“Dio, Onore, Nazione: Presidente Ronald Reagan, Papa Giovanni Paolo II e la libertà delle nazioni”

Per celebrare il Centenario di San Giovanni Paolo II e discutere il futuro dell’Europa con illustri oratori, la Seconda National Conservative Conference avrà luogo a Roma il 3 e 4 febbraio 2020, che si concentrerà su “Dio, Onore, Nazione: Presidente Ronald Reagan, Papa Giovanni Paolo II e la libertà delle nazioni”. Il programma si svolgerà dalle ore 09.00 alle 18.00 al Grand Hotel Plaza Roma in via del Corso 126.
La prima conferenza organizzata dalla Edmund Burke Foundation ha avuto luogo a Washington dal 14 al 16 luglio 2019.

La National Conservative Conference è sponsorizzata da: Bow Group (Regno Unito), Centre for European Renewal (Paesi Bassi), Danube Institute (Ungheria), Edmund Burke Foundation (USA), International Reagan Thatcher Society ( USA), Nazione Futura (Italia), Guerini e Associati (Italia) e The Herzl Institute – Machon Herzl (Israele).

Tra i relatori alla Conferenza: Primo ministro ungherese Viktor Orbán []; filosofo polacco e Presidente del gruppo ECR al Parlamento europeo, Prof. Ryszard Legutko; scrittore britannico, Douglas Murray; Presidente dell’American Enterprise Institute, Christopher DeMuth; Ambasciatore Anna Maria Anders; Ambasciatore Callista Gingrich; scrittore e critico cinematografico, redattore del The American Conservative, Rod Dreher; autore Yoram Hazony []; leader del Front National, Marion Maréchal; redattore di National Review, John O’Sullivan; editore e scrittore, studioso di editoria e del pensiero conservatore, Presidente di Nazione Futura e della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei; studioso, storico e saggista, Prof. Marco Gervasoni; saggista e opinionista, Maria Giovanna Maglie; leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni; leader della Lega, Matteo Salvini; e molti altri.

Oggi tutti sanno che l’Europa è a un bivio. L’ascesa del nazionalismo in Europa, in America e in tutto il mondo democratico, è vista da molti come una minaccia all’ordine liberale postbellico. Ma altri considerano la rinnovata enfasi sul patriottismo e la libertà delle nazioni come una continuazione delle migliori tradizioni politiche del secolo scorso. Quindi il nuovo National Conservatism (conservatorismo nazionale) è una minaccia o, al contrario, è una virtù? Questa Conferenza internazionale di febbraio 2020 a Roma cercherà di rispondere a questa domanda. È l’anno centenario di San Giovanni Paolo II (nato a Wadowice il 18 maggio 1920) e la Conferenza inizierà rivisitando la storica alleanza tra un presidente americano e un papa polacco, che sconfisse il comunismo e riuscì a ristabilire l’indipendenza nazionale, l’autodeterminazione e la libertà religiosa nell’Europa orientale dopo il 1989. La conferenza sposterà quindi la sua attenzione di 40 anni in avanti, ai nostri giorni, esaminando il destino dell’indipendenza nazionale, dell’autodeterminazione e della libertà religiosa sotto il dominio dell’Unione europea. In particolare, la Conferenza chiederà: la libertà delle nazioni promessa una generazione fa è ancora desiderabile ai nostri giorni? E se lo è, cosa bisogna fare per raggiungerlo?

La Conferenza si terrà in inglese.
Un biglietto di ingresso generale gratuito garantisce l’accesso alla conferenza: informazioni e registrazione (ingresso generale, accreditamento giornalisti e pranzo a buffet).
Per maggiori informazioni: Eventbrite.comConference TwitterEmail.
Si potrà seguite la conferenza anche in live streaming.

“La carica di Nikola Šubic Zrinski dalla fortezza di Szigetvár” di Johann Peter Krafft (1780-1856), dipinto ad olio, 455×645 cm, 1825, raffigurante la carica del 1566 del conte Zrinski, viceré di Croazia e le sue truppe in difesa del castello di Szigetvár contro i turchi, Magyar Nemzeti Múzeum (Galleria Nazionale Ungherese) a Budapest, Ungheria.

