello Stato

Intanto il 4 maggio scorso, dopo quasi 60 giorni dall’inizio dell’emergenza Covid-19, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha disposto che le Guardie Svizzere e i Gendarmi vaticani di servizio agli ingressi dello Stato indossino i noti DPI (mascherine chirurgiche e guanti in lattice), mentre non vengono indossati dagli stessi in altre postazioni di servizio all’interno dello Stato e nei sacri palazzi.

La Santa Messa nella Chiesa di Santo Stefano degli Abissini nella Città del Vaticano (Piazza Santa Marta). Foto del 6 maggio 2020.

Molti nostri sostenitori e lettori interni alla Città del Vaticano ci segnalano questo fatto e che c’è un luogo in particolare, dove i DPI non devono essere indossati dalle Guardie Svizzere e dai Gendarmi vaticani in servizio lì, per espressa volontà di Papa Francesco. Questo luogo è la Domus Sanctae Marthae, la residenza pontificia pro tempore.

Domus Sanctae Marthae, 8 maggio 2020.

A nostro avviso, l’unico sistema sicuro per la ripresa dei servizi e l’apertura degli uffici dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede sarebbe il “tampone per tutti”, cioè a tutti i dipendenti, i residenti e il personale delle ditte “esterne”, in totale circa 5.000 persone. Chi risulta negativo torna al lavora, chi è positivo no. Tutto ciò unitamente alla diramazione di linee guida e di disposizioni (da parte del Governatorato SCV e della Segreteria di Stato) chiare in merito, atte alla protezione dei lavoratori, che sono sia back office, ma soprattutto front desk, che sono i soggetti più a rischio: Guardie Svizzere, Gendarmi vaticani, Custodi della Basilica di San Pietro e dei Musei Vaticani, dipendenti della Farmacia, delle Poste, degli Uffici pellegrini e turisti, dell’Ufficio filatelico, degli Operatori sanitari, nonché i Portieri, gli Uscieri e gli Ascensoristi dei palazzi (sia in territorio dello Stato, sia nelle zone extraterritoriali), compresi i dipendenti della Domus Sanctae Marthae: Cuochi, Camerieri, Receptionisti e Inservienti delle pulizie, che purtroppo sono state dimezzate, perché le ditte “esterne”, che in appalto lavorano nello Stato della Città del Vaticano, sono state poste a turni alternati in cassa integrazione dai superiori e rischiano di restarci in cassa integrazione a tempo pieno, in attesa della comunicazione sulle modalità della riapertura di tutti gli uffici e servizi. Dovrà anche essere comunicata la riapertura della mensa dipendenti e operai, ormai chiusa dal mese di marzo, con dipendenti della ditta esterna appaltatrice del servizio mensa a casa senza lavoro.

In passato abbiamo già visto il verificarsi di problemi di licenziamento ai cari colleghi della ditta esterna appaltatrice del servizio di macelleria dell’Annona vaticana, che “a contratto non più rinnovato” si sono visti licenziare dalla ditta in questione e solo dopo una lunga lotta durata anni, alcuni dei dipendenti della stessa hanno ottenuto l’assunzione, nella speranza che non si verifichino ancora situazioni del genere [A Francesco una lettera di 23 licenziati dalla macelleria dell’Annona in Vaticano – 27 febbraio 2018].

Speriamo che ogni lavoratore, che ha dovuto sospendere il proprio lavoro a causa del Covid-19, ritrovi il posto di lavoro e il servizio che aveva lasciato prima della quarantena, che ha colpito anche lo Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede.

Il Palazzo di Sloane Square, Londra.

Indagine della Magistratura vaticana sugli investimenti finanziari e nel settore immobiliare della Segreteria di Stato

La sera del 30 aprile 2020, la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso la seguente “Comunicazione ai giornalisti”:

“Rispondendo ad alcune domande dei giornalisti, il Direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, ha confermato che sono stati disposti provvedimenti individuali per alcuni dipendenti della Santa Sede, alla scadenza di quelli adottati all’inizio dell’indagine sugli investimenti finanziari e nel settore immobiliare della Segreteria di Stato”.

