Dal cialtronaggine di una scagnozza abborracciona ciabattona strafalciona “c’è da aspettarsi di vedere sciupato anco il bene ch’altri incominciava di fare”

Un lettore ha osservato che recentemente sono tornato ad usare diverse volte il sostantivo “abborracciona” (forma femminile di “abborraccione”, plurale “abborraccione” e “abborraccioni”). Quindi, a gentile richiesta il lemma è scelto come la parola del giorno per questa notte.

“Lavora o abborraccia, ma semina finché non diaccia” (Proverbio toscano: “Affrettati, pur che tu faccia a tempo”).

Il sostantivo maschile “abborraccione” (femminile “-a”), di origine toscana, è derivato dal verbo transitivo “abborracciare” (chi è solito abborracciare, chi abborraccia): persona che svolge lavori in maniera inadeguata ed imperfetta, a causa di poca voglia o per la fretta di terminare il lavoro stesso (arruffone, ciabattone, pasticcione, abborracciatore, rabberciatore, raffazzonatore). Il lemma forse è derivato di “borra”, col prefisso “a-“.

Quindi, “abborracciare” in senso assoluto significa mettere insieme borraccia o borra, ma – annota il Dizionario Tommaseo-Bellini del 1865-1879 – in questo senso non si usa: “Mangiare alla turchesca in furia e ‘n posta”, “Abborracciarsi sens’altro bicchiere”. Mangiare e bere senza riguardo a qualità o quantità.

“Bere alla borraccia, fiasca di cuojo portata ad armacollo da’ pellegrini e da’ cacciatori” (Anton Maria Salvini, Annotazioni; preziosi contributi volti a chiarire vocaboli ed espressioni della lingua toscana, nonché a difenderne il primato).

“L’abborracciarsi de’ cavalli” (Giammaria Cecchi, “Il Samaritano”; non è chiaro, e pare significhi: nel darsi l’un contro l’altro con furia e all’impazzata; forse affine al “se bourrer” in Francese).

“L’utile ce si cava dal cocco è indicibile, essendo, per così dire, infiniti i modi, nei quali si mangia. (…) ed è di buonissimo sapore, ma così caldo, e di così dura digestione, che bisogna guardare di non abborracciarsene” (Varie operette del Conte Lorenzo Mangalotti con giuta di otto lettere su le terre odorose d’Europa e d’America dette folgarmente buccheri).

Il Dizionario Tommaseo-Bellini del 1865-1879 da come significato per “abborraccione”: “Che per solito abborraccia lavori di mano o di mente o faccende”, citando il Conte Francesco Algarotti (1712-64), Ciambellano del Re di Prussia, che dice “questa parola mancare al Vocabolario, la deve avere anch’egli sentita in Toscana” e esemplifica: “Gli abborraccioni, anco che abbiano e agio e voglia di fare a modo, non c’hanno più mano”.

La parola “abborraccione” si usa in senso figurativo, con il significato di eseguire male con troppo fretta, fare o dire alla peggio con troppa fretta; mettere insieme o aggiustare qualcosa alla bell’e meglio; tirar via, senza impegno: abborracciare uno scritto, un discorso, un lavoro manuale, un’opera d’arte, un’impresa; sinonimo di arrangiare, improvvisare, rabberciare, raffazzonare, rimediare. Desinare abborracciato, e simile, con la mensa. Abborracciare la messa, dirla a precipizio. Così ogni altra funzione mal fatta. Ella abborraccia (fa male quello che fa, o in tale e tal caso, o per abito, per vizio, per imperizia).

“Si usa forse mai di accelerare la mensa del re, o di abborracciarla, perché ivi stanno frattanto a disagio i paggi, a disagio i palafrenieri?” (Paolo Segneri, S.I., Il Parroco Istruito, Opera in cui si dimostra a qualsiasi curato novello il debito che lo strigne e la via da tenersi nell’adempirlo).

“Essendo adunque quello un affare di tanto rilievo, non pare che sia da abborracciare; né da farsi temerariamente, ed in fretta; ma colle dovute riflessioni, e con avere prestate le orecchie all’una, e all’altra parte ben bene” (Anton Maria Salvini, Discorsi Accademici).

La forma più rara di “abborracciatore” (femminile “-trice”) dice minor dispregio di “abborraccione”. “Tirano via nel lavorare alla peggio sì l’abborracciatore che l’abborraccione, ma questo tira più via e fa peggio, con molto minor sapere di quello. Un abborracciatore di libri può scriverne de’ possibili e trovar sempre un editore che lo paghi anche bene; quelli d’un abborraccione pochi o nessuno li legge, e guai all’editore, se pur ve n’è di così gonzi” (Giuseppe Frizzi).

“Da un’abborracciona c’è da aspettarsi di vedere sciupato anco il bene ch’altri incominciava di fare” (Giuseppe Frizzi).

“Otone lo governava come in gran pace; parte con dignità, parte abborracciando senza decoro, secondo che il tempo chiedea” (Fra B. da San Concordio e Bernardo Davanzati, Sallustio e Tacito volgarizzati. “Pleraque contro decus e praesenti uso proprerando”).