[*] Il nuovo ordine globale: Viktor Orbán che modella il conservatorismo nazionale
La conservazione delle nazioni è al centro del nuovo movimento del conservatorismo nazionale. Questa attenzione alle nazioni rende Viktor Orbán una voce critica in questo momento della storia europea. Le élite odiano il locale. Le élite disprezzano il cittadino patriottico medio, timoroso di Dio. Ma c’è una marea crescente di conservatorismo nazionale in Europa e negli Stati Uniti. Viktor Orbán e politici simili lo sanno e stanno cercando di sfruttare questa nuova forza politica per proteggere la libertà e la civiltà occidentale.
Gran parte di questa teologia politica scaturisce dalla fede cristiana personale di Orbán: “Dopo tutto, tutto ciò che è veramente importante nella vita deriva dalla grazia”, ha detto in un discorso, attribuendo tutto il bene che è accaduto in Europa al cristianesimo: “Per duemila anni ogni grande rinnovamento in Europa è derivato dal cristianesimo: dall’Editto di Costantino, attraverso la Riforma, alla fondazione dell’Unione Europea – un progetto originariamente radicato nel cristianesimo. È importante ricordarcelo – e particolarmente importante oggi”.
Orbán vuole che lo Stato rafforzi le nazioni, perché è così che Cristo è glorificato, come ha detto in un discorso del 2018: “La democrazia cristiana non riguarda la difesa di articoli religiosi di fede – in questo caso articoli religiosi cristiani di fede. Né gli stati né i governi hanno competenza in materia di dannazione o salvezza. La politica democratica cristiana significa che i modi di vivere che scaturiscono dalla cultura cristiana devono essere protetti. Il nostro dovere non è quello di difendere gli articoli di fede, ma le forme di essere che sono cresciute da essi. Questi includono la dignità umana, la famiglia e la nazione – perché il cristianesimo non cerca di raggiungere l’universalità attraverso l’abolizione delle nazioni, ma attraverso la conservazione delle nazioni. Altre forme che devono essere protette e rafforzate includono le nostre comunità di fede. Questo – e non la protezione degli articoli religiosi di fede – è il dovere della democrazia cristiana”.
Naturalmente, le idee di Orbán provocano il disagio nell’élite globale; sfidano l’ortodossia di questa epoca secolare; parla della connessione del cristianesimo con la lunga storia dell’Ungheria.
Un potente esempio della visione di Orbán è venuto durante una conferenza sulla persecuzione cristiana, in cui ha delineato la fede dell’Ungheria e il modo in cui modella la sua visione della nazione: “Mille anni fa, nacque una speciale mentalità cristiana e uno speciale Stato cristiano ungherese. Negli ultimi mille anni ci sono stati momenti in cui abbiamo lasciato questa strada, ma alla fine abbiamo sempre trovato la via del ritorno. Ecco perché la Costituzione ungherese afferma: “Riconosciamo il ruolo del cristianesimo nel preservare la nazione”. Quindi il popolo ungherese e il governo ungherese credono che il cristianesimo possa aiutare i popoli e le nazioni a sopravvivere, poiché ci ha aiutato”.
Orbán conosce la storia dell’Ungheria, la sua gente e le sue risorse. E la sua gente è religiosa. Così è Viktor Orbán.
Il discorso di Orbán che celebra il 500̊ anniversario della Riforma ha rivelato la pietra angolare della sua teologia politica. Separò con cura i doveri della Chiesa dai doveri dello Stato: “Non confondiamo la nostra chiamata con la missione delle nostre Chiese. La nostra vocazione è proteggere i modi di vivere che hanno le loro radici nel Cristianesimo. Difendiamo la dignità umana, difendiamo le famiglie, difendiamo la nazione e difendiamo le nostre comunità di fede. Per noi, questo non è un semplice compito, ma un dovere e una chiamata che dobbiamo svolgere al meglio delle nostre capacità. Possiamo vedere che il popolo ungherese e l’Europa cristiana hanno bisogno di un rinnovamento spirituale e intellettuale”.
Questa motivazione religiosa guida le politiche di Orbán, con grande dispiacere delle élite e dei loro compagni globalisti. E la conclusione del suo discorso li fa stridere i denti ancora di più (e questa Conferenza provocherà senza dubbio un gran stridore di denti). Ha detto: “Dio salvi l’Ungheria! Soli Deo gloria!”.

[**] “Le virtù del nazionalismo” di Yoram Hazony edito da Guerini e Associati 2019
Un pensiero eterodosso per un libro che, sin dal titolo, sa di ispirare sospetto e finanche avversione. Dall’abbrivio, le pagine si susseguono attualissime, scomode, meditate, controcorrente e, in definitiva, necessarie, anche per chi si troverà in disaccordo con l’autore. Non ci sono infingimenti né sconti, risaltando così la forza di un ragionamento pacato eppure stringente. Il nazionalismo, che per l’autore coincide con l’autodeterminazione dei popoli e con un mondo di nazioni libere e indipendenti, si oppone all’imperialismo, cioè a qualsivoglia forma di governo che voglia unire l’umanità, portando pace e prosperità, sotto l’egida di un unico regime politico. Imperialista, per Hazony, fu, specie dal 1989 a oggi, la politica degli Stati Uniti d’America che, sino a tempi recenti, ha cercato di imporre una pax americana, ricalcando il modello imperiale della pax romana. Ma imperialista sarebbe pure l’Unione Europea, rispetto alle singole nazioni membro. Dalla Bibbia a Locke e alla dottrina liberale, dal pensiero ebraico al protestantesimo, dal Sacro Romano Impero alla nostra controversa e travagliata attualità: una rilettura puntuale e originale dello stallo contemporaneo a cui è giunto il sistema simbolico ed economico-politico occidentale.

Foto di copertina: Presidente Reagan e Papa Giovanni Paolo II al Museo Vizcaya di Miami, 10 settembre 1987 (Foto della Reagan Presidential Library).

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