Il papa ha aperto il mese missionario

Con i Vespri di apertura per il mese straordinario missionario, celebrati nella basilica di san Pietro, papa Francesco ha sottolineato il carisma della Chiesa per ‘alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice’ con una celebrazione preceduta da testimonianze e orazioni di missionari da tutto il mondo, in un susseguirsi di lingue e di accenti che è divenuta immagine dell’universalità della Chiesa.

Nell’omelia il papa ha richiamato il passo evangelico dei talenti: “il Signore ci chiama a far fruttare i talenti con audacia e creatività. Dio ci domanderà se ci saremo messi in gioco, rischiando, magari perdendoci la faccia. Questo Mese missionario straordinario vuole essere una scossa per provocarci a diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia, ma missionari”.

Quindi la missionarietà è testimonianza di vita: “Si diventa missionari vivendo da testimoni: testimoniando con la vita di conoscere Gesù. E’ la vita che parla. Testimone è la parola-chiave, una parola che ha la stessa radice di senso di martire. E i martiri sono i primi testimoni della fede: non a parole, ma con la vita. Sanno che la fede non è propaganda o proselitismo, è rispettoso dono di vita.

Vivono diffondendo pace e gioia, amando tutti, anche i nemici per amore di Gesù. Così noi, che abbiamo scoperto di essere figli del Padre celeste, come possiamo tacere la gioia di essere amati, la certezza di essere sempre preziosi agli occhi di Dio? E’ l’annuncio che tanta gente attende. Ed è responsabilità nostra”.

Riprendendo una frase di sant’Alberto Hurtado il papa ha sottolineato che l’omissione è il contrario di missione: “E questo può essere il peccato di una vita intera, perché abbiamo ricevuto la vita non per sotterrarla, ma per metterla in gioco; non per trattenerla, ma per donarla. Chi sta con Gesù sa che si ha quello che si dà, si possiede quello che si dona; e il segreto per possedere la vita è donarla. Vivere di omissioni è rinnegare la nostra vocazione: l’omissione è il contrario della missione”.

Anche il lamento è un peccato contro la missione: “Pecchiamo contro la missione quando, lamentosi, continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa. Pecchiamo contro la missione quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano e ci lasciamo paralizzare dal ‘si è sempre fatto così’.

E pecchiamo contro la missione quando viviamo la vita come un peso e non come un dono; quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati”.

Infine ha invitato i fedeli a seguire il percorso di tre ‘servi’, che con carismi diversi hanno compiuto la missione: “Oggi entriamo nell’ottobre missionario accompagnati da tre ‘servi’ che hanno portato molto frutto. Ci mostra la via Santa Teresa di Gesù Bambino, che fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo.

Questo è anche il mese del Rosario: quanto preghiamo per la diffusione del Vangelo, per convertirci dall’omissione alla missione? C’è poi san Francesco Saverio, uno dei grandi missionari della Chiesa. Anch’egli ci scuote: usciamo dai nostri gusci, siamo capaci di lasciare le nostre comodità per il Vangelo?

E c’è la Venerabile Pauline Jaricot, un’operaia che sostenne le missioni col suo lavoro quotidiano: con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie. E noi, facciamo di ogni giorno un dono per superare la frattura tra Vangelo e vita?”

Ed ha chiesto di non vivere una fede da ‘da sacrestia’: “Ci accompagnano una religiosa, un sacerdote e una laica. Ci dicono che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa. Sì, in questo mese il Signore chiama anche te. Chiama te, padre e madre di famiglia; te, giovane che sogni grandi cose; te, che lavori in una fabbrica, in un negozio, in una banca, in un ristorante; te, che sei senza lavoro; te, che sei in un letto di ospedale…

Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre. Coraggio, il Signore si aspetta tanto da te. Si aspetta anche che qualcuno abbia il coraggio di partire, di andare là dove più mancano speranza e dignità, là dove troppa gente vive ancora senza la gioia del Vangelo… Coraggio, fratelli e sorelle; coraggio, Madre Chiesa: ritrova la tua fecondità nella gioia della missione!”

Espressione sottolineata anche nel messaggio della giornata mondiale missionaria: “E’ un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita.

Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà, Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita divina ed eterna”.

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