Nel nostro articolo delle ore 08.30 del 1° maggio 2020 [Indagine della Magistratura vaticana sugli investimenti finanziari e nel settore immobiliare della Segreteria di Stato] abbiamo rilevato che si tratta di un testo senza senso, diffuso alle ore 20.58 di sera poi, ancora peggio. Infatti, al momento della pubblicazione del nostro articolo, l’unico organo di stampa che aveva ripreso la “Comunicazione ai giornalisti” era l’Adnkronos, senza commento. Quindi, non se ne comprendeva neanche l’urgenza. La cosa semplice e corretta – trovandosi obbligati a comunicare qualcosa (scegliendo la formula “Comunicazione ai giornalisti” e non di “Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede” o di “Dichiarazione del Direttore”), perché i soliti corvi avevano fatto la solita soffiata alla solita abborracciona – sarebbe stata di dare con trasparenza comunicazione del testo dei “provvedimenti individuali”, di cui si parla nella “Comunicazione ai giornalisti”. Invece, in questo modo si è aumentato soltanto l’opacità (per usare una definizione del Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin), non solo sull’indagine giudiziari in corso, ma soprattutto “sugli investimenti finanziari e nel settore immobiliare della Segreteria di Stato” stessi. E se questo fosse il motivo della soffiata dei corvi?

L’articolo pubblicato in mattinata del 1° maggio sul Messaggero si rivela la pistola fumante: viene presentato come un fatto – nonostante manche qualsiasi comunicazione ufficiale in tal senso – che il Papa avrebbe “autorizzato i licenziamenti dei cinque dipendenti mentre è ancora in corso l’indagine del tribunale vaticano per la vicenda dell’acquisto del famoso palazzo di Londra, un affare controverso e ingarbugliato in cui – stando a quanto hanno dichiarato in questi mesi i vertici d’Oltretevere – ogni operazione è sempre stata avallata in ultima istanza dal Papa. Nei provvedimenti della Segreteria di Stato fatti arrivare alle persone indagate e per le quali sono ancora in corso gli interrogatori, non è stata fornita nessuna motivazione giuridica e questo, probabilmente, per rendere impossibile l’impugnazione dell’atto amministrativo. (…) I licenziamenti sono stati presi direttamente da Papa Francesco che evidentemente non ha voluto aspettare la fine della indagine avviata dal Tribunale, un eventuale rinvio a giudizio e nemmeno la sentenza definitiva”.

Invano siamo rimasti in attesa per una settimana di una qualsiasi reazione ufficiale da parte della Santa Sede. Nonostante la gravità di queste affermazioni – lanciate senza uno straccio di prove o fonti -, anche visto che viene tirato in ballo la responsabilità del Papa, ancora oggi dobbiamo costatare il silenzio più assordante da parte della Santa Sede.

Per di più, perché è palesemente falso l’affermazione del Messaggero nella riga successiva: “La notizia di questi licenziamenti è arrivata dalla Sala Stampa ieri sera alle 21, con un telegrafico comunicato semi incomprensibile e piuttosto oscuro in diversi passaggi”.

Come abbiamo analizzato nel nostro dossier, nel testo della Comunicazione ai giornalisti del 30 aprile, la Sala Stampa della Santa Sede non ha fornito alcun particolare sui “provvedimenti individuali” e non ha parlato di “licenziamenti”, neanche fatto intendere.

Inoltre, il Messaggero ha affermato che l’acquisto del palazzo londinese è stato fatto con i soldi dell’Obolo di San Pietro, fatto categoricamente smentito dal Cardinale Angelo Becciu, mentre in passato abbiamo indicato in chiare lettere, che sono stati utilizzati delle disponibilità del FAS-Fondo di Assistenza Sanitaria dello Stato della Città del Vaticano.

Infine, il Messaggero collega forzosamente il caso dei “licenziamenti del 1° maggio per decisione del Papa” al caso della “cacciata” di Eugenio Hasler tre anni fa. Invece, si tratta di due casi diversi, per niente paragonabili, visto che quest’ultimo è stato licenziato senza regolare procedimento amministrativo e non hai mai subito un procedimento penale.

Se fosse vero che il Papa ha preso i “provvedimenti individuali” – definiti dal Messaggero dei “licenziamenti” – è perché l’indagine della Magistratura vaticana dovrebbe essere conclusa e a breve i sei indagati dovrebbero essere rinviati a processo penale. Sempre se la notizia è vera, pensiamo che il Papa ha preso questi “provvedimenti individuali” amministrativi, per anticipare i processi. Noi indichiamo questo come probabile motivo, perché i “provvedimenti individuali” che avrebbe preso il Papa, non sostituiscono il procedimento penale, perché la giustizia vaticana farà il suo corso aldilà dei (presunti) licenziamenti disposti dal Papa.

