Liberi o schiavi?

Oggi affrontiamo un argomento particolarmente rilevante, quale quello della Libertà.

Il termine libertà va inteso come capacità autonoma di scegliere, decidere, agire, essere responsabili della propria esistenza, seguire il proprio Se primario e senza sentirsi schiavi della paura, dipendenza, frustrazione o di qualsiasi pensiero negativo.

Per affrontare in maniera significativa l’argomento dobbiamo entrare nell’argomento, ovvero dobbiamo interrogarci e calarci nel mondo che ci circonda.

Siamo soliti condurre la nostra esistenza affrontando tutto dal di fuori, ma questo è un atteggiamento piuttosto filosofico. I filosofi affrontano le cose, dal di fuori, argomentando teorie che, più o meno sfiorano il nocciolo della questione, ma entrare nelle cose è tutt’altra storia.

Nei miei precedenti articoli, ho spiegato che lo step principale è sempre quello di porsi le domande giuste, unica modalità per entrare nel cuore degli argomenti e da lì a ritroso portare l’argomento a galla.

In questo caso specifico la domanda giusta da porsi è: “Io mi sento libero o schiavo? Intorno a me ci sono persone libere o schiave?”.

Essere liberi non significa essere persone in fuga.
Essere liberi vuol dire semplicemente essere sinceri con se stessi e vivere di spontaneità.
Essere liberi vuol dire riuscire a sentire quando la propria anima si arena e ripartire quando è necessario.
Essere liberi non significa essere privi di vincoli, bensì vincolarsi a ciò in cui si crede.

Di contro la condizione di schiavi implica la mancanza di rispetto verso la nostra libertà psicologica. Quando viviamo secondo condizioni e condizionamenti dettati dall’altrui volontà/libertà, senza chiederci che cosa sia realmente opportuno per noi, si determina una condizione molto sfavorevole per il nostro benessere, abbassando notevolmente i livelli di autostima e reprimendo nel tempo bisogni e desideri. Pian piano iniziamo a vivere una dimensione che non ci appartiene, nella quale non trova più spazio la domanda giusta: “Io come mi sento in questa dimensione? Cosa penso io?”.

Il rischio è alto, si finisce per alienare il proprio Se primario, i propri bisogni, procedendo meccanicamente in direzioni che altri hanno programmato per noi e quindi che non ci appartengono. Tutto questo offre un chiaro risultato di perdita di interiorità e di spazio vitale. Un tacito compromesso con la realtà circostante, un quieto vivere con conseguente perdita della libertà psicologica.

La soluzione è semplice, bisogna mettersi in gioco e scegliere. La libertà è una scelta.

A questo punto del discorso subentrano altre domande giuste: “Qual’è il prezzo da pagare? Nella scelta cosa perdo? Perché temo di affermare la mia libertà?”.
Dare risposta a queste domande significa comprendere quali sono i nostri blocchi interiori, quelli che non permettono alla nostra essenza di esprimersi e di vivere.

La libertà è una scelta, ovvero decidere se continuare a tenere la maschera o buttarla finalmente al vento. Le scelte sono atti di coraggio, atti di amore verso i nostri diritti, i nostri bisogni e desideri.
Scegliere di essere uomini e donne libere non vuol dire intraprendere la strada dell egoismo, non vuol dire calpestare gli altri; vuol dire semplicemente imparare ad essere assertivi, ovvero la capacità di difendere onestamente la nostra interiorità, rispettando i diritti e non i desideri altrui.

“L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni e le decisioni comportano rischi” (Erik Fromm).

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