“Di chi favella troppo e frastagliatamente in modo che non iscolpisce le parole e non dice mezze le cose, si dice: e’ s’affolta, o e’ fa un’affoltato, o e’ s’abborraccia” (Benedetto Varchi, L’Hercolano).

Partecipe passato “abborracciato”, anche come aggettivo: ella lavora abborracciato, scrive abborracciato.

Avverbio “abborracciatamente”: in modo abborracciato (in modo affrettato, disordinato).

“Che… a Roma in un tempo di abborracciamento e di fretta, invece di avanzarsi, vi scapitasse (d’un artista)” (Abate Luigi Lanzi, Storia pittorica dell’Italia dal Risorgimento delle Belle Arti fin presso al fine del XVIII Secolo).

“Così tardi o non mai fornir convienti | L’opere, o farle condurre a‘fattori, | Che soglion far mille abborracciamenti” (Angelo Allori detto il Bronzio, Li Capitoli Faceti Editi ed Inediti).

Riferimenti: Il nuovo De Mauro, Treccani, Hoepli, Il Dizionario della Lingua Italiana di Niccolò Tommaseo, Dizionario Tommaseo-Bellini del 1865-1879, Vocabolario dei sinonimi della lingua italiana del 1884 di Pietro Fanfani a cura di Giuseppe Frizzi, Vocabolario della lingua italiana dell’Accademia della Crusca.

Postilla 1
Luigi de Magistris: aperte le virgolette
Colpi bassi. Il blog di Augusto Bassi, 10 aprile 2019

«Il governo del Medioevo toglie da carta identità i genitori e mette madre e padre e quindi è contro le famiglie e in mare vuole separare madri e bimbi da padri e figli maggiorenni. Il governo disumano colpisce ancora, alla vergogna non c’è più limite». Domando scusa per aver tardato nel riportare le perentorie parole del sindaco di Napoli; sono lungariéllo, ma nun scurdariéllo. Questo non è un virgolettato; è un elisir di ciabattoneria eterna. Una sola goccia di tale subumano intruglio tartufesco, vergognosamente sgrammaticato e da preistoria della ragione tiene il potere di trasformarvi istantaneamente in abborraccione emerito, nel podestà di Cialtronaggine. Vulisse assaggià?

Postilla 2
Una breve disertazione su “fascina, fastello, fascinotto; affastellare, abborracciare, acciabattare, arrocchiare; abboraccione, ciabattone, ciarpone, arrocchione, strafalcione” dal Dizionario dei sinonimi – Zecchini del 1860

Fascina, fascio di ramoscelli, di legna minuta e di sarmenti legato con giunchi.
Fastello, piccolo fascio di legna grosse o minute, o d’altro: è termine più generico.
Fascinotto, piccola fascina già preparata per mettere sul fuoco; può essere legata o no; si fa un fascinotto prendendo uno o due buone manate di ramoscelli, virgulti o sarmenti, rompendoli onde riescano di tale lunghezza da poter capire nel camminetto, e, così accomodato, o si lega per riporre e servirsene all’uopo, o si mette immediatamente nel focolare, il più delle volte per accendere il fuoco o per fare una fiammata.
Le altre voci da affastellare sino a strafalcione sono viventi nell’uso comune toscano, e può in certe maniere giovarsene la lingua scritta.
Affastellare, ridurre in fastelli: affastellare il fieno. Per metafora, confondere, ammontare più cose insieme, operare alla rinfusa, ch’è la vera maniera di non conchiudere nulla mai.
Abborracciare s’intende più spesso d’un lavoro alla volta, ma fatto precipitosamente e senza cura. Dagli abboraccioni non v’è da aspettarsi nulla di buono. È non vedono, o non si curano di vedere quei difetti che l’ingegno retto scorge, e non può soffrire.
Poi viene arrocchiare, acciarpare, acciabattare. Può talvolta l’uomo, o per sollecitudine o per bisogno, essere costretto ad abborracciare, ad arrocchiare: ma acciarpare, acciabattare dipingono incuria e precipitanza naturale: quella smania inquieta di levarsi prestamente il lavoro dalle mani.
Abborracciare, arrocchiare, cadono più frequenti trattando di cose ove molta parte abbia l’intelletto, come, lettura e simili; acciarpare, acciabattare, riguardano, nell’uso odierno, azioni piuttosto materiali.
Un pretucolo scagnozzo, mal conoscendo la dignità del suo ministero, abborraccia la messa, arrocchia l’uffizio.
Non già che anche d’un legnaiuolo, per esempio, non si potesse dire abborraccione, arrocchione; ma viceversa, nell’esempio di sopra, non avrebbe luogo acciarpare, acciabattare.
Quindi ciarpone, ciabattone, nell’uso, denotano uomo trasandato in tutto, anco nel vestito, nel vivere; laddove abborracciare, arrocchiare, sogliono esprimere, com’ho detto, azione ch’abbia un po’ più dell’intellettuale. Strafalcione, chi opera a sbalzi e senza considerazione.
Strafalciare, ch’è il suo verbo analogo, è dell’uso anch’esso.
Strafalcione è poi anche errore piuttosto grosso, commesso per mancanza d’attenzione; si dice uno strafalcione citando una data per un’altra; e così un autore, un principe, un papa, un paese a casaccio, parlando di letteratura, di storia, di geografia.

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