Ecco perché noi riteniamo che sia opportuno fare il punto, senza farci deviare da (presunti) licenziamenti, notizia finita sul Messaggero per una soffiata dai soliti corvi. Invece, la lente va tenuta focalizzata sullo scandalo immobiliare/finanziario e sul procedimento penale in corso, perché è dal processo penale che si farà, che sapremo quali fondi sono stati utilizzati per l’acquisto del palazzo di Sloane Square e conosceremo i colpevoli, e le (eventuali) responsabilità degli indagati.

Bipolarismo e riforme da vetrina: due pesi e due misure. Ex dipendenti della Santa Sede in attesa di essere rinviati a giudizio

Quindi, se riteniamo per autentico (senza capirne il motivo) – in attesa di un doveroso chiarimento da parte della Santa Sede – che Papa Francesco avrebbe licenziato in tronco “alcuni” dei sei dipendenti della Santa Sede coinvolti nello scandalo finanziario di Sloane Square (e altro…), va sottolineato che si tratta comunque di provvedimenti amministrativi (che gli interessati potranno impugnare nelle sedi opportune), che non interferiranno con gli indagini della magistratura vaticana. La giustizia vaticana è tutt’ora al lavoro. I processi faranno il loro corso e il Presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone andrà avanti per la sua strada. Chissà se anche lui un giorno verrà “cacciato” per aver fatto bene il proprio lavoro, alla luce dei provvedimenti drastici, che in questo caso (e al momento) sono buoni per chi veste di bianco?

Aggiornamento
8 maggio 2020, ore 09.35
Il commento di Eugenio Hasler, che condivido in tutte le sue parte (anche questo “reale, non solo tanto per dire”):

“Mi corre l’obbligo ad onore della Verità (che cerco da oltre tre anni), confermare quanto evidenziato dall’Editore circa il ‘mio’ caso e quello dei dipendenti sella Segreteria di Stato. Senza entrare nel merito e voler fare gli stessi errori fatti sulla mia testa, premetto che parto con la presunzione di innocenza (reale, non solo tanto per dire).
Loro hanno la ‘fortuna’ o meglio spero la avranno, di difendersi pubblicamente e di farsi assistere nei luoghi preposti.
A me questa possibilità è stata del tutto negata e anche le varie lettere mie e dei miei legali sono state completamente ignorate a tutti i livelli.
Semplice constatazione ma necessaria per sottolineare il lavoro onesto e trasparente di alcuni Giornalisti con la ‘G’ maiuscola!”.

Ritornando alla “Comunicazione ai giornalisti” del 30 aprile, che parla di “provvedimenti individuali per alcuni dipendenti della Santa Sede, alla scadenza di quelli adottati all’inizio dell’indagine”, si capisce che i “provvedimenti individuali” disposti – di cui fino ad oggi, ufficialmente non si sa ancora di chi e di cosa si tratta – non riguardano tutti e sei i dipendenti coinvolti, ma solo alcuni di loro.

Si tratta di cinque indagati, i cui nomi a seguito ad una soffiata erano stati resi noti il 2 ottobre 2019 da Emiliano Fittipaldi su L’Espresso, con la non autorizzata pubblicazione della “Disposizione di servizio” firmata dal Comandante del Corpo della Gendarmeria S.C.V. Dott. Domenico Giani, destinata alla solo diffusione interna. Successivamente, a questi cinque indagati si era aggiunto un sesto.

Come abbiamo rilevato nel nostro articolo del 1° maggio, i sei dipendenti della Santa Sede erano sospesi dal servizio e che il provvedimento disciplinare della sospensione non ha scadenza, nel senso che scade quando vengono notificati ai singoli gli esiti delle indagini. Se sono positive portano alle ipotesi di reato, quindi alla formulazione dei capi di imputazione per le persone indagate, in quel momento di fatto diventate imputate di un’ipotesi di reato.

Invece, secondo quanto riferito dal Messaggero, i “provvedimenti individuali” per alcuni, dovrebbero essere dei licenziamenti “disposti dal Papa”.

