Le indicazioni della Diocesi di Roma nell’era di pestilenza Sars-CoV-2

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha affermato quanto segue: “Relativamente all’attività del Santo Padre, della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano dei prossimi giorni, sono allo studio misure volte ad evitare la diffusione del covid-19, da implementare in coordinamento con quelle adottate dalle autorità italiane”.

Intanto, nella Diocesi di Papa Francesco, a partire da oggi, 5 marzo 2020, sono sospese fino al 15 marzo “le attività pastorali non sacramentali rivolte a gruppi di fedeli”: catechismo, corsi di preparazione al matrimonio e di accompagnamento delle coppie, ritiri, esercizi spirituali, pellegrinaggi, attività associative e oratoriali, percorsi di fede di giovani adolescenti e adulti e, in generale, “tutte le attività di gruppo”. Questo si legge nella comunicazione che è stato diffusa dal Vicariato di Roma, firmata dal Prelato Segretario Generale Mons. Pierangelo Pedretti.

Invece, sono consentite le celebrazioni liturgiche feriali e festive, “purché il luogo di culto consenta di rispettare le misure di precauzione ritenute fondamentali dalle autorità competenti, in particolare quella di mantenere almeno un metro di distanza tra le persone”.
Restano valide, naturalmente, le indicazioni già fornite nella comunicazione della Segreteria Generale del Vicariato di Roma il 3 marzo scorso, relative a “omissione del segno dello scambio di pace, ricezione della Santa Comunione sulla mano e svuotamento delle acquasantiere”, si legge ancora nella comunicazione.

La Segreteria Generale della Diocesi di Papa Francesco dunque accoglie “con fiducia” le indicazioni contenute nel Decreto emanato ieri, 4 marzo 2020, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, con le disposizioni per fronteggiare l’emergenza Sars-CoV-2 su tutto il territorio nazionale. “In particolare ci viene chiesto di collaborare per evitare un ulteriore incremento del numero dei contagiati, che potrebbe portare le strutture ospedaliere al collasso”. Il riferimento di Mons. Pedretti è, in particolare, è all’articolo 1 del decreto, nel quale si dichiara che “sono sospese le manifestazioni e gli eventi di qualsiasi natura, svolti in ogni luogo sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.
Come già nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, “particolare attenzione” è riservata, anche nella comunicazione di Mons. Pedretti, alle categorie più deboli: “Si dispone che le visite ai malati siano effettuate rispettando ancor più rigorosamente le condizione di carattere generale di cui sopra (distanza minima e igiene), utilizzando per quanto possibile le apposite mascherine e limitando le occasioni di interazione con i medesimi soggetti deboli all’amministrazione di sacramenti e sacramentali. Si consiglia altresì che siano rinviate a dopo Pasqua le benedizioni delle famiglie, se le circostanze – da valutarsi – lo permetteranno”.

L’invito che arriva dalla Diocesi di Papa Francesco è a “non interrompere le attività dei servizi caritativi, coordinandosi con la Caritas diocesana, che è a completa disposizione per fornire tutte le necessarie indicazioni del caso”. In particolare, “si invitano le Caritas parrocchiali e tutti i gruppi di volontariato presenti nelle parrocchie a promuovere iniziative di vicinanza agli anziani soli che vivono nel loro territorio perlomeno attraverso contatti telefonici”. Le attività dei Centri di ascolto parrocchiali potranno continuare “laddove il servizio si riesca a svolgere in locali caratterizzati da ampi spazi, ben areati ed igienizzati, evitando in ogni caso assembramenti di persone”. Si raccomanda quindi di “fissare appuntamenti con le persone assistite” e di “non incentivare l’apertura indiscriminata, onde evitare assembramenti. Gli stessi criteri dovranno essere usati per l’apertura degli Empori della Solidarietà e per i centri di distribuzione degli alimenti. Si consiglia invece la sospensione dell’attività dei centri di distribuzione del vestiario, soprattutto per quello che riguarda la raccolta di abiti usati”. In particolare, “parrocchie, rettorie e altri soggetti ecclesiali che hanno attivato una mensa sociale sono invitati a non interrompere il servizio e ad attenersi alle indicazioni che la Caritas diocesana predisporrà, ricevute le opportune indicazioni da Roma Capitale; in particolare, in ogni caso, si invita a favorire la distribuzione di alimenti da asporto da non consumarsi nei locali parrocchiali”. Le parrocchie di Roma che svolgono attività di accoglienza, con ospitalità di senza dimora e di richiedenti asilo, “possono continuare senza problemi tale iniziativa cercando di favorire la permanenza degli ospiti nella struttura anche durante le ore diurne. Dove sussistano servizi docce e cambio biancheria si richiede massima attenzione per operatori e volontari; anche qui si raccomanda di svolgere il servizio in ampi spazi, ben areati e igienizzati, evitando assembramenti di persone”.

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