Mons. Delpini invita a studiare la Sacra Scrittura

Dopo il discorso alla città, in cui invitava a guardare il futuro, nel pontificale in onore di sant’Ambrogio mons. Mario Delpini ha invitato i fedeli a percorrere le strade intraprese dal santo ambrosiano: “La lettura attenta che medita le parole della Scrittura, l’ascolto commosso che si lascia raggiungere dalla voce del Buon pastore e il canto corale festoso e coinvolgente che è come un’esaltazione del silenzio”.

Queste indicate da sant’Ambrogio Sono le vie che portano al Mistero di Cristo: “ Il nostro cuore è inquieto finché non incontra Gesù, la verità di Dio. Oggi chiediamo al nostro Padre Ambrogio di esserci guida, maestro, testimone. Possiamo raccogliere dalle letture che la liturgia ha scelto per celebrare questa solennità le indicazioni per seguire gli insegnamenti di Ambrogio e sentirci incoraggiati: riusciremo ad approdare là dove si incontra Gesù”.

Riprendendo la lettera di san Paolo agli Efesini, l’arcivescovo di Milano ha sottolineato l’ardore del patrono ambrosiano nel dedicarsi alle Sacre Letture: “Il nostro cuore è inquieto finché non incontra Gesù, la verità di Dio. Oggi chiediamo al nostro Padre Ambrogio di esserci guida, maestro, testimone.

Possiamo raccogliere dalle letture che la liturgia ha scelto per celebrare questa solennità le indicazioni per seguire gli insegnamenti di Ambrogio e sentirci incoraggiati: riusciremo ad approdare là dove si incontra Gesù”.

Il riferimento è alle letture proprie del Santo Patrono, con la pagina del Vangelo di Giovanni al capitolo 10: “Ambrogio  testimonia  con  quale  intensità  si dedicava alla lettura e meditazione delle scritture, con quale profondità scavava nel testo per trarne luce per i suoi pensieri, forza per la sua opera pastorale, fortezza e chiarezza per resistere alle  insidie dei fraintendimenti, dei pensieri pigri, della omologazione alle ideologie del momento. Leggendo, studiando, meditando: siamo esposti al rischio della superficialità e temiamo in un impegno di lettura e di meditazione, una riduzione intellettualistica della comprensione del mistero”.

Ha sottolineato che sant’Ambrogio era affascinato dalla bellezza della Bibbia: “Il  mistero  che  trasfigura  la  nostra  vita  si  rivela  con  una confidenza: il Verbo affascina con una parola d’amore che ti raggiunge, talora sospirata con uno straziante desiderio, talora inattesa e sorprendente. Il Verbo diventa voce che chiama.

Ambrogio è tornato ripetutamente sulle parole del Cantico: vi ha trovato parole per dire della sua esperienza. Gesù è vivo! Gesù chiama! Gesù confida  il suo mistero con un fascino che assomiglia più a un abbraccio che a un discorso. La voce dell’Amato preferisce il silenzio, preferisce la notte.

Noi, sulle tracce di Ambrogio, desideriamo essere abitatori del silenzio: siamo pecore che ascoltano la voce del pastore: in un modo commovente ci parla il Signore che amiamo. Talora il rumore della città e della sua vita, talora una certa insofferenza e impazienza si presentano con la tentazione di abbandonare il silenzio che ascolta”.

Ed ha sottolineato il valore della coralità della preghiera: “Ambrogio ha insegnato a cantare il mistero. Il popolo di Dio nel momento drammatico della tensione che ha attraversato Milano per la questione delle basiliche ha trovato forza anche nel cantare insieme gli inni del vescovo. Anche la nostra fede, anche la nostra esperienza del mistero riceve talora la grazia di sperimentare l’esultanza, l’entusiasmo, la festa con cui il mistero diventa esperienza.

Forse l’indole milanese, piuttosto compassata, forse la decadenza delle forme musicali espressive della gioia della  fede, forse la scarsa educazione musicale precludono alle nostre assemblee di essere incoraggianti e festose proprio a motivo del cantare insieme”.

Ed infine l’invito allo studio della Bibbia, che non è un’alternativa ma necessità per comprendere la bellezza: “Il nostro Padre Ambrogio ci suggerisce quindi di desiderare la conoscenza e l’esperienza del mistero e indica strade diverse: la lettura attenta che medita le parole delle Scritture, l’ascolto commosso che si lascia raggiungere dalla voce del buon pastore, il canto corale festoso e coinvolgente come una esaltazione, il silenzio paziente e fiducioso.

Non sono vie alternative, non sono necessariamente tappe successive di un cammino di perfezione. Sono sempre vie aperte, ciascuno potrà cercare la sua, ogni età ha le sue preferenze, tutte, se percorse con umiltà e fede portano all’incontro con il Signore che desideriamo conoscere e seguire”.

Poi, al termine dell’Eucaristia, la preghiera a sant’Ambrogio e le intercessioni recitate dall’arcivescovo, dai concelebranti e dai seminaristi, nella Cripta, di fronte alle reliquie del Santo e dei martiri Gervaso e Protaso.

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