Nel rispetto della garanzia del diritto di presunzione d’innocenza degli indagati, analizziamo caso per caso di chi è prossimo al rinvio a giudizio o all’archiviazione da parte della magistratura vaticana:

– Dott.ssa Caterina Sansone – Addetta di amministrazione della Segreteria di Stato. Sembra l’unica che si salverebbe dalla mannaia pontificia, colpevole per gli inquirenti di aver fatto da prestanome per l’acquisto del palazzo di Sloane Square. Ma la Sansone non ha fatto solo da prestanome, bensì ha anche firmato atti ufficiali per l’acquisto dell’immobile londinese, di fatto intestato a suo nome. Non viene licenziata da chi veste di bianco, bensì trasferita, al momento, in altro dicastero grazie all’intercessione dello zio Cardinale Fernando Filoni.

– Dott. Fabrizio Tirabassi – Al momento dei fatti contestati Minutante dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, che gestisce gli investimenti finanziari e si occupa, tra le altre cose, dell’Obolo di San Pietro. Appare essere tra i “facilitatori”, che ha reso possibile in concorso di responsabilità con altri l’operazione opaca dell’acquisto dell’immobile londinese.

– Dott. Vincenzo Mauriello – Minutante di lungo corso dell’Ufficio del protocollo della Segreteria di Stato. Esecutore di ordini al quale verrà concesso di andare in pensione con disonore a luglio. La sua testimonianza durante il processo – anche visto le sue funzioni – potrebbe far cadere teste eccellenti, rivelando la regia che c’è dietro l’operazione opaca.

– Dott. Tommaso Di Ruzza – Già Direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria-AIF, che è l’istituzione competente della Santa Sede/Stato della Città del Vaticano per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, che nel frattempo, alla scadenza del suo incarico, il 15 aprile 2020 è stato sostituito con Dott. Giuseppe Schlitzer. La sua responsabilità pare quella di non aver attentamente vigilato sull’opacità dell’operazione finanziaria, probabilmente a causa delle documentazioni false pervenutegli.

– Mons. Mauro Carlino – Al momento della sospensione da poche settimane Capo dell’Ufficio informazione e Documentazione della Segreteria di Stato in sostituzione di Mons. Carlo Maria Polvani, dopo essere stato per anni – e al momento dei fatti contestati – Segretario particolare dell’allora Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, oggi Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Cardinale Angelo Becciu. Secondo il vaticanista di America Magazine, Gerard O’Connell è stato dimesso dal servizio diplomatico della Santa Sede, non più residente presso la Domus Sancta Marthae e rimandato alla sua diocesi di origine. Le ipotesi di reato a lui contestate riguardano il suo tramite di collegamento tra l’operazione opaca e le responsabilità che potrebbero essere rilevate per l’allora Sostituto.

Mons. Alberto Perlasca.

– Mons. Alberto Perlasca – Per molti anni è stato a capo dell’Ufficio amministrativo della Prima Sezione della Segreteria di Stato e quindi depositario storico dei segreti finanziari che riguardano la Cassaforte della medesima, di cui l’Obolo di San Pietro è solo una parte. A seguito degli esiti delle indagini preliminari, è stato aggiunto al registro degli indagati. Stranamente, il 26 luglio 2019 – due mesi prima dell’irruzione della Gendarmeria vaticana in Segreteria di Stato – viene trasferito al Palazzo della Cancelleria, dal Papa nominato ad hoc Promotore di Giustizia aggiunto al Tribunale della Segnatura Apostolica [In principio era il caos in Vaticano. Obolo di San Pietro “opaco”. Mons. Perlasca indagato. Altri tremano – 19 febbraio 2020]. Secondo il vaticanista di America Magazine, Gerard O’Connell, Mons. Perlasca è stato dimesso dal servizio diplomatico della Santa Sede e rimandato alla sua diocesi di origine. I materiali a lui sequestrati potrebbero portare ai responsabili illustri, che hanno gestito, coordinato e ordinato delle operazioni finanziarie opache (sempre usando la definizione del Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin). Presenziò al sopralluogo a Londra per l’acquisto dell’immobile di Sloane Square, insieme a Mons. Luigi Mistò, Segretario per la sezione amministrativa della Segreteria per l’economia della Santa Sede, nonché – e soprattutto – Presidente della Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa presso la Segreteria di Stato, che controlla e gestisce il FAS-Fondo Assistenza Sanitaria dello Stato della Città del Vaticano. Finora, tutte le indagini condotte hanno portato a lui, ma non è stato raggiunto da alcun procedimento penale.

Madonna del Rosario di Pompei
8 maggio 2020, 09.00

89.31.72.207