Papa Francesco alle Paoline: seminare la Parola con la fantasia

Con l’udienza di papa Francesco si è concluso l’11^ capitolo generale delle Figlie di san Paolo, che ha eletto Madre superiora, suor Anna Caiazza. Durante il capitolo generali le ‘Paoline’ sono state aiutate dalle riflessioni del giornalista Giovanni Battista Brunori, che ha incentrato la riflessione sulla missione:

“Il papa vuole una Chiesa in uscita, una Chiesa missionaria, con le porte aperte, che sappia annunciare a tutti la gioia del Vangelo. Una Chiesa che sia un ‘ospedale da campo’ per curare le ferite della donna e dell’uomo di oggi, le ferite nel corpo, nello spirito, nella mente; papa Francesco spinge la Chiesa a uscire dalle proprie sicurezze per andare a dialogare con l’essere umano, con le sue fragilità, nelle periferie esistenziali del mondo.

Nell’ottica di un volontario di un ospedale da campo, cercherò ora di fare una panoramica su cosa sta accadendo nel mondo, soffermandomi sui cambiamenti in atto e sulle crisi che richiedono una particolare attenzione da parte nostra, perché solo vedendo con chiarezza qual è la posta in gioco possiamo poi attivarci per cambiare il male in bene”.

Anche il direttore della rivista ‘Note di pastorale giovanile’, don Rossano Sala, ha evidenziato il ‘fuoco’ della missione di Gesù: “La missione di Gesù in questo mondo sta nel portare gli uomini dentro l’influenza benefica di questo amore, dal quale si sono decisamente sottratti. Quindi, se ci chiediamo in che cosa consiste la rivelazione di Dio dobbiamo dire: essa è un fuoco vivo e santificante, un roveto che brucia senza consumare, che accende senza distruggere, che illumina senza abbagliare.

E tutti coloro che si avvicinano davvero a Gesù, anche solo toccando il lembo del suo mantello, si infiammano e si accendono, divenendo una cosa sola con Lui… Egli ci accende con la Sua presenza e la Sua potenza, e solo così noi diventiamo fuoco che scalda e illumina tutti coloro che incontriamo. Tutto il resto è proselitismo dannoso, marketing pastorale sterile, convincimento teorico che non trasforma l’esistenza, mancata testimonianza di un incontro mai avvenuto”.

Nell’udienza papa Francesco ha richiamato una frase di san Giovanni Paolo II sul tempo ‘delicato e duro’: “In questa situazione, la grande sfida è attraversare l’inverno per rifiorire e portare frutto. La freddezza della società, a volte anche all’interno della Chiesa e della stessa vita consacrata, ci spinge ad andare alle radici, a vivere le radici.

L’inverno, anche nella Chiesa e nella vita consacrata, non è un tempo sterile e di morte, ma tempo propizio che consente di tornare all’essenziale. Per voi: ritrovare gli elementi della profezia paolina, riscoprire l’itineranza apostolica e missionaria, che non può mancare in una Figlia di San Paolo, in modo da poter abitare le periferie del pensiero e le periferie esistenziali”.

E le ha invitate a mettersi in cammino per una ‘Chiesa in uscita’, guidate dalla compassione: “Si tratta di mettersi in cammino per le strade del mondo, con uno sguardo contemplativo e pieno di empatia per gli uomini e le donne del nostro tempo, affamati della Buona Notizia del Vangelo. Sentirsi parte di un Istituto in uscita, in missione, mettendo tutte le forze al servizio dell’evangelizzazione. Lasciarsi interpellare dalla realtà in cui viviamo, lasciarsi inquietare dalla realtà. Cercare costantemente vie di prossimità, mantenendo nel cuore la capacità di sentire compassione per i tanti bisogni che ci circondano”.

Infine le ha invitate a non cedere alla ‘rassegnazione’: “Non cadere nello spirito di rassegnazione. Mai! Lunga e fruttuosa è la strada che avete percorso. E lunga è la strada che resta da percorrere. Nutrite con il pane della Parola, andate avanti, in mezzo alle luci e alle ombre del contesto culturale in cui viviamo (rischiate, rischiate!), siate fedeli alla prospettiva che vi è propria, cioè non in primo luogo un giudizio morale, ma la ricerca delle opportunità per seminare la Parola, con la ‘fantasia’ della comunicazione.

Interpretando la sete e la fame dei nostri contemporanei: sete di Dio, fame di Vangelo. E tutto questo con un discernimento e un’empatia che partono dalla fiducia in Dio, il Dio della storia. In questo contesto vi incoraggio a ravvivare il dono della fede lasciandovi sempre illuminare dalla Parola. Essa è il centro della vostra vita personale e comunitaria, nella liturgia e nella lectio divina”.

Ha quindi indicato loro la strada intrapresa da Maria che si dirige verso Elisabetta: “Mettersi in cammino, con l’audacia che viene dallo Spirito e la creatività che ha caratterizzato il vostro Fondatore. Uscire, partire in fretta, come la Vergine Maria e San Paolo, così anche voi chiamate a comunicare, con la vita e le opere apostoliche, la Buona Notizia agli uomini e alle donne di oggi. Non c’è tempo da perdere”.

A conclusione dell’udienza le ‘paoline’ hanno ringraziato il papa: “Caro papa Francesco, noi per te preghiamo e pregheremo. Contaci! Tutte noi ti portiamo nella nostra preghiera, e in particolare lo fanno le sorelle anziane e ammalate: offrono per te e per la Chiesa, in ogni istante, la loro sofferenza. Siamo con te, caro Francesco, volto trasparente di una Chiesa in cammino, volto della tenerezza gratuita di Dio; siamo con te, pronte a uscire e ad attivare quella svolta missionaria che la Chiesa e il mondo attendono